La marcia su Roma fu una presa di potere armata eversiva organizzata dal Partito Nazionale Fascista (PNF), volta al colpo di Stato con lo scopo di favorire l'ascesa di Benito Mussolini alla guida del governo in Italia. Il 28 ottobre 1922 migliaia di fascisti si diressero verso la capitale minacciando la presa del potere con la violenza.
La presa di potere ebbe termine il 30 ottobre, quando il re Vittorio Emanuele III incaricò Mussolini di formare un nuovo governo. La marcia su Roma fu propagandata negli anni successivi come il prologo della «rivoluzione fascista» e il suo anniversario divenne il punto di riferimento per il conto degli anni secondo l'era fascista.
Contesto storico Timori di un colpo di stato Già durante la prima guerra mondiale erano apparsi forti segni di distacco da parte di esponenti dell'esercito nei confronti dei rappresentanti dello Stato liberale, giudicati indegni, ma anche verso una parte delle truppe e la popolazione, che secondo Ottone Rosai avrebbe richiesto l'uso di bastoni e dell'olio di ricino.
Nel giugno 1919 si diffuse sulla stampa la notizia di un complotto per un colpo di stato organizzato da nazionalisti, da arditi, da ex combattenti e da membri dell'esercito, il tutto con il probabile coinvolgimento di Benito Mussolini e di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta e con il finanziamento di «industriali della Lombardia, della Liguria e del Piemonte».. A settembre si ebbero nuove voci di una azione di forza, che però si concretizzò nell'occupazione della città di Fiume da parte di associazioni nazionalistiche e di reparti (insubordinati) del Regio Esercito..
Vennero poi sciolte le camere e organizzate nuove elezioni, con nuove minacce eversive da parte fascista.
Il successo delle liste socialiste nelle elezioni politiche complicò però la possibilità di accordi politici per la formazione di un governo.
Ancora nell’ottobre 1920 ci furono voci di un colpo di stato con base a Fiume, ma a fine anno persero vigore con la ratifica del trattato di Rapallo e la fine dell'esperienza fiumana..
Elezioni e violenze
Povertà e disagio nel dopoguerra portarono a scioperi e agitazioni e anche a occupazioni di terre, con scontri tra i manifestanti e le forze dell'ordine. Si inserirono in questo contesto le violenze fasciste iniziate l'11 gennaio 1919 con la contestazione di un comizio di Leonida Bissolati e proseguite nel mese di aprile con l'incendio della sede milanese del quotidiano socialista Avanti!..
L'attività fascista subì un arresto con i modesti risultati delle elezioni del novembre 1919; si sviluppò di nuovo a partire dall'estate del 1920 con le violenze dell'Hotel Balkan a Trieste e con lo scoppio di una bomba a Venezia contro una manifestazione socialista, ma soprattutto con gli squadristi al servizio degli interessi agrari contro gli scioperanti e degli industriali dopo l'occupazione delle fabbriche..
In occasione delle elezioni amministrative del 1920 si creò inoltre un blocco antisocialista e risultò evidente l'indulgenza (in alcuni casi un effettivo sostegno) verso le violenze fasciste da parte di elementi dell'amministrazione dello Stato e del mondo militare.. Le nuove amministrazioni comunali furono per quasi un quarto a guida socialista o repubblicana (rispettivamente e 27 comuni su un totale di ), con punte in Emilia-Romagna (215 comuni socialisti e 11 repubblicani su 329) e in Toscana (151 comuni socialisti e 5 repubblicani su 290); anche nelle amministrazioni provinciali ci fu un successo socialista con 26 consigli provinciali su 69 (7 su 8 in Emilia-Romagna e 6 su 8 in Toscana).
Le squadre fasciste, organizzate militarmente grazie all'inclusione di arditi ed ex combattenti, iniziarono così a colpire violentemente le nuove amministrazioni socialiste, come nel caso di Bologna. I disordini (spesso organizzati coordinando gruppi da zone diverse) permettevano così al governo di sciogliere l'amministrazione locale e sostituirla con un commissario favorevole al governo stesso; inoltre gli attacchi contro le Camere del Lavoro ne allontanavano gli iscritti, indebolendone l'azione..
