Data la natura prettamente rurale del piccolo centro di Garbagna Novarese fino alla prima metà del XX secolo., il suo territorio è disseminato di cascine, centri nevralgici dell'economia sorti lungo tutto il corso della sua storia.. Tale caratteristica è ravvisabile nell'intera area della Bassa Novarese.
Le cascine poste all'esterno dell'abitato, considerate in passato vere e proprie frazioni del comune, mentre oggi (2024) vengono indicate come semplici agglomerati dallo statuto comunale, sono Marijna, Belvedere, Brusattina, Moncucco, Buzzoletto Nuovo, Buzzoletto Vecchio, Cascinetta. L'unica cascina compresa invece nel centro abitato è Borghetto..
Lo studioso novarese Angelo Luigi Stoppa, trattando la storia della Bassa Novarese, riconosce alle cascine la medesima rilevanza storica e artistica dei ricetti, delle chiese e degli oratori devozionali, sia in caso di architettura spontanea che studiata. È inoltre convinto che le cascine più antiche, sviluppatesi attorno a una corte, siano l'evoluzione di più antiche ville rustiche romane.. Da un punto di vista artistico, infine, afferma che gli edifici centrali di alcune cascine (tra cui Moncucco, Buzzoletto Vecchio e Buzzoletto Nuovo) esprimono una tale nobiltà architettonica da essere paragonabili alle ben più celebri ville venete, rendendone doverosa la preservazione al pari di queste ultime..
Storia Fino all'XI secolo Fino all'XI secolo il Novarese si presentava coperto di vegetazione boschiva, come gran parte della Pianura Padana, e segnato da innumerevoli corsi d'acqua e stagni alimentati dai fontanili. Le poche aree coltivate erano raccolte attorno ai villaggi. e organizzate fin dall'età carolingia in mansi, poderi di pochi ettari coltivati da singole famiglie di piccoli proprietari (liberi allodieri) secondo una logica di mera sussistenza. Le principali colture erano cereali e vite, assieme a prato asciutto e bosco.
In quel periodo Garbagna era situata presso Santa Maria, oratorio eretto in quegli anni che ne fungeva da chiesa parrocchiale; presso l'Arbogna e la chiesa di San Michele era invece il villaggio minore di Garbaniola, più recente. Una parte consistente delle terre apparteneva alle autorità religiose di Novara, a seguito delle numerose donazioni effettuate sia da governanti franchi che da locali proprietari nei secoli precedenti..
XII secolo In anticipo rispetto al resto della Pianura Padana, la situazione novarese cambiò nel XII secolo. Con lo scavo di rogge a scopo irriguo e l'introduzione delle marcite, la produzione foraggera aumentò esponenzialmente, innescando a sua volta un radicale mutamento dell'economia: le piccole attività basate sui mansi non ressero e scomparvero, soppiantate dalle cascine, vaste proprietà di molte decine di ettari nelle mani di pochi ricchi possidenti che davano lavoro a numerose famiglie di salariati, coltivate estensivamente a cereali ma soprattutto foraggio per l'allevamento. Quest'ultimo, non più basato sulla transumanza per la disponibilità di foraggio tutto l'anno (grazie alle marcite) e dunque più remunerativo, ne divenne l'attività principale, trainato a sua volta dalle attività artigiane di lavorazione delle pelli, per le quali Novara era rinomata.
Già nella prima metà del XII secolo Garbagna fu protagonista di questi cambiamenti: si ha notizia di casine (o cassine) nel suo territorio, le cui marcite (prati bagnati) erano irrigate da rogge di recente costruzione, a loro volta alimentate da fontanili. Un'idea più precisa delle dimensioni di queste nuove unità produttive è fornita da un documento del 1181, ove è riportata una casina appartenente all'Ospedale della Carità con terre che si estendevano dal borgo di Sant'Agabio fino a Olengo e Garbagna, terre non a caso ricche di rogge e risorgive.
