Il Nuovo Fronte Popolare (, NFP, ), o anche solamente Fronte Popolare, è un'alleanza elettorale di partiti francesi di sinistra nata il 10 giugno 2024 in vista delle elezioni legislative anticipate convocate dal Presidente della Repubblica Emmanuel Macron per il 30 giugno e il 7 luglio dello stesso anno.

Il Fronte, sostenuto dai più grandi sindacati del Paese, da parti della società civile e da diverse associazioni, raccoglie numerosi partiti, tra cui La France Insoumise, il Partito Socialista, il Partito Comunista e Les Écologistes.

Storia Contesto politico e nascita Alle elezioni europee dell'8 e 9 giugno, la coalizione del partito del Presidente francese Macron, Ensemble, ottiene solo il 14,60% delle preferenze, mentre l'estrema destra del Rassemblement National raggiunge il 31,37%. A seguito della sconfitta, Macron prende la decisione di sciogliere l'Assemblea nazionale e indire nuove elezioni per la fine del mese. Nella stessa sera del 9 giugno un'imponente folla si raduna in Place de la République a Parigi in opposizione alla destra ed in favore dell'unità delle sinistre.

I partiti di sinistra, reduci da una precedente esperienza unitaria, si erano presentati separatamente alle europee, in disaccordo, in particolare, sulle questioni di politica estera. Da un lato, La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon si mostrava molto più propensa ad un atteggiamento pacifista per la situazione ucraina, condannando il comportamento di Israele a Gaza; dall'altro, i socialisti, capitanati da Raphaël Glucksmann erano favorevoli all'invio di armi a Kiev e molto più moderati sulla questione di Gaza.

In ogni caso, di fronte alla possibilità di una vittoria schiacciante del RN alle elezioni legislative, su spinta dei sindacati, del mondo della cultura e della società civile, i quattro partiti principali della sinistra francese, LFI, PS, PCF e Ecologisti, decidono di contrattare un programma comune per presentarsi uniti alle consultazioni elettorali e, mantenendo netta la distanza con Macron, cercare di impedire la vittoria dell'estrema destra di Marine Le Pen e Jordan Bardella.

L'alleanza, siglata ufficialmente il 13 giugno, prende il nome di Nuovo Fronte Popolare, celebrando l'omonimo cartello elettorale delle sinistre francesi che aveva vinto le elezioni legislative del 1936, sotto la guida del socialista Léon Blum. Secondo l'accordo, il Fronte presenta candidati comuni in tutte le circoscrizioni: 229 per LFI, 175 per il PS, 92 per gli Ecologisti e 50 per il PCF.

Il programma, presentato in conferenza stampa il 14 giugno, è considerato dalla stampa particolarmente ambizioso e avanzato: si propone, tra gli altri punti, una forte progressività fiscale, il blocco dei prezzi sui beni di prima necessità, l'abrogazione della riforma pensionistica di Macron, l'aumento del salario minimo, l'ampliamento e il rafforzamento del settore pubblico, la risoluzione della crisi in Nuova Caledonia. Sulla politica estera viene raggiunto un compromesso tra LFI e Glucksmann circa l'impegno della Francia a raggiungere una pace giusta con la Russia, proseguendo con il sostegno all'Ucraina e, al contempo, viene affermato lo sforzo per ottenere un cessate il fuoco a Gaza, con il riconoscimento dello Stato di Palestina.

La nascita del NFP suscita immediatamente entusiasmo in tutti gli ambienti della sinistra europea, dalla più moderata a quella radicale. La campagna elettorale, di brevissima durata, si appoggia sul sostegno di molti intellettuali e artisti, ma, in particolare modo, dei sindacati: è storica la decisione della Confédération Générale du Travail di rinunciare alla sua inveterata indipendenza dalla politica per appoggiare esplicitamente il Fronte Popolare, invitando le lavoratrici e i lavoratori iscritti a votare per il NFP.

Elezioni Al primo turno, tenutosi il 30 giugno 2024, il NFP ottiene il 28,06%, totalizzando voti. Questo permette alle sinistre di affermarsi come seconda forza nel Paese, di poco sotto al RN, che riesce a totalizzare il 33,22% con l'aiuto degli alleati fuoriusciti dai Repubblicani. Sono 32 i candidati frontisti che riescono ad essere eletti al primo turno, a fronte dei 37 eletti dall'estrema destra.

A seguito dello choc suscitato dal successo del partito di Bardella, i dirigenti del NFP annunciano che nei collegi in cui i propri candidati sono arrivati terzi questi ultimi si ritireranno dalla competizione in modo da far convergere i voti degli elettori di sinistra sui partiti di centro o di destra gollista (Ensemble e Les Républicains), tentando di fermare l'avanzata del Rassemblement National. Dal canto loro, Ensemble e Repubblicani stentano a ritirare i propri candidati e lo stesso Macron mantiene un atteggiamento ambiguo, rifiutandosi di imporre ai suoi arrivati terzi di desistere in favore della sinistra. La criticità maggiore per le forze di centro e di destra è riuscire ad accantonare la pregiudiziale nei confronti di LFI, tanto che molti macronisti e gollisti si rifiutano di ritirarsi laddove il candidato del NFP fosse di La France Insoumise, da loro considerata troppo estrema. Alla fine, il fragile cordone sanitario anti-RN conterà 134 desistenze del Nuovo Fronte Popolare, ma solo 82 della coalizione presidenziale e 3 di Les Républicains.

