La sua condotta in Uganda fu improntata alla più settaria violenza, includendo la persecuzione razziale degli acholi, lango, indiani e altri gruppi etnici inclusi quelli di religione induista e cristiana. L'ammontare delle vittime causate dal regime di Amin non è mai stato quantificato in maniera precisa. Una stima della International Commission of Jurists ha ipotizzato che esse siano non meno di e verosimilmente vicine ai . Un'altra stima, effettuata dalle organizzazioni degli esuli con l'aiuto di Amnesty International, pone il numero di vittime a morti.
Idi Amin si auto-conferì il titolo di Eccellenza, Presidente a vita, Feldmaresciallo Al Hadji Dottor Idi Amin, VC,Victorious Cross (VC) (croce vittoriosa) era una onorificenza ugandese nata per imitare la ben più famosa Victoria Cross (VC) britannica. DSO, MC, Signore di Tutte le Bestie della Terra e dei Pesci del Mare e Conquistatore dell'Impero britannico, in Africa in Generale e in Uganda in Particolare. Si autoproclamò inoltre in maniera del tutto fantasiosa come "Re di Scozia".
Biografia Infanzia e adolescenza Idi Amin non scrisse mai un'autobiografia e non autorizzò mai nessuno a scriverla. Ci sono perciò disaccordi sul dove e quando lui sia nato. Le fonti biografiche usualmente riportano come luogo Koboko nella Provincia del Nilo Occidentale nella tribù dei kakwa, e come data il 1924 o il 1925. Accettando i dati del ricercatore ugandese Fred Guweddeko della Makerere University, Idi Amin sarebbe nato a Kampala il 17 maggio 1928 come Idi Awo-Ongo Angoo, da Andreas Nyabire (1889 - 1976). Nyabire era di etnia kakwa e di religione cattolica ma in seguito si convertì all'Islam e cambiò il proprio nome in Amin Dada. Si dice di Amin che il soprannome Dada gli fu dato durante la carriera militare.
Abbandonato dal padre, Idi Amin fu cresciuto dalla famiglia materna. Sua madre, secondo Guweddeko, si chiamava Assa Aatte (1904-1970), apparteneva all'etnia lugbara ed era un'erborista tribale che curò anche membri della famiglia reale del Buganda. Amin iniziò a frequentare una scuola islamica di Bombo nel 1941, dove eccelse nella recitazione del Corano. Altre fonti sostengono che fu invece cresciuto da una scuola di missionari, pur rimanendo semianalfabeta. Dopo pochi anni lasciò la scuola e fece lavori occasionali prima di essere arruolato nell'esercito coloniale britannico.
Carriera militare Amin entrò a far parte dei King's African Rifles (KAR) dell'esercito coloniale britannico nel 1946 nei servizi di lavanderia e cucina mentre era una recluta in addestramento. Nel 1947, con il grado di soldato semplice, fu trasferito in Kenya a prestare servizio in fanteria. Idi Amin dichiarò in seguito di aver prestato servizio nel reggimento KAR nella campagna di Birmania durante la seconda guerra mondiale; questo è incerto ma i documenti dicono che il suo arruolamento fu successivo alla fine della guerra.
Prestò servizio nella 21ª Brigata di fanteria dei KAR presso Gigil, Kenya, fino al 1949; in seguito la brigata fu dispiegata in Somalia per contrastare i ribelli Shifta che effettuavano razzie di bestiame bovino.. Nel 1952 il suo battaglione fu impiegato per contrastare i Mau-Mau. Fu promosso caporale lo stesso anno e sergente nel 1953.
Nel 1954 Amin fu nominato effendi (warrant officer), all'epoca il più alto grado conferibile a un africano di colore nell'esercito coloniale britannico, equivalente a quello di maresciallo. Sembra che abbia acquisito il soprannome "Dada" durante il periodo di servizio in Kenya; infatti ogni qualvolta veniva sorpreso insieme a una donna nella sua tenda si difendeva dichiarando che era sua "dada" (sorella in swahili), in modo tale da lasciare ai suoi superiori un modo per evitargli una punizione.
Amin ritornò in Uganda nel 1954. Nel 1961, mancando due anni all'indipendenza dell'Uganda, fu uno dei primi due ugandesi a diventare ufficiale con il grado di sottotenente. Fu quindi assegnato alla repressione delle razzie di bestiame che avvenivano tra i karamojong dell'Uganda e i nomadi turkana del Kenya. Ricevuto l'ordine di disarmare entrambi i contendenti, il plotone di Amin minacciò di castrare i nomadi se questi non avessero rivelato dove fossero nascoste le loro lance.
Alto 1,93 metri per 120 kg di peso, durante il periodo di servizio nell'esercito Amin praticò la boxe e ottenne il titolo di campione dei pesi massimi dell'Uganda dal 1951 al 1960.
Promozioni nell'esercito Dopo l'indipendenza ottenuta nell'ottobre 1962, Milton Obote, primo ministro dell'Uganda, ricompensò Idi Amin per il sostegno dimostratogli all'inizio della sua carriera politica: Amin fu promosso capitano nel 1963 e a vice comandante dell'esercito nel 1964.
Nel 1965 Obote e Amin furono implicati nel contrabbando di oro, caffè e avorio al di fuori di quella che ora è la Repubblica Democratica del Congo. Un'indagine parlamentare in proposito, richiesta dal presidente Mutesa II (che era anche kabaka, ovvero re, del Buganda), mise Obote sulla difensiva. Nel 1966 Obote promosse Amin generale e comandante dell'esercito, fece arrestare cinque ministri, sospese la costituzione del 1962 e si proclamò nuovo presidente. Nello stesso anno Mutesa II fu costretto ad andare in esilio in Inghilterra dove rimarrà fino alla sua morte nel 1969.
Amin iniziò a reclutare membri delle etnie nubiane (kawka, lugbare e altre) provenienti dall'area a ovest del Nilo che si trova vicino alla frontiera con il Sudan. Queste tribù vivevano in Uganda dall'inizio del XX secolo e vi erano giunte dal Sudan per servire nell'esercito coloniale. In Uganda erano comunque percepiti come sudanesi (e quindi stranieri) ed erroneamente chiamati anyanya (gli anyanya sono i ribelli sudanesi del sud nella prima guerra civile in Sudan e non sono mai stati presenti in Uganda). Le dichiarazioni insistono sul fatto che l'esercito di Idi Amin era formato principalmente da soldati sudanesi - un equivoco in quanto molti dei gruppi etnici presenti nel nord dell'Uganda abitano anche il Sudan.
La presa del potere Dopo aver appreso che Obote pianificava il suo arresto per essersi appropriato di stanziamenti per le armi, Amin organizzò un colpo di Stato che gli permise di prendere il potere il 25 gennaio 1971, mentre Obote partecipava a un summit del Commonwealth a Singapore.
La presa del potere da parte di Amin venne ben accolta sia in Uganda sia nel blocco occidentale, in ragione della pesante corruzione di Obote. Ad appoggiarlo inizialmente furono infatti Israele, Sudafrica e Gran Bretagna. (in un appunto per uso interno, il Foreign Office britannico lo descriveva come «un tipo splendido e un buon giocatore di calcio», in inglese «A splendid type and a good football player»). Organizzò nell'aprile del 1971 per il presidente Mutesa, morto in esilio, un funerale di Stato, liberò molti prigionieri politici e sciolse la polizia segreta (General Service Unit).
Al governo dell'Uganda I primi anni e le tensioni internazionali
Una volta al governo Amin promise di far tenere elezioni nei mesi successivi. Subito dopo la presa del potere, comunque, Amin creò il cosiddetto "State Research Bureau" il quale dirigeva le squadre della morte che si occuparono di scovare e assassinare i sostenitori di Obote così come gli intellettuali che non godevano della fiducia del nuovo regime. I capi militari che non avevano sostenuto il colpo di Stato vennero giustiziati, molti tramite impiccagione.
Obote si rifugiò in Tanzania, da dove cercò di riconquistare il paese tramite un'invasione militare nel settembre del 1972, senza successo. I sostenitori di Obote presenti nell'esercito ugandese, principalmente appartenenti alle tribù Acholi e Lango, furono coinvolti nel tentativo di invasione. Amin per ritorsione bombardò le città tanzaniane ed eliminò gli ufficiali acholi e lango dal proprio esercito, sostituendoli con ufficiali kawaka e provenienti da Sudan e Zaire. Le violenze etniche scatenate crebbero fino a includere l'intero esercito e anche i civili. Nella misura in cui la violenza aumentava, Amin diventava via via più paranoico, avendo paura di un golpe contro il suo governo. Il Nile Mansion Hotel di Kampala divenne famigerato come centro di interrogatori e tortura. Anche il Kabaka Palace, un'altra delle residenze del dittatore, fu teatro di sevizie e uccisioni di prigionieri; nei sotterranei dell'edificio furono costruite camere di tortura e si stima che vi siano morti più di 200.000 prigionieri, durante gli anni di dittatura da parte di Amin Dada.
Il 4 agosto 1972 Amin stabilì l'espulsione degli asiatici dall'Uganda, dando ai 50.000 asiatici ugandesi (la maggior parte indiani di origine gujarati) novanta giorni per lasciare l'Uganda: disse questo perché aveva fatto un sogno nel quale, dichiarò, Allah gli diceva di cacciarli. Questa espulsione, che faceva parte di un progetto più complesso che egli chiamò "economia di guerra", causò naturalmente una significativa diminuzione degli induisti e dei musulmani presenti nel paese, oltre a un significativo declino dell'economia del paese, in quanto gli asiatici gestivano la maggior parte delle piccole e medie imprese ugandesi.
Sempre nel 1972 Amin decise di riorientare la diplomazia ugandese verso la Libia e l'Unione Sovietica, e troncò le relazioni diplomatiche con lo Stato di Israele (ebbe a dichiarare infatti: "Sono dei criminali e non sono persone affidabili, in quanto non raccontano al mondo la verità. Sono stati accolti in Palestina come rifugiati, per poi utilizzare le armi americane e inglesi per cambiare il territorio nello Stato di Israele.” Aggiungendo poi la controversa affermazione: “Hitler ha fatto bene a uccidere sei milioni di ebrei"), intensificando le relazioni con Muʿammar Gheddafi (capo di Stato della Libia) e con l'Unione Sovietica. Di conseguenza, nel 1973 gli Stati Uniti d'America chiusero la loro ambasciata a Kampala e nel 1976 il Regno Unito chiuse il suo Alto Commissariato in Uganda, seguiti poi da altri paesi come la Francia. In rappresaglia, Amin nazionalizzò tutte le imprese britanniche nel paese.
Sotto la guida di Amin l'Uganda pianificò un grande incremento delle spese militari, il che preoccupò molto Nairobi. Durante i primi giorni di giugno del 1975 le autorità del Kenya sequestrarono un grande convoglio di armi di fabbricazione sovietica, partito dal porto di Mombasa e destinato all'Uganda.
La tensione tra Kenya e Uganda raggiunse il suo massimo nel febbraio del 1976, quando il presidente Amin improvvisamente annunciò che era sua intenzione investigare in merito alla possibilità che larga parte del sud del Sudan e il Kenya occidentale e centrale, fino a 32 km da Nairobi, fossero storicamente parte dell'Uganda in epoca coloniale. Il governo keniota rispose due giorni dopo con uno scarno comunicato in cui diceva che non "un solo centimetro di territorio" sarebbe stato ceduto. Amin fece marcia indietro solo dopo che il Kenya dispiegò truppe e mezzi corazzati lungo il confine tra i due paesi.