La guerra di confine Etiopia-Somalia del 1964, nota anche come prima guerra dell'Ogaden, fu un conflitto intercorso tra il gennaio e l'aprile 1964 e che vide contrapposte la neonata Repubblica Somala, indipendente dal 1960, e l'Impero d'Etiopia.
Il conflitto si originò dallo scoppio, nel 1963, di una vasta rivolta separatista anti-etiope nella regione dell'Ogaden, abitata prevalentemente da somali che ambivano al ricongiungimento con la Somalia indipendente. La feroce repressione della rivolta intrapresa dalle truppe imperiali etiopi causò un rapido declino delle relazioni tra Etiopia e Somalia, portando ad alcuni sporadici incidenti di frontiera già alla fine del 1963 degenerati poi in una guerra aperta nel gennaio 1964. Mentre entrambi i governi proclamavano lo stato di emergenza l'8 febbraio 1964, le rispettive forze armate si affrontavano in una serie di duri combattimenti lungo il confine, in particolare nella regione dello Haud, impiegando anche aerei da combattimento e armamenti pesanti.
Dopo vari tentativi di cessate il fuoco promossi dall'Organizzazione dell'unità africana, il 30 marzo i due belligeranti raggiunsero un accordo di tregua grazie alla mediazione del Sudan, accordo che portò a una completa cessazione delle ostilità e ripristino dello status quo ante bellum il 2 aprile seguente. In virtù dell'accordo tra Etiopia e Somalia le rispettive forze militari furono ritirate dalle zone di confine, ma i tentativi di raggiungere una pace duratura andarono a vuoto e, tredici anni più tardi, i due Stati sarebbero tornati ad affrontarsi nuovamente in una guerra su vasta scala, la guerra dell'Ogaden.
Antefatti La questione dell'Ogaden
Dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, i leader somali della regione dell'Ogaden in Etiopia avanzarono ripetutamente richieste di autodeterminazione, che vennero però ignorate sia dall’Etiopia che dalle Nazioni Unite.
Dopo l'indipendenza e l'unificazione tra la Somalia britannica e l'Amministrazione fiduciaria della Somalia il 1º luglio 1960, uno degli obiettivi principali della neonata Repubblica Somala divenne l'unificazione di tutti i territori abitati da somali e la creazione della cosiddetta "Grande Somalia", che includeva la regione dell'Ogaden. Dopo la fondazione della Somalia indipendente, il governo etiope, intuendo l'incombente minaccia somala, inviò nell'agosto 1960 truppe per istituire basi militari nell'Ogaden, sfollando e uccidendo centinaia di somali che costituivano la maggioranza etnica del territorio. Sebbene le truppe di Addis Abeba (che rappresentavano di fatto l'unica presenza etiope significativa nella regione) non fossero ben accolte dalla popolazione, sarebbero passati altri due anni prima che la ribellione su vasta scala iniziasse nella regione. In questo periodo il governo etiope pose fine ai diritti di pascolo per molti nomadi somali, aggravando notevolmente le ostilità; dopo una serie di attacchi contro i nomadi che provocarono azioni di autodifesa da parte della popolazione locale, iniziarono a scoppiare scontri tra le forze armate etiopi e somale, scontri che sarebbero progressivamente culminati nella guerra del 1964.
Nell'aprile del 1961, circa 100 rifugiati somali fuggirono ad Hargeisa da Degehabur nella regione dell'Ogaden, segnalando che l'esercito etiope aveva circondato la città e mitragliato i suoi residenti causando la morte di oltre 150 somali; si ritiene che questo atto fosse stato una rappresaglia a una petizione dei leader somali locali che chiedevano l'autodeterminazione. Nello stesso anno il ministro della difesa somalo Ali Ismail Yacqub autorizzò incursioni in territorio etiope, prendendo di mira e distruggendo diverse basi etiopi vicino al confine; questi scontri portarono a un totale di circa 100 vittime da ambo le parti. Tale situazione instabile venne esacerbata quando i commissari distrettuali somali nell'Ogaden vennero sostituiti da funzionari etiopi, intensificando le preoccupazioni su una potenziale "etiopizzazione" della popolazione somala della zona. Nel 1963 il governo somalo avrebbe fornito aiuti ai ribelli anti-etiopi nel corso della rivolta di Bale, scoppiata nella Provincia di Bale e che vide contrapposte le locali popolazioni somale e oromo alle truppe dell'Impero etiope.
