La chiesa di Santo Stefano di Bergoglio fu un luogo di culto cattolico dell'antico borgo della città di Alessandria sulla sponda sinistra del fiume Tanaro. Bergoglio ebbe due differenti sviluppi urbanistici, l'uno, più anticoDall'VIII/IX secolo agli inizi del XII secolo. Risalgono al IX secolo le prime fonti documentate dell'esistenza degli insediamenti che formeranno poi Alessandria (cfr. ), e tra questi è citato anche Bergoglio. Secondo la Chronica Aquensis (cfr. ) del domenicano Iacopo d'Acqui (cfr. ) si evince che Bergoglio seguisse il rito ambrosiano e che l'arcivescovato di Milano vi vantasse una qualche giurisdizione temporale: Verum est quod Bergolium quantum ad officium sequitur ritum Ecclesiae Ambroxianae, solum quantum ad Ecclesiam principalem, quia Bergolium fuit de Diocesi Mediolanensi. Il borgo era fortificato con alcune torri e già con edifici religiosi come, appunto, una chiesa dedicata a santo Stefano tra le altre presenti. e verso le colline adiacenti alla città di Alessandria, sostituito dall'altro, successivoDal XII secolo sino al 1728. e posto più a valle sulla sponda del Tanaro, in fronte ad Alessandria. La dicotomia urbanistica che ne scaturì si rilesse anche sugli edifici di culto e quindi sulla chiesa di santo Stefano, che vide l'avvicendamento di due distinte fabbriche. Il convento annesso alla chiesa ospitò dalla fine del XII secolo i membri dell'ordine dei servi di Maria che vi rimasero fino alla prima metà del XVIII secolo.
In base agli accordi stipulati all'indomani del Trattato di Utrecht, Alessandria e Bergoglio, da secoli parte del ducato di Milano, vennero assorbiti dal regno di Sardegna. Con questo passaggio l'area della città di Alessandria fu interessata da un ampio e profondo mutamento del riassetto strategico-militare. Vittorio Amedeo II di Savoia, tra le numerose iniziative, volle la costruzione di una nuova cittadella militare e questo interamente a scapito dell'intero Bergoglio che, a partire dalla primavera del 1728, fu integralmente raso al suolo. La chiesa e il convento di santo Stefano furono i primi edifici di culto ad essere abbattuti, l'8 giugno 1728.
Storia Contesto storico geografico
Molti storici, tra cui Tristano Calco, Girolamo Ghilini, Giuseppe Antonio Chenna, Guglielmo Schiavina e Francesco Gasparolo sono pressoché unanimi nel considerare Bergoglio esistente già prima della fondazione di Alessandria: «[...] Questo luogo, dunque, avanti che Alessandria fosse fabbricata, si vedeva nella pianura della vicina collina fuori della porta dalla quale si cammina per Valenza [...]».
Un "primo" Bergoglio era, con molta probabilità, collocato geograficamente ai piedi della collina sulla strada di Valenza. Vi sono alcuni passaggi nel , di cui si tratterà in seguito, che determinato, seppur con poca precisione, la collocazione geografica del primo Bergoglio, anteriormente al 1071: «Ordiniamo che venga rifatta ed ampliata la via che passa per il Borgo vecchio di Borgoglio e per la Valle di Paolo, fino alla via che va dalla Valle, fino al pezzo di Vigna di Pietro»; ancora «sia rifatta ed allargata la via vecchia di Borgoglio fino alla Valle di Paolo»; e ancora «questo sobborgo o quartiere era anticamente localizzato ai piedi della Collina nel luogo attualmente denominato gli Altieni».
Prima chiesa È dunque in questo contesto geografico, nell'area sub-collinare nei pressi della "valle di Paolo", denominata successivamente Valle San Bartolomeo., che fu edificata la prima chiesa intitolata a santo Stefano. Con la fondazione di Alessandria, nel 1168, i bergogliesi - che insieme agli abitanti di Marengo e Gamondio per primi concorsero alla nascita della città - decisero di muovere il borgo più vicino al fiume Tanaro, divenendo fisicamente parte integrante della civitas nova. Anche la "prima" chiesa di santo Stefano, dunque, seguì le stesse sorti e fu così costruito una secondo edificio di culto nel "secondo" BergoglioCfr.: Origini: il "primo" Bergoglio...