Nel 1921 crebbe il numero di violenze da parte fascista, tanto che a gennaio e a febbraio si ebbero articoli di giornali di parte governativa che invitavano a interrompere queste azioni, pur volendole giustificare come reazione alle violenze socialiste. Durante il periodo delle elezioni politiche del maggio 1921 queste violenze però aumentarono ancora e si ebbero sempre più casi di complicità da parte di appartenenti alle forze dell'ordine.. I risultati elettorali segnarono una flessione per i socialisti e l'ingresso di una trentina di fascisti alla Camera (principalmente tramite liste dei Blocchi nazionali), che il 13 giugno aggredirono il deputato Francesco Misiano, che aveva disertato durante la Prima guerra mondiale. Violenze in aula si ebbero durante le sedute del 21 giugno, del 20 luglio e del 22 luglio, con intervento del presidente. Fallì anche il tentativo di un patto di pacificazione, perché non accettato dai fasci locali; le violenze continuarono e colpirono anche deputati, con l'aggressione di Claudio Treves e l'omicidio di Giuseppe Di Vagno..
Il governo organizzò le celebrazioni per il 4 novembre con la traslazione della salma del Milite ignoto. Per i giorni successivi a Roma venne organizzato il terzo congresso fascista; nonostante la presenza di forze dell'ordine, si svolsero numerosi scontri e violenze con forze antifasciste, con due morti e circa 150 feriti. Anche se il governo si mostrò debole nel cercare di opporsi ai cortei e alle violenze,. nel complesso le giornate romane rappresentarono una sconfitta per i fascisti..
Il 1922
Nel 1922 i fascisti cercarono di espandersi sia a Nord nei luoghi ancora controllati dai socialisti sia nell'Italia meridionale.. Inoltre, considerati anche gli esiti negativi delle giornate romane a fine 1921, quando ad aprile 1922 si tenne il consiglio nazionale fascista, Benito Mussolini e Dino Grandi spinsero per abbandonare le idee insurrezionali e seguire una via legalitaria. Nonostante queste rassicurazioni esteriori, il partito fascista continuava l'organizzazione delle squadre in quattro zone (Nord-occidentale, Nord-orientale, centro con la Sardegna, Sud con la Sicilia) in vista di eventi insurrezionali a livello nazionale; inoltre da maggio si ebbero mobilitazioni fasciste con una nuova serie di violenze, che misero in difficoltà il neonato primo governo Facta, in particolare con l'occupazione di Bologna e di Cremona (con il saccheggio delle case dei deputati Giuseppe Garibotti e Guido Miglioli).. Tra i discorsi che segnarono la caduta del governo è da segnalare il discorso di Mussolini con minacce verso un possibile fronte antifascista, che suscitarono la reazione di Filippo Turati; le preoccupazioni dei partiti nascevano anche in considerazione del sostegno dato alle azioni fasciste dall'esercito e da una parte della pubblica amministrazione..
Nel frattempo si intensificarono gli attacchi fascisti contro cooperative e camere del lavoro. In particolare a Ravenna il 26 luglio si tenne uno sciopero dell'Alleanza del Lavoro, costituita da forze di sinistra; le squadre di Italo Balbo occuparono la città con nuove violenze, in un momento di crisi di governo. L'Alleanza del Lavoro promosse allora uno Sciopero legalitario per l'inizio di agosto. Nel tentativo di gestire la situazione, il re Vittorio Emanuele III affidò nuovamente l'incarico a Facta per formare un nuovo governo. Lo sciopero fu un sostanziale fallimento e diede il pretesto ai fascisti per occupare altre amministrazioni socialiste.. Ci furono voci di spedizioni di fascisti verso Roma e furono presi provvedimenti per bloccare eventuali "treni sovversivi" diretti a Roma (poi non verificatisi).. A Milano i fascisti distrussero la sede dellAvanti! e occuparono il palazzo comunale a guida socialista (anche in questo caso l'amministrazione fu commissariata) e Aldo Finzi dichiarò l'intenzione del partito di occupare tutti i comuni socialisti e uccidere una serie di nemici del fascismo. Vista la gravità della situazione tra il 5 e il 6 agosto fu ordinato ai prefetti di Ancona, Brescia, Genova, Livorno, Milano e Parma di cedere il potere all'autorità militare per il ripristino della normalità..