La rivolta somala del 1963
Il 16 giugno 1963, il governo etiope iniziò per la prima volta a tentare di riscuotere le tasse nella regione dell'Ogaden, irritando notevolmente una popolazione somala già scontenta, abituata a vivere senza tasse da secoli. A Hodayo, un luogo di villeggiatura a nord di Uardere, 300 uomini scelsero un ex funzionario pubblico di nome Mukhtal Dahir per guidare un'insurrezione contro gli etiopi, denominando il loro movimento "Nasrallah" o "Fronte di liberazione dell'Ogaden"; tale organizzazione avrebbe costituito la base del futuro Fronte di liberazione della Somalia occidentale. Alcuni dei gruppi guerriglieri somali dell'Ogaden erano equipaggiati dal governo somalo, sebbene Dahir avrebbe in seguito affermato che l'unico supporto sostanziale che aveva ricevuto dalla Somalia aveva riguardato la cura dei feriti e l'accoglienza dei rifugiati.
Per diversi mesi l'insurrezione somala combatté contro l'esercito etiope, aumentando da appena 300 a circa - insorti (le stime variano notevolmente) e formando alla fine un "governo di liberazione". Molti somali dell'Ogaden, in origine neutrali nella contesa, si schierarono con i ribelli dopo la perdita di parenti, mandrie e case nelle incursioni di rappresaglia etiopi sui loro villaggi di confine. Al suo apice, le forze combinate degli insorti controllavano quasi il 70% della regione dell'Ogaden; principalmente, le loro operazioni furono condotte nelle province di pianura di Hararghe e Bale in Etiopia.
Il sorprendente successo iniziale delle insurrezioni somale è attribuito al vantaggio territoriale offerto dall'Ogaden, ideale per le tradizionali tattiche di guerriglia mordi e fuggi e che poneva le truppe meccanizzate in una posizione di grande svantaggio. Gli insorti affinarono le loro abilità nel tendere imboscate ai convogli militari, portando l'Esercito etiope a limitare le sue operazioni ai centri amministrativi della regione; questi centri furono fortificati e protetti da pattuglie motorizzate, che furono ripetutamente attaccate dai ribelli che cercavano di ottenere armi. La prestazione mediocre offerta dall'Esercito etiope contro gli insorti rafforzò la fiducia di questi ultimi, incoraggiandoli a espandere le loro attività; tuttavia, le loro tattiche mordi e fuggi alla fine si rivelarono insufficienti per indebolire il controllo strategico dell'Impero etiope sull'Ogaden.
Il governo di Addis Abeba sostenne che il conflitto era il risultato delle azioni di banditi armati arrivati da oltre confine dalla Somalia, per molestare l'Etiopia e costringerla a cedere una larga fetta del territorio etiope. Il governo somalo negò ripetutamente di aver ispirato o fomentato i disordini in Ogaden e, nonostante le accuse del governo etiope, era ampiamente riconosciuto che l'esecutivo di Mogadiscio non poteva affermare alcun controllo reale sugli insorti dell'Ogaden: i ribelli stessi avevano chiarito di non essere disposti a prendere ordini da Mogadiscio, nonostante ne desiderassero il riconoscimento. Un rapporto della CIA presentato al presidente degli Stati Uniti Lyndon B. Johnson concluse che «le autorità somale non mostrano alcuna capacità di controllare le tribù somale le cui incursioni in Ogaden fanno infuriare gli etiopi».
