Il raid a Los Baños (in filippino: Pagsalakay sa Los Baños) ebbe luogo nelle Filippine, venerdì 23 febbraio 1945, e venne eseguita da una task force comprendente paracadutisti dell'Esercito statunitense e guerriglieri filippini, che liberarono 2 147 prigionieri civili e militari alleati da un campo d'internamento giapponese. I 250 giapponesi di guarnigione al campo non riuscirono ad opporsi al raid, che venne celebrato come una delle operazioni di recupero prigionieri di maggior successo nella storia militare moderna. Fu il secondo assalto di precisione compiuto da forze statunitensi e filippine nel giro di un mese: il primo fu il raid a Cabanatuan, sempre sull'isola di Luzon, avvenuto il 30 gennaio e che portò alla liberazione di 522 uomini.
Gli antefatti Sin dallo sbarco a Lingayen da parte della 6ª Armata e a Nasugbu, vicino a Batangas, da parte dell'8ª Armata statunitensi, rispettivamente il 9 e il 31 gennaio 1945, con l'intento di riprendere Luzon, l'Esercito imperiale giapponese venne costantemente respinto e messo alle strette. Ben presto, filtrarono notizie al comando alleato relative a uccisioni da parte nipponica di civili innocenti e di prigionieri di guerra durante le ritirate.
Il generale Douglas MacArthur era profondamente turbato per il possibile destino di migliaia di prigionieri che erano stati internati dai giapponesi nei vari campi su Luzon, sin dai primi giorni della guerra del Pacifico. C'era molta preoccupazione che, con l'avvicinarsi del fronte ai campi di prigionia, i prigionieri potessero essere uccisi. Precedentemente, alcuni coraggiosi raid su campi di prigionia erano stati portati a termine con successo, come quello a Cabanatuan o quelli durante la battaglia di Manila, al campus universitario di Santo Tomas e alla Nuova Prigione di Bilibid.
Il campo di internamento di Los Baños Il campo di internamento di Los Baños, nella provincia di Laguna, era situato nell'area delle Scuole di agricoltura e silvicoltura, oggi parte dell'Università delle Filippine a Los Baños, estesa per 240 000 metri quadri, tra le pendici del monte Makiling e il lago Laguna de Bay. Il campo venne realizzato nei pressi del memoriale Baker Hall dal primo gruppo di 800 uomini condotto lì nel maggio 1943. Nel dicembre seguente, altri 200 uomini giunsero dal campo di prigionia di Santo Tomas, seguiti da ulteriori 500 nell'aprile 1944 e da 150 nel dicembre successivo.
Circondati da recinzioni di filo spinato, i prigionieri vivevano suddivisi a gruppi in capanne dal tetto di paglia e provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Italia e Canada. Tranne undici infermiere della Marina statunitense, agli ordini di Laura M. Cobb,. e alcuni marinai, quasi tutti gli internati erano civili: uomini d'affari, insegnanti, banchieri e missionari catturati dai giapponesi.
Durante la prigionia, gli internati avevano formato un Comitato Esecutivo per accordarsi con le guardie con l'intento di ottenere un'autogestione e qualunque margine di libertà o concessioni che le autorità giapponesi avessero concesso loro. Ciò nonostante, gli internati dovettero affrontare la scarsità di razioni di cibo e di abiti, pessime condizioni abitative e sanitarie, nonché le tendenze sadistiche delle guardie.
Il primo comandante del campo, il maggiore Tanaka, era considerato dai prigionieri "ragionevolmente giusto" per come trattava gli stessi. In seguito, fu sostituito dal maggiore Urabe, anche lui ritenuto un ufficiale ragionevole. Nel luglio 1944, venne sostituito a sua volta da un terzo comandante, il maggiore T. Iwanaka, un uomo considerato crudele. "Agli internati, Iwanaka appariva afflitto da ciò che oggi sarebbe definito demenza. Egli lasciò le operazioni quotidiane a Los Baños ad un subordinato, il sottufficiale Sadaaki Konishi. Entrambi parevano inclini ad infliggere più sofferenze possibile agli internati". To the internees, Iwanaka appeared afflicted with what would today be called dementia. He left the day-to-day operations of Los Baños to a subordinate, Warrant Officer Sadaaki Konishi. Both seemed inclined to inflict as much suffering upon the internees as possible. Ad inizio 1945, le condizioni del campo divennero infernali, con ancora meno cibo e abusi crescenti, secondo le indicazioni del sottufficiale Sadaaki Konishi.
