La tomba di Iti e Neferu è una tomba egizia semi rupestre proveniente dalla necropoli nord della collina settentrionale di Gebelein, in Egitto. La tomba appartenne a Iti, "Capo delle truppe" e "Tesoriere del Re", e alla moglie Neferu. Il complesso è datato al Primo periodo intermedio, tra il 2118 e il 1980 a.C. La maggior parte delle pitture murali e vari reperti del corredo sono conservati al Museo Egizio di Torino.

Titolari

Iti è ricordato dalle fonti della tomba come "Capo delle truppe" e "Tesoriere del Re". Neferu, sua moglie, è raffigurata insieme a lui nella stele funeraria e in alcune pitture parietali provenienti dalla sepoltura.

Storia La tomba appartiene alla fase finale del Primo periodo intermedio e alla transizione verso il Medio Regno.

Scavi

La tomba fu scoperta nel 1911 da Virginio Rosa, collaboratore di Ernesto Schiaparelli, durante gli scavi italiani a Gebelein. Una fotografia scattata ai primi di gennaio del 1911 documenta l'esterno della tomba prima dell'inizio dei lavori, quando erano già visibili le basi dei quattordici pilastri del porticato esterno. Le operazioni di sterro misero in luce la parte centrale della struttura semi rupestre, la volta della cappella centrale e alcune pitture del porticato antistante.

Al momento dello scavo la tomba era priva di copertura e non offriva protezione alle pitture; prima del distacco del 1914, le superfici furono sottoposte a una pulitura leggera, a un primo consolidamento e alla protezione con carta gialla e sabbia fine. Prima dell'imballaggio e del trasporto, gli oggetti del corredo furono inventariati e fotografati, spesso riuniti in gruppi.

Nel fondo Rosa dell'Archivio fotografico del Museo Egizio sono conservate sette lastre a colori scattate durante i lavori nella tomba; l'attribuzione a Rosa è ritenuta probabile, ma le riprese potrebbero anche essere riferite a Giovanni Marro, presente nel 1914 durante il distacco delle pitture.

Conservazione e musealizzazione

Le pitture furono staccate dalla tomba nel 1914, consolidate per il trasporto e trasferite a Torino. Il distacco fu eseguito da Giovanni Marro e Michelangelo Pizzo seguendo le indicazioni di Fabrizio Lucarini; dopo il trasferimento in Italia, Lucarini curò a Firenze la trasposizione delle pitture su tela permanente. Nel 1924 le pitture staccate furono esposte nel chiostro della chiesa di Sant'Apollonia a Firenze, in occasione di una mostra organizzata da Lucarini dopo il restauro. Delle trentasei pitture staccate dalla tomba e arrivate a Torino nel 1924, ventinove furono esposte al Museo Egizio di Torino.

In occasione del riallestimento precedente alla riapertura del 2015, i ventinove frammenti furono oggetto di indagini multidisciplinari dedicate alla tecnica esecutiva, allo stato di conservazione e ai materiali antichi e moderni presenti sulle superfici. Le analisi inclusero osservazione in luce ultravioletta, riflettografia infrarossa, immagini in falso colore, FORS, FT-IR e SEM-EDX; le immagini infrarosse permisero di riconoscere dettagli del disegno preparatorio e due pentimenti, mentre le analisi dei materiali distinsero pigmenti e intonaci originari da interventi moderni, tra cui bianco di zinco, paraffina e resina alchidica.

Nel 2025 la sala dedicata alla ricostruzione della tomba di Iti e Neferu è stata riallestita sulla base di studi sulla struttura della tomba, sui suoi quattordici pilastri, sul confronto con tombe dello stesso periodo e sulle fotografie di scavo. Nel corso delle ricerche per il riallestimento è stata individuata nei depositi del Museo di Antropologia ed Etnografia dell'Università di Torino una pittura appartenente al ciclo decorativo della tomba.

Descrizione

La tomba era semi rupestre e si apriva in una corte scavata nella roccia. La facciata, protetta dal lungo porticato delimitato da quattordici pilastri, era interrotta da undici aperture che immettevano in altrettante stanze; i tratti di muro compresi tra un'apertura e l'altra erano decorati.

La decorazione comprendeva pitture a tempera su intonaco di paglia e fango, conservate al Museo Egizio di Torino. Nelle pitture compaiono immagini ricche di dettagli, con scene di offerta, attività agricole, allevamento, trasporto del grano, preparazione del pane e della birra, animali, imbarcazioni, artigiani e figure armate. In una scena è raffigurata la macellazione rituale di un bovino; in un'altra sono rappresentate una vacca con vitello neonato e una scena di mungitura. Lungo il corridoio erano presenti scene legate alla vita quotidiana e al lavoro, tra cui il trasporto e l'immagazzinamento del grano e un laboratorio di falegname.

Una pittura parietale raffigura una nave con cabina decorata da tre scudi; sul ponte sono rappresentati marinai al lavoro, giare e tre scimmie. La presenza degli scudi sulla cabina della nave è stata messa in relazione con il titolo militare di Iti e con il ruolo delle élite locali nel Primo periodo intermedio. La scena del trasporto e dell'immagazzinamento del grano è stata utilizzata come confronto per modelli di granai e per raffigurazioni analoghe provenienti da Gebelein, tra cui quelle sul sarcofago di Iqer.

Reperti

Le pitture staccate dalla tomba sono conservate al Museo Egizio di Torino. Alla stessa provenienza appartengono anche stele, vasellame, una conchiglia, vasi in alabastro e terracotta e altri oggetti di corredo.

Il corredo di Neferu comprendeva grandi vasi in terracotta, vasi globulari in terracotta con coperchio, vasi miniaturizzati in terracotta, vasetti cilindrici in terracotta nera e un vasetto cilindrico in alabastro. Un'altra fotografia del corredo registra quattro grandi vasi in terracotta, due coppe in terracotta e una ciotola in terracotta.

Note

Bibliografia

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Collegamenti esterni

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