La città di AlessandriaNei primi vent'anni della sua storia la città presenta nelle fonti quattro diverse denominazioni: Alessandria, Cesarea, Palea, Rovereto, oltre alla designazione generica, abbastanza frequente, di civitas nova o nova civitas, ed alla più rara designazione di urbs nova. (cfr. ). Il nome Cesarea venne imposto dall'imperatore Federico nella Reconciliatio Cæsareæ del 1183 (cfr. ), che ben presto venne abbandonato dagli stessi abitanti come un elemento estraneo alla loro coscienza ed individualità collettiva (cfr. ). si formò in un primo momento dall'unione demica di Gamondium (Gamondio), Marenghum (Marengo) e Bergolium (Bergoglio). Questo si evince nel testo dei reclami contro Cremona del 1184 dell'imperatore Federico, in cui si indicano i promotori e autori della fondazione della nuova città: «de tribus locis, Gamunde vicelicet et Meringin et Burgul». Non è descritto il nome del luogo dell'incontro, anche se pare già indicato con una certa precisione nella specificazione del sito sul Tanaro, dove il trasferimento fu più breve: Bergoglio.. Ai tre luoghi citati si aggiunsero in seguito Roboretum (Rovereto), Solerium (Solero), Forum (Villa del Foro), Vuilije (Oviglio) e Quargnentum (Quargnento). In questo le popolazioni furono supportate, economicamente, dalla "Superba" e dai comuni della Lega Lombarda in contrasto con il marchesato del Monferrato, principale alleato di Federico Barbarossa.
Seconda chiesa Il 22 settembre 1179 vengono redatte, per la prima volta dalla fondazione della civitas nova, le "Consuetudini", documento che afferma l'autonomia identitaria della città di Alessandria. I quattro borghi che hanno contribuito alla fondazione, hanno diritto di mantenere i propri privilegi antecedenti la nuova fondazioneA titolo esemplificativo Marengo era il solo borgo ad avere diritto di pascolo e di poter raccogliere legna all'interno del bosco della Fraschetta. Il testo originale delle Consuetudini è andato perduto, ma se ne ha nota nel 1538 nel verbale di un Consiglio della Città. In quell'anno si volle ricostruire il testo che poi venne dato alle stampe e raccolto in appendice al Codex Statutorum Magnifice Communitatis, atque Dioecæsis Alexandrinæ (cfr. ).; ognuno dei quattro borghi si impegna a erigere sul proprio territorio una chiesa dedicata al patrono di riferimento che già era oggetto di venerazione. Dunque, tra il 1170 e il 1178, vengono erette a Bergoglio le prime tre chiese: il priorato benedettino di san Pietro, la collegiata di sancta Maria Ad Nives e, appunto, la chiesa di santo Stefano.
