Efeso (; ; , inoltre, potrebbe derivare dall'ittita Apasa) fu una delle più grandi città ioniche in Anatolia, alla foce del fiume Caistro, sulla costa dell'odierna Turchia. La città si trovava nell'attuale Turchia approssimativamente fra le città di Smirne e Aydın.

Costruita nel X secolo a.C. sul sito di Apasa, l'ex capitale di Arzawan, da coloni greci attici e ionici, durante l'epoca greca classica fu una delle dodici città che facevano parte della Lega Ionica passando poi nel 129 a.C. sotto il controllo della Repubblica Romana. Da quell'anno fu la capitale della provincia romana di Asia diventando un importante e ricco centro commerciale. Tra le rovine, che ne fanno uno dei più noti siti archeologici del Mar Mediterraneo, sono degne di nota quelle del Teatro che poteva contenere 24 mila spettatori, del piccolo tempio di Adriano, della Biblioteca di Celso e dei numerosi stabilimenti di bagni pubblici. Ridotte a una singola colonna sono invece le testimonianze di quello che fu il più celebre monumento di Efeso e, secondo Pausania (4.31.8), il più grande edificio del mondo antico: il tempio di Artemide, una delle Sette meraviglie del mondo, raso definitivamente al suolo nel 401 per ordine di Giovanni Crisostomo, patriarca di Costantinopoli. Nota anche per aver dato i natali ad Eraclito di Efeso, tra i maggiori filosofi presocratici, e per essere stata anche una delle sette chiese dell'Asia citate nel Libro dell'Apocalisse di San Giovanni (l'apostolo vi morì circa verso i 98 anni di età) e dove potrebbe essere stato scritto il Vangelo di Giovanni.

Nel 2015, le rovine sono state designate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

Storia

La fondazione della città e la prima storia

Sito Secondo il poeta greco Creofilo, la città sarebbe stata fondata, come aveva indicato un oracolo, nel luogo in cui “un pesce si sarebbe mostrato e dove li avrebbe condotti un cinghiale”Kreophilos von Ephesos, FGrHist, 417, F. 1.. Il territorio occupato dalla cittadina era costituito in gran parte da una vasta pianura alluvionale originata dal fiume CaistroG. Ragone, "La Ionia, l’Asia Minore, Cipro", in S. Settis (a cura di), I Greci. Storia Cultura Arte Società, 2, I, Torino, 1998, p. 905 parla di un vero e proprio inseguimento del mare che ha condizionato la storia urbanistica di Efeso., era protetto su tre lati da alcune catene montuose, e nelle vicinanze vi era un bosco, indicato come Ortygia, ricco di alberi di ogni genere, attraversato dal fiume Cencreios nelle cui acque, secondo la tradizione mitologica, Leto si era lavata dopo aver partorito i due gemelli, Apollo e ArtemideStrabone, Geographikà. XIV 1,20 c. 639. Strabone menziona, nella descrizione del territorio efesino, le paludi dette Selinusia, che grazie all’estrazione del sale e alla pesca erano fonte di notevoli rendite per la cittàStrabone, Geographikà. XIV 1,26 c. 642.

Efeso era inoltre fornita di un importante scalo portuale, sbocco delle principali vie carovaniere dell’Asia. Le fonti antiche parlano dell'esistenza di un “porto sacro”Kreophilos von Ephesos, FGrHist, 417, F. 1, che doveva trovarsi nelle immediate vicinanze del santuario, un altro scalo portuale esisteva molto probabilmente ai piedi del CoressoCfr. Erodoto., Historie, V 100; Strabone, infine, menziona un porto detto PanormoStrabone, Geographikà, XIV 1,20 c. 639.

