Il Ludus gladiatorius era, nell'antica Roma, la caserma, pubblica o privata, presso la quale i gladiatori erano addestrati al combattimento corpo a corpo da appositi istruttori (doctores o magistri) sotto la responsabilità di un lanista privato o di un procuratore imperiale. Era un edificio semplice e funzionale, costruito intorno ad un cortile d'addestramento su cui gravitavano celle e locali di servizio (refettorio, infermeria...) delimitati da portici. Gli esemplari più rimarchevoli, come il Ludus Magnus a Roma, costruito per fornire gladiatori al Colosseo, avevano più piani, una cavea delimitante un piccolo anfiteatro, ed elementi architettonici pregiati quali colonne in travertino, ecc.
Appositi ludii erano destinati ai bestiarii addestrati per i combattimenti contro le fiere nelle Venationes: es. il Ludus Matutinus, ubicato sempre presso il Colosseo.
Sviluppatisi con buona probabilità nel III secolo a.C., quando gli spettacoli gladiatorii si affermarono non solo a Roma ma anche nel resto d'Italia, in seguito i ludi si diffusero parimenti nelle province, quasi certamente presso tutti i principali anfiteatri, entro il I secolo a.C., e restarono in uso sino a che il mondo romano smise di richiedere combattenti per l'arena, nel VI secolo.
Premessa
L'origine della figura del gladiatore è ricollegata all'istituzione del cosiddetto munus (al plurale munera, da cui il nome degli spettacoli), il dovere/obbligo dovuto dalle famiglie benestanti ai propri defunti, durante le quali uomini armati, alla presenza di un arbitro, si battevano per onorare il defunto.. Legati all'iniziativa dei privati e comunque destinati al popolo romano, i munera erano in origine distinti dai Ludi, gli spettacoli sponsorizzati dallo Stato. L'origine dei munera è ancora oggetto di dibattito, seppur si tenda a leggerla come una pratica proveniente dall'Etruria che, come molti altri aspetti della cultura etrusca, fu adottata dai Romani. Se ne hanno testimonianze sistematiche a partire dai riti funebri romani durante le Guerre puniche (III secolo a.C.) e da allora in poi divennero rapidamente un elemento essenziale della politica e della vita sociale del mondo romano. Col tempo infatti questi combattimenti persero l'originale connotazione di cerimonia funebre e si trasformarono in spettacoli di massa offerti da facoltosi personaggi e dall'imperatore stesso, assumendo spesso la funzione di propaganda politica per procurarsi consenso ed accrescere il proprio prestigio,. divenendo forse il più iconico esempio di quell'influente meccanismo di potere efficacemente descritto dalla nota locuzione del poeta Giovenale (50/60–127 d.C.) «panem et circenses».. Parallelamente, la figura del gladiatore passò da quella del prigioniero di guerra condannato a morte tramite combattimento. al combattente professionista, spesso di origine servile ma non solo, forse già alla fine del III secolo a.C.. Questi combattenti professionisti necessitavano forzatamente di apposite caserme nelle quali essere debitamente addestrati.
Entrati de facto nel novero dei Ludi in epoca imperiale, i munera, ormai controllati dallo Stato, potevano essere ordinaria, previsti cioè in occasione di certe festività, o extraordinaria per celebrare particolari occasioni. I giochi gladiatorii erano pubblicizzati con largo anticipo, su cartelloni che indicavano il motivo del gioco, il suo editore, il luogo, la data e il numero di combattenti accoppiati coinvolti, i c.d. "ordinarii". Per gli appassionati e i giocatori d'azzardo, il giorno del munus era distribuito un programma più dettagliato, il libellus, con nomi, tipi e prestazioni dei gladiatori, oltre al loro ordine di apparizione... I munera ufficiali, nella prima età imperiale, sembrano aver seguito una forma standardizzata, da cui il termine "munus legitmum"... Un corteo (lat. pompa), equiparabile alla Pompa circensis che apriva le corse dei carri nel Circo, entrava nell'arena, guidato da littori che portavano il fascio littorio quale simbolo del potere del magistrato editore dei giochi sulla vita e sulla morte; seguiva una piccola banda di trombettieri (lat. tubicine) che suonava una fanfara; le immagini degli dèi accompagnavano la processione quali "testimoni" insieme ad uno scriba per registrare i risultati ed un uomo che portava il ramo di palma usato per onorare i vincitori; in ultimo il magistrato editore, seguito da attendenti, con le armi e le armature da usare; i gladiatori, presumibilmente, chiudevano il corteo.. Il gettito di denaro prodotto e consumato da questi spettacoli, tra organizzazione, scommesse, ecc., raggiunse cifre ragguardevoli: es. l'imperatore Marco Aurelio (r. 161–180 d.C.) stabilì il limite massimo di 12.000 sesterzi per lo stipendio di un gladiatore!
La tradizione dei munera corse parallelamente alla storia repubblicana ed imperiale di Roma per circa sette secoli, raggiungendo l'apice tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C., finché l'imperatore Onorio (r. 395–423 d.C.) ne ordinò l'abolizione nel 404 d.C.. e Valentiniano III (r. 425–455 d.C.) li proibì definitivamente nel 438 d.C. Le Venationes, spettacoli nei quali una specifica categoria di gladiatori, i bestiarii, combattevano contro le fiere (orsi, leoni, leopardi, ecc.), continuarono invece sino al VI secolo: es. nella Cartagine dominata dai Vandali (429–534 d.C.), il poeta Luxorius compose all'inizio del secolo un epitaffio in onore del giovane bestiario Olimpio; venationes furono organizzate nel Colosseo al tempo del re ostrogoto Teodorico il Grande (r. 474–526 d.C.). A questo punto, l'interesse per le gare di gladiatori era scemato in tutto il mondo romano.
Storia
Nella Roma repubblicana
Il primo ludus gladiatorius citato dalle fonti è quello di Caio Aurelio Scauro, a Capua, il lanista dei gladiatori impiegati dalla repubblica nel 105 a.C. per istruire le legioni e contemporaneamente intrattenere il pubblico..
Nel corso del I secolo a.C., mentre i munera ed i gladiatori guadagnano sempre più spazio nella scena sociale e politica romana, anzitutto per tramite della diffusione nelle terre romane degli anfiteatri, gli edifici cioè appositamente sviluppati dall'architettura romana per ospitare gli scontri gladiatorii e gli altri pubblici spettacoli (con l'eccezione delle corse di carri per i quali erano necessarie le specificità strutturali del circo),.In origine, queste strutture si chiamavano Spectacula, ad indicarne la funzione per la quale erano state concepite. Il termine anfiteatro, derivato da amphi e theatron, ovvero "luogo da cui si vede tutt'attorno", attestato per la prima volta in , lo soppianterà in breve tempo - . si diffusero inevitabilmente anche le caserme d'addestramento dei morituri nell'Urbe ma non ce ne sono rimaste grandi vestigia: es. stante l'uso certo di gladiatori presso l'enorme complesso del Teatro di Pompeo ed il loro acquartieramento nel grande portico dello stesso, non è chiaro se la struttura disponesse di una propria scuola interna di combattenti o se questi vi arrivassero da altrove. Il poeta Orazio menzionò, intorno al 10 a.C., un ludus Aemilius, d'incerta collocazione, appartenente ad un membro dell'antica e potente gens Aemilia, trasformato nel IV secolo in uno stabilimento termale, il balneus Polycleti. Questo ludus Aemilius esisteva forse già nel 216 a.C., quando Marco Emilio Lepido, defunto console e augure, fu onorato dai suoi figli con tre giorni di gladiatora munera nel Foro Romano utilizzanti ventidue coppie di combattenti..
Oltre a quella di Roma, le scuole più prestigiose erano quelle di Ravenna (la cui fondazione di dovrebbe a Giulio Cesare o che fu comunque realizzato/ristrutturato al principio della guerra contro Pompeo del 49–45 a.C.),.. di Pompei, ove non a caso sorse il primo anfiteatro romano in muratura ad oggi noto, per opera dei coloni di Silla (circa 70 a.C.),. e, appunto, di Capua. Fu proprio per la rivolta scoppiata nel ludus gladiatorius di Capua, diretto dal lanista Lentulo Batiato, e capeggiata dal gladiatore Spartaco, domata solo dopo una serie prolungata di costose campagne, a volte disastrose, condotte dalle truppe romane regolari (v.si Rivolta di Spartaco, 73–71 a.C.) che si decise in epoca tardo-repubblicana di regolamentare il reclutamento dei gladiatori. La paura di rivolte simili, il rischio che le scuole gladiatorie servissero alla formazione di eserciti privati e lo sfruttamento dei munera per acquisire vantaggi politici, indusse il Senato romano ad assumere dei provvedimenti di maggior controllo sui gladiatori, sugli spettacoli, sulle scuole (quanto a proprietà, organizzazione ed ubicazione) e quindi, di fatto, su tutto il circuito gladiatorio.
Nella Roma imperiale Giulio Cesare, il romano che di fatto veicolò il passaggio di Roma da repubblica ad impero, aveva strettamente legato il suo operato politico ai gladiatori e, come anticipato, alle loro scuole. I gladiatori della familia gladiatoria da lui fondata a Capua nel 49 a.C. passarono in eredità a suo nipote Augusto, primo imperatore romano (r. 27 a.C.–14 d.C.), che li ribattezzò Iuliani in memoria del genitore. In generale, Augusto fu munifico e sfarzoso editore di giochi ed incise profondamente nella loro riorganizzazione, definendo le categorie gladiatorie (lat. armaturae), stabilendo le regole del combattimento e persino la disposizione dei posti a sedere nell'anfiteatro in base alle classi sociali.. I suoi successori, la dinastia giulio-claudia (27 a.C.–68 d.C.), furono del pari attivi promotori di spettacoli e, inevitabilmente, di scuole gladiatorie: es. sotto Nerone (r. 54–68), i gladiatori della scuola imperiale di Capua presero ad essere chiamati Neroniani; il filosofo e politico Seneca, suicidatosi per ordine di Nerone ma attivo già sotto gli imperatori Caligola (r. 37–41 d.C.) e Claudio (r. 41–54 d.C.), cita l'esistenza di un ludus bestiarius nelle sue celebri Epistulae morales ad Lucilium; ecc.
Proseguiva nel frattempo la statalizzazione dei ludii gladiatorii ed al tempo dell'imperatore Domiziano (r. 81–96) ormai molte caserme gladiatorie erano state più o meno assorbite dallo Stato: es. i ludii di Pergamo, Alessandria, Preneste (sede d'una rivolta gladiatoria affine a quella di Spartaco nel 64 d.C.). e Capua..
Subentrata la dinastia Flavia (69–96) ai Giulio-Claudii, i munera in Roma furono interessati da un'importante riassetto logistico, «un apparato monumentale che senza soluzione di continuità qualificava la rinnovata struttura urbanistica dell’Urbe nelle sue componenti funzionali alle diverse forme dello spettacolo.». Anzitutto, il fondatore della dinastia, Vespasiano (r. 69–79), ordinò la costruzione del Colosseo, sommo anfiteatro che avrebbe da lì in avanti funto da modello di riferimento per le altre similari strutture nell'Impero. L'erigenda, proseguita dal primo figlio ed erede Tito (r. 79–81), fu ultimata dal secondogenito e successivo imperatore Domiziano unitamente ad una serie di strutture a supporto che crearono un vero e proprio "polo gladiatorio" per l'Urbe: un obitorio (lat. spoliarium); un ospedale (lat. saniarium); un arsenale (lat. armamentarium) che custodiva le armi dei gladiatori; il summum choragium, un edificio dove si costruiva e stoccava l'apparato scenico utilizzato nel Colosseo; e diverse scuole/caserme, tra cui il castra misenatium per i marinai della flotta di Miseno,,5. distaccati nella capitale per manovrare il complesso velarium dell'anfiteatro... Questo polo fu poi oggetto di restauri ed interventi da parte dei successivi imperatori Traiano (r. 98–117 d.C.) ed Adriano (r. 117–138 d.C.).