Le elezioni presidenziali in Romania del 2024 si sarebbero dovute tenere nel novembre e nel dicembre 2024 per il rinnovo della Presidenza del Paese. Il primo turno, originariamente previsto per il 24 novembre, si è tenuto regolarmente, con la previsione di un ballottaggio il successivo 8 dicembre, dal momento che nessuno dei candidati era riuscito a raggiungere la maggioranza assoluta delle preferenze.
Al primo turno si è verificata l'inaspettata sconfitta del candidato socialdemocratico e Primo ministro Marcel Ciolacu, giunto terzo e battuto di pochissimi voti dalla liberale Elena Lasconi, nonostante egli fosse dato più avanti dai sondaggi politici alla vigilia del voto e durante lo spoglio. Nello stesso primo turno c'è stato un sorprendente exploit del candidato sovranista indipendente Călin Georgescu; si era giunti dunque ad un ballottaggio inedito e imprevisto, che aveva molto fatto discutere sia nel mondo politico, sia tra la popolazione, la quale ha prontamente organizzato nelle settimane successive svariate proteste, sia di supporto che di opposizione, in tutto il paese.
Ciò ha attirato le attenzioni della magistratura costituzionale sulla base di presunte interferenze nel processo di voto, in particolare tramite la piattaforma TikTok (cui è stato anche richiesto dall’Unione europea, su pressione del Consiglio nazionale degli audiovisivi della Romania e dell'Autorità di regolamentazione nazionale delle telecomunicazioni, di riferire al Parlamento europeo e di conservare i dati di interazione, in quanto potenziale fatto illecito secondo il Digital Services Act in vigore in UE). Il successivo 6 dicembre, infine, con la sentenza n. 32 del 6 dicembre 2024, l’intero processo elettorale è stato annullato. Secondo la Corte, dalle note informative presentate dai servizi segreti rumeni, dai servizi di intelligence esteri e dal Ministero degli affari interni nel corso della riunione del Consiglio Supremo di difesa del Paese emergevano elementi idonei a far ritenere che il voto degli elettori rumeni fosse stato manipolato e che si fosse verificata una distorsione del principio di pari opportunità tra i candidati alle elezioni presidenziali. Tale situazione sarebbe stata determinata dall’utilizzo non trasparente delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nel corso della campagna elettorale, in violazione della normativa elettorale, comprese le disposizioni che regolano il finanziamento degli schieramenti politici partecipanti alle elezioni.
Sistema elettorale Disposizioni generali Per le elezioni presidenziali, la legge elettorale romena (definita dalla Costituzione della Romania, Art. 81 e dalla L. 370/2003) prevede l’applicazione di un sistema maggioritario a doppio turno: in tal senso dunque, per essere immediatamente eletto, un candidato deve ottenere la maggioranza assoluta (50%+1) delle preferenze tra gli iscritti alle liste elettorali.
Tuttavia, qualora ciò non avvenga, è prevista l’indizione di un ulteriore turno di votazioni, ove risulta eletto il candidato che ottenga il maggior numero di voti.
In aggiunta, la legge prevede che per candidarsi sia necessario presentare all' “Ufficio elettorale centrale” le firme di almeno 200.000 aventi diritto al voto entro una certa data (stabilita in questo caso al 6 ottobre 2024).
Data La data ufficiale delle elezioni originarie è stata comunicata dal governo il 4 luglio 2024.
Il voto in Romania, originariamente, si è svolto tra le 7:00 e le 21:00, ma gli elettori che si trovavano in coda alla chiusura dei seggi hanno potuto votare entro le 23:59, mentre nelle sezioni estere il voto si è svolto nel corso di tre giorni, dalle 12:00 alle 21:00 di venerdì 22 novembre, dalle 7:00 alle 21:00 di sabato 23 novembre e dalle 7:00 alle 21:00 di domenica 24 novembre. Per il ballottaggio, invece, era previsto dalle 12:00 alle 21:00 di venerdì 6 dicembre, dalle 7:00 alle 21:00 di sabato 7 dicembre e dalle 7:00 alle 21:00 di domenica 8 dicembre.
