Penelope (; ) è una figura della mitologia greca, moglie di Odisseo, regina di Itaca e madre di Telemaco, Poliporte e Arcesilao.

Genealogia Figlia del re spartano Icario e della naiade Peribea (o di Policaste), era cugina di Elena.

Da Odisseo ebbe i figli Telemaco, Poliporte e Arcesilao. Secondo Igino sposò Telegono ed ebbe un figlio, Italo.

Fu spesso confusa con un'omonima ninfa epimelide del monte Cillene che, secondo varie fonti, avrebbe generato Pan insieme al dio Ermes.

Etimologia Il nome deriva , un uccello acquatico da identificare forse con una sorta di anatra variopinta. Ciò troverebbe conferma in uno scolio secondo cui il suo nome originario era Ἀµειράκη o Ἀρνακία; poi, quando fu gettata in mare da Nauplio (o dalla madre Peribea, secondo altre versioni, per proteggerla dal padre desideroso di un figlio maschio) fu salvata da questi uccelli e ne prese il nome come segno di buon auspicio.

Secondo von Kamptz il nome potrebbe derivare e significherebbe "colei che stappa, rompe il filo (della tela)", ma ciò costringerebbe a pensare che il nome sia successivo al racconto mitico.

Mitologia Quando Penelope raggiunse l'età adulta, Odisseo chiese aiuto a Tindaro per convincere il fratello Icario a cedere la mano della figlia. Il racconto è citato brevemente dallo Pseudo-Apollodoro:

Odissea

Quando Odisseo partì per la guerra di Troia, perdendosi poi nel ritorno, Penelope crebbe da sola il piccolo Telemaco evitando di scegliere uno tra i proci, ovvero i nobili pretendenti alla sua mano che avevano invaso il suo palazzo: ciò fu possibile grazie al famoso stratagemma della tela, che veniva tessuta di giorno e disfatta di notte. Avendo promesso ai Proci che avrebbe scelto il futuro marito non appena quest'ultima fosse completa, rimandava all'infinito il momento della scelta. L'astuzia di Penelope, tuttavia, durò meno di quattro anni a causa di un'ancella traditrice che riferì ai proci l'inganno della regina. Alla fine, Odisseo tornò, uccise i proci e si ricongiunse con la moglie.

Tornato nuovamente a casa dopo l'estremo viaggio, Ulisse poté nuovamente godere della moglie e secondo una versione la rese incinta di altri due figli: Poliporte e Arcesilao.

Telegonia Nella Telegonia, opera che concludeva il ciclo troiano di cui sono rimasti pochissimi versi ed il riassunto in Proclo, Penelope, dopo la morte di Odisseo per mano di Telegono (figlio di Odisseo e Circe, che non lo aveva riconosciuto), sposa quest'ultimo, mentre Telemaco sposa Circe.

La simbologia di Penelope

Penelope è il simbolo per antonomasia della fedeltà coniugale femminile, contrapposta ad Elena di Troia. La sua astuzia con i Proci e la sua prudenza, che si spinge fino a tentare di ingannare Ulisse intorno a una particolare caratteristica del letto nuziale, la avvicinano alla fine intelligenza del suo sposo.

La tela di Penelope

La tela di Penelope fu un celebre stratagemma, narrato nell'Odissea, creato da Penelope, che per non addivenire a nuove nozze, stante la prolungata assenza da Itaca del marito Ulisse, aveva subordinato la scelta del pretendente all'ultimazione di quello che avrebbe dovuto essere il sudario di Laerte, padre di Ulisse. Per impedire che ciò accadesse la notte disfaceva ciò che tesseva durante il giorno.

Tutt'oggi si cita la tela di Penelope per riferirsi ad un lavoro buono nelle intenzioni ma "impossibile", che non potrà mai avere termine perché ogni volta ricomincia dall'inizio.

Altre versioni Non tutte le versioni sostengono la castità e la fedeltà di Penelope verso il marito; secondo alcune versioni, riportate dallo Pseudo-Apollodoro, la donna cedette alle avances di Anfinomo e di Antinoo, due dei Proci:

Nella cultura successiva Per Dante Alighieri neppure l'amore di Penelope trattenne Ulisse dal "folle viaggio" oltre le colonne d'Ercole, descritto nel famoso canto dell'Inferno nella Commedia:

Boccaccio la inserisce tra le donne famose nel suo De mulieribus claris, citando una versione del suo presunto adulterio:

A Penelope è intitolato il cratere Penelope su Teti.

Note

Bibliografia

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