L'operazione L'11ª Divisione Aviotrasportata statunitense, agli ordini del maggior generale Joseph May Swing, giunse nel sud-est Pacifico a metà 1944. Prima di prendere parte all'invasione di Leyte in ottobre, la divisione portò a termine un periodo di addestramento in Nuova Guinea. Assieme alla 503ª Squadra Reggimentale Paracadutista da Combattimento, erano l'unica unità di paracadutisti statunitensi nel teatro del Pacifico. Dopo Leyte, il 188º Reggimento di Fanteria Alianti sbarcò a Nasugbu con l'8ª Armata, il 31 gennaio, mentre il 511º Reggimento di Fanteria Paracadutista si lanciò sul pendio presso Tagaytay, il 3 febbraio.
Lo stesso giorno, il 3 febbraio 1945, Swing fu incaricato di organizzare una missione per il recupero degli internati a Los Baños, circa a 30 km al di là delle linee giapponesi. Tuttavia, con l'11ª Divisione Aviotrasportata impiegata in una serie di intensi scontri a sud di Manila e con la risoluta resistenza che i giapponesi apponevano al campo d'aviazione Nichols e al Forte William McKinley, l'impiego immediato dei paracadutisti per l'operazione di salvataggio era fuori questione. Come soluzione ad interim, Swing ordinò ai suoi subordinati di realizzare un piano che potesse essere attuato al primo momento utile, compito affidato al colonnello dell'intelligence Henry J. Muller. Di conseguenza, il 18 febbraio, la principale unità designata per portare a termine la missione, il 1º Battaglione del 511º Reggimento di Fanteria Paracadutista, agli ordini del maggiore Henry Burgess, venne trasferito dalla sua posizione sul campo di battaglia lungo la Linea Genko, un sistema fortificato di casematte interconnesse e postazioni anticarro che correva attraverso Las Piñas, a sud di Manila, e inviato a Parañaque, per riposare e riorganizzarsi.
Per il 20 febbraio 1945, le condizioni su Luzon divennero favorevoli, permettendo quindi alle unità selezionate di essere ritirati dal combattimento e informati sulla loro missione. Venne poi loro ordinato di prepararsi, poiché l'inizio del raid era pianificato per le ore 07:00 del 23 febbraio. La prima manovra di superamento delle linee giapponesi venne affidata, dal comandante del 511º Reggimento, il tenente colonnello Edward Lahti, alla Compagnia B del 1º Battaglione, agli ordini del tenente John Ringler, assieme ad un plotone, comandato del sottotenente Walter Hettinger, della Compagnia Mitragliatrice Leggera di stanza al Quartier Generale. Il 188º Reggimento di Fanteria Alianti del colonnello Robert Soule ricevette forse il compito più pericoloso: tentare di respingere un eventuale contrattacco giapponese lungo l'autostrada principale. Al bivacco nei pressi del fiume San Juan, infatti, vi erano dagli 8 000 ai 10 000 soldati nipponici dell'8ª Divisione "Tigre", comandata dal tenente generale Shizuo Yokoyama. Il collegamento con i guerriglieri Gli svariati gruppi di guerriglieri filippini operanti nelle vicinità di Los Baños giocarono un ruolo fondamentale per il successo della liberazione del campo. Durante la guerra partigiana contro i giapponesi, venne formato un comando combinato di guerriglieri a partire dell'ormai defunto comando delle Forze Statunitense nell'Estremo Oriente (USAFFE), che era a capo delle forze non convenzionali delle Filippine, rinominandolo Comando Generale di Guerriglia di Luzon, agli ordini del maggiore statunitense Jay D. Vanderpool.