Quadro politico Il presidente uscente era Klaus Iohannis, ex leader del Partito Nazionale Liberale (PNL), che non si è potuto ricandidare poiché giunto al limite costituzionale dei due mandati. Iohannis, infatti, vinse le elezioni del 2014 e del 2019, in entrambi i casi al ballottaggio contro un candidato del Partito Social Democratico.
Dopo la rielezione del 2019, il capo di Stato fu promotore di governi sostenuti da partiti di centro-destra, cioè il monocolore PNL guidato da Ludovic Orban (2019-2020) e l'esecutivo di coalizione PNL-USR-UDMR presieduto da Florin Cîțu (2020-2021). In questa fase, in continuità con il suo primo mandato, Iohannis fu tra i maggiori critici delle politiche proposte dal PSD.
L'apertura di una crisi istituzionale seguita alla sfiducia al governo Cîțu, tuttavia, lo spinse a sostenere una grande coalizione tra PNL e PSD, formalizzata dall'accordo per un governo di rotazione. Il PNL guidò l'esecutivo con Nicolae Ciucă dal novembre 2021 al giugno 2023, quando lasciò il teste al presidente del PSD Marcel Ciolacu. L'intesa tra i due partiti di governo, rafforzatasi anche per contrastare l'emergere del partito nazionalista Alleanza per l'Unione dei Romeni di George Simion, fu rinsaldata alle elezioni europee del 9 giugno 2024, quando PSD e PNL concorsero in coalizione, raccogliendo quasi il 50% delle preferenze. Ulteriori candidature congiunte furono presentate in vari collegi anche alle concomitanti elezioni locali. Nonostante l'esistenza di trattative, PNL e PSD preferirono però presentare due candidati separati alle elezioni presidenziali del 2024.
In seguito al ritiro dal governo del 2021, il partito Unione Salvate la Romania passò attraverso un periodo di ristrutturazione (cambiando tre presidenti in tre anni) e conseguì risultati modesti alle elezioni europee. In occasione della stessa tornata elettorale AUR confermò la propria crescita, eleggendo sei europarlamentari e, contestualmente, un ulteriore partito ultranazionalista, S.O.S. Romania, conseguì l'elezione dei suoi primi due rappresentanti a Strasburgo.
La bocciatura da parte della Corte costituzionale della candidatura alla presidenza della Romania della leader di S.O.S. Romania, Diana Șoșoacă, avvenuta il 5 ottobre 2024, fu fonte di critiche da parte del mondo politico. Il presidente del PNL Ciucă suppose il coinvolgimento del Partito Social Democratico nella decisione e il 7 ottobre dichiarò che il suo partito avrebbe interrotto la collaborazione con il PSD, pur restando al governo.
Candidati Mircea Geoană A partire dal 2022 la stampa iniziò a veicolare il nome del vicesegretario generale della NATO, Mircea Geoană, come potenziale candidato alle elezioni presidenziali da indipendente o come rappresentante del Partito Social Democratico. I suoi commenti sull'argomento tuttavia furono vaghi, mentre numerosi sondaggi d'opinione pubblicati tra il 2023 e il 2024 lo davano come favorito.
Il 15 giugno 2024 dichiarò che non avrebbe accettato una candidatura proposta dal PSD. Il 28 giugno l'associazione civica "Movimento la Romania Rinasce" rivolse un appello pubblico a Geoană perché partecipasse alla competizione elettorale. Nella stessa giornata fu presentata all'Ufficio di Stato per i brevetti e i marchi (OSIM) la domanda per la registrazione dello slogan "Mircea Geoană 2024 Presidente".
Il partito DREPT, cui nel settembre 2024 si iscrissero diversi parlamentari indipendenti e associato in un primo momento a Geoană, il 9 settembre per voce dell'ex europarlamentare Vlad Gheorghe chiarì ufficialmente che il partito non ne sosteneva la candidatura.
Il 3 settembre Geoană si dimise dal ruolo in seno alla NATO e l'11 settembre annunciò che si sarebbe candidato in veste di indipendente. Nel corso del mese di settembre i rappresentanti del Partito Romania in Azione affermarono pubblicamente che avrebbero raccolto le firme per la sua candidatura. Anche i dirigenti del Partito Verde, Lavinia Cosma e Marius Lăzar parteciparono alla campagna per la raccolta firme, malgrado il partito non avesse espresso una posizione ufficiale di sostegno per Geoană.
