Ossi di seppia è una raccolta poetica di Eugenio Montale, pubblicata il 15 giugno 1925 a Torino da Piero Gobetti.
Storia editoriale Ossi di seppia è una raccolta di poesie, realizzata in origine col nome provvisorio di Rottami. Sul titolo della raccolta sono state formulate diverse ipotesi; quella più accreditata è che gli “ossi di seppia”, residui calcarei di molluschi che il mare deposita sulla spiaggia, alludano a una condizione vitale impoverita, ridotta all'aridità e all'inconsistenza, a una poetica degli "scarti" (a questo avrebbe alluso anche la prima opzione, Rottami).
Genesi
Quando la raccolta viene pubblicata, nel 1925, a Torino, dalla Piero Gobetti editore, essa è già frutto di una selezione piuttosto severa - il volume infatti è assai esile - operata dal poeta tra le liriche giovanili, quelle che lui stesso definirà "proto-montaliane". Inoltre, nel 1928 è stata pubblicata una seconda edizione dall'editore torinese Ribet, con l'aggiunta di sei liriche ed alcune modifiche nella struttura interna del libro. Siamo lontani, con Montale, dai progetti letterari dei maestri della letteratura: il progetto strutturato, sullo stile del canzoniere lirico, appartiene alla stagione più matura di questo poeta. Con ciò, non mancano elementi di coesione interna tra i componimenti di questa raccolta.
Nel 1983 viene pubblicato, postumo, il diario degli anni di studio di Montale, col titolo di Quaderno genovese, documento che risale alla prima metà del 1917 ed è utile per la chiarificazione delle origini poetiche di Montale. In esso compaiono infatti riflessioni e rielaborazioni giovanili sui grandi temi della letteratura europea che poi formeranno la struttura semantica della sua poesia: la maschera decadente del disadattato (il Peer Gynt di Ibsen); l'impotenza dell'inetto di fronte allo scorrere del tempo (Svevo); la vena futurista ed espressionista di un Govoni.
Utile, accanto alle suggestioni emotive delle ore di lettura, anche l'educazione musicale ricevuta fra il 1915 e il 1923. Un gruppo di liriche - di cui negli Ossi di seppia rimarrà solo Corno inglese - è dedicato infatti all'intenzione di imitare la musica con le parole.
Per ultimo vanno annotate, nella cornice della genesi poetica di Montale, le lezioni private di filosofia della sorella, a cui partecipò come osservatore, e da cui trasse spunto per la lettura di spiritualisti francesi, tra cui Boutroux e Amiel. Modelli, spunti e suggestioni dei suoi studi entrano dunque a far parte della sua poetica come un residuo di forme, simboli e ritmi, che costituisce la struttura profonda della sua lingua.
Struttura Ossi di seppia comprende sessantatré liriche, ed è una delle quattro sezioni della prima raccolta di poesie di Montale: Movimenti, Ossi di seppia, Mediterraneo, Meriggi e ombre; a questi fanno da cornice un'introduzione (In limine) e una conclusione (Riviere)Eugenio Montale,Ossi di seppia, in Giorgio Zampa (a cura di), Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 2020.. Alcuni critici (per esempio Mengaldo) hanno notato, nella struttura delle raccolte montaliane, un alternarsi di serie di liriche brevi e di testi più diffusi. Questo negli Ossi vale relativamente: più che di un susseguirsi di forme definite, si potrebbe parlare di un alternarsi musicale di movimenti più distesi e meditativi (come l'"adagio" di una sonata) e di sprazzi fulminei di immagini simboliche (come il "presto" o lo "scherzo"). Ecco l'indice completo della raccolta (i titoli in corsivo costituiscono in realtà il primo verso del componimento):
In limine Godi se il vento ch'entra nel pomario
Movimenti I limoni Corno inglese Falsetto Minstrels Poesie per Camillo Sbarbaro I. Caffè a Rapallo II. Epigramma Quasi una fantasia Sarcofaghi Dove se ne vanno le ricciute donzelle Ora sia il tuo passo Il fuoco che scoppietta Ma dove cercare la tomba Altri versi Vento e bandiere Fuscello teso dal muro