Nome Secondo l’Etymologicum Magnum il nome Efeso derivava da quello di una amazzone lidia che per prima aveva onorato Artemide e l’aveva qualificata come EfesiaCfr. Stephano Bizantino., s.v.‚ Efesos. Secondo Pausania, Efeso era invece un figlio del fiume Caistro che, fondata la città, le aveva anche attribuito il suo nome. Non mancano altre spiegazioni: alcuni legavano la denominazione ad un episodio della spedizione di Ercole e Teseo in Lidia contro le Amazzoni, altri invece lo facevano derivare da un ‘locandiere’ lidio il quale accoglieva gli stranieri alla foce del Caistro. La cittadina era conosciuta anche con altri nomi derivati dall’idea che le Amazzoni si erano stanziate nella zona in cui era stata fondata la città: è così indicata con il nome dell'Amazzone Smirne, o Samorna, da un’altra Amazzone, nome con cui la tradizione antica identificava probabilmente il primo insediamento grecoEsichio, s.v. Artemis Samornie, ma anche Sisirbe, Tracheia, Ortygia e Ptelea, e ancora Amorges, con il quale essa era designata al tempo della guerra di TroiaPlinio, Naturalis Historia, V 115.

Fondazione

Sia il nome Efeso che l'insediamento originario risalgono all'epoca pre-greca. Le più antiche testimonianze della presenza di persone nell'area della successiva città di Efeso risalgono alla tarda età del rame, intorno al 5000 a.C. Questi ritrovamenti sono stati effettuati sul pendio della collina di Ayasoluk, nell'area della cittadella di Selçuk. Dalla metà del II millennio a.C., l'insediamento di Apasa (anche Abasa), noto dai testi ittiti e probabilmente da identificare con la successiva Efeso, situato nella terra di Arzawa, fu un importante centro nella sfera di influenza delle culture ittita e micenea. Apasa fu a volte capitale di Arzawa. Sulle pendici meridionali e occidentali di Ayasoluk sono stati rinvenuti resti di un muro difensivo del II millennio a.C. I reperti minoici e micenei rinvenuti a Efeso, tra gli altri, attestano un intenso commercio con Creta e la Grecia micenea. Tuttavia, rispetto alla ceramica micenea - che proviene da Mileto e dalla Grecia continentale - predominano gli stili di ceramica indigeni, tipicamente anatolici occidentali, che indicano l'esistenza di un importante centro di potere indigeno sulla collina di Ayasoluk e sostengono l'identificazione dell'insediamento con la capitale di Arzawa, Apasa.Michael Kerschner: Die Ionische Wanderung im Lichte neuer archäologischer Forschungen in Ephesos. In: Eckart Olshausen, Holger Sonnabend (Hrsg.): „Troianer sind wir gewesen“ – Migrationen in der antiken Welt. Stuttgarter Kolloquium zur Historischen Geographie des Altertums, 8, 2002. Franz Steiner, Stoccarda 2006, pp. 367–369.

Oltre agli elementi storico-archeologici, vi sono le leggende mitologiche e per esempio, secondo Strabone il nome Efeso deriverebbe da quello di una regina delle Amazzoni, le quali sarebbero le fondatrici della città.

Sempre StraboneStrabone, Geographikà, XIV 1,3 cc. 632-633 riferisce che Efeso fu fondata dagli Ioni guidati sulle coste dell’Anatolia da Androclo, figlio del leggendario re di Atene, Codro.

Efeso sotto i Lidi

Morto il fondatore Efeso fu governata dai suoi discendenti fino all’avvento sul trono lidio di Creso, mantenendo ottimi rapporti con la dinastia dei Mermnadi che in questo periodo regnava sulla Lidia. Il primo sovrano con cui la polis entrò in contatto fu Gige il quale però non riuscì a difendere l’Artemision, principale tempio della città, dall’aggressione dei Cimmeri. Nel 652 Ligdami, re dei Cimmeri, attaccò infatti Efeso e diede alle fiamme il santuario, ma, come racconta il poeta Callimaco la dea si vendicò decimando nella palude sacra con una febbre gli uomini al seguito del capo cimmerio, mentre il tempio profanato fu ricostruito con il tesoro che gli invasori non erano riusciti a portar viaCallimaco, Inni, III vv. 251-258.