Partito Social Democratico Negli anni precedenti le elezioni il PSD vagliò l'ipotesi di sostenere tanto un candidato interno, quanto uno esterno. La dirigenza considerò la possibilità di appoggiare Mircea Geoană, eventualità ancora ritenuta plausibile dal presidente del PSD Marcel Ciolacu nel luglio 2024. La soluzione di un candidato comune con gli alleati di governo del Partito Nazionale Liberale, fu rigettata dopo le elezioni europee del giugno 2024.
Dopo varie analisi il 20 agosto 2024 Marcel Ciolacu informò i membri del PSD della sua intenzione di candidarsi. La decisione fu ratificata dal congresso del partito del 24 agosto, che lo rielesse presidente a ne ufficializzò la candidatura a capo di Stato (2.257 favorevoli, 4 contrari e 3 astenuti). Partito Nazionale Liberale La designazione di un candidato presidenziale come successore di Klaus Iohannis, che non poteva ripresentarsi poiché giunto al limite costituzionale di due mandati, fu risolta nel corso del 2024. Dopo varie dichiarazioni in cui il partito affermò che non avrebbe presentato un candidato congiunto con gli alleati di governo del PSD, il 15 settembre 2024 il consiglio nazionale del PNL approvò all'unanimità il nome del presidente Nicolae Ciucă.
Alleanza per l'Unione dei Romeni Nel luglio 2023 il presidente dell'AUR George Simion presentò una lista di dieci possibili candidati del partito alle elezioni dell'anno successivo. Dopo le elezioni europee del 2024 Simion dichiarò che avrebbe potuto accettare la richiesta dei colleghi di presentarsi. Il 15 giugno 2024 il consiglio nazionale dell'AUR lo designò all'unanimità quale candidato alla presidenza della Romania.
Unione Salvate la Romania Tra il 2021 e il 2024 i presidenti che si susseguirono alla guida dell'USR confermarono la possibilità di presentare la propria candidatura per rappresentare il partito (Dan Barna, Dacian Cioloș e Cătălin Drulă).
Dopo la sconfitta alle elezioni europee del 2024, la nuova leader dell'USR Elena Lasconi fu indicata quale candidata alla presidenza dal congresso del 29 giugno 2024 La Lasconi fu nominata dal 94% dei delegati, superando con 531 voti gli avversari Octavian Berceanu (25 voti) e Dumitru Stanca (7).
Alleanza PMP-FD Dopo il disfacimento dell'Alleanza Destra Unita, scaturito dalla scelta dell'USR di non ricostituire una coalizione per le elezioni parlamentari, Partito del Movimento Popolare e Forza della Destra scelsero un candidato congiunto alle presidenziali. Il 16 settembre 2024 i presidenti delle due formazioni, Eugen Tomac e Ludovic Orban, dichiararono che quest'ultimo avrebbe rappresentato i due partiti allo scrutinio del 24 novembre.
Alcune settimane dopo si unirono alla coalizione altri due partiti minori, che il 5 ottobre celebrarono il congresso per la costituzione dell'Alleanza delle Forze di Destra. Oltre a PMP e FD, vi aderirono Alternativa Giusta e Partito Nazionale Contadino Maniu-Mihalache.
Il 19 novembre Ludovic Orban si ritira dalla competizione elettorale e annuncia il sostegno alla candidata liberale Elena Lasconi.
Altri candidati Altre personalità che annunciarono la propria intenzione a candidarsi furono: il 23 marzo 2024, Silviu Predoiu, ex direttore del Serviciul de Informații Externe. il 20 aprile 2024 Sebastian Popescu, presidente del Partito Nuova Romania (Partidul Noua Românie), vincitore delle primarie organizzate dal suo partito. il 18 giugno 2024 Ana Birchall, ex ministro della giustizia. l'8 agosto 2024 Cristian Diaconescu, ex ministro degli esteri ed ex presidente del Partito del Movimento Popolare. il 31 agosto 2024 Cristian Terheș, europarlamentare e presidente del Partito Nazionale Conservatore Romeno. il 3 settembre 2024 Călin Georgescu, diplomatico ed ex candidato alla funzione di primo ministro da parte dell'AUR.