L'edificio, situato sulla piazza omonima e di fronte al palazzo appartenente alla famiglia Guasco, era delimitato a ovest dalla contrada Maestra e a est da un'altra contrada, mentre a sud confinava con l'abitazione di Annibale Guasco che si affacciava sulla piazza d'Armi. Santo Stefano, probabilmente governata da un rettore e da altri chierici, era una chiesa parrocchiale, «majori ecclesiæ Alexandriæ immediate subdita», immediatamente sottoposta alla chiesa maggiore di Alessandria; fu infatti dal vescovo di Alessandria eletto Ottone assegnata con altre al capitolo della cattedrale di San PietroSiamo agli inizi della storia di Alessandria ma si può affermare con ragionevole certezza che la chiesa (cattedrale) di San Pietro fosse una chiesa matrice, quindi plebana e battesimale, cui spettava il tributo parrocchiale sulle decime di tutta la curia alessandrina. Questa "matricità" era diocesana, intesa su tutte le chiese della diocesi, ma in particolare su sette che si definivano "aggregate" ad essa, una per ciascuno dei luoghi che concorsero alla fondazione di Alessandria: Sant’Andrea di Rovereto, San Dalmazio di Marengo, Santa Maria di Gamondio, la Trinità di Oviglio, Sant’Agostino del Foro, San Michele di Solero, Santo Stefano di Bergoglio.. Di questo si ha notizia grazie ad un documento del 18 luglio 1180, una littera de gratia di papa Alessandro III redatta a Tusculum, ove si confermano le dignità del capitolo della cattedrale e le chiese ad esso riservate: «[...] Dilectis filiis nostris Magistro Hugoni preposituram, Magistro Cataldo archipresbiteratum et Magistro P. canturiam provvida deliberatione concedens ratam habemus et singulis predictas dignitates auctoritate apostolica confirmamus preterea ecclesias usibus vestris filii canonici deputatas, scilicet sancte marie de gamundio, sancti dalmatii de maringo, sancti michaelis de soleriis, sancti stephani de bergolio, sancte trinitatis de uvilia, sancti andree de rovorej et sancti augustini de foro, vobis nihilhominus duximus presentibus litteris confirmandas. [...]»Testo originale in: ..
L'arrivo dei padri Serviti I Servi di Maria furono accolti ad Alessandria nell'anno 1280.. e si insediarono nel quartiere di Bergoglio in una casa vicina alla porta del ponte del Tanaro. Successivamente ottennero una piccola chiesa sotto il titolo di san Bernardo, che sempre il Ghilini, insieme ad Arcangelo Giani nei suoi annali dell'ordine., sostiene fosse stata ceduta loro da una confraternita; tuttavia, questa fu istituita solo intorno all'anno 1458.
Nutrirono la speranza di stabilirsi meglio quando, il 25 febbraio 1287., la gentildonna Marzia Gallina donò loro un terreno adiacente alla chiesa di santo Stefano. Per Giani l'anno della donazione è il 1280., in modo che potessero erigere un convento dalle fondamenta e gestire la parrocchia, completamente liberi dalla giurisdizione del parroco che l'Archidiacono aveva fino ad allora detenuto, e celebrare i divini offici secondo le regole del loro ordine.. Nell'anno 1295 i parrocchiani pregarono l'arcidiacono e il capitolo della cattedrale di concederla ai Serviti con gli edifici annessi e i terreni ad essa appartenenti, per erigervi un convento del loro ordine, officiarla e servire alla parrocchia; e l'arcidiacono Ascherio, di consenso del capitolo, gliela concesse nella persona di certo padre Percivallo, priore provinciale, sotto alcune condizioni:
La richiesta fu concessa al priore provinciale F. Prinzivallo e Enrico Teutonico, suo collega della provincia cisalpina, i quali, insieme ad altri confratelli principalmente fiorentini, erano stati inviati qui dal priore generale Lottaringo da Firenze, sotto certe condizioni. specificate nell'atto di donazione, celebrato il 7 luglio 1295: di non scambiarla, né alienarla, o sottometterla ad altro ordine, né i beni di essa senza il consenso e l'autorità dell'arcidiacono e del capitolo; di prestare riverenza allo stesso arcidiacono e capitolo jure parochiæ; di ricevere dall'arcidiacono la cura delle anime ogni volta che si facesse elezione di un nuovo priore generale dell'ordine; di mandare almeno due o tre religiosi alla cattedrale per i divini uffici nelle solennità del sabato santo, di Pentecoste e nel giorno di San Pietro, sotto pena di una libbra di cera
Così, in quel luogo, sotto la guida del primo priore Sosteneo da Fiorenza, i serviti intrapresero gradualmente la costruzione del monastero, sostenuti dalla generosità di molti.
I Guasco benefattori dell'ordine Tra le famiglie più illustri di Alessandria, che sostennero con pia generosità, spiccò la famiglia Guasco, che nei successivi anni fu dichiarata dal priore generale Pietro da Todi, insieme ad altri padri riuniti in Capitolo Generale, "fondatrice del monastero alessandrino" e ammessa alla partecipazione di tutti i beni spirituali dell'ordine servita.