Al secondo turno, tenutosi una settimana dopo il primo, il 7 luglio, la strategia delle desistenze dà, a sorpresa, i suoi frutti: nello stupore generale, il NFP si afferma prima forza nella nazione, ottenendo 178 seggi (divenuti poi 193 con gli apparentamenti) a fronte dei 150 di Ensemble (166 con gli apparentati) e i 142 del RN. Dei seggi ottenuti dal NFP 72 sono di LFI, 66 del PS, 38 di EELV e 17 del PCF. Il Nuovo Fronte Popolare ottiene, su base nazionale, meno voti rispetto al Rassemblement National, ma questo squilibrio, dovuto alle desistenze, è controbilanciato dal sistema maggioritario che permette al NFP di conquistare la maggioranza relativa dei seggi all'Assemblea nazionale. La sera stessa delle elezioni vari leader del Fronte annunciano che il presidente Macron dovrebbe permettere alle sinistre di governare, mentre le piazze delle più grandi città francesi vengono riempite dalla folla in festa.

Tentativi di formazione del governo L'assenza di una maggioranza assoluta all'Assemblea porta il NFP a chiedere di poter formare un nuovo governo in quanto forza di maggioranza relativa. Di fronte all'esitazione di Macron e alla pressione popolare organizzata dalla CGT, le forze del Fronte Popolare, però, stentano a trovare immediatamente un candidato valido per la posizione di Primo ministro. Il 12 luglio il PCF, appoggiato da LFI, avanza il nome di Huguette Bello, Presidente del Consiglio regionale della Riunione, ma la proposta viene rigettata dal Partito Socialista. Proprio quest'ultimo, qualche giorno dopo, in accordo con Ecologisti e PCF, sottopone agli Insoumis il nome di Laurence Tubiana, un'economista vicina alla sinistra. Stavolta è LFI a rifiutare il nome, accrescendo le tensioni interne attraverso comunicati contro il PS, accusato di ostruzionismo. Nel pieno della crisi interna, acuita dalla pressione della minoritaria ala destra del PS, scettica sull'alleanza con LFI, il NFP ritrova l'unità d'azione in occasione delle elezioni per il Presidente dell'Assemblea nazionale del 18 luglio, candidando il comunista André Chassaigne. Al terzo turno di votazioni, egli ottiene 207 preferenze, contro i 220 della candidata di Ensemble, Yaël Braun-Pivet, Presidente uscente, che risulta rieletta grazie ad un accordo segreto tra la coalizione presidenziale e Les Républicains. Per quanto si tratti di una pesante sconfitta per la sinistra, la rielezione di Braun-Pivet riunisce i partiti del NFP, che polemizzano contro un blocco presidenziale accusato di non voler fare nulla per venire incontro alla volontà di cambiamento mostrata alle urne.

Il 23 luglio il NFP annuncia una candidatura ufficiale alla carica di Primo ministro: il nome che ha ottenuto l'appoggio di tutte le forze è quello di Lucie Castets, vicina ai socialisti, ma apprezzata da tutta la sinistra per la sua attività nell'associazione Nos Services Publics. La stessa sera della proposta frontista, però, il presidente Macron rifiuta pubblicamente in un'intervista il nome di Castets, dicendosi favorevole ad una soluzione che permetta la formazione di un governo "repubblicano" (con tutte le forze politiche ad esclusione di LFI e RN) e aggiungendo che non nominerà nessun Primo ministro prima della fine delle Olimpiadi di Parigi, in nome di una "tregua olimpica". Queste dichiarazioni, unite al fatto che il governo dimissionario non sembri voler limitarsi all'ordinaria amministrazione, hanno l'effetto di indignare la sinistra e di rinsaldare l'unità del Fronte Popolare che, tramite il segretario del PS, Olivier Faure, solleva di fronte al Consiglio di Stato una questione di abuso di potere da parte del Capo dello Stato, che, però non viene accolta. Terminate le Olimpiadi, il NFP torna all'attacco e chiede a Macron di nominare Castets Prima ministra, ma, di fronte al temporeggiamento del Presidente, LFI comincia ad avanzare l'ipotesi di una destituzione, rifiutata dagli altri partiti della coalizione. Macron decide di convocare le forze politiche all'Eliseo in modo da costruire una maggioranza, anche se il NFP continua a sostenere che sarebbe doveroso consentire la formazione di un esecutivo frontista che, poi, possa costruire maggioranze di volta in volta su ogni disegno di legge. A fine agosto prendono avvio le consultazioni che, paradossalmente, causano un rapido peggioramento della situazione: sia Ensemble che Les Républicains dichiarano che censureranno qualsiasi governo della sinistra che abbia ministri LFI al suo interno. Di tutta risposta, il leader insoumis Mélenchon propone di formare un governo del Fronte Popolare che non abbia ministri del suo movimento all'interno: è una proposta che coglie di sorpresa tutti e a cui, comunque, i partiti di centro e di destra (ai quali si aggiunge lo stesso RN) rispondono di non essere disposti ad accettare un governo che attui il programma del NFP. Il massimo della tensione si raggiunge quando, la sera del 26 agosto, Macron dichiara di rifiutare ufficialmente, per motivi di "stabilità istituzionale" l'ipotesi di Lucie Castets, indicendo un nuovo giro di consultazioni e invitando PS, EELV e PCF a sfaldare il NFP per formare un governo di coalizione che escluda gli estremi. Le forze politiche del Fronte Popolare, però, indignate, annunciano che boicotteranno le nuove consultazioni a meno che non siano funzionali a nominare Castets, accusando Macron di voler attuare un "colpo di mano" e una "svolta illiberale".