È stato definito «il più importante pittore veneziano del XIV secolo» e il precursore della pittura veneta, che ha inizio nel Trecento. Si inserì nel dialogo tra i movimenti pittorici dell'epoca realizzando un equilibrio unico fra i suggestivi temi bizantini della sua formazione e l'influenza di Giotto.

Formazione

Paolo nacque nel 1300 o poco prima in una famiglia di pittori operanti a Venezia, in un contesto artistico ancora saldamente legato al tradizionale stile bizantino, caratterizzato dalla frontalità delle figure, dal fondo oro, dall'astrazione dello spazio e da un linguaggio fortemente simbolico, mentre nell'entroterra si stava già diffondendo la rivoluzione figurativa avviata da Giotto. Nulla è noto circa la formazione di Paolo, poiché la sua prima opera documentata con certezza risale al 1333, quando aveva ormai superato i trent'anni. Essa rivela tuttavia un artista già pienamente maturo, capace di elaborare una personale sintesi tra la tradizione bizantina e il linguaggio gotico, caratterizzato da una maggiore morbidezza delle linee, da una più raffinata sensibilità cromatica e da una crescente attenzione al naturalismo. Ciò ha indotto la critica a formulare diverse ipotesi sul suo apprendistato, dividendosi tra chi ritiene che egli abbia assimilato le novità artistiche sviluppatesi nell'entroterra e chi, invece, sostiene che tale linguaggio fosse maturato autonomamente all'interno dell'ambiente veneziano. In ogni caso, tra la fine degli anni Venti e il 1333, Paolo definì il linguaggio della sua prima maturità, dando vita a «un sistema figurativo che integra la solennità bizantina con istanze gotiche e un uso raffinato del colore», imponendosi come la figura centrale della transizione della pittura lagunare verso modelli più moderni».

Diverse opere anonime databili ai primi decenni del Trecento sono state attribuite a Paolo dagli studiosi, senza tuttavia raggiungere un consenso unanime. Tra queste figura un polittico con Storie della Vergine della chiesa di San Pantalon a Venezia, opera ancora fortemente legata ai modelli iconografici e stilistici della tradizione bizantina. Più convincente, per le numerose affinità stilistiche, appare invece l'attribuzione delle cinque tavolette lignee con Storie della vita della Vergine, oggi conservate ai musei civici di Pesaro, nelle quali l'artista dimostra una formazione avvenuta «nell’alveo della tradizione veneziana di matrice bizantina costantemente aggiornata su mode e forme gotiche», rivelando al tempo stesso di avere assimilato «le novità introdotte da Giotto nel ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova, come evidenzia l’ambientazione architettonica delle cinque scene».

Il nome di Paolo è stato inoltre proposto quale autore di un trittico e di una Madonna col Bambino con Angelo annunciante della Galleria nazionale di Parma, nonché di una Crocifissione oggi conservata alla National Gallery of Art di Washington. Altri studiosi hanno infine suggerito di attribuirgli anche il Crocifisso tra la Madonna e i santi del Museo nazionale di Ravenna, ravvisandovi quella caratteristica fusione tra l'impianto compositivo bizantino e una più marcata ricerca del volume, della spazialità e della resa naturalistica delle figure che contraddistingue la sua prima produzione.

Anni 1330

Prima opera e prime menzioni

La paternità e la data della prima opera nota di Paolo sono attestate da un’iscrizione che reca: «MCCCXXXIII Paulus de Veneciis pinxit hoc opus». Si tratta di un polittico eseguito nel 1333 per la chiesa di San Lorenzo a Vicenza, oggi conservato presso la Pinacoteca di Palazzo Chiericati, sede dei musei civici cittadini. Un’anonima nota del XVII secolo informa che l’opera era in origine un polittico composto da più figure sacre; attualmente ne sopravvivono soltanto tre scomparti, oggi montati a trittico: al centro una Dormitio Virginis, affiancata da un san Francesco e un sant’Antonio. Le figure dei due santi laterali risultano ancora caratterizzate da una certa rigidità ieratica e da una marcata stilizzazione, pienamente coerenti con la tradizione bizantina. La Dormitio centrale, pur rispettando l’iconografia consueta delle icone orientali, rivela invece un primo aggiornamento alle novità figurative provenienti dalla terraferma. In particolare, il Cristo inscritto nella mandorla non è collocato in posizione perfettamente centrale, ma appare lievemente decentrato verso destra, introducendo una variazione sottile ma significativa rispetto alla simmetria rigorosa dell’impianto tradizionale e attenuando la staticità della composizione. Secondo un documento del Seicento che lo ricorda nella collezione del conte Girolamo Gualdo, nello stesso anno Paolo avrebbe firmato anche un dipinto raffigurante la Morte di san Francesco, oggi perduto.

Per disporre di informazioni biografiche su Paolo occorre attendere il 1335, anno cui risale il primo documento che lo menziona esplicitamente: un promemoria redatto dal notaio trevigiano Oliviero Forzetta. Nel testo si ricorda che a Venezia, presso Santa Maria dei Frari, risiedevano due fratelli pittori, Marco e Paolo. Dallo scritto si apprende che Marco, qualificato come magister, aveva eseguito dipinti su tela “ad modo Theutonicum” per la chiesa di San Francesco a Treviso e per la chiesa di Santa Maria dei Frari a Venezia, oltre ad alcune vetrate. Paolo, dal canto suo, possedeva disegni raffiguranti la Morte di san Francesco e la Dormitio Virginis, tratti da opere realizzate a Treviso secondo la medesima maniera. L’attribuzione a Marco del titolo di magister ha indotto a ipotizzare che fosse il fratello maggiore e il capo di una bottega orientata verso linguaggi gotici; tuttavia, l’espressione “ad modo Theutonicum” potrebbe riferirsi più a tecniche o modalità operative di area germanica che a uno stile definito in senso formale.

Un ulteriore documento, datato 25 febbraio 1339, attesta che “magister Paulus pictor, filius quondam Martini pictoris”, ormai attivo in autonomia, operava nella parrocchia veneziana di San Luca. L’atto registra la vendita di un terreno ricevuto in dote dalla moglie Caterina Baldoino, confermando così che, a quella data, Paolo aveva già avviato una propria attività indipendente e godeva di una posizione professionale consolidata.

Seconda metà degli anni 1330

Nel corso di questi anni il percorso figurativo di Paolo si orienta sempre più verso un goticismo fatto di eleganza formale, linea di contorno raffinata e gusto ornamentale, ma anche di osservazione vivace della realtà. Le numerose Madonne col Bambino databili entro il decennio lo rivelano come pittore di straordinaria maturità e tra i protagonisti del gotico padano. In queste immagini, al tempo stesso ieratiche e intensamente umane, la tradizione bizantina viene stemperata in un linguaggio più morbido e prezioso, con la presenza di ori, tessuti sontuosi e motivi decorativi secondo i modi tipici della pittura dell'entroterra.

La Madonna col Bambino proveniente dal convento di Sant'Alvise di Venezia e oggi parte delle collezioni delle Gallerie dell’Accademia, databile tra il 1335 e il 1340, segna un evidente avanzamento rispetto al polittico vicentino: l’orlo modulato del manto attenua la severità della posa ancora bizantina, mentre la ricchezza delle stoffe introduce un gusto più consapevolmente gotico. Ancora più accentuato è il grafismo in una Madonna col Bambino già nella Casa del Clero di Padova, mentre nella grande tavola delle Gallerie dell’Accademia di Venezia la Vergine, coronata, compie un lieve movimento rotatorio e accoglie sotto il mantello i due offerenti; qui l’apparato ornamentale — nella stoffa a grandi fiori e nell’accurata resa dei gioielli — raggiunge un livello di particolare raffinatezza.

Successive al polittico di Vicenza del 1333 la critica ha collocato, su base stilistica, un nucleo consistente di opere attribuite a Paolo, che documentano l’evoluzione del suo linguaggio nel corso del quarto decennio del Trecento. Tra queste una Madonna in trono col Bambino e due committenti oggi alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, due ali di trittico portatile con i santi Giorgio, Giovanni Battista, Michele Arcangelo, Francesco, Barbara e Antonio Abate sul recto e Cristoforo e Biagio sul verso del Worcester Art Museum, una Madonna col Bambino in mostra al museo diocesano di Padova. Si tratta di opere che, pur nella varietà dei formati e delle destinazioni, mostrano una progressiva accentuazione del gusto gotico entro una matrice ancora saldamente veneziana.

Forse ancora al quarto decennio possono riferirsi le due tavolette con Storie di san Nicola (Collezione Contini Bonacossi di Firenze), nelle quali si notano elementi tipicamente veneziani tradizionali (come le altane) con influssi giotteschi come l'ambientazione delle scene entro architetture ampie e articolate. I personaggi sono raffigurati in situazione quotidiane "con una resa attenta e quasi cronachistica delle fogge contemporanee degli abiti, evidenziata da una tavolozza brillante e contrastata".

Non lontana da questo insieme è la lunetta sovrastante il monumento funerario del doge Francesco Dandolo presso la basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, generalmente datata intorno al 1339, anno della morte del doge. L’opera, riferita a Paolo già nel primo Novecento e messa in relazione con il testamento del 26 ottobre 1339, nel quale Dandolo disponeva la propria sepoltura ai Frari, raffigura il doge e la dogaressa Elisabetta Contarini presentati alla Vergine col Bambino da san Francesco e santa Elisabetta d'Ungheria. La composizione è semplice e solenne: le figure dei santi, con il loro andamento curvilineo, riecheggiano la forma della lunetta, mentre la Madonna, seduta davanti a un drappo aranciato a grandi motivi floreali, è leggermente inclinata verso destra. All’affettuosità dei gesti e alla dimensione quasi domestica degli atteggiamenti si unisce una tavolozza luminosa e intensa. Data l’importanza dei personaggi raffigurati, l’opera è stata interpretata come una sorta di consacrazione pubblica per Paolo, forse la sua prima commissione ufficiale, anche se non si esclude un ruolo diretto dell’Ordine francescano nella committenza.

Anni 1340 Madonna Crespi 1340

Per una successiva certa attribuzione a Paolo si deve aspettare il 1340 quando la sua firma ricompare, insieme alla data (PA[ULUS] MCCCXL M[ENSE] AG[USTI] HA[NC] PI[NXIT]), nella Madonna con Bambino in trono e angeli della collezione Crespi a Milano. Nell'opera, probabilmente all'origine parte di un complesso di maggiori dimensioni, appare evidente la direzione verso il gotico intrapresa da Paolo come si nota dalla composizione monumentale incentrata su un trono architettonico ricoperto da sfarzosa stoffa su cui siede la Vergine circondata da angioletti che le conferiscono imponenza..

Non abbiamo altre notizie documentali su Paolo fino al 1341 quando, durante una testimonianza rilasciata il 30 marzo, dichiarò di abitare nella contrada di San Luca: «ego Paulus pictor Sancti Lucae testis subscripsi». Un altro documento datato 16 settembre 1342, racconta che un certo “ser Paulus pinctor” ricevette l'incarico dagli ufficiali della Repubblica veneziana per la realizzazione dell'apparato per la festa delle Marie «per singulos annos cum salario et provisione». Tuttavia, molti studiosi hanno suggerito che potrebbe anche trattarsi di un omonimo decoratore di mobili..

Pala feriale

Con l’elezione a doge dell’erudito Andrea Dandolo nel 1343, Venezia attraversò una fase di rinnovata apertura verso l’entroterra, intensificando gli scambi culturali e artistici. In questo clima di rinnovamento si colloca una delle più prestigiose commissioni affidate a Paolo e alla sua bottega: la cosiddetta Pala feriale.