Biografia Georg nacque da Ulrich von Frundsberg, capitano della Lega sveva e dalla moglie Barbara von Rechberg da una famiglia di nobili tirolesi stabilitasi nello Oberschwaben, che annoverava anche tra i suoi esponenti il principe vescovo di Trento Udalrico III.
Combatté per l'imperatore Massimiliano I contro gli svizzeri nella guerra dell'Engadina del 1499 e nello stesso anno venne mandato ad assistere Ludovico Sforza, duca di Milano, contro i francesi.
Mentre era ancora al servizio di Massimiliano, prese parte nel 1504 alla guerra per la successione del ducato di Baviera-Landshut. Si distinse nella battaglia di Ratisbona. L'imperatore Massimiliano I lo nominò personalmente cavaliere. Successivamente, combatté anche in Olanda.
Convinto della necessità di un corpo di fanteria scelta composto da tedeschi, Frundsberg assisté l'imperatore nella costituzione dei lanzichenecchi, divenendo, in seguito, comandante dei lanzichenecchi nei paesi meridionali dell'Impero. Da allora, Frundsberg condusse ininterrottamente una vita di battaglie, combattendo per l'Impero e per gli Asburgo. Nel 1509 partecipò alla guerra contro la Repubblica di Venezia, distinguendosi nella difesa di Verona da numerosi attacchi.
Dopo una breve visita in Germania, tornò in Italia, dove tra il 1513 e il 1514 conquistò gloria e onori grazie alle sue imprese contro i veneziani e i francesi. Raggiunta la pace tornò in Germania e, nel 1519, alla testa della fanteria della Lega sveva contribuì a cacciare il duca Ulrico di Württemberg, dal suo ducato.
Durante la Dieta di Worms nel 1521, spese parole di incoraggiamento nei confronti di Martin Lutero e durante la guerra d'Italia del 1521-1526, Frundsberg condusse l'armata imperiale in Piccardia. Nel 1525 ottenne la sua più famosa vittoria nella battaglia di Pavia.
Comandò i lanzichenecchi sino a poco prima del famoso sacco di Roma del 1527 dopo aver intrapreso un'ardita spedizione lungo la penisola italiana. Morì di colpo apoplettico nel suo castello di Mindelheim nell'agosto del 1528.
La spedizione in Italia del 1526-1527
Il passaggio in Val Vestino di 14.000 lanzichenecchi
L'aristocratico tedesco Georg von Frundsberg è considerato tutt'oggi uno dei più grandi, per valore e crudeltà, comandanti di truppe di ventura del 1500 ed il suo nome è legato alla Val Vestino poiché in un giorno di novembre del 1526, seppur anziano (aveva compiuto i 53 anni d'età) e malato, proveniente dal sud della Germania, vi transitò al comando dei suoi fedeli lanzichenecchi con l'intenzione di conquistare la penisola e la “novella Babilonia”, la città dei papi, compiendo un'impresa militare che per le sue epiche imprese rimarrà per sempre nella storia italiana con il nome del "sacco di Roma".
Il 22 maggio del 1526, a Cognac, Francesco I stipulò con il papa Clemente VII, con Firenze, con Francesco Maria Sforza, duca di Milano, e coi veneziani, una lega per scacciare gli imperiali di Carlo V dall'Italia, detta alleanza fu soprannominata Lega Santa. La guerra fu condotta fiaccamente dagli alleati della Lega. L'esercito confederato, comandato dal generale Francesco Maria I della Rovere, duca di Urbino, superiore a quello imperiale per uomini e mezzi, avrebbe potuto in poco tempo infliggere una pesante sconfitta agli spagnoli concentrati a Milano, invece tentennò concedendo all'avversario il tempo di rafforzarsi e riorganizzarsi.
Il 14 luglio Francesco Maria Sforza capitolò. Il 25 i pontifici furono sconfitti dai senesi, alleati degli imperiali. Il 20 settembre il cardinale Pompeo Colonna, nemico del papa e spinto da Carlo V con promesse di denaro, costrinse il pontefice con le armi a rifugiarsi in Castel Sant'Angelo e a sottoscrivere una tregua di quattro mesi con l'imperatore. Il 23 settembre, il Della Rocca con un esercito poderoso di ventimila uomini espugnò la facile Cremona invece di prendere Genova, già accerchiata dalle navi di Andrea Doria e dei veneziani.