Il 6 agosto fu emanato un comunicato ufficiale del governo ai cittadini «perché cessino dai contrasti sanguinosi e gli spiriti si elevino a un sentimento di solidarietà patriottica e umana». Mussolini rispose rivendicando l'efficacia della violenza in tali casi.. Tra l'8 e il 9 agosto si svolse la discussione per la fiducia al nuovo governo, con riferimenti alla situazione interna del paese; i deputati fascisti e dei combattenti proseguirono con le proprie minacce eversive, mentre gli altri partiti si divisero sul comportamento da tenere.. Il governo ottenne la fiducia con 247 favorevoli e 122 contrari, anche con il supporto di fascisti e combattenti.
Svolgimento Preparativi
Dopo le violenze di inizio agosto si diffusero sempre più insistenti le voci di un colpo di stato e dell'instaurazione di una dittatura da parte fascista, non senza preoccupazioni da parte di alcuni ambienti moderati che avevano precedentemente difeso le azioni fasciste..
A fine agosto Il Giornale d'Italia pubblicò una lettera di «alcuni ufficiali a nome di tutto l'esercito» in cui si indicava come avessero «simpatizzato per i fascisti» ma si chiedeva di chiarire la posizione rispetto alla Corona, dato che il fascismo aveva fino a quel momento manifestato idee repubblicane. La risposta di Mussolini, pubblicata lo stesso giorno, non chiarì in modo definitivo la questione. Fu solo in occasione di un comizio tenuto a Udine il 20 settembre che fu escluso un attacco contro la monarchia, così come richiesto dai militari; nella stessa occasione fu indicato ai fascisti di dimenticare «le accoglienze più o meno ingrate che avemmo a Roma nell'ottobre scorso»..
A inizio ottobre, subito dopo le violenze compiute a Bolzano, fu pubblicato il «Regolamento di disciplina della milizia fascista», preparato da Italo Balbo, Michele Bianchi, Emilio De Bono e Cesare Maria De Vecchi, La pagina riporta erroneamente la data 3 ottobre. con l'ufficializzazione di un corpo armato privato, ennesima provocazione verso lo Stato...
Attorno alla metà di ottobre iniziarono i preparativi per la marcia su Roma. Il giorno 16 a Milano con Mussolini, Balbo, Bianchi, De Bono e De Vecchi si riunirono Gustavo Fara, Sante Ceccherini, Ulisse Igliori e Attilio Teruzzi; altre riunioni si tennero nei giorni 18, 20 e 21. Era prevista l'occupazione di alcune città del centro-sud per evitare l'invio di truppe; la marcia su Roma sarebbe invece stata condotta dalle squadre del centro-nord... Il piano si componeva di cinque punti:
Sempre a ottobre in interviste sulla stampa gli stessi fascisti (Bianchi sul Corriere della Sera, Balbo su La Nazione) escludevano invece la realizzazione di una marcia su Roma.
Il congresso di Napoli
Il congresso fascista si tenne a Napoli dal 24 ottobre e già dal giorno precedente si segnalò l'arrivo di numerosi gruppi. È considerato attendibile il numero di partecipanti,. anche se i giornali di parte indicarono numeri fino a . Si trattò comunque di una prova di forza contro lo Stato; secondo Emilio Gentile fu «un simbolico atto di completamento della conquista fascista del paese prima di andare al potere».
Il discorso di Mussolini iniziò contrapponendo l'accoglienza di Napoli rispetto a come l'anno precedente «a Roma ci siamo trovati in un momento avviluppati da un'ostilità sorda e sotterranea che traeva le sue origini dagli equivoci e dalle infamie che caratterizzano l'indeterminato mondo politico della capitale»; indicò inoltre Paolino Taddei, Giovanni Amendola e Giulio Alessio come «tre anime nere della reazione antifascista». Aggiunse le proprie richieste al governo, in particolare con l'attribuzione di cinque ministeri (Esteri, Guerra, Marina, Lavoro e Lavori Pubblici).