Il Regolamento per la prevenzione e la lotta contro l'abuso sessuale su minori (in inglese Regulation to Prevent and Combat Child Sexual Abuse) chiamato anche Child Sexual Abuse Regulation (CSAR), comunemente noto come Chat Control, è un regolamento europeo proposto per la prima volta nel 2022. Lo scopo dichiarato della norma proposta è quello di prevenire gli abusi sessuali online sui minori (pedopornografia) attraverso l'implementazione di alcune misure, tra cui la realizzazione di una cornice di regole per le piattaforme digitali sul rilevamento e la segnalazione del materiale proveniente da abusi sessuali su minori all'interno dell'Unione europea. Esistono due proposte del CSAR: la prima, definita "Chat Control 1.0", è sulla strada per entrare ufficialmente in vigore dopo anni di negoziati e la seconda, definita "Chat Control 2.0", è attualmente bloccata nei negoziati politici, entrambi i progetti si basano sulla bozza originale del 2022.
Descrizione La proposta iniziale del 2022 avrebbe permesso alle autorità nazionali competenti di costringere i fornitori di qualsiasi servizio di messaggistica o posta elettronica, attraverso degli ordini speciali chiamati “ordini di rilevamento” (detection orders), di scansionare messaggi e conversazioni private di ogni forma alla ricerca di materiale pedopornografico o di abusi su minori. L'obbligo della scansione avrebbe incluso anche i servizi protetti da crittografia end-to-end (come Whatsapp o Signal) attraverso tecnologie di scansione svolte sul dispositivo dell’individuo prima dell’invio del materiale (client-side scanning). Il testo proponeva anche l’istituzione di un nuovo organo europeo con il compito di raccogliere le segnalazioni, cooperare con le forze dell’ordine e catalogare gli indicatori, che avrebbe affiancato il garante europeo della protezione dei dati. Nella proposta portata avanti dalla presidenza danese a metà 2025, chiamata “Chat Control 1.0”, la scansione imposta dalle autorità sarebbe solamente volontaria, e non includerebbe la scansione dei servizi crittografati, ma implicherebbe l’obbligo ai servizi di telecomunicazione di richiedere la verifica dell’età. La scansione verrebbe svolta tramite un sistema di corrispondenze di immagini, che ad esempio confronterebbe gli hash delle immagini dell’utente con hash di immagini già riconosciute come materiale sospetto.
La proposta aggiornata, denominata “Chat Control 2.0” e presentata a fine 2025, è più simile alla bozza originale, la scansione infatti sarebbe obbligatoria invece di volontaria (i fornitori sarebbero tenuti a farla se gli viene ordinato e non potrebbero opporsi come possono nell'altra proposta) e includerebbe anche i servizi crittografati, la telecomunicazione anonima diventerebbe ufficialmente illegale e la verifica dell’età diventerebbe anch'essa obbligatoria. In questo caso la scansione verrebbe svolta da un'intelligenza artificiale apposita.
Storia Precedenti Già in passato l’Unione europea e i suoi paesi membri avevano implementato regolamenti che riguardavano il mondo digitale, in particolare la sicurezza, la privacy e la protezione dei dati personali su Internet. Un esempio è la direttiva sulla protezione dei dati (direttiva 95/46/CE) adottata nel 1995 ed entrata in vigore il 24 ottobre 1998, che garantiva la circolazione libera dei dati personali entro i limiti imposti dai diritti fondamentali sulla privacy, con l’obiettivo di armonizzare le varie leggi in vigore nei paesi. Seguì la direttiva ePrivacy (direttiva 2002/58/CE) adottata nel 2002 ed implementata nel 2003 che tutela la privacy e il trattamento dei dati personali, in particolare obbliga i siti web a richiedere il consenso per i cookie non essenziali. Dal maggio del 2018 è in vigore il regolamento generale sulla protezione dei dati (regolamento 2016/678 o GDPR), che si occupa di proteggere i diritti dell’individuo in riferimento ai suoi dati personali, come il diritto di richiederli o di eliminarli, e ha abrogato la direttiva del 1998. A partire dal 2017 è nei piani anche il regolamento ePrivacy (ePR) che avrebbe l’obiettivo di sostituire l’omonima direttiva del 2003, ma non è ancora stata adottata.