Nel frattempo più a nord, in Baviera nel castello di Mindelheim nei pressi di Monaco di Baviera, il capitano di ventura Georg von Frundsberg, si apprestava a muovere in Italia in soccorso degli alleati spagnoli assediati in Milano.
Un soldato tutto d'un pezzo
Georg von Frundsberg aveva partecipato negli anni precedenti, come comandante dei lanzichenecchi, ad innumerevoli combattimenti sul suolo italiano meritandosi la fama di essere il più grande per esperienza, capacità e brutalità fra tutti i capitani tedeschi allora in attività. Pietro Verri, nella sua Storia di Milano, annota:
Nel 1509 al soldo del re Luigi XII di Francia, il Frundsberg operò alla difesa di Verona. Nel 1511 con fanti piuttosto male in ordine fu alla battaglia di Casalecchio di Reno, in cui venne sbaragliato Francesco Maria I della Rovere. Due anni dopo, nel 1513, passò dalla parte degli spagnoli e nella battaglia di Creazzo alla testa di un quadrato di lanzichenecchi, contribuì efficacemente alla vittoria sui veneziani di Bartolomeo d'Alviano.
Nel 1516 si trovò nuovamente alla difesa di Verona con Marco Sittich e affiancò Marcantonio Colonna, allorché i veneziani portarono un violento attacco a porta Vescovo. Nel 1522 fu assoldato dagli Sforza con uomini e partecipò, nell'aprile, alla battaglia della Bicocca, dove i suoi “lanzi” si scontrarono con il quadrato degli svizzeri di Alberto Pietra.
Collocato nello schieramento centrale, respinse con il fuoco degli archibugi i nemici, che subiranno la perdita di uomini ancor prima di venire in contatto con i suoi fanti. Nel combattimento morirono svizzeri con 22 capitani; il Frundsberg fu ferito ad una coscia da un colpo di picca. Quando i francesi si diedero alla fuga, i suoi uomini invece di inseguirli secondo gli ordini ricevuti dal generale Fernando Francesco d'Avalos, non si mossero reclamando il versamento di tre paghe arretrate. Fu alla conquista ed al sacco di Genova. Nel 1524, al servizio dell'Impero, scese in Lombardia, da Merano, alla testa di mercenari per contrastare i francesi nelle terre franche.
Nel gennaio del 1525 scese nuovamente dal Tirolo per la valle dell'Adige diretto a Lodi, con uomini, cavalli tedeschi e 300 cavalli borgognoni. Partecipò alla famosa battaglia di Pavia comandando la retroguardia con 28 compagnie di “lanzi”; sconfisse i mercenari di Giovanni delle Bande Nere uccidendo i loro comandanti, il duca Riccardo di Suffolk e Longmanno di Augusta, cui un suo soldato tagliò la mano carica di anelli. Nel maggio, dello stesso anno, fu richiamato nel Trentino, per far fronte nella Valle di Non e nella valle di Sole alla rivolta dei contadini contro i nobili e l'alto clero.
La partenza verso l'impresa
Domata nel luglio 1526 la rivolta dei contadini a Radstadt, impegnò i suoi castelli ed i suoi possedimenti, compreso il maniero di Mindelheim e i gioielli della moglie Anna: ne ricavò fiorini che gli consentirono di assoldare un buon numero di fanti svevi, franconi, bavaresi e tirolesi, in totale circa uomini più donne al seguito, cui diede uno scudo a testa. A capo delle sue soldatesche pose il figlio Melchiorre, il cognato conte Ludovico Lodron, il conte Cristoforo di Eberstein, Alessandro di Cleven, Niccolò di Fleckenstein, Alberto di Freiberg, Corrado di Bemelberg, detto “il piccolo Hess”, Nicola Seidenstuker, Giovanni di Biberach e Sebastiano Schertlin.
