Origini Nel tardo periodo della dinastia Qing, il rappresentante inviato in Italia era un diplomatico nominato dal governo cinese con l'incarico di gestire gli affari diplomatici tra la Cina e il Regno d'Italia. I suoi compiti includevano il rafforzamento delle relazioni bilaterali, la gestione delle questioni commerciali e culturali legate all'Italia e la tutela degli interessi cinesi.

Durante il tardo periodo Qing, la Cina iniziò progressivamente a instaurare relazioni diplomatiche moderne con le potenze occidentali, inviando rappresentanti all'estero come parte di questa strategia. Gli inviati in Italia erano rappresentanti ufficiali che rivestivano un ruolo chiave nella difesa degli interessi nazionali, ma a causa della debolezza del governo Qing, si trovavano spesso ad affrontare una situazione internazionale complessa e risorse limitate.

Dopo l'unificazione italiana nel 1861, la Cina avviò progressivamente relazioni diplomatiche con il Regno d'Italia. Tuttavia, solo verso la fine del XIX secolo si iniziò a stabilire un corpo diplomatico regolare.

Nell'agosto del 1866, l'Italia inviò un inviato speciale, Vittorio Arminjon, per negoziare e firmare un trattato commerciale con il governo cinese. Tuttavia, la flotta guidata da Arminjon si recò immediatamente a Pechino senza un'approvazione ufficiale. Il governo cinese avrebbe dovuto rifiutare, ma a causa della sconfitta subita durante le Guerre dell'Oppio, adottò un atteggiamento debole e conciliante verso le potenze occidentali. Dopo le trattative, le due parti firmarono il Trattato commerciale sino-italiano(《中意通商条约》), i cui punti principali includevano:

Scambio di rappresentanti diplomatici tra Cina e Italia. Protezione per i missionari cattolici italiani in Cina, con la clausola che prevedeva: "Tutti i cittadini cinesi che desiderano professare il cattolicesimo e rispettano le leggi non saranno sottoposti a restrizioni o punizioni". Diritto per l'Italia di affittare terreni, costruire edifici, chiese e ospedali nei porti aperti al commercio in Cina. Diritto di giurisdizione consolare per l'Italia: "Tutti i casi riguardanti i cittadini italiani, sia di natura personale che patrimoniale, saranno giudicati dal console italiano. Nel caso di controversie tra italiani e cittadini di altre nazioni, queste saranno regolate in base agli accordi stipulati tra l'Italia e il paese interessato, senza coinvolgere direttamente il governo cinese. Inoltre, in caso di controversie tra cittadini italiani e cinesi, il console italiano deve tentare prima una mediazione per evitare il ricorso ai tribunali. Allo stesso modo, se un cittadino cinese presenta una denuncia contro un italiano, il console italiano deve esaminare il caso e cercare di risolverlo pacificamente". Clausola della nazione più favorita per l'Italia: i commercianti italiani in Cina dovevano pagare dazi doganali in argento, che poteva essere sotto forma di lingotti o monete straniere, con lo stesso trattamento concesso ai commercianti di altre nazioni per garantire parità di condizioni.

Di conseguenza, i prodotti italiani potevano circolare liberamente nei porti aperti al commercio in Cina e godevano di una bassa tariffa doganale del 5%, garantendo un vantaggio competitivo nei confronti dei prodotti locali cinesi. Questo trattato, firmato nel 1866, gettò le basi per i successivi scambi commerciali tra Cina e Italia, segnando l'inizio di relazioni diplomatiche moderne tra i due paesi e consolidando il ruolo dell'Italia nelle relazioni diplomatiche con la Cina.

In base a questo accordo, l'Italia iniziò a inviare i suoi ministri plenipotenziari in Cina a partire dal 1869, mentre il governo cinese, nel 1881, inviò il suo ministro plenipotenziario in Italia, rappresentato da Li Fengbao, che svolgeva contemporaneamente il ruolo di ministro presso la Germania. Nel 1902, il governo Qing istituì ufficialmente la nomina di un inviato residente rispettivamente in Belgio, Italia e Austria. Durante gli anni di pratica diplomatica, il governo Qing imparò progressivamente dagli standard occidentali. Nel 1907, il Ministero degli Affari Esteri (外务部) revisionò e aggiornò il "Regolamento per le missioni diplomatiche"(《出使章程》) del 1876, introducendo importanti riforme al sistema delle missioni diplomatiche.

Per quanto riguarda i regolamenti relativi alla legazione in Italia, il nuovo sistema prevedeva: Le legazioni in Austria, Italia, Belgio e Paesi Bassi rientravano nella seconda categoria. Ogni legazione disponeva di 1 inviato di seconda classe, 1 consigliere di seconda classe, 1 interprete di seconda classe, 1 segretario di prima classe, 1 segretario di seconda classe e 1 assistente segretario, per un totale di 6 funzionari assegnati a ciascuna sede.

Gli inviati in Italia, inizialmente designati con incarichi secondari e condivisi con altri paesi, furono in seguito nominati in via esclusiva. Ci furono quattro inviati principali: Xu Jue, Huang Gao (黄诰), Qian Xun (钱恂) e Wu Zonglian (吴宗濂).

Biografia Nel quarto anno del regno Tongzhi (1865), Xu Jue superò l'esame per diventare xiucai (studente talento). Per tre anni fu invitato dal supervisore accademico dello Shanxi, Zhu Zaishan, a collaborare alla revisione delle prove per gli esami imperiali. Nel terzo anno del regno Guangxu (1877), entrò a far parte dello staff del governatore del Sichuan, Ding Baozhen. Nell'ottavo anno del regno Guangxu (1882), superò l'esame provinciale e divenne membro dello staff del Ministro delle Finanze Yan Jingming.

Nell'undicesimo anno del regno Guangxu (1885), su raccomandazione di Yan Jingming, accompagnò Zhang Yinhuan in missione diplomatica negli Stati Uniti, in Spagna e in Perù. Nel quindicesimo anno del regno Guangxu (1889), con il ruolo di consigliere (参赞, canzan), seguì Xue Fucheng in una missione diplomatica in Inghilterra, Francia, Italia e Belgio. Nel diciannovesimo anno del regno Guangxu (1893), ancora come consigliere, accompagnò Yang Ru negli Stