Il centro fieristico le Ciminiere di Catania è un complesso polifunzionale, ricavato dal recupero di alcune parti delle costruzioni abbandonate dal dopoguerra che costituivano il grande complesso industriale di raffinazione dello zolfo estratto dalle miniere dell'entroterra siciliano; l'opera ha comportato la costruzione ex novo di buona parte degli ambienti e la trasformazione di altri ad opera dell'architetto Giacomo Leone (1929-2016).

Descrizione

Il complesso industriale, che sorgeva a nord-est della stazione di Catania Centrale, e ad essa era collegato, era caratterizzato da grandi edifici industriali prevalentemente in mattoni e pietre laviche, affiancati da alte ciminiere che servivano alla dispersione dei fumi provenienti dalle fornaci di raffinazione dello zolfo e dalle produzioni dei suoi derivati. Il complesso era nato progressivamente nella metà del XIX secolo quando gruppi imprenditoriali anglo-siciliani e commercianti locali avevano costruito impianti di molitura, di stoccaggio e di trasformazione degli zolfi provenienti dalle varie miniere della Sicilia centrale. Abbandonati del tutto già dalla metà degli anni sessanta, a partire dal 1984 un gruppo di tali edifici, posti tra il viale Africa e la parte nord della suddetta stazione di Catania Centrale dal lato della linea ferroviaria per Messina, sono stati oggetto di progetto di recupero di architetture industriali dismesse elaborato e finanziato per iniziativa della provincia regionale di Catania. Il progetto ha comportato una profonda ristrutturazione dell'area mantenendone le strutture di massima e soprattutto le alte ciminiere in mattoni, dopo averle messe in sicurezza. Tali strutture superstiti hanno fornito lo spunto per il nome attribuito al centro fieristico. Il complesso ottenuto, della superficie di quasi 25.000 metri quadrati, è stato adibito a centro polifunzionale. L'area è suddivisa allo scopo di assolvere tre possibili funzioni: fieristica, espositiva e congressuale. I vari spazi dell'area sono stati studiati in funzione dell'assenza di barriere architettoniche.

Il centro ospita anche il Museo storico dello sbarco in Sicilia 1943, una mostra di oggetti d'epoca e mappe militari, modellini e diorami, armi, divise dei vari eserciti e riproduzioni dei protagonisti principali a grandezza naturale dello sbarco in Sicilia; inoltre carte geografiche antiche della Sicilia (Collezione La Gumina), una mostra di radio d'epoca (Collezione Romeo) e un Museo del Cinema oltre a varie mostre temporanee. È inoltre utilizzato per concerti, rappresentazioni teatrali e cinematografiche; ha ospitato eventi congressuali ed espositivi anche internazionali (quali SMAU, Expobit) e, per un lungo periodo di tempo i set televisivi del programma Insieme di Antenna Sicilia; vi si svolgono fiere e congressi durante l'anno. Annualmente ospita anche l'Etna Comics ed eventi natalizi.

Il centro fieristico è facilmente accessibile mediante tutti i mezzi di trasporto cittadini: è infatti a poca distanza dalla stazione di Catania Centrale, dalla fermata Giovanni XXIII della metropolitana di Catania e dai capolinea delle più importanti linee extraurbane di autobus.

Vicende legate al centro Nei primi anni novanta, durante Tangentopoli, in seguito a indagini sull'appalto per la sua costruzione in viale Africa, si scoprì un giro di tangenti pagate dal costruttore, il Cavaliere del Lavoro Francesco Finocchiaro, a politici molto importanti della città.

Incendio del 2025

L'11 novembre 2025, alle ore 17:00, un incendio ha interessato l'intero padiglione C1, Auditorium-teatro con due sale, la prima con oltre 1.200 posti e una seconda da 600 posti, durante lavori di riqualificazione straordinaria dovuti al risanamento della guaina protettiva antipioggia del tetto. Secondo una prima ricostruzione, il rogo si è sviluppato nella zona superiore rivestita da uno strato di catrame, le fiamme sembra siano state innescate dal calore generato da un cannello utilizzato dagli operai per riscaldare e rimuovere la pece. Al momento, le ipotesi riguardo questa dinamica non hanno trovato conferma ufficiale.

Le operazioni di spegnimento da parte dei Vigili del fuoco sono proseguite fino all'alba del 12 novembre, con l'intervento di tre squadre supportate da tre autobotti per l'approvvigionamento idrico. Al momento dell'incendio erano presenti degli operai, ma non si sono registrati feriti o intossicati.

L'incendio, definito dal comandante provinciale dei vigili del fuoco Felice Iracà come un "incendio di facciata", ovvero, partito dall'esterno del teatro e propagatosi lungo il rivestimento in legno, colpendo e facendo collassare la cupola, interamente in materiale ligneo. Il rogo ha distrutto il primo e il secondo piano della struttura, riducendo a cenere le parti in legno; solo il piano terra è stato risparmiato grazie alle sue pareti in cemento armato. L'intera zona del teatro è stata dichiarata inagibile. Il teatro era chiamato dai catanesi "Cutoliscio" a motivo del volume scuro e opaco della struttura, ispirato ai ciottoli di lava (detti "cutulisci") del litorale etneo; il rivestimento nero, dalla texture ruvida richiamava la potenza creatrice e al tempo stesso distruttiva dell'Etna, suggerendo un dialogo ideale tra il vulcano e il mare verso cui si protende il complesso fieristico.

L'intervento dei Vigili del fuoco, ha evitato danni peggiori riuscendo a contenere le fiamme e impedendo che si propagassero all'adiacente edificio degli uffici e alla casa museale. Le operazioni di spegnimento, rivelatesi molto complesse, si sono concluse solo alle 6:00 del 12 novembre.

La Procura di Catania ha aperto un'inchiesta sull'accaduto e l'intera area del padiglione C1 è stata posta sotto sequestro per consentire le indagini di polizia giudiziaria volte ad accertare la natura (dolosa o colposa) dell'incendio. Intanto, si comincia a discutere sul destino della struttura danneggiata.

Dissequestro e progetti di ricostruzione (2026) il 25 febbraio 2026 si è chiuso il termine per la presentazione delle offerte legate alla procedura aperta, dal valore di circa 1,7 milioni di euro, per l'affidamento dei servizi di architettura e ingegneria. L'appalto è finalizzato alla redazione del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) e del Progetto Esecutivo per la completa ricostruzione del Padiglione C1.

In seguito all'apertura dell'inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Catania, l'area del Padiglione C1 era stata posta sotto sequestro giudiziario. Il 9 marzo 2026 la Procura ha disposto il dissequestro penale dell'area, permettendo alla Città Metropolitana di Catania di avviare, a partire dal 10 marzo successivo, le prime operazioni di messa in sicurezza. Tali interventi hanno previsto lo smontaggio dell'impalcatura esterna da cantiere danneggiata dalle fiamme, propedeutico anche alle verifiche per il ripristino della regolare circolazione ferroviaria adiacente.

Note

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