Le arti marziali italiane includono tutte quelle discipline di combattimento armato e disarmato diffuse in Italia dall'Età del Bronzo fino al XIX secolo d.C. Esse prevedevano l'uso di armi (spade, pugnali, bastoni e bastoni lunghi). Ogni arma è il prodotto di un'epoca storica specifica. Le spade utilizzate nelle arti marziali italiane spaziano dai pugnali di bronzo dell'epoca nuragica al gladio dei legionari romani, fino alle spade sviluppate durante il Rinascimento, l'epoca barocca e oltre. Le lame corte comprendono dai pugnali medievali al coltello da duello siciliano liccasapuni.

Caratteristiche degli stili di combattimento italiani La base della maggior parte dei sistemi italiani è la scherma, e molti metodi di combattimento con il bastone utilizzano le stesse tecniche e movimenti impiegati nella scherma con la spada. Pertanto, se un praticante si allena con il bastone o il bastone corto, acquisirà anche competenze nell'uso della spada. Esempi di ciò sono il Canne Italiana, che utilizza i movimenti e le tecniche della sciabola da duello (sciabola da terreno), e il Bastone Italiano, in cui i movimenti derivano dalla scherma con la spada a due mani (Spadone a Due Mani).

I principali periodi storici che hanno influenzato lo sviluppo delle armi italiane sono:

Antica Roma Il combattimento gladiatorio era uno spettacolo sanguinoso molto popolare nell'epoca romana. I gladiatori venivano addestrati in scuole speciali e armati secondo lo standard romano o come alcuni dei nemici di Roma. Questo permetteva di sperimentare diverse armi e stili di combattimento. Alcune armi erano insolite, come la rete utilizzata dal retiarius.

Gli scrittori romani descrissero metodi e tecniche per l'addestramento e l'uso del gladio, ad esempio Vegezio nel suo De Re Militari. Grazie a questa ricchezza di informazioni, l'arte del combattimento gladiatorio è stata riscoperta e la disciplina della “Gladiatura Moderna” è ora praticata da numerosi appassionati.

Rinascimento ed epoca barocca Il Rinascimento (XIV-XVII secolo d.C.) fu un periodo caratterizzato da frequenti guerre sul suolo italiano e dalla formazione di eserciti mercenari guidati dai Condottieri, che raffinarono e migliorarono armi e tecniche. Un mercenario, il Maestro Fiore dei Liberi, scrisse un manuale intitolato Flos Duellatorum o "Il Fiore della Battaglia" nel 1410, illustrando un repertorio di tecniche per molte armi diverse e per il combattimento disarmato, dando così origine alla scuola italiana di scherma. Dopo Fiore, la scuola italiana di scherma fu portata avanti da Filippo Vadi (1482–1487) e Pietro Monte (1492).

Esperienze sul campo di battaglia Le tecniche e le abilità insegnate dalla scuola italiana furono testate con successo contro i Landsknecht e i picchieri svizzeri, considerati le migliori fanterie dell'epoca, e contro i cavalieri francesi, che rappresentavano il fiore della cavalleria europea. Esempi di tali scontri furono:

La Battaglia di Arbedo del 1422. La battaglia di Calliano del 1487. La Battaglia di Ravenna del 1512. La Disfida di Barletta del 1503. In questo torneo 13 cavalieri italiani affrontarono e sconfissero 13 cavalieri francesi in combattimento corpo a corpo. Le forze guidate da Giovanni dalle Bande Nere che combatterono contro i Landsknecht in numerosi piccoli scontri nel 1527. La battaglia di Marignano, durante la quale Gian Giacomo Trivulzio ottenne il grado di Maresciallo di Francia, un onore conferito a pochi stranieri. La sconfitta a Marignano fu uno degli eventi che trasformò la politica svizzera da aggressiva a neutrale.

Queste esperienze sul campo influenzarono numerosi maestri d'armi, tra cui Antonio Manciolino, Angelo Viggiani, Achille Marozzo, Camillo Agrippa, Giacomo Di Grassi, Giovanni Dall'Agocchie, Henry de Sainct-Didier, Frederico Ghisliero e Vincentio Saviolo.

