Il clan di Giostra è un clan mafioso originario del quartiere "Giostra" della zona centro-nord di Messina.
Storia Da metà anni '70 a tutti gli anni '80 il controllo del quartiere era esercitato dal boss affiliato alla 'Ndrangheta Gaetano Costa detto "facci i sola" e dai suoi uomini di fiducia. Tale compagine criminale fu coinvolta in una guerra tra fazioni contro il clan Cariolo coadiuvato dagli alleati del gruppo Rizzo, scontro che terminò con una sorta di tregua accordata tra i due capi clan nel carcere di Volterra, anche se sostanzialmente prevalsero Costa e i suoi.
Va tuttavia precisato che durante gli anni di controllo del Costa non si parlava di "clan di Giostra" ma piuttosto di "clan Costa" e "clan Cariolo", i quali reclutavano forze da tutta la città, inclusa Giostra. Prevalentemente però, il contesto criminale del quartiere era identificabile nel controllo del clan Costa. Successivamente molti uomini del quartiere vennero coinvolti nel Maxiprocesso di Messina, nel 1986.
Negli anni che seguirono, al dominio di Costa succedette quello di Domenico Cavò (erede di Costa), e poi Luigi Galli (inteso "Scarpuzza") e Mario Marchese, mentre nelle altre zone della città erano presenti i clan di Luigi Sparacio (zona centro-sud), quello di Jano Ferrara (al CEP), quello di Salvatore Surace (a Mangialupi) ed altri.
Nel 1992 vi furono dei conflitti tra il clan Sparacio e Marchese da un lato, ed il clan Galli dall'altro. Sia Marchese che Galli operavano a Giostra. Tali contrasti portarono a degli omicidi e dei ferimenti.
Con il tempo il contesto criminale di Giostra si "unificò", e si identificò come figura di primo piano lo stesso Luigi Galli, mentre Mario Marchese venne arrestato e temendo per la sua vita decise di collaborare con la giustizia. Con l'arresto di Galli, il nuovo clan andò incontro a nuove diverse suddivisioni. Emerse il nuovo presunto reggente Puccio Gatto ed i fratelli Minardi, designati come nuove figure di riferimento del quartiere in una sorta di diarchia. Gatto secondo le dichiarazioni dei pentiti, era riconosciuto in tutto il quartiere, ed esercitava potere anche su alcune ditte per garantire assunzioni ai suoi "fedeli".
Con l'arresto di Gatto, l'ambizione e la presa di potere dei Minardi pare abbia creato la faida di mafia avvenuta nei primi anni 2000 che vide il susseguirsi di numerosi omicidi. I Minardi vennero spodestati con l'interessamento di altri boss della città, tra cui Marcello D'Arrigo, con l'appoggio di Gaetano Barbera, uomo di peso proprio di Giostra, che secondo quanto riportato dai quotidiani sarebbe stato stato insoddisfatto dagli affari del clan dai Minardi.
In questo periodo è stato notato come il clan si avvalesse della collaborazione di figure professionali esterne, per ristabilire i contatti tra i detenuti e l'esterno, e per fornire informazioni sul controllo delle linee telefoniche. Il clan è riuscito ad inserirsi nel tessuto economico della città, attraverso l'infiltrazione in numerose attivita commerciali, balneari, di ristorazione e ludiche.
Attualità Il sodalizio criminale si dedica anche all'organizzazione di corse clandestine di cavalli e alla relativa gestione delle scommesse. Tali corse si sarebbero svolte nelle periferie della città (spesso proprio a Giostra) o in provincia di Catania, quando vengono organizzate delle gare tra clan messinesi e clan catanesi. Emerse dall'Operazione Cesare, secondo alcune testate locali, che nel 2016, in una di queste corse tra "scuderie" messinesi e catanesi, l'allora presunta "figura di riferimento" del clan Giuseppe Irrera (genero del boss storico Luigi Galli, detenuto), sarebbe venuto in possesso di un video che mostrava un comportamento sleale dei catanesi. Per tale motivo l'Irrera si sarebbe recato dai Santapaola di Catania (venne portato in una sorta di villa sorvegliata) per chiedere la ripetizione della gara, che gli fu accordata. Stando a quanto riferito da alcuni articoli il GIP Maria Militello si sarebbe espressa a riguardo nel seguente modo: "Solo un'associazione - si legge nell'ordinanza - che ha raggiunto una certa fama di forza e capacità di intimidazione è in grado di rapportarsi con l'associazione mafiosa dei Santapaola, facendo valere le proprie pretese".
Nel 2021 si è svolta un'operazione denominata "Market Place" per smontare una rete di spaccio di marijuana, cocaina, hashish e skunk in capo alle famiglie Arrigo e Bonanno, che risultavano anche in lotta tra loro come emerso da diversi ferimenti e tentati omicidi avvenuti negli anni precedenti. Nel blitz sono stati impiegati 350 uomini delle forze dell'ordine. La famiglia Arrigo secondo le intercettazioni pare avesse cercato protezione da volti noti della criminalità messinese, come Nicola Galletta (ritenuto responsabile per l'omicidio del boss Letterio Rizzo del 1991, finito ai domiciliari grazie alla sua collaborazione) e Gaetano Barbera (uno dei protagonisti della faida dei primi anni 2000). Proprio a causa della faida le forze dell'ordine condussero tempestivamente l'operazione per evitare ulteriori sviluppi critici. Le due famiglie ponevano la loro base all'interno di case popolari, muniti di videosorveglianza per vedere con anticipo l'arrivo delle forze dell'ordine, e riuscivano a ricavare dall'attività fino a 17.000 euro in un solo giorno, secondo quanto riportato dal quotidiano "La Repubblica".
Successivamente sono emerse dichiarazioni di "pentiti" che hanno indicato una rete di spaccio di cocaina in pieno centro, nei pressi del duomo, frequentata da professori universitari, avvocati ed altri profili della cosiddetta "Messina bene".
Negli ultimi anni sono state poste in essere diverse maxi operazioni volte a smembrare questo gruppo mafioso, ma una in particolare nel 2024, ha smascherato un traffico di droga internazionale, che coinvolgeva la 'Ndrangheta calabrese soprattutto della zona della piana di Gioia Tauro, di Rosarno e di San Luca. I gruppi criminali coinvolti avevano tra le basi proprio il quartiere Giostra, e ramificazioni e contatti anche in altre regioni e in altri stati. Le indagini hanno rivelato i percorsi di approvvigionamento della sostanza stupefacente: la cocaina e il crack provenivano dalla Calabria, l'hashish dalle province di Napoli e Milano, e dalla Spagna, mentre lo spice (un cannabinoide sintetico ad effetti psicotropi altamente dannosi per la salute) arrivava dai Paesi Bassi. La droga veniva trasferita ai clan messinesi (incluso quello di Giostra) che, a loro volta, la distribuivano alle organizzazioni criminali in provincia. Si ipotizza che nel quartiere Giostra, così come in altri quartieri della città, fossero stati creati veri e propri "rifugi" in abitazioni di membri del gruppo, utilizzati per stoccare e proteggere la sostanza.
Note
Bibliografia Marcello La Rosa, Il fenomeno mafioso: il caso Messina, Armando editore, 2013, ISBN 978-8866773634
Voci correlate Mafia messinese Gaetano Costa (mafioso) 'Ndrangheta Cosa Nostra Rito Peloritano Famiglie (mafia) Clan di Mangialupi
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