Sotto il Comando Generale, uno dei gruppi più attivi era quello dei guerriglieri Cacciatori ROTC (Reserve Officers Training Corp, Corpo d'Addestramento degli Ufficiali di Riserva), originariamente composto da ex-cadetti dell'Accademia Militare delle Filippine assieme proprio ad alcuni ROTC e a studenti universitari, agli ordini del colonnello Frank Quesada. Altre formazioni, inclusi i Guerriglieri del Presidente Quezon (PQOG, comandati dal colonnello Fil Avanceña), l'Unita Leone Rosso, il 48º Squadrone filippino-cinese e il gruppo di Hukbalahap di Villegas, ricevettero ordini di eseguire operazioni coordinate, legate al raid a Los Baños.
Il piano Molto prima dell'arrivo delle forze statunitensi nella provincia, i guerriglieri condussero operazioni d'intelligence per ottenere informazioni precise sui prigionieri a Los Baños e sulla composizione delle guardie del campo. Molti internati erano amici di lunga data delle famiglie dei partigiani già prima del conflitto. Le informazioni ottenute dal tenente colonnello filippino Gustavo Inglés, designato come coordinatore tra i guerriglieri stessi e l'11ª Divisione Aviotrasportata, furono condivise con lo staff di Swing, di cui facevano parte i colonnelli Henry Muller e Douglas Quandt, oltre ad altri pianificatori, che definirono finemente la strategia finale.
Il 12 febbraio, Freddy Zervoulakos, un diciannovenne greco-filippino, riuscì ad uscire di nascosto dal campo e prendere contatto con i guerriglieri. Venne poi spedito indietro, nel campo, con la promessa che ben presto i prigionieri sarebbero stati liberati. Una settimana dopo, un altro fuggitivo, un ingegnere civile di nome Pete Miles, diede ulteriori informazioni di valore ai pianificatori, inclusa la routine quotidiana del campo, dettagli sulla posizione delle truppe e l'esatta posizione degli internati. Queste informazioni furono fondamentali per lo staff di Swing e permise di stabilire quattro fasi del piano, che avrebbero coinciso temporalmente con il periodo in cui i carcerieri facevano il loro esercizio quotidiano, che i giapponesi eseguivano senza vestiti, equipaggiamento o armi. In questo modo i liberatori avrebbero ridotto il rischio di scontro a fuoco e i pericoli conseguenti per i prigionieri. Inoltre, due tenenti statunitensi effettuarono una ricognizione della zona di lancio dei paracadutisti assieme ad alcuni guerriglieri e ai due prigionieri fuggiti.
Il piano congiunto tra Esercito statunitense e forze guerrigliere era suddiviso come segue: La Fase 1 sarebbe iniziata con l'attraversamento, due notti prima del raid, delle linee giapponesi sul lago Laguna de Bay da parte di un plotone da ricognizione dell'11ª Divisione Aviotrasportata, agli ordini del tenente George Skau, assieme a venti guerriglieri filippini che sarebbero state le loro guide e usando dei banca (barche da pesca locali). Alle ore 07:00 del 23 febbraio, la squadra di Skau doveva segnare con fumogeni le zone di lancio per i paracadutisti e di atterraggio per gli alianti. Nel frattempo, le altre quattro squadre del plotone di Skau, agli ordini dei sergenti Martin Squires, Terry Santos, Cliff Town e Robert Angus, avrebbero dovuto assaltare il cancello principale del campo da direzioni diverse e neutralizzare le guardie, simultaneamente all'attacco da più direzioni dei guerriglieri del 45º Reggimento Cacciatori ROTC di Inglés che, nel frattempo, avrebbero circondato il campo entro l'orario previsto. Nella Fase 2, la Compagnia B, 1º Battaglione, 511º Reggimento di Fanteria Paracadutista, guidata dal tenente John Ringler, con il supporto del plotone mitragliatrici del sottotenente Walter Hettinger, si sarebbe paracadutata sulle zone di lancio, riunendosi poi con l'unità di guerriglieri Hukbalahap per neutralizzare le guardie del campo rimaste e mettere al sicuro gli internati.