Cornaredo (AFI: ; Cornaree in dialetto milanese) è un comune italiano di abitanti situato nella parte nord ovest della città metropolitana di Milano in Lombardia.

Origini del nome Il toponimo Cornaredo ha attestazioni molto antiche riconducibili con tutta probabilità al IX secolo. Su tale nome, ad ogni modo, si sono sviluppate differenti teorie: Nell'antica chiesa dell'attuale frazione di San Pietro all'Olmo si trovava un affresco raffigurante San Pietro con la rete da cui la dizione latina di Sanctus Petrus cum rete che avrebbe dato origine ai due borghi confinanti di San Pietro e Cornaredo. Il nome Cornaredo nello specifico sarebbe da ricondursi al termine "cum rete" che in dialetto locale viene tradotto "cun la ret" da cui il moderno Cornaredo.p. Fossati Giuseppe c.r.s., Sancti Petri ad Ulmum, Sampeder Alulma, San Pietro all'Olmo, pro manoscripto, San Pietro all'Olmo, 2000. Derivazione da Cornarjetum (Cornioleto) ossia terreno coltivato a cornioli cioè arbusti che crescono specialmente nella radure boscose: da questi arbusti si ottiene un legno molto duro adatto a lavori di tornio. Derivazione da un'antica leggenda popolare secondo la quale in Cornaredo era un tempo presente un mattatoio che riforniva carne a Milano: i bovini giungevano vivi in paese e venivano macellati e rispediti ai milanesi, i quali controllavano l'esatto numero di capi macellati contando le corna degli animali che venivano restituite. In latino restituire le corna è indicato con cornua redo..

Nei documenti antichi il comune viene indicato con diverse dizioni: Corneletium, Cornalete, Cornalede, Cornioletum, Cornarjetum, Cornalietum, Cornaleto, Cornalede e Cornaré.

Storia

Il nucleo più antico dell'attuale comune di Cornaredo è la frazione di San Pietro all'Olmo, posta lungo l'antica via ad Vercellas. L'area, fin dal Medioevo, era ricca di notevoli risorse agricole: coltivazioni a cereali, pascoli, vite e diversi allevamenti di suini e piantagioni di gelsi per il baco da seta. Verso la fine dell'Ottocento, l'economia del paese ebbe una svolta che modificò notevolmente il suo aspetto. Il primo fine settimana di settembre è sinonimo di festa del paese, in memoria della consacrazione della chiesa parrocchiale, dedicata ai santi Giacomo e Filippo.

La fondazione Cornaredo è un paese nel pieno centro della Lombardia che in origine era abitato da due comunità ben distinte: il capoluogo Cornaredo e la frazione di San Pietro all'Olmo, entrambe accerchiate da alcune cascine. La storia delle due comunità è sempre stata molto differente dai punti di vista della cultura, del sociale e di quanto riguardava la coltivazione dei campi. L'esistenza di Cornaredo è certa da prima dell´894, poiché a quella data viene ricondotta una pergamena in cui si cita la località Cornalede. L'antica chiesa di Cornaredo, dedicata a S. Ambrogio, era già stata elevata al rango di parrocchiale nel XIII secolo, mentre il tempio dedicato a San Pietro, era adibito sin dal 1100 ad edificio di culto della comunità di Canonici Regolari di S. Agostino, che rimasero a San Pietro all'Olmo, fino alla fine del XV secolo.

Tra il 2005 ed il 2010 la Soprintendenza per i Beni archeologici della Lombardia ha fatto eseguire alcuni scavi sotto l’attuale pavimento della navata centrale della “Chiesa Vecchia” di San Pietro all’Olmo. Si sono così trovati resti di costruzioni antiche risalenti forse al terzo secolo dopo Cristo, assieme ad una moneta di Marco Aurelio Probo, che fu Imperatore romano dal 276 al 282 d.C. Sono dunque certificate le origini dell’età imperiale romana della località San Pietro all'Olmo.

Ma molto probabilmente anche Cornaredo capoluogo vanta antiche origini.

In una ricostruzione del nostro territorio realizzata dal noto studioso lombardo prof. Alessandro Colombo in Milano sotto l’egida del Carroccio edito in Milano dalla Famiglia Meneghina nel 1935, Cornaredo viene indicato come villaggio fondato in un periodo posto tra il Terzo secolo avanti Cristo e l’Ottavo secolo dell’Era cristiana.

È ipotesi concreta definire, nelle ragioni all’origine delle cause che portarono a realizzare un insediamento di persone in questo determinato luogo, quella di attribuirne l’iniziativa ai veterani delle guerre galliche condotte da Giulio Cesare. Infatti, verso la fine del I secolo a.C., al termine delle guerre di Roma contro i Galli, la pianura padana divenne la terza provincia italica, dopo la Sicilia, la Sardegna e la Corsica. Secondo l’uso dell’epoca, terminata una guerra, soprattutto se lunga e dispendiosa, Roma assegnava del territorio ai veterani, che si insediavano in quei luoghi, da cui traevano anche il loro sostentamento, dando così vita a villaggi e città. Anche in quel periodo la pianura padana era ricca di acque, per cui aveva terreno estremamente fertile, molto adatto per le coltivazioni, oltre a spazi abbondanti per l’allevamento animale. Nella Roma consolare e poi imperiale la pratica della cessione di terre ai veterani era molto antica e grandemente diffusa. Ne parlano copiosamente gli storici dell’epoca, come Polibio, Svetonio, Appiano di Alessandria. Leggi specifiche per la concessione di terreni da coltivare ai veterani delle Legioni Romane furono emanate da diversi Consoli nel corso dei secoli, fino all’età imperiale: tra le più note, quelle promulgate da Caio Giulio Cesare, Ottaviano Cesare Augusto, Marco Antonio. A questo riguardo si vedano gli scritti della professoressa Anna De Francesco dell’Università A. Moro di Bari, e di Paolo Terruzzi in Enciclopedia Italia Treccani, edizione 1929.