Ossi di seppia Non chiederci la parola che squadri da ogni lato Meriggiare pallido e assorto Non rifugiarti nell'ombra Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida (dedicata a Boris Kniaseff) Mia vita, a te non chiedo lineamenti Portami il girasole ch'io lo trapianti Spesso il male di vivere ho incontrato Ciò che di me sapeste Là fuoriesce il Tritone So l'ora in cui la faccia più impassibile Gloria del disteso mezzogiorno Felicità raggiunta, si cammina Il canneto rispunta i suoi cimelli Forse un mattino andando in un'aria di vetro Valmorbia, discorrevano il tuo fondo Tentava la vostra mano la tastiera La farandola dei fanciulli sul greto Debole sistro al vento Cigola la carrucola del pozzo Arremba su la strinata proda Upupa, ilare uccello calunniato Sul muro grafito
Mediterraneo A vortice s'abbatte Antico, sono ubriacato dalla voce Scendendo qualche volta Ho sostato talvolta nelle grotte Giunge a volte repente Noi non sappiamo quale sortiremo Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale Potessi almeno costringere Dissipa tu se lo vuoi
Meriggi e ombre I Fine dell'infanza L'agave su lo scoglio O rabido ventare di scirocco Ed ora son spariti i circoli d'ansia S'è rifatta la calma Vasca Egloga Flussi Clivo
II Arsenio
III Crisalide Marezzo Casa sul mare I morti Delta Incontro
Riviere Riviere
Temi Tematicamente, la raccolta appare come la risposta negativa e parodistica all'Alcyone dannunziano, ovvero il diario di un'estate alle Cinque Terre (Riviera Ligure). Il rovesciamento è centrato sulla figura del mare e sul rapporto ambiguo di attrazione/repulsione che il poeta ne intesse. Il titolo Ossi di seppia allude infatti allo scheletro dell'animale marino che dopo la morte galleggia sulle onde ed è trascinato a riva tra gli scarti delle profondità acquatiche, come "inutile maceria". Simbolo della maturità (profondità; orizzonte lontano e indefinibile), il mare rigetta spolpato di senso colui (l'adolescente) che esso ha assorbito nella sua fascinazione. Montale dunque affronta il tema del tempo – il tempo della vita – riducendolo a simbolo dell'alienazione e del male ("il male di vivere"), mentre D'Annunzio lo ferma in un gesto panico di ricreazione mitologica, dialogando con le divine manifestazioni del vitalismo naturaleLuigi Blasucci, Percorso di un tema montaliano: il tempo, Italianistica, XXXI (2002), n. 2/3, pp.35-49.
Il male diventa così il controcanto (quasi leopardiano) di una vita scialba, inconsistente e dell'ispirazione del primo Montale: il male della "necessità" che ci stringe e la cui unica alternativa è il caso, o il "miracolo" di un'apparizione (la figura femminile) che non è comunque riservato a noi. La critica parla, a questo proposito, di posizioni pre-esistenzialiste. Ma l'impressione di chi legge non è mai l'angoscia e la negatività emotiva: ciò che si percepisce è soprattutto la ricchezza – ancora una volta "musicale" – di cose e di termini. Scrive Pier Vincenzo Mengaldo: «… l'individuo che non riesce a vivere, a rigore neppure ad essere, proprio per ciò è massimamente capace di vedere e registrare; e la vita che non dà senso globale proprio per ciò è aggredita, non solo catalogata nei suoi aspetti fenomenici con una straordinaria aderenza al pullulare dei dati concreti e una vera e propria furia di nominazione. Ecco allora che contenuti dominati dal senso della negatività e della disgregazione vengono detti in uno stile niente affatto disgregato e smozzicato, anzi quanto mai compatto, assertivo, deciso, insomma eloquente: la compresenza di uno spirito che nega e di una pronuncia fortemente asseverativa e rotonda, che già si era data in altri modi nei padri fondatori quali Leopardi e Baudelaire, torna negli Ossi ed è uno dei motivi primi della loro importanza, permanente.»Pier Vincenzo Mengaldo, «L’opera in versi» di Eugenio Montale, in Alberto Asor Rosa (a cura di), Letteratura italiana. Le opere. Vol. IV.I: Il Novecento. L’età della crisi, Torino, Einaudi, 1995.
