Leremo di San Biagio è un complesso di edifici (chiesa cattolica annessa a un antico ospizio/eremo) situato nel comune di Novella, in provincia di Trento; la chiesa è sussidiaria della parrocchiale di San Vitale di Romallo e fa parte dell'arcidiocesi di Trento.
Storia
L'epoca di costruzione delle strutture, citate per la prima volta nel 1307, è ignota, collocabile forse nel XIII secolo (alcune fonti ipotizzano erroneamente che la chiesa fosse la prima pieve di Revò, amministrata dai Templari). La funzione della struttura annessa alla chiesa pure è incerta: Vigilio Inama pensava che fosse un semplice ospizio per viandanti e pellegrini, mentre don L. Rosati riteneva che fosse un lebbrosario, dato che a partire dal 1349 il luogo è citato nei documenti come "dosso e chiesa di San Lazzaro", il santo patrono dei lebbrosi; a metà del XIII secolo l'ospizio era gestito da una comunità religiosa composta da quattro frati e due suore; nel 1307 sono presenti solo tre donne, e verso il 1350 solo due uomini.
Della struttura originaria della chiesa, più volte modificata e rimaneggiata, resta assai poco; la parte più antica è la cappella laterale romanica, mentre la chiesa propriamente detta è del Quattrocento. Il 18 luglio 1482, durante una visita del suffraganeo Giorgio Vink, un tal Pietro, che dimorava nell'ospizio annesso alla chiesa, gli riferì che molti abitanti di Revò e delle zone vicine usurpavano e rubavano i beni di San Lazzaro, e domandò che il prelato, nominati alcuni anziani fidati dal paese di Romallo, facesse loro indicare sotto giuramento quali fondi e quali decime spettavano alla chiesa; egli lo concesse.
Una visita pastorale del 1537 trovò la chiesa ben tenuta, ma poco coperta, mentre la casa adiacente era in rovina: venne ordinato di riparare il necessario, ma in una successiva visita del 1579 le condizioni erano invece assai peggiorate, e si afferma che l'eremitaggio di S. Biagio e S. Lazzaro, luogo di grandissima pietà e divozione, è quasi abbandonato e convertito in una tana di fiere e in una spelonca di ladri, che hanno lasciato tracce visibilissime dell'empietà e scellerataggini da loro perpetrate. Mura e tetto erano rovinati, la porta meridionale sgangherata, e l'altare venne ritenuto sconsacrato, poiché la pietra sacra era stata smossa. Per poter pagare le riparazioni il beneficio della chiesa venne lasciato vacante per alcuni anni; fu così possibile rinnovare tutto, e inoltre venne aperta una finestra e venne realizzata la volta, sostituendo il preesistente soffitto a capriate.
Dal Quattrocento il beneficio venne affidato vari priori religiosi o laici, fino a che nel 1593 la chiesa venne incorporata al seminario vescovile; questo, nel 1658, lo permutò al conte Cristoforo d'Arsio, il quale fece affrescare sulla facciata il proprio stemma e un grande san Cristoforo. A partire dal periodo di amministrazione vescovile, la chiesa venne custodita da un eremita abitante nell'edificio adiacente; nel 1624 è documentato un tal Giacomo Bitner da Slesia, pittore, seguito da Domenico e Nicolò de Dominicis di Romallo, Tommaso Ignazio Tabarelli, Lorenzo Gentilin di Romallo (1693-1708) e Johannes Welliber o Willebor da Brez (doc. 1718); l’ultimo, tal Lorenzo Bertolini da Dambel, giuntovi a vent'anni nel 1725, morì nel 1790 a Revò, in casa Maffei, e venne sepolto nella chiesa.
A inizio dell'Ottocento il complesso venne adibito a casa colonica, per poi essere messo all'asta dai conti d'Arsio nel 1834; acquistato dall'oste di Revò Giovanni Lorenzoni, restò nelle mani dei suoi discendenti fino al 1993, quando venne acquisito dalla famiglia Facinelli, che vi gestisce un'azienda agricola con frutteti e vigneti di groppello di Revò; vi viene celebrata la messa ogni 3 febbraio (memoria di san Biagio) dal parroco di Romallo.
Descrizione Esterno
L'eremo si trova su un alto sperone roccioso che sorge isolato dalla forra del torrente Novella, lungo la strada che collega Dambel a Revò, e anticamente era accessibile solo tramite un ponte medievale in pietra: questo, documentato dal 1467, è dotato di un portale d'accesso con tettoia, affrescato da Carlo Bonacina nel 1965 con un'immagine della Madonna con Bambino; oggi è presente anche un accesso carrabile che si affaccia direttamente sulla strada provinciale 74.
La chiesa, regolarmente orientata verso est, si presenta con facciata a capanna asimmetrica, coronata da un campanile a vela: è aperta dal portale rinascimentale con due finestre rettangolari ai suoi lati e un oculo in alto al centro; sulla sinistra si staglia il grande affresco di san Cristoforo, assai degradato, mentre sopra l'oculo campeggia lo stemma dei conti d'Arsio. Annesso a sud della chiesa si trova il "conventino" od ospizio, ora adibito ad abitazione privata.
Interno L'interno è composto da un'unica navata voltata a cupola, conclusa dal presbiterio leggermente rialzato, voltato a botte; un ballatoio in legno corre tra le pareti nord e sud della navata. Tra aula e presbiterio si apre un pozzo circolare delimitato da un muretto, collegato a una falda acquifera sotterranea, con la data 1636 sul pavimento. Sotto la scala per il ballatoio si trova la lapide dell'ultimo eremita, Lorenzo Bertolini.
L'altare, in stile rinascimentale, è in cemento, e nell'antipendio è murata tra due pilastrini un'antica ara romana in calcare rosso: databile al I-II secolo d.C., venne dedicata da un tal P. R. Severo agli dèi Mani di sua moglie Serania Procella. L'ancona ospita una pala raffigurante la Madonna in gloria con i santi Biagio, Francesco e Agostino, attribuita a Francesco Furlanel di Tesero e commissionata da Francesco Sigismondo d'Arsio nel 1697 (come recita la scritta latina in calce, Franciscus Sigismundus Comes ab Arsio canonicus T.A.D.V. Flemmarum 1697). Sull'altare è posto anche un tabernacolo contenente una reliquia del santo titolare, fatto fare dall'eremita Antonio Bertolini. In chiesa si conserva altresì un dipinto del 1606 raffigurante il Crocifisso con i santi Rocco e Cristoforo.
Sul fianco destro della chiesa, comunicante con la navata, c'è la cappella laterale romanica, circa delle stesse dimensioni e orientata sempre verso est; è articolata in tre piccole navate, separate da colonnine con arcate a tutto sesto e divise in due campate, con volte a crociera interamente affrescate; sul piccolo altarino è collocata una venerata immagine della Madonna con Bambino, opera lignea quattrocentesca di un artista tedesco.
Note
Bibliografia
Il testo è in parte riprodotto in
Voci correlate Chiese della Comunità della Val di Non
Altri progetti
Collegamenti esterni
Biagio Biagio Categoria:Chiese dedicate a san Biagio di Sebaste Biagio