Il Ducato di Milano In questo arco di tempo, Cornaredo vide diversi avvicendamenti delle famiglie locali, poiché tutti coinvolti nella battaglia per la supremazia di Milano. I Della Torre e i Visconti si confiscavano a vicenda le terre cornaredesi, seguendo da molto vicino ciò che accadeva alle due casate nelle vicende legate alla Signoria di Milano. In questo periodo si hanno esempi della cacciata dal territorio cornaredese di famiglie che parteggiavano per i Torriani e non per i Visconti: è il caso degli ZavattariR. Delmoro, La bottega degli Zavattari. Una famiglia di pittori milanesi tra età viscontea ed età sforzesca, Roma, 2019, ISBN 88-255-2136-7, ai quali venne intimato di non mettere più piede a Cornaredo. Al contrario, la casata filo-viscontea dei Balbi, ebbe maggior fortuna su tutto il territorio comunale. I Balbi erano titolari di un beneficio sotto il titolo di Sant'Apollinare, istituito nella loro chiesetta di Santa Maria (ora chiamata Sant'Apollinare), nella quale un esponente della famiglia, Federico Balbi, ha lasciato un ricordo, poiché il suo nome figura sulla campana della chiesa come committenteLa campana venne fusa dal maestro Antonio Busca di Milano nel 1559. Nel paesino di San Pietro possedevano un molino e nei pressi Favaglie San Rocco fecero edificare una residenza dove ricevere gli ospiti. Poco distante possedevano un altro edificio, che a partire dal XVI secolo, divenne una sede della stazione di cambio dei cavalli, utilizzati per scambiare i messaggi postali. Questa strada postale è che l'antica strada Novariensis, che gli Antichi Romani avevano costruito per collegare la Porta Vercellina di Milano a Novara, Vercelli e Aosta.

Anche la famiglia Visconti possedette un castello a Cornaredo, che servì come rifugio temporaneo dei cornaredesi durante le scorrerie delle bande di barbari, che nel IX secolo portarono scompiglio all'interno della pianura padana. Il castello venne ceduto (1399) da Luchino Novello Visconti alla Certosa di Garegnano, per contribuire alle spese dei lavori di costruzione del monastero milanese. Intanto, sulla scena cornaredese, si affacciavano i Dugnani, che nel Cinquecento, risultavano essere i maggiori proprietari terrieri, superando addirittura la canonica di San Pietro. Per un paio di secoli i Dugnani furono gli antagonisti dei Serbelloni, famiglia inseritasi nelle vicende cornaredesi a seguito del matrimonio tra Giovanni Serbelloni ed Ottavia Balbi. Sono memorabili gli scherzi che si facevano i contadini alle dipendenze delle due casate, come arare i sentieri di accesso ai terreni oppure scavale nel terreno dissotterrando quanto piantato. Nel 1672 Gerolamo Dugnani acquistò il feudo di Cornaredo che i governanti spagnoli avevano messo in vendita dal 1647. Con il titolo di Conte, il Dugnani aveva acquisito anche il diritto di amministrare la giustizia sul territorio cornaredese. Per svolgere questi compiti, aveva assoldato due bravi, uno dei quali una sera sparò ad un contadino del Conte Serbelloni. Fortunatamente, tale Ambrogio, non era dotato di buona mira e mancò il bersaglio, ferendo un bue che stava vicino al contadino. Questi scherzi terminarono soltanto nel 1740 grazie all'intervento di Maria Teresa d'Asburgo, che incaricò un marchese di ristabilire un'amicizia tra le due parti.

Dal canto loro, i Serbelloni furono protagonisti di molte battaglie, distinguendosi anche nella famosa battaglia di Lepanto (1571), in cui Gabriele Serbelloni si meritò la qualifica di trionfatore di Selim II. In quella circostanza, egli si era trovato al comando della flotta navale messa a disposizione dal Papa Pio IV, suo cugino.

La chiusura della canonica Sul finire del XV secolo, a San Pietro all´Olmo, la canonica agostiniana aveva chiuso i battenti. La crisi vocazionale che investì l'ordine, non risparmiò l'abbazia, che si trovò senza canonici. La Santa Sede decise così di trasformare la sede della prepositura in Abbazia commendata, il cui l'abate non era un capo spirituale, ma alto prelato che usufruiva delle rendite che i terreni producevano. Per circa tre secoli si assistette di molti abati, fino a quando Giuseppe II confiscò tutte le proprietà dell´Abbazia commendata, nel 1788. Sulla scena sampietrina si affacciarono così i Villa, famiglia nobile di Desio. All'inizio dell´Ottocento, i Gavazzi installarono il primo opificio e realizzarono un massiccio intervento edilizio che costruì nuove abitazioni, in seguito all'aumento di popolazione che si stava registrando.

L'ascesa della famiglia Ponti