Linsurrezione islamista in Burkina Faso si sviluppò a partire dall'agosto 2015, nel quadro generale della più ampia insurrezione islamica nel Maghreb e come diretta derivazione del conflitto in corso nel confinante Mali.
Nazione a maggioranza islamica dell'Africa occidentale, cronicamente instabile dal punto di vista politico e afflitta da una lunga successione di colpi di Stato e governi autoritari, il Burkina Faso era inizialmente rimasto estraneo alle insurrezioni armate portate avanti, nei primi anni 2000, dai gruppi islamisti e jihadisti nella regione del Sahel. Dall'agosto 2015 tuttavia, sfruttando il periodo di instabilità interna dato dalla fine del regime dittatoriale di Blaise Compaoré e dall'insediamento di un governo democratico sotto Roch Marc Christian Kaboré, gruppi armati islamisti iniziarono a condurre azioni armate sul territorio burkinabè infiltrandosi, in particolare, attraverso la lunga frontiera con il Mali, paese dove questi gruppi erano attivi da anni. L'attore principale dell'insurrezione era rappresentato da un variegato raggruppamento di formazioni fedeli al movimento internazionale di Al Qaida, riuniti dal 2017 nell'unitario Gruppo di Sostegno all'Islam e ai musulmani (Jamaʿat Nuṣrat al-Islām wa-l muslimīn o JNIM) attivo in tutto il Sahel; all'insurrezione parteciparono inoltre gruppi affiliati allo Stato Islamico (attivi soprattutto nell'est del paese) e formazioni autoctone burkinabè come Ansarul Islam (attivo soprattutto nel nord).
Le Forze armate del Burkina Faso condussero svariate operazioni di controinsorgenza grazie al sostegno armato della Francia, ma senza successo: i gruppi jihadisti estesero lentamente la portata e la profondità delle loro operazioni, conducendo frequenti attacchi tanto alle basi militari e alle caserme di polizia quanto ai villaggi inermi, compiendo sanguinosi massacri di civili al fine di dimostrare l'incapacità del governo nel garantire la sicurezza nazionale e minarne l'autorità presso la popolazione. Il conflitto innescò faide, rappresaglie e scontri tra le molteplici etnie del Burkina Faso, in particolare dopo la decisione del governo di appoggiarsi a milizie di autodifesa reclutate tra la popolazione civile per mantenere l'ordine nelle zone rurali: scarsamente controllate, le milizie (come del resto le stesse forze di sicurezza governative) si abbandonarono spesso a massacri indiscriminati non meno sanguinosi di quelli perpetrati dai jihadisti. Il nuovo governo del capitano Ibrahim Traoré, salito al potere nel settembre 2023 dopo un ennesimo colpo di Stato, rovesciò il sistema di alleanze del Burkina Faso, cacciando le truppe francesi nel febbraio 2023 e accogliendo al loro posto istruttori e armamenti forniti dalla Russia, ma la situazione del paese rimase altamente instabile: secondo alcune stime, nel giugno 2022 il governo burkinabè aveva ormai perso il controllo di circa il 40% del paese, in particolare nelle regioni settentrionali e orientali; i jihadisti riuscirono spesso a bloccare e assediare intere città, garantendosi libertà di movimento nelle zone rurali.
Antefatti La situazione interna del Burkina Faso
Colonia della Francia indipendente dal 1960, il Burkina Faso è caratterizzato da una popolazione composta per più del 63% da musulmani, con percentuali minori di cristiani (20% cattolici, 6% protestanti), animisti (9%) e altri; da un punto di vista etnico il paese è abitato principalmente da Mossi (il 52% degli abitanti totali), ma comprende una gran varietà di gruppi più piccoli tra cui i Fulani, i Gourmantché, i Bobo, i Gurunsi, i Tuareg e altri. Storicamente il paese è stato interessato da un'estesa interferenze delle forze armate nella vita politica, con una lunga successione di colpi di Stato: tra il 1960 e il 1987, tutti e sei i Presidenti del Burkina Faso succedutisi nella carica furono deposti a seguito di sollevazioni dei militari.
Una certa stabilità fu raggiunta solo quando, nel 1987, Blaise Compaoré salì al potere dopo l'ennesimo golpe: Compaoré resse il Burkina Faso per i successivi 27 anni, imponendo sul paese un regime autoritario caratterizzato da elezioni pilotate, arresti e omicidi di oppositori politici e giornalisti, e repressione violenta delle manifestazioni di protesta. Il regime di Compaoré ebbe tuttavia una brusca fine nell'ottobre 2014: il tentativo promosso dal presidente di emendare la costituzione per potersi ripresentare alle elezioni previste per l'anno successivo portò a estese e violente manifestazioni di piazza, con i militari che finirono con lo schierarsi dalla parte degli oppositori. Compaoré rassegnò le dimissioni e si recò in esilio all'estero; dopo vari dissidi interni ai vertici militari, venne nominato un governo di transizione civile il quale, sopravvissuto in qualche modo a un tentativo di golpe nel settembre 2015 da parte di ufficiali dell'esercito scontenti, traghettò il paese nel novembre seguente alle elezioni. Roch Marc Christian Kaboré divenne quindi il primo presidente burkinabè dai tempi dell'indipendenza a giungere al potere tramite elezioni democratiche.
