Il suo inconsueto potere politico e le sue qualità personali sono state oggetto di contrastanti valutazioni. In Cina fu spesso oggetto di valutazioni negative, poiché per ambizione personale volle approfittare sia dei propri legami con la corte imperiale (da lui portata ad abdicare) sia di quelli con la repubblica. Tra il 1912 ed il 1915 passò alla storia per aver fatto ricorso alla dittatura militare e per la sua presidenza autoritaria, dotata di enormi poteri, finché in quell'anno si autoproclamò imperatore, tentando di creare una nuova dinastia. Tuttavia con la vittoria dei signori della guerra repubblicani nella immediatamente successiva guerra di protezione nazionale nel 1916 abdicò e nello stesso anno scomparve, causando un vuoto di potere e lasciando la Cina in un caos politico dando così inizio al periodo dei signori della guerra.
Biografia Nascita Yuan Shikai nacque nel villaggio di Zhangying, nella provincia di Henan, da una famiglia assai agiata. Successivamente con la famiglia si trasferì in una zona collinare, dove fondò il villaggio fortificato di Yuanzhai (袁寨村, letteralmente "villaggio fortificato della famiglia Yuan"), attualmente parte della città di Wangmingkou, talvolta ritenuto erroneamente luogo di nascita di Yuan.
Egli trascorse la giovinezza spensierato praticando il pugilato. Raggiunta la maggiore età, sostenne gli esami imperiali per diventare funzionario pubblico, ma per due volte non li superò. Decise quindi di arruolarsi nell'esercito, sperando in un'agevolazione di una successiva carriera politica: grazie ai contatti di suo padre riuscì ad entrare nella Brigata Qin a Tengzhou. Nel 1876 Yuan si sposò con una donna della famiglia Yu, dalla quale ebbe un figlio, Keding, nato nel 1878.
Gli anni in Corea Verso la fine del XIX secolo la Corea si trovava in un conflitto di potere che vedeva contrapposte due fazioni: gli isolazionisti (guidati dal padre del re, Daewon-gun) e i progressisti (guidati dalla regina Myeongseong). Questi ultimi erano favorevoli ad instaurare accordi commerciali con la Cina, ma erano osteggiati dagli isolazionisti che vedevano qualsiasi contatto con la Cina come una forma di ulteriore sudditanza (la Corea era infatti protettorato cinese).
Il Giappone, che stava sviluppando una politica estera assai aggressiva, mostrò un certo interesse nell'instaurare contatti economici con la Corea e nel 1876 costrinse le autorità coreane a firmare il trattato di Ganghwa, con il quale venivano stabiliti ufficialmente delle relazioni commerciali fra i due paesi. Questo trattato autorizzava il Giappone a inviare truppe a Seul per salvaguardare i propri interessi in caso di attacco alla stessa Corea. Inoltre, aprì scali commerciali a Inchon e Wŏnsan. Questa numerose ingerenze da parte dei giapponesi portò alla vittoria gli isolazionisti e all'esilio della regina. Per proteggere gli interessi cinesi, il viceré di Zhīlǐ, Li Hongzhang, inviò in Corea la Brigata Qin. La reazione giapponese non si fece attendere e presto ingenti truppe nipponiche raggiunsero Seul. La debolezza della Corea era evidente, visto che non aveva nemmeno un esercito in grado di risolvere le controversie interne, per cui non avrebbe potuto certamente fronteggiare invasioni esterne.
Re Gojong propose di realizzare l'addestramento di soldati nella moderna arte della guerra. A capo di questo progetto venne messo Yuan, e gli fu ordinato di rimanere in Corea. Inoltre, grazie all'intercessione del viceré Li, che lo aveva raccomandato all'imperatore, venne nominato sub-prefetto. Nel 1885, Yuan venne promosso a residente imperiale a Seul con ordini dal trono imperiale l'equivalente del moderno ambasciatoreBusky, Donald F. (2002) Communism in History and Theory, Praeger/Greenwood. Questa posizione permise a Yuan De facto, di diventare il suzerain del governo coreano, imponendo al suo interno le politiche gradite dalla Cina.