Proposta originale e bocciatura Il 24 luglio 2020 la commissione europea adottò una strategia più efficace per combattere l’abuso sessuale sui minori, annunciando una misura ad interim e più avanti una legislazione permanente. L’iniziativa fu proposta inizialmente da Ylva Johansson, commissaria europea per gli affari interni e la migrazione. Nel 2021 l’Unione europea promulgò una deroga alla direttiva ePrivacy del 2003 che permetteva ai fornitori di posta elettronica e telecomunicazione di analizzare messaggi in cerca di pedopornografia in maniera volontaria.
L’originale bozza del Chat Control fu proposta l’11 maggio 2022 sempre da Ylva Johansson e vide subito numerose critiche da parte di attivisti per i diritti digitali, esperti della cybersecurity ma soprattutto dal Garante europeo della protezione dei dati a causa di notevoli falle all’interno della proposta, che quindi per il momento non fu accettata. La proposta venne ripescata a metà 2025, dopo alcuni tentativi falliti negli anni precedenti, ma stavolta con diverse modifiche rispetto all’originale (questa versione fu definita dai media “Chat Control 1.0”) quando la nuova presidenza danese dell’Unione europea la considerò una priorità e fissò una votazione in consiglio europeo per il 14 ottobre, prima di allora ogni paese avrebbe dovuto prendere una posizione favorevole o contraria durante l’estate. L’annuncio non venne accolto positivamente dai cittadini e dalle principali agenzie per i diritti digitali, tanto che ad agosto 2025 venne lanciato il sito fightchatcontrol.eu nel tentativo di opporsi alla votazione. Sebbene inizialmente la proposta ottenne un consenso, i seguenti paesi si dichiararono contrari: repubblica Ceca (26 agosto), Finlandia (29 agosto), Germania, Lussemburgo, Slovacchia (10 settembre) ed Estonia (14 settembre). A seguito di un incontro del gruppo di lavoro cooperazione di polizia (LEWP), la Germania tornò per il momento neutrale, e così fecero altri paesi tra cui l’Italia. Il 7 ottobre 2025 la Germania si oppose ufficialmente alla proposta, infatti il politico tedesco Jens Spahn dichiarò «Noi, l'unione CDU/CSU ci opponiamo al monitoraggio indiscriminato delle conversazioni. Sarebbe come aprire tutte le lettere preventivamente solo per controllare se contengono qualcosa di illecito. Questo non è accettabile, e non accadrà sotto la nostra responsabilità», l’opposizione della Germania effettivamente bocciò la proposta, dal momento che era stata raggiunta la percentuale di opposizioni necessaria per bloccarla.
Dal 2023: nuova proposta e ritorno dell'originale A seguito della bocciatura della proposta originale, la presidenza danese iniziò a formulare una nuova proposta, in seguito definita “Chat Control 2.0”, mantenendo inizialmente lo status quo. La proposta fu presentata l’11 novembre 2025 ma non incontrò comunque l'approvazione dei cittadini. A causa di questa significativa opposizione, venne deciso di escludere la scansione obbligatoria dei servizi (uno dei principali punti del Chat Control 2.0) e si presero anche decisioni per escludere la scansione dei servizi crittografati. Il 26 novembre 2025 la proposta fu approvata al consiglio dell’Unione europea, infatti solo quattro paesi si opposero (repubblica Ceca, Italia, Paesi Bassi e Polonia), mentre la scansione obbligatoria fu rimossa, il consiglio incentivò comunque i servizi ad implementarla ugualmente. A gennaio 2026, durante la presidenza cipriota, iniziò la fase dei triloghi tra parlamento, consiglio e commissione (svoltisi rispettivamente a gennaio, marzo, aprile e giugno) che non ebbero alcun esito. Le votazioni sul Chat Control 2.0 ricominceranno a settembre 2026.
Nel frattempo la commissione tentò di estendere la data di scadenza dell’originale Chat Control 1.0 di due anni, e la proposta fu inizialmente accolta positivamente, ma l’11 marzo 2026 il parlamento europeo si oppose ufficialmente alla scansione di massa proposta in Chat Control 1.0, rigettandola e considerandola piena di errori. Il gruppo del Partito Popolare Europeo (EPP) tentò di ripetere la votazione per cambiare la decisione del parlamento, ma nella votazione concessa del 26 marzo l’estensione del Chat Control 1.0 fu ufficialmente respinta, ciò significa che la mozione scadde regolarmente il 3 aprile. Nel giugno del 2026 però il consiglio e l’EPP riportarono Chat Control 1.0, presentando una proposta dal contenuto identico, in questo modo bypassando il parlamento, la proposta fu accettata e il voto al riguardo si tenne il 9 luglio 2026. I risultati furono 314 contrari, 276 favorevoli e 17 astenuti, ma la proposta passò comunque perché venne presentata come “procedura d'urgenza” (in questo caso sono necessari 361 voti contrari per bocciare la proposta, che non vennero raggiunti), quindi Chat Control 1.0 ottenne una proroga fino al 2028 o fino al raggiungimento di un accordo definitivo. Non è entrato ufficialmente in vigore, infatti i governi dovranno ancora raggiungere un accordo comune, e non si esclude la possibilità che la legge decada. Questo susseguirsi di eventi fu ampiamente criticato, e il processo legislativo venne definito da molti "non-democratico".
Opinione pubblica Favorevoli alla proposta I sostenitori della proposta di regolamento includono dozzine di gruppi, membri del Parlamento europeo e i dipartimenti della Commissione Europea e del Parlamento europeo stessi. Viene proposto di creare all'interno dell'Unione europea un organismo centrale, il cosiddetto Centro Europeo sugli abusi sessuali su minori, in modo da creare un unico punto di raccolta delle segnalazioni. Questa centralizzazione eliminerebbe il bisogno di inviare segnalazioni a diversi enti e renderebbe più efficiente l'uso delle risorse per le indagini e per le risposte.
I favorevoli al Centro Europeo prevedono che questo migliorerà la trasparenza del processo di ricerca, segnalazione e rimozione online del materiale degli abusi, e affermano che attualmente gli sforzi in questa direzione hanno una portata limitata. Il Centro Europeo potrebbe raccogliere dati per segnalazioni trasparenti, fornire informazioni chiare sull'uso degli strumenti di ricerca e sostenere la verifica dei dati e dei processi. Esso avrebbe inoltre lo scopo di prevenire l'involontaria rimozione dei contenuti legittimi e ridurre la preoccupazione sul possibile abuso (o uso inappropriato) degli strumenti di ricerca.
Un altro aspetto evidenziato dai sostenitori è la necessità di migliorare la cooperazione tra i fornitori (provider) dei servizi online, la società civile e le autorità pubbliche. Il Centro Europeo è pensato anche come un ente facilitatore della comunicazione tra i paesi europei e i fornitori dei servizi, per la riduzione dei rischi di perdita dei dati e per l'aumento della sicurezza dello scambio di informazioni sensibili. Il Centro Europeo sarebbe utile per la condivisione delle migliori pratiche, per migliorare la ricerca tra diversi paesi, la prevenzione degli abusi e il sostegno alle vittime.
La Direzione generale per la migrazione e gli affari interni ha affermato che le azioni volontarie dei fornitori dei servizi (provider) per la rilevazione degli abusi sessuali su minori sono ancora insufficienti ed ha sottolineato che, a causa dei fornitori che lasciano spazi vuoti nelle segnalazioni, questi abusi possono rimanere non rilevati. Inoltre viene evidenziato che le compagnie possono cambiare liberamente le loro politiche, rendendo difficile per le autorità prevenire e combattere con efficacia gli abusi sessuali sui minori. Infine, in assenza di questa norma, l'Unione europea deve avviare le indagini degli abusi avvenuti sul proprio territorio spesso a partire da altri paesi, principalmente dagli Stati Uniti, e questo produce ritardi e scarsa efficacia nei risultati.
Contrari alla proposta