LImpero bizantino fu governato dalla dinastia paleologa fra il 1261, anno della ripresa di Costantinopoli, sottratta dall'Impero latino d'oriente fondato dopo la quarta crociata (1202-1204) e dell'incoronazione di Michele VIII, e il 1453, anno della caduta di Bisanzio a opera dell'Impero ottomano.
Fin dai primi tempi, la dinastia Paleologa dovette affrontare diversi nemici che minacciavano l'ormai quasi millenario impero bizantino. In primis, i Turchi avevano iniziato, nel 1263, appena due anni dopo l'inizio del dominio Paleologo, a condurre diverse scorrerie e infine a espandersi in Asia Minore. Infatti, l'Anatolia, che aveva per secoli costituito il cuore economico e sociale dello stesso impero, fu progressivamente perduta a causa dei continui attacchi ottomani, il cui esercito era costituito dai cosiddetti ghazi, unità militari turche specializzate nelle incursioni e nei saccheggi. Col tempo, le aspirazioni degli ottomani mutarono, sia per un aspetto economico (la regione occupata dall'Impero romano d'oriente era infatti molto prospera) sia a causa delle continue pressioni esercitate dai mongoli (non a caso, pochi anni prima, nel 1243, l'Impero mongolo aveva sbaragliato le forze turche nella battaglia di Köse Dağ). Inoltre, i Paleologi dovettero confrontarsi anche su diversi altri fronti, spesso senza mai concludere le inimicizie con i propri nemici e arrivando dunque a combattere quasi ininterrottamente, mentre in patria la produzione dei viveri e la manodopera diminuivano gradualmente. L'Impero bizantino, infatti, affrontò durante questo periodo diverse guerre civili e diversi conflitti con imperi confinanti, che talvolta erano addirittura di fede cristiana. Gli avversari dell'Impero di Costantinopoli furono infatti: il Secondo Impero bulgaro, l'Impero Serbo, gli ultimi manipoli dell'Impero latino, la Repubblica di Venezia, l'Impero ottomano e talvolta anche con alcuni avamposti gestiti dai Cavalieri Ospitalieri.
La privazione dei possedimenti in Anatolia a causa dei Turchi e di quelli in occidente a causa delle forze bulgare avvenne inoltre in contemporanea a diversi eventi nefasti per l'Impero bizantino. Infatti, proprio nello stesso periodo scoppiarono due cruente guerre civili, la peste nera colpì Bisanzio e, nel 1354, un terremoto colpì Gallipoli, evento del quale i Turchi approfittarono conquistando la penisola. Ormai, nel 1380, i possedimenti dell'Impero bizantino erano stati ridimensionati soltanto alla capitale Costantinopoli e ad alcune exclavi isolate, che tuttavia riconoscevano soltanto formalmente l'autorità dei Paleologi. Nonostante tale situazione, l'abile diplomazia bizantina e le campagne militari condotte dal condottiero turco-mongolo Tamerlano che ostacolarono i Turchi permisero al millenario impero bizantino di sopravvivere fino al 1453. Le ultime due exclavi dell'impero, il Despotato di Morea e l'Impero di Trebisonda, crollarono poco tempo dopo.
Sebbene questo periodo della storia bizantina sia stato caratterizzato da una forte frammentarietà politico-militare e una generale decadenza della società, il periodo paleologo vide un rifiorire dell'arte e della letteratura, tant'è che gli studiosi moderni parlano di rinascenza paleologa. Con la caduta dell'Impero romano d'oriente, tutto il sapere accumulato dagli studiosi bizantini venne portato in Italia proprio da questi ultimi, contribuendo a dare inizio al rinascimento italiano.