In ottobre si mosse verso sud e acquartierò tutte le truppe tra Merano e Bolzano ove fu raggiunto da altri fanti, che avevano lasciato Cremona con Corradino di Clurnes. Il 2 novembre tenne a Bolzano il consiglio di guerra con i suoi fidati ufficiali nella casa “Drexel”, sul fiume Muster, di proprietà di Elias Draxl, ricco mercante, ove fu decisa la partenza per l'impresa nei giorni seguenti.
Il 12 novembre l'armata, formata da 36 “bandiere”, mosse da Trento. Il Frundsberg pagò i suoi uomini con denari e panni e, per sviare la curiosità delle spie venete che controllavano da vicino ogni suo movimento, fece preparare zattere e barche, come per prendere la strada di Verona e forzare le relative chiuse. Di seguito, puntò apparentemente verso la Valsugana e Bassano del Grappa, ma astutamente, al contrario, si diresse, attraversando il Buco di Vela, verso Vezzano e più giù ancora a Castel Campo, Passo del Durone, Tione, Condino, Storo e Lodrone ove giungerà il 14 sostando tre giorni in attesa dell'arrivo di tutte le forze.
L'arrivo nella Valle del Chiese
L'arrivo dei tedeschi nella piana del Chiese creò una forte preoccupazione nell'apparato militare veneto che cercava in ogni modo di contrastare la minaccia verso la Repubblica controllando l'accesso a Bagolino, alla Valle Sabbia, tramite il munitissimo bastione della Rocca d'Anfo, e alla Riviera del Garda con milizie rurali capovallesi arroccate sul monte Stino. La Rocca d'Anfo era ben rifornita di viveri e presidiata da oltre mille fra archibugieri e schioppettieri al comando di Giovanni Antonio Negroboni detto “di Valtrompia”, mentre Battista di Martinengo dal suo quartier generale di Lavenone sorvegliava l'accesso alla Valle Sabbia, il ponte di Vestone e per suo ordine l'altro ponte d'Idro fu distrutto e vi ordinò il presidio di cento uomini comandati da Vincevo Guiazzo.
Informatori e spie furono sollecitate dai provveditori di scoprire le intenzioni del nemico e in special modo il percorso che intendeva seguire per raggiungere la pianura. Nello schieramento opposto invece, il conte Antonio Lodron, mediante una lettera ai consoli di Gargnano, cercava astutamente di sviare con delle false informazioni la curiosità di costoro prospettando una discesa dell'armata sulla Riviera del Garda attraverso la Val Vestino, queste informazioni le traiamo dai famosi "Diari" del cronista veneziano Marin Sanudo:
A partire dal 16 novembre, con i primi movimenti delle avanguardie tedesche, giungevano i dettagliati rapporti al capitano di Brescia, Pietro Mocenigo, da parte del comandante Battista di Martinengo, spedito in tutta fretta a guardia dei confini col Trentino con i suoi 300 miliziani:
Su per i selvaggi monti della Val Vestino
Il Frundsberg, privo di artiglierie, vista l'impossibilità di superare con un unico assalto le difese della Rocca d'Anfo, consigliato dal cognato il conte Ludovico Lodron e da Antonio Lodron, che conoscevano i luoghi a menadito e disponevano di guide sicure, nel pomeriggio del giorno 15, ma non prima di aver comandato una manovra diversiva di alcuni reparti verso la Rocca d'Anfo come a far intendere di voler passare di là, inerpicò, non visto dai veneziani, le prime avanguardie della sua ciurmaglia su sentieri alle spalle del castello di San Giovanni di Bondone tra gole scoscese e dirupi da camosci puntando, attraverso il monte Stino, su Capovalle.
Il Frundsberg s'incamminò solo all'alba del 17, seguito dal suo fido segretario Adam Reusner (1496-1582), lungo l'accidentato tracciato che attraverso il monte Calva, Bocca Cocca conduce al monte Cingolo Rosso e che ancor oggi viene indicato come il “sentiero della Calva”. Nella vallata di Piombino, in territorio comunale di Moerna, attraversò un burrone assai impegnativo spesso portato a spalle dai suoi uomini. In tutto il tragitto due “lanzi” tenevano le loro lunghe alabarde a mo' di parapetto proteggendolo da eventuali cadute mentre altri lo tiravano avanti per il corpetto e uno dietro lo spingeva. Tra la testa e la coda della colonna vi era quindi oltre una giornata di distanza.