Contemporaneamente alla predetta evoluzione del quadro economico, la nascita del Comune di Novara provocò cambiamenti nella gestione politica delle terre attorno alla città: il Comune estese la propria influenza nelle campagne, mediante la riappropriazione dei feudi episcopali. In tale contesto si colloca l'infeudazione di Garbagna alle famiglie aristocratiche novaresi Da Muro, Cavallazzi e Del Placido, che per proteggere il territorio dalle ingerenze dei canonici del Duomo di Novara promossero lo sviluppo del villaggio di Garbaniola, che crebbe e prosperò nei pressi del castello e acquisì infine il nome Garbagna, a scapito dell'insediamento originale presso l'oratorio di Santa Maria che fu col tempo abbandonato..
XIV secolo All'inizio del XIV secolo un terzo attore si aggiunse a Comune ed episcopato di Novara nella corsa alla possessione di Garbagna: tra 1317 e 1321 il canonico della Cattedrale Eleuterio Cattaneo donò 5000 pertiche di terre in Garbagna (tra le altre) all'Ospedale della Carità di Novara, rendendo l'istituto di fatto autonomo e primo per importanza fra tutti gli ospedali cittadini.. La presenza dell'Ospedale ha contribuito in modo decisivo agli studi storici ed artistici su Garbagna, essendo il suo archivio ricco di dettagli sulla popolazione di fittavoli e lavoranti delle sue terre, comprese le cascine.
L'evoluzione economica col tempo trasformò alcune cascine in insediamenti rilevanti: nel 1347 Buzzoletto e Moncucco erano amministrate da un dominus (signore).
XV secolo Nella seconda metà XV secolo, durante il periodo di stabilità e conseguente prosperità sotto il dominio sforzesco del Ducato di Milano, l'arte devozionale ebbe un grande sviluppo nel Novarese. In tale contesto Buzzoletto e Moncucco parteciparono alla decorazione dell'Oratorio di Santa Maria, maggiore centro religioso del luogo. I dettagli dei committenti presenti sulle opere fanno luce su vita e società nelle cascine a quel tempo: le decorazioni furono commissionate dai fittavoli stessi, appartenenti a famiglie non nobili sia locali sia oriunde, che avevano fatto fortuna con l'allevamento e l'agricoltura. La loro disponibilità economica è testimoniata dalla scelta della bottega di Tommaso Cagnola, in quegli anni tra le più rinomate e richieste...
XVI secolo La modifica dei terreni a fini agricoli subì una forte accelerazione nel XVI secolo: avendo gli Sforza introdotto la coltura del riso nel Vigevanasco sul finire del XV secolo, realizzando all'uopo vaste opere idrauliche, nei decenni successivi la pratica si estese alle limitrofe terre del Ducato di Milano, tra cui il Basso Novarese, ove si crearono vasti terrazzamenti e canali artificiali. L'impresa fu possibile grazie alla presenza della grande proprietà, la sola in grado di sostenere l'investimento necessario per la nuova coltura.
XX secolo All'inizio del XX secolo una parte consistente del modesto tessuto industriale di Garbagna risiedeva nelle cascine, dove i proprietari eseguivano la brillatura del loro stesso riso: Brustia a Moncucco, Ferraris alla Marijna, Pollini e Soldani a Buzzoletto.
Dalla metà del Novecento si è visto un generale spopolamento delle cascine, avendo il progresso tecnologico ridotto la richiesta di manodopera (in primis braccianti e mondine) e la necessità per gli stessi agricoltori di risiedervi, risultando in consistenti trasferimenti verso i centri abitati.
Nel 1981, tuttavia, lo studioso novarese Angelo Luigi Stoppa notò come l'avanzamento tecnologico stesse al contempo producendo effetti opposti: il collegamento alle reti elettrica e telefonica stava rendendo le cascine, anche le più isolate, assai meno disagevoli rispetto al passato, dunque più appetibili come residenze. Stoppa ne osservava il lento ripopolamento, in alcuni casi anche solo come residenze di campagna.
XXI secolo Nonostante le considerazioni di Stoppa del 1981, le differenze di abitabilità tra le cascine di Garbagna e il centro abitato si sono mantenute ancora per decenni: al 2013 le cascine poste all'esterno del paese non erano ancora raggiunte dalla rete di distribuzione del metano, imponendo all'amministrazione comunale di supplire alla mancanza mediante l'offerta ai residenti di condizioni agevolate di utilizzo di combustibili alternativi quali gasolio e GPL.
Cascine antiche Le due cascine più antiche, Buzzoletto Vecchio e Moncucco, sono anche le maggiori e costituirono per secoli comuni autonomi, prima di essere aggregate come frazioni a Garbagna.
Buzzoletto Vecchio
La cascina si raggiunge percorrendo la strada che collega Olengo a Terdobbiate ed è lambita posteriormente dall'omonimo fontanone di Buzzoletto. Ad alcune decine di metri sono il diramatore Quintino Sella a ovest, la fontana Gambalotta a est e la cascina Buzzoletto Nuovo a nord.
Grafie alternative del nome sono Bozzoletto, Buzzoleto, Bussoletto e Bussoleto.
Storia Medioevo Le Consignationes del 1347 contengono diversi riferimenti a una zona denominata Bozoletum o Bozola in territorio di Olengo, ripartita tra diversi proprietari. In essa i benefici delle istituzioni ecclesiastiche novaresi contavano otto pezze di terra, per una superficie totale di 15 ettari: tre pezze del monastero di San Domenico (divenuto in seguito monastero di Sant'Agnese, oggi sede locale della Procura della Repubblica)., due della chiesa di Ognissanti.., una della chiesa di San Silvestro., due delle chiese di San Nazzaro e San Martino di Novara e di Sant'Andrea di Olengo..
Nell'arco di un secolo divenne un insediamento notevole, risultando affidato a un dominus (signore).
Nella seconda metà XV secolo, durante il periodo di stabilità e conseguente prosperità sotto il dominio sforzesco del Ducato di Milano, l'arte pittorica ebbe un grande sviluppo, specialmente l'affresco.. In tale contesto Buzzoletto, assieme a Moncucco e diversi altri possidenti locali, partecipò alla decorazione dell'Oratorio di Santa Maria, maggiore centro devozionale del luogo: Bernardinus [...] de Rognono de taeghio habitator buzoleti commissionò al pittore Tommaso Cagnola l'affresco della Madonna con Bambino, due angeli e San Francesco che presenta il committente nell'abside della piccola chiesa. La famiglia Rognoni proveniva dalla Val Taleggio, nel bergamasco, ed era con tutta probabilità giunta nella Bassa Novarese in cerca di nuovi pascoli. La studiosa Franca Franzosi, indagando il fondo archivistico dell'Ospedale Maggiore di Novara, ha scoperto che i Rognoni a quel tempo erano affittuari di terre dell'ospedale appartenenti alla tenuta di Buzzoletto. Dalla commissione dell'affresco si deduce che i Rognoni erano una famiglia di allevatori molto abbienti, non nobili. Del committente Bernardino Rognoni, in particolare, la scelta di rappresentare San Francesco consente di dedurre l'appartenenza a una congregazione religiosa, con tutta probabilità era un terziario francescano. Diversi elementi, inoltre, confermano la disponibilità economica di Bernardino, figlio del dominus Zaneto: la presenza del suo ritratto e del cartiglio che lo identifica chiaramente, l'abbigliamento ricercato, la commissione dell'affresco a Tommaso Cagnola in persona, la posizione centrale dell'opera nell'abside dell'oratorio. Oltre ai preziosi dettagli sul committente, l'opera è importantissima perché la precisa datazione (27 aprile 1481) e la firma dell'autore hanno consentito agli studiosi di collocare temporalmente le molte opere dell'artista e di comprenderne l'evoluzione stilistica..
La nobile famiglia Cacciapiatti, che dall'inizio del XV secolo stava espandendo i propri possedimenti nel Basso Novarese e nel 1441 aveva ottenuto la decima di Garbagna, nel 1497 aggiunse i diritti sui dazi di Buzzoletto, assieme a quelli sulla macina del grano e sull'entrata delle porte di Novara.
Età moderna Nel 1548, dal catasto di Carlo V (noto anche come Catasto Bergamino) risulta che la tenuta si estendeva per circa 156 ettari (510 moggia, di cui 300 di aratorio, 10 di vigna, 100 di prato, 50 di prato asciutto e 50 di bosco) ed era abitata da un solo gruppo famigliare (fuoco), che aveva a disposizione una cascina e un mulino. Proprietari risultavano gli eredi di Pietro Francesco Cacciapiatti.