Il Giappone non gradiva queste relazioni sino-coreane e tentò di convincere Yuan che la Corea stava abbandonando le sue posizioni filo-cinesi per orientarsi verso la Russia. Scopo del Giappone era la conquista della Corea, o almeno di suddividerla con la Cina. Lo scetticismo di Yuan in merito, lo portò a non dar credito alle ipotesi giapponesi.
La Cina e il Giappone firmarono un trattato di reciproca consultazione prima di inviare truppe in Corea per proteggere i rispettivi interessi. Tuttavia il paese, restava protettorato cinese. Lo stato di regressione economica in cui versava la Corea portò ad un crescente malcontento, nonché alla formazione di gruppi rivoluzionari: uno fra i più radicali, la Società Donghak, che combinava confucianesimo e taoismo nel nazionalismo, scatenò un'insurrezione armata. Su richiesta di Yuan, la Cina inviò delle truppe e, come da accordi, fece lo stesso il Giappone.
Quando i cinesi iniziarono a lasciare la Corea, i giapponesi tuttavia, si rifiutarono di fare lo stesso e anzi imposero un blocco all'altezza del 38º parallelo. Li Hongzhang voleva evitare la guerra a tutti i costi e, per impedire che le tensioni giungessero ad un punto critico, impedì a Yuan di contrapporsi ai giapponesi. Questi non poté così tornare a Seul e, perso ogni incarico effettivo, fu richiamato nel luglio 1894 a Tientsin, poco prima dello scoppio della Prima guerra sino-giapponese.
Attività con la tarda dinastia Qing Allo scoppio della guerra, Yuan venne immediatamente rispedito in Corea al comando delle forze cinesi già presenti, ma venne presto richiamato in patria riuscendo così ad evitare l'umiliazione di una pesante sconfitta. Yuan restava un alleato di Li Hongzhang e questo rapporto gli fruttò soprattutto nel momento in cui venne nominato comandante del primo Nuovo Esercito, nell'anno 1895. La dinastia Qing contava molto su questa armata, in quanto era la meglio addestrata ed equipaggiata, nonché la più vicina a Pechino.
In quel periodo l'imperatore Guangxu stava venendo manipolato da Kang Youwei, un riformatore che voleva prendere il potere attraverso riforme controverse, il quale vedeva l'imperatrice vedova Cixi come una minaccia ai suoi piani in quanto, pur apprezzando il suo carattere riformatore, sospettava dei suoi tentativi di manipolazione sul suo debole figlio adottivo. Dopo che nel 1898, Cixi e Guangxu avviarono la Riforma dei Cento Giorni, Kang vide l'opportunità di prendere il potere facendo licenziare moltissimi funzionari e consiglieri imperiali attraverso Guangxu, sostituendoli con suoi stretti collaboratori e seguaci e tramite l'istituzione di un comitato dai grandi poteri. Essendo Cixi un ostacolo a questi suoi tentativi di presa al potere pianificò un assassinio di Cixi.
L'atteggiamento di Yuan verso questo attentato è tuttora oggetto di dibattito. Pare che Tan Sitong abbia contattato Yuan Shikai chiedendogli di sostenere Kang, ma che questi non abbia dato una risposta diretta, pur confermando la sua fedeltà al trono. Secondo il diario di Liang Qichao, braccio destro di Kang, Yuan si recò in treno a Tientsin il 20 settembre 1898 ed ebbe dei colloqui con Ronglu; cosa si dissero, però, non è chiaro. Molti storici sono convinti che Yuan abbia rivelato al generale il piano di Kang e i suoi . Il 21 settembre 1898, comunque, Ronglu occupò la Città Proibita sotto ordine di Cixi dopo che le fu riferito da Yuan le intenzioni di Kang e costrinse l'imperatore ad una sorta di arresti domiciliari. Cixi non rese pubblica la notizia che Guangxu fosse, se certamente non il pianificatore, sicuramente a conoscenza del piano, poiché ciò avrebbe messo in pericolo la dinastia in quanto non ci sarebbe stato un successore, e lei era ormai anziana.