La repressione della rivolta e i primi scontri al confine
Nell'agosto del 1963 le forze etiopi si riorganizzarono: la Terza divisione dell'Esercito imperiale lanciò un'offensiva attraverso l'Ogaden avanzando con relativa facilità, aiutata da una campagna di attacchi aerei della durata di otto settimane contro obiettivi somali su entrambi i lati del confine e dall'inesperienza della guerriglia. Nonostante avesse ripreso il controllo di vaste porzioni della regione, la Terza divisione non fu tuttavia in grado di stroncare del tutto l'insurrezione. Gli osservatori internazionali riferirono che almeno 500 persone da entrambe le parti erano state uccise nei combattimenti.
L'imperatore etiope Hailé Selassié rispose all'insurrezione con misure brutali e repressive contro i somali dell'Ogaden. Il governo etiope iniziò a organizzare spedizioni punitive ai danni dei nomadi somali, consistenti nella distruzione totale o nella confisca del bestiame nelle comunità pastorali.. La più grave di queste rappresaglie fu quella contro la città di Degehabur, tradottasi in quello che divenne noto localmente come il "massacro di Kanone": Degehabur fu bombardata dall'artiglieria etiope da un'altura vicina, e una serie di omicidi vennero compiuti quando le truppe dell'esercito entrarono in seguito nell'insediamento. In un altro incidente degno di nota, a seguito dell'attività ribelle nella città di Shilabo l'Esercito etiope bloccò e bombardò l'insediamento per punire gli abitanti. La notizia di queste repressioni esacerbò le relazioni già deteriorate tra Somalia ed Etiopia, e scontri tra le rispettive forze armate iniziarono a scoppiare tra la fine del 1963 e l'inizio del 1964. Sebbene il governo e l'esercito somali di recente formazione fossero deboli, si sentirono pressati e obbligati a rispondere a ciò che i cittadini somali ampiamente percepivano come l'oppressione dei propri fratelli da parte dell'occupazione militare etiope. Verso la fine dell'autunno del 1963, piccole unità di soldati somali avrebbero iniziato a unirsi e ad operare con gli insorti somali dell'Ogaden, sebbene secondo alcuni autori non ci siano prove certe di ciò.
Nel novembre del 1963, il governo somalo firmò un accordo con l'Unione Sovietica per iniziare a lavorare alla creazione di forze armate con un organico di uomini, quadruplicando di fatto le dimensioni dell'Esercito nazionale somalo dell'epoca e allarmando notevolmente il governo etiope.
Forze in campo Somalia Composto da sette battaglioni, l'Esercito nazionale somalo era poveramente equipaggiato e metteva in campo solo uomini all'inizio della guerra. Il parco veicoli corazzati dell'esercito era ridotto a cinque carri armati Comet e diverse autoblindo di origine britannica.
Nel 1964 l'Aeronautica militare somala possedeva solo limitate capacità di combattimento, visto che la sua linea di volo si riduceva ad alcuni aerei da carico Douglas C-47 Dakota/Skytrain, usati per il trasporto truppe e per missioni di ricognizione, e alcuni aerei d'addestramento de Havilland DH.100 Vampire, impiegati in missioni di combattimento aereo.
Etiopia All'inizio del 1964, l'Esercito imperiale etiopico metteva in campo una forza approssimativa di o uomini; il parco veicoli corazzati comprendeva diversi carri armati leggeri M24 Chaffee e veicoli trasporto truppe M75 di origine statunitense.
Allo scoppio della guerra, l'Aviazione militare etiope era l'unica aeronautica dell'Africa subsahariana a possedere e operare i caccia statunitensi North American F-86 Sabre, intensamente impiegati anche in missioni di attacco al suolo e supporto aereo ravvicinato alle truppe; aerei d'addestramento Lockheed T-33 Shooting Star erano poi impiegati in missioni di dimostrazione di forza e di ricognizione aerea.
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