Il jihadismo nel Maghreb e nel Sahel
L'instabilità politica del Burkina Faso favoriva la penetrazione dei gruppi armati fondamentalisti islamici, che nel corso degli anni 2000 avevano dato luogo a una forte espansione in tutta l'area del Maghreb e del Sahel. Una delle organizzazioni armate più importanti era rappresentata dal "Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento", un elemento scissionista del Gruppo Islamico Armato dell'Algeria e sopravvissuto alla conclusione della sanguinosa guerra civile algerina ritirandosi nelle regioni meridionali del Sahara algerino; affiliatosi al movimento internazionale di Al Qaida nel 2006 e rinominatosi Al-Qaida nel Maghreb islamico (AQMI), sotto la spinta delle operazioni antiterrorismo algerine il gruppo iniziò a dirigersi verso gli instabili Stati a sud dell'Algeria, estendendo le sue azioni su scala regionale.
Lo scoppio nel 2012 della guerra in Mali fece da catalizzatore per i movimenti fondamentalisti: approfittando dell'insurrezione scatenata contro le autorità governative maliane dai separatisti tuareg del nord del Mali, vari gruppi armati fondamentalisti presero a formarsi nella zona, tra cui al-Murabitun e Ansar Dine; connessi in vario modo ad Al Qaida, nel 2017 questi due movimenti si sarebbero poi fusi con AQMI per dare vita all'unitario Gruppo di Sostegno all'Islam e ai musulmani o "Jamaʿat Nuṣrat al-Islām wa-l muslimīn" (JNIM). Alle operazioni in Burkina Faso avrebbe poi partecipato anche l'organizzazione terroristica internazionale dello Stato Islamico, tramite due delle sue affiliate locali: la "Provincia dell'Africa occidentale", nata nel 2015 tramite l'affiliazione allo Stato Islamico del gruppo fondamentalista nigeriano Boko Haram attivo nell'area del Lago Ciad; e la "Provincia del Sahel", nata anch'esso nel 2015 dopo una scissione violenta all'interno dell'organizzazione al-Murabitun tra quanti sostenevano l'alleanza con Al Qaida e quanti invece propendevano per l'affiliazione allo Stato Islamico.
Pur essendo tra i membri fondatori del G5 Sahel, un accordo di cooperazione stipulato nel febbraio 2014 tra cinque Stati del Sahel e rivolto anche a contrastare l'avanzata dei gruppi insurrezionali regionali, il governo burkinabè di Blaise Compaoré aveva stabilito vari contatti con i movimenti armati fondamentalisti per negoziare una sorta di patto di non aggressione con essi. Questa linea di condotta venne abbandonata dopo la deposizione di Compaoré nell'ottobre 2014, ma l'epurazione dai ranghi dell'esercito burkinabè degli elementi considerati come possibili golpisti lasciò le forze armate nazionali in uno stato di profonda disorganizzazione, rendendo il Burkina Faso vulnerabile agli attacchi dei gruppi armati.
Il conflitto L'insurrezione prende piede
Le prime avvisaglie del conflitto si verificarono nel corso del 2015. All'inizio di aprile militanti di al-Murabitun rivendicarono il rapimento di un funzionario di nazionalità romena che lavorava presso la miniera di Tambao nella Provincia di Oudalan, primo rapimento di un cittadino occidentale da parte di fondamentalisti islamici mai avvenuto sul territorio del Burkina Faso; il 25 agosto seguente un attacco di miliziani armati, non identificati precisamente ma indicati come membri del gruppo nigeriano Boko Haram, colpì una caserma nella cittadina di frontiera di Oursi nel nord del paese, causando la morte di un membro della Gendarmerie nationale burkinabè. Assalti su piccola scala contro stazioni di polizia e caserme proseguirono poi nei mesi seguenti, con sette attacchi registrati nel corso del 2015 nella sola Provincia di Oudalan, la più settentrionale del paese e collocata sul triplice confine tra Burkina Faso, Mali e Niger; il 9 ottobre 2015, invece, un gruppo di 50 miliziani attaccò con armi pesanti una base della gendarmeria burkinabè a Samorogouan, una città del sud vicina alla frontiera con il Mali: l'attacco causò la morte di tre gendarmi, un miliziano e un civile.
Tra il 2016 e il 2017 si assistette a un netto incremento delle azioni dei gruppi armati fondamentalisti. La sera del 15 gennaio 2016 un commando di uomini armati attaccò un ristorante e due hotel frequentati da stranieri nella capitale burkinabè, Ouagadougou, sparando sulla folla e prendendo ostaggi; gli attentati di Ouagadougou del 2016 lasciarono sul terreno 30 morti e 56 feriti, oltre a quattro terroristi uccisi. Nel respingere l'attacco e liberare gli ostaggi catturati, le forze di sicurezza burkinabè furono assistite da unità di forze speciali francesi appartenenti all'operazione Barkhane attiva nel vicino Mali, oltre che da specialisti delle forze armate statunitensi; Al-Qaida nel Maghreb islamico (AQMI) e al-Murabitun rivendicarono la responsabilità dell'attacco. Attacchi su piccola scala continuarono a intermittenza nel corso nel 2016 colpendo, in particolare, il dipartimento di Tin-Akoff nell'estremo nord del paese, ma la violenza conobbe un'impennata nel dicembre di quell'anno quando il predicatore Ibrahim Malam Dicko annunciò la nascita di Ansarul Islam, prima organizzazione jihadista autoctona del Burkina Faso. Il 16 dicembre il gruppo di Dicko rivendicò l'attacco con 40 miliziani a una postazione dell'esercito burkinabè a Nassoumbou, a circa 30 chilometri dal confine con il Mali, che causò la morte di dodici soldati; dopo aver inizialmente operato dal territorio maliano, tra il gennaio e il febbraio 2017 Ansarul Islam si insediò nella Provincia di Soum nel nord, zona di origine di Dicko.