Ristabilito l’ordine i Lidi, per controllare meglio la cittadinanza, favorirono l'insediamento nella polis di tiranni loro simpatizzanti. Sotto uno di questi, Pindaro, la città richiamò l’interesse di Creso il quale inviò un’ambasceria a chiedere la sottomissione di Efeso, ma la richiesta fu rifiutata da Pindaro il quale suggerì agli abitanti di porsi sotto la protezione di Artemide. Erodoto racconta che gli Efesini, per sottrarsi alla conquista, affidarono la polis alla dea e la collegarono il tempio, distante da essa sette stadi, alle mura cittadine con una fune. Creso, timoroso di commettere un sacrilegio, si piegò al volere della dea, non sottomettendo la cittàErodoto, Historiae, I 26: e stipulando con essa dei patti che le garantirono una posizione privilegiata rimanendo anche porto reale. Creso non usò violenza sugli abitanti, anzi li aiutò nella ricostruzione del tempioErodoto, Historiae, I 92,1 e in una delle colonne utilizzate fece incidere il suo nomeM. N. Tod, A Selection of Greek Historical Inscriptions, I, Oxford, 1946, nr. 6..Licenziò poi i suoi soldati mercenari e ritornò a Sardi, ma poco dopo perse la guerra che gli mosse Ciro e fu preso prigioniero. La guerra dei Persiani si estese alle città ioniche ed Efeso finì nelle loro mani. I persiani utilizzarono il porto e le navi di Efeso e imposero tasse gravose.

Dalla rivolta ionica a Filippo II Le città ioniche, stanche del dominio persiano, si coalizzarono e rivolsero le armi contro i Persiani. A questa lotta però non sembra partecipare Efeso che gode in questo periodo di una moderata indipendenza, almeno nella gestione degli affari interni tanto da introdurre l'ostracismo proprio a favore del partito filopersiano. Questo atteggiamento permise di conservare gli essenziali benefici commerciali e di mantenere alta la reputazione dell’Artemision che non subì alcuna spoliazione: Serse, crudele devastatore di santuari ellenici, si astenne infatti dal distruggere il tempioStrabone, Geographikà, XIV 1, 5 c. 634. La liberazione dal dominio persiano si pose con forza alla fine delle guerre persiane. Gli Ateniesi accolsero l’invito degli Ioni e si presentarono come liberatori: Cimone assunse così il comando della spedizione e nel 470 liberò le poleis della costa, tra cui anche Efeso e che entrarono a far parte della lega delio-attica dove era tenuta al pagamento di un tributo in denaroDiodoro, Biblioteca Historika, XI 60. Con il passare del tempo le città manifestarono insofferenza verso Atene e ciò permise ai Persiani di riguadagnare il controllo sulla regione e determinò lo scoppio della cosiddetta ‘guerra ionica’: Tissaferne incitò gli Efesini a ribellarsi contro gli Ateniesi affermando che la sua azione era condotta dietro richiesta della stessa dea efesina. Nel 410 lo stratego ateniese Trasillo tentò di recuperare Efeso attaccandola con una flotta, ma subì una pesante sconfitta davanti alla polis che era divenuta una delle principali basi militari persianeTucidide, Historie, VIII 5,5. A ricordo di questa battaglia il satrapo sacrificò, secondo il rito persiano, sull’altare dell’Artemision; gli Efesini innalzarono due trofei nella pianura e ringraziarono Siracusani e Selinuntini, da poco aggregati con alcune navi alla flotta peloponnesiaca e mandati in loro aiutoSenofonte, Elleniche, I 2,10.Dopo la sconfitta di Atene, i Lacedemoni inviarono subito una flotta sotto il comando di Lisandro ad Efeso, prescelta per la sua posizione strategica come principale base di appoggio della squadra navale peloponnesiaca in Asia MinorePlutarco, Lisandro, 3,3. Questo determinò il ritiro dei Persiani, mentre Lisandro si dedicò alla fortificazione della cittadina che assunse l’aspetto di una vera e propria base militareDiodoro, Biblioteca Historica, XIII 70; con l’appoggio anche delle influenti famiglie efesine, Lisandro uscì vincitore dal conflitto e insediò in città un governo oligarchico che rimase al potere almeno fino al 396Senofonte, Elleniche, III 4,2.