La Guerra dei Trent'Anni

Con la fine dell'era dei Condottieri in Italia, comandanti militari come Ottavio Piccolomini e Raimondo Montecuccoli misero i loro soldati al servizio dell'Imperatore austriaco, in una guerra di religione che devastò la Germania e causò la perdita del 30% della popolazione, forse la più grande tragedia mai subita dalla Germania. Le forze italiane combatterono valorosamente (sebbene dalla parte perdente) alla Battaglia di Lützen e contribuirono a una grande vittoria alla Battaglia di Nördlingen del 1634 contro gli svedesi. Nel frattempo, Ambrogio Spinola e i suoi uomini aiutarono la Spagna a conquistare i Paesi Bassi in battaglie come l'Assedio di Breda.

Questa guerra fu forse l'ultima in cui spade, pugnali e picche giocarono un ruolo importante, poiché la tecnologia delle armi da fuoco stava diventando più affidabile. I schermidori italiani, armati di spade corte e pugnali, si dimostrarono estremamente efficaci nell'infiltrarsi nei quadrati di picchieri avversari e nel sopraffare i picchieri armati di lunghe picche durante i brutali "scontri di picche". Sul campo di battaglia, la cosiddetta "Spada da Lato" divenne il tipo di spada dominante. Allo stesso tempo, nelle città italiane, la spada da lato si evolse in un nuovo tipo di spada, utilizzata in ambito civile per i duelli. Questa spada civile è nota come "La Striscia".

I francesi adottarono la spada da duello italiana e la padroneggiarono, e si stima che tra il 1600 e il 1700 oltre 70.000 francesi morirono in duelli, molti dei quali feriti mortalmente con il Striscia. Dalla fine del XVI secolo, la scherma con la Striscia italiano divenne estremamente popolare in tutta Europa, in particolare grazie al trattato di Salvator Fabris, il cui De lo schermo overo scienza d’arme del 1606 esercitò una grande influenza non solo in Italia ma anche in Germania. Fabris fu seguito da maestri italiani come Nicoletto Giganti (1606), Ridolfo Capo Ferro (1610), Francesco Alfieri (1640), Francesco Antonio Marcelli (1686) e Bondì di Mazo (1696).

Le Guerre napoleoniche Napoleone, essendo di origine italiana, aggiunse l'Italia settentrionale ai suoi domini e fu incoronato Re d'Italia utilizzando la Corona ferrea di Lombardia, un gesto altamente simbolico poiché la famiglia Bonaparte aveva origini lontane tra i Longobardi. Quando Napoleone invase la Russia nel 1812, portò con sé un contingente italiano di 50.000 uomini. Le truppe italiane furono fondamentali per la vittoria francese nella Battaglia di Malojaroslavec e ricevettero elogi da Napoleone. Fu in questi tempi che si sviluppò l'arte della "Scherma da Terreno" (scherma sul campo), utilizzando come armi spade e sciabole. La sciabola, in particolare, si sviluppò come un'arte duellistica con la scuola della Sciabola da Terreno.

Prima Guerra Mondiale

Durante la Prima Guerra Mondiale l'esercito italiano creò un'unità di truppe d'assalto chiamata Arditi, il cui compito era quello di assaltare le trincee tedesche e austriache. L'arma principale di questi soldati era il pugnale, e 18.000 arditi furono addestrati e inviati al fronte. Le unità Arditi ottennero numerose vittorie contro le truppe austriache e tedesche nell'ultimo anno della Prima Guerra Mondiale, armati di pugnali che si dimostrarono molto efficaci nello spazio confinato di una trincea, dove i fucili erano troppo ingombranti per il combattimento ravvicinato. Il generale Rommel scrisse delle imprese degli Arditi nell'ultima pagina del suo libro "Infanterie greift an" (attacchi di infanteria). L'attacco riuscito dal 9º Reggimento d'assalto paracadutisti (Col Moschin) fu un perfetto esempio delle tattiche degli Arditi.

Seconda Guerra Mondiale

La seconda battaglia di El Alamein contrappose i paracadutisti della 185ª Divisione paracadutisti "Folgore" senza carri armati e con pochi cannoni anticarro (i cui proiettili non riuscivano a penetrare la corazza dei carri armati britannici) contro una divisione corazzata britannica dotata di 400 carri pesanti. Durante il primo assalto, i soldati della "Folgore" distrussero 70 carri britannici usando quasi esclusivamente cariche adesive improvvisate, poiché le loro armi anticarro si erano dimostrate inefficaci contro i carri britannici. Dopo diversi giorni furono distrutti 208 carri in questo modo. Sebbene le tecniche per distruggere veicoli corazzati non facciano tipicamente parte dei programmi di arti marziali, date le imprese della "Folgore", potrebbero essere considerate un elemento chiave delle arti marziali italiane. Non sorprende quindi che l'Esercito Italiano abbia sviluppato un sistema di combattimento corpo a corpo noto come Metodo di Combattimento Militare e che il 187º Reggimento paracadutisti "Folgore" abbia avuto un ruolo di primo piano nello sviluppo di questo sistema.

Unità d'élite italiane moderne

Diverse unità militari o di polizia d'élite italiane hanno sviluppato i propri sistemi di combattimento armato e disarmato. Gli Arditi Incursori della Marina del COMSUBIN hanno sviluppato un sistema, sebbene si sappia poco al riguardo. Dai video disponibili sembra che esso mescoli tecniche di arti marziali come judo, jiu-jitsu e kickboxing, assomigliando al "Kick Jitsu" (vedi sotto). Gli Incursori si addestrano con l'equipaggiamento da combattimento completo, incluse le armi da fuoco.

L'unità d'intervento d'élite dei Carabinieri, il Gruppo di intervento speciale, ha anch'essa sviluppato un sistema di combattimento armato/disarmato. Da un documentario trasmesso sulla TV italiana sembra che l'unità abbia combinato tecniche di Judo, Karate, Wu-Shu, Savate, kickboxing full-contact e Muay Thai per creare il proprio sistema. Gli operatori del GIS adottano anche una forma di Ginnastica funzionale per mantenersi in forma.

Forse l'operazione più nota che ha coinvolto l'uso delle arti marziali è stata quella eseguita negli anni '80 dal Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza, noto anche come NOCS. È noto che un operatore del NOCS neutralizzò uno dei rapitori del generale statunitense James L. Dozier con un colpo di karate durante il salvataggio. Si dice che il NOCS abbia avuto tra le sue file atleti di livello olimpico, in particolare negli sport da combattimento e nel sollevamento pesi. Ancora oggi, il NOCS mantiene una collaborazione con la federazione italiana di sollevamento pesi. Non ci sono informazioni su quale sistema di arti marziali sia effettivamente utilizzato dall'unità NOCS, ed è possibile che questa unità di polizia abbia sviluppato un proprio metodo di combattimento. La maggior parte delle forze di polizia italiane ha adottato un sistema chiamato Metodo globale di autodifesa o MGA, una raccolta di tecniche derivanti da varie arti marziali approvata dalla Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali (FIJLKAM).

L'evoluzione dell'addestramento marziale nelle unità d'élite

Le unità militari e di polizia d'élite tendono a integrare le armi da fuoco (e la loro gestione) nel proprio addestramento e nelle proprie tecniche, trasformando la manipolazione delle armi in una vera e propria arte marziale. Dopotutto, se coltelli e bastoni sono oggetto di addestramento marziale, perché non includere le armi da fuoco? Una nuova generazione di "Maestri d'Arme", ex operatori di unità d'élite, sta fornendo istruzioni sulla gestione delle armi da fuoco. Questo è in linea con la tradizione italiana dei Maestri D'Arme, quando ex cavalieri e soldati diventavano istruttori di armi nei loro ultimi anni (Fiore dei Liberi da Premariacco ne è un esempio emblematico).

Stili regionali e scuole

Puglia