Mentre Movimenti appartiene ancora al "protomontale" - con la comparsa di suggestioni filosofiche di tipo contingentista (I limoni e Falsetto) – nei Sarcofaghi domina il tema dell'infanzia e dell'adolescenza, e dei loro miti dai quali è necessario staccarsi, anche se l'esito è la condizione dolorosa di una maturità alienante (Dove se ne vanno le ricciute donzelle). Fondamentale è la sezione Ossi di seppia: tra le allucinanti apparizioni di un universo in crisi che è sempre sul punto di dissolversi, Montale attua una costruzione filosofica di significato fenomenologico ed esistenziale (Non chiederci la parola; Meriggiare pallido e assorto; Spesso il male di vivere ho incontrato; Cigola la carrucola del pozzo). In Mediterraneo viene in piena luce il tema del mare, sviluppato sul piano del rapporto esistenziale tra adolescenza e maturità (Scendendo qualche volta). Con Meriggi e ombre Montale "ripercorre idealmente la storia della propria vita" (A. Marchese) da Fine dell'infanzia ad Arsenio, che rappresenta il contributo montaliano alla figura novecentesca dell'antieroe e per la cui comprensione la critica rimanda alla lettura del Consalvo di Leopardi.
Mediterraneo
La sezione Mediterraneo, composta nel 1924, rappresenta il nucleo centrale e più maturo degli Ossi di seppia. A differenza delle altre sezioni, non è una raccolta di liriche indipendenti, ma un poemetto unitario suddiviso in nove movimenti strettamente concatenati tra loro. Questa struttura conferisce all'opera un forte taglio narrativo, con un protagonista (l'io lirico) che compie un percorso di evoluzione spirituale e psicologica attraverso il dialogo con l'elemento marinoRomano Luperini, Montale o l'identità negata, Liguori, Napoli, p. 36..
Dal punto di vista stilistico, la coesione interna è garantita da richiami lessicali e isotopie. Molti movimenti iniziano con un verbo d'azione (come “scendendo”, “ho sostato”, “giunge”) e si chiudono con l'uso del deittico “questo”, che àncora la riflessione alla realtà immediata. Il passaggio dai tempi verbali al passato nei primi quattro movimenti al presente e al futuro nella seconda parte, segna e coincide con il passaggio dall'infanzia mitica alla consapevolezza dell'età adulta. Il mare non è un semplice sfondo paesaggistico, ma un vero e proprio personaggio-interlocutore a cui Montale si rivolge col nome di “Antico”, poiché vi intravede un antenato cosmico che rappresenta l'unità originaria di tutte le cose. A differenza della tradizione francese che spesso associa il mare alla figura materna (la mer/la mère), Montale lo invoca esplicitamente come figura paterna Massimo Lollini, Il Mediterraneo dalla contingenza metafisica di Montale all’apertura etica di Saba, in Claude Cazalé Bérard, Pierre Girard e Susanna Gambino-Longo (a cura di), La mer dans la culture italienne, Paris, Presses Universitaires Paris Ouest, 2009, p. 363.
Questo mare-padre è portatore di una “legge severa” e rischiosa, che lo rende contemporaneamente vasto, diverso e fisso. Il rapporto dell'io con il mare è segnato da un'ambivalenza profonda, che vede da un lato il rimpianto per l'armonia perduta dell'infanzia (vale a dire, l'unione panica), e dall'altro la necessità di distaccarsi da esso per raggiungere l'autodeterminazione sulla terra ferma. Il mare, nella sua “disumanità” e indifferenza, finisce per respingere l'uomo, rigettandolo sulla riva come un detrito inutile o un “osso di seppia”Angelo Tonelli, Micropaesaggi e sfumature orfiche nel primo Montale, in Paola Polito e Antonio Zollino (a cura di), «Paesaggio ligure e paesaggi interiori nella poesia di Eugenio Montale, Firenze, Olschki, 2011, p. 140-148.