Yuan sostenne l'imperatrice vedova Cixi, che lo nominò nel 1899 governatore dello Shandong, posizione dalla quale diresse la repressione dei Boxer. Due anni dopo, il 25 giugno 1901, succedette a Li Hongzhang (che morì il 7 novembre) nella carica di viceré di Zhili e ministro del Beiyang. Da questa carica, Yuan si adoperò per portare a termine la repressione del movimento dei Boxer, espandere e rafforzare sul modello occidentale l'Esercito Beiyang (rendendolo l'esercito più forte e moderno della Cina).
Dopo che il Protocollo dei Boxer impedì ai cinesi di occupare militarmente alcune città, fra cui Tientsin, Yuan istituì una vasta forza di polizia per continuare ad esercitarne il controllo. Nello stesso periodo, usò la propria influenza fra i colonialisti europei per impedire che l'imperatrice vedova Cixi fosse inserita nella lista dei criminali di guerra per avere sostenuto la rivolta dei Boxer. Quest'ultimo atto avvicinò notevolmente Yuan alla corte; egli fu infatti il promotore della costituzione del Ministero dell'Istruzione e del Ministero della Polizia, entrambi su modello occidentale. Inoltre, sostenne l'eguaglianza etnica fra i manciù e gli han, promossa da Cixi negli anni di grande riforma del '900.
Ritiro e ritorno Nel novembre 1908, a distanza di un giorno, Guangxu e Cixi morirono; pare che una delle ultime volontà dell'imperatore fosse quella di far giustiziare Yuan. Salvato dalla sua ampia fama, nel gennaio 1909 fu sollevato da tutti gli incarichi per volere del reggente, il principe Chun Zaifeng, il quale lo rispedì al proprio villaggio d'origine in una sorta di esilio imposto. Le fonti ufficiali indicarono che Yuan si era ritirato per problemi di salute. L'influenza di Yuan restava però alta: l'Esercito Beiyang continuava ad essergli fedele e lui continuava a mantenere contatti non solo nella corte, ma anche fra i rivoluzionari repubblicani di Sun Yat-sen.
I rivoluzionari tentarono di portarlo dalla loro parte proponendogli la carica di presidente della Repubblica di Cina, ma Yuan rifiutò; anche la corte imperiale fece marcia indietro offrendogli prima la carica di viceré di Huguang, quindi di primo ministro del gabinetto imperiale, usando il pretesto dei problemi di salute come scusa per rifiutare costantemente. Infine, però, accettò le reiterate insistenze dei sostenitori dei Qing e dal 1º novembre 1911, divenne primo ministro. Accertatosi che il bilancio di forze era ora a suo vantaggio, Yuan come primo atto costrinse Zaifeng a lasciare la reggenza, garantendogli il pieno controllo sulla Cina.
Il governo di Yuan La Rivolta di Wuchang del 10 ottobre del 1911, aveva visto la successiva proclamazione di indipendenza da parte della maggioranza delle province meridionali della Cina. Yikuang, predecessore di Yuan, non era stato in grado di frenare l'avanzata rivoluzionaria. Ormai, la corte Qing controllava solo la zona circostante Pechino ed era consapevole che l'Esercito Beiyang era l'unica armata degna di questo nome ad essergli fedele — finché lo fosse rimasto anche Yuan. Per questo, il 2 novembre del 1911, l'imperatrice vedova Longyu diede a Yuan la carica di primo ministro e di marchese di primo rango, il massimo grado onorifico della Cina dell'epoca.
Il governo di Yuan era composto quasi unicamente da cinesi di etnia han, con solo un mancese. Yuan fece immediatamente uso dell'Esercito Beiyang per assicurare la stabilità politica di Pechino, quindi già nel novembre del 1911, occupò Hankou e Hangyan, avvicinandosi a Wachang; la sua speranza era che i repubblicani scendessero finalmente a negoziati.
Presidente della Repubblica di Cina
Il presidente della Repubblica di Cina, Sun Yat-sen, sapeva che i rivoluzionari non avrebbero potuto resistere all'Esercito Beiyang e quindi scese a patti: in un accordo puramente improntato al potere personale, Yuan promise l'abdicazione dell'imperatore Pu Yi se gli fosse stata garantita la carica di presidente della RepubblicaIbidem. I rivoluzionari dovettero accettare.