Antefatti
In seguito alla quarta crociata (1202-1204), l'Impero bizantino si frantumò in diverse realtà più deboli e più piccole: l'Impero di Nicea, il Despotato dell'Epiro e l'Impero di Trebisonda. La capitale, Costantinopoli, e diversi altri possedimenti adiacenti caddero sotto il controllo dell'Impero latino d'oriente, il quale era sotto il controllo principalmente dei nobili franchi, tant'è che gli storici definirono questo periodo della storia bizantina francocrazia. Inoltre, questa frammentarietà permise ai bulgari e ai serbi di conquistare parte dei Balcani e della Tracia, mentre permise ai diversi emirati turcomanni di occupare diverse terre in Anatolia. Nonostante il Despotato dell'Epiro fosse inizialmente il più organizzato e il più prospero fra gli stati successori dell'Impero di Bisanzio, fu poi la realtà politica che si era formata a Nicea che riuscì a sottrarre la capitale all'Impero latino.
L'Impero di Nicea fu infatti in grado di resistere ai agli attacchi sia delle truppe europee, sia di quelle selgiuchidi. Difatti, nella battaglia della Valle del Meandro, le forza turcomanne, che tentavano di assediare proprio Nicea, furono duramente respinte dall'imperatore Teodoro I Lascaris, le cui truppe riuscirono a uccidere lo stesso sultano selgiuchide Kaykhusraw I. Tale vittoria fu agevolata anche dal fatto che la minaccia europea non si fece sentire. Infatti, i nobili franchi furono costantemente impegnati in guerre contro i Bulgari, che pian piano cercavano di penetrare in Tracia.
Nel 1258, venne posto sul trono dell'Impero di Nicea il giovane Giovanni IV Laskaris, bambino di ancora otto anni. Il suo reggente divenne un importante generale di famiglia nobile, un tale chiamato Michele Paleolgo, che ben presto oscurò la figura dell'imperatore concentrando su di sé tutto il potere.
Il regno di Michele VIII Paleologo (1261–1282)
Nel 1261, mentre il grosso delle forze militari europee era impegnato contro i Bulgari e dunque assente da Costantinopoli, l'abile generale bizantino Alessio Strategopoulo, cogliendo l'opportunità per lanciare un attacco alla città, riprese Bisanzio con solo 600 soldati. Nel frattempo, l'Impero di Nicea era riuscito, nel 1246, a occupare la Tracia, la Macedonia e la città di Tessalonica. Dopo la presa di Costantinopoli, Michele approfittò della situazione e, attuando un vero e proprio colpo di stato, il 25 dicembre 1261, depose Giovanni IV, accecandolo e facendosi incoronare unico imperatore. Considerando tale colpo di stato un affronto anche verso la religione, il patriarca di Costantinopoli Arsenio lanciò un anatema contro l'ormai imperatore Michele VIII Paleologo, che tuttavia lo costrinse con la forza ad abbandonare la sua carica sostituendolo con Giuseppe I.
Politica interna e rinascita di Costantinopoli
La quarta crociata e la gestione della città da parte dell'Impero latino d'oriente avevano avuto su Costantinopoli delle conseguenze laceranti. La città era infatti caduta in uno stato di degrado totale, con diversi edifici pubblici lasciati in abbandono e un generale sovrappopolamento in tutti i quartieri di Bisanzio. Una delle azioni che compì il neo imperatore Michele VIII fu proprio quella di restaurare diversi monasteri, strade, chiese ed edifici pubblici e militari. Ad esempio, la Basilica di Santa Sofia, che fu pesantemente saccheggiata durante la quarta crociata, fu ristrutturata mantenendo il precedente gusto dell'arte greco-ortodossa. Anche il porto di Giuliano e le mura di Costantinopoli subirono diverse opere di ristrutturazione. Inoltre, grazie al sostegno economico fornito dalle famiglie mercantili di Costantinopoli, furono costruiti ex novo molti ospedali, locande, mercati, terme, strade e chiese. Fu pure costruita una moschea per consolidare la nuova alleanza in chiave anti-europea e anti-ottomana che Michele VIII aveva stipulato con il Sultanato dei Mamelucchi. Tuttavia, tutti queste opere di costruzione e ristrutturazione richiesero una somma di denaro non indifferente, che Michele VIII ottenne aumentando enormemente le tasse sui contadini e sui piccoli artigiani, di cui perse ben presto l'appoggio.
Politica estera
Il Sultanato di Rum, realtà politica situata in Anatolia e nemico storico dei bizantini, era dal 1240, anno in cui vennero invasi dai Mongoli, entrato in una profonda crisi politico-militare e di conseguenza non rappresentò più una grande minaccia per i Paleologi. Infatti, i bizantini percepivano che i loro nemici più insidiosi fossero i latini e non i musulmani. Non a caso, Michele VIII, che era pressappoco sicuro che i veneziani e i franchi avrebbero condotto un'altra spedizione verso la Grecia al solo fine di restaurare l'Impero latino di Costantinopoli, diede l'ordine di spostare la maggior parte delle truppe sul confine occidentale e di costruire diverse piazzeforti in quei luoghi. Poco tempo dopo, la situazione in Europa si fece più tesa per Bisanzio. Difatti, Carlo I d'Angiò, nel 1266, era riuscito a sottrarre la Sicilia alla famiglia degli Hohenstaufen, mentre nel 1267 papa Clemente IV stipulò un patto con il nuovo re di Sicilia in base al quale quest'ultimo, nel caso conducesse un'altra crociata contro Costantinopoli, avrebbe ricevuto la maggior parte delle terre conquistate in Oriente. Tuttavia, l'iniziale titubanza di Carlo I permise a Michele VIII di negoziare col pontefice durante il secondo concilio di Lione del 1274, nel quale il papa rinunciò formalmente alle sue pretese sui territori bizantini.
Ciononostante, sfortunatamente per Michele VIII, il successore di Clemente IV, papa Martino IV, annullò la "pace" stipulata dal suo predecessore, scomunicando nuovamente tutta la chiesa greca e invitando nuovamente Carlo I a compiere una spedizione contro Bisanzio. Temendo una nuova aggressione da occidente, Michele VIII finanziò in termini militari ed economici le truppe di Pietro III d'Aragona, il quale da tempo tentava di sottrarre la Sicilia a Carlo. Le spedizioni di conquista condotte da Pietro III furono agevolate dallo scoppio dei Vespri Siciliani, rivolta che rovesciò definitivamente il dominio angioino sulla Sicilia e instaurò quello aragonese nel 1281, sventando una possibile nuova spedizione verso Bisanzio.
Durante gli ultimi anni del suo regno, Michele VIII condusse una serrata campagna militare contro le ultime roccaforti dei crociati rimaste in Grecia, conquistando diverse isole del mar Egeo e costruendo diverse piazzeforti nel Peloponneso, le quali infatti avrebbero costituito in futuro il fulcro del Despotato di Morea, una delle exclavi bizantine. Michele VIII perseguì inoltre diversi successi militari nei Balcani, combattendo contro il Secondo Impero bulgaro. Tuttavia, concentrando la manodopera e gli sforzi bellici quasi solo verso i confini occidentali, Michele VIII commise l'errore logistico di trascurare le province asiatiche, ove una nuova e potente minaccia si stava avvicinando ai confini bizantini: le truppe turco ottomane di Osman I, che nel 1263 aveva conquistato l'importante città di Söğüt. Tuttavia, nonostante ciò, durante il regno di Michele VIII il confine orientale non subì drastici mutamenti, rimanendo una regione generalmente sicura.
Ultimi anni Nonostante Michele VIII preferì spesso servirsi di vie diplomatiche, egli condusse diverse e costose campagne militari, con un esercito su cui è doveroso spendere alcune parole. Le tattiche militari e l'esercito bizantino erano ancora modellate sulle riforme apportate dalla dinastia dei Comneni, all'epoca, alla luce delle nuove strategie elaborate, viste come antiquate e desuete. Inoltre, il sistema di tassazione introdotto al fine di mantenere tale apparato militare gravava molto sulle tasche del popolo, specialmente dei contadini, che iniziarono col tempo ad accogliere sempre meglio gli invasori Ottomani, i quali promettevano tasse più basse.
Sul piano religioso la politica di Michele VIII è considerata dagli storici generalmente fallimentare. Il Secondo Concilio di Lione e una proposta di riunione fra le due Chiese cristiane non fecero altro che far apparire l'imperatore come un traditore agli occhi della popolazione bizantina di fede ortodossa, a tal punto che quando, Michele VIII morì nel 1282, gli fu negato il funerale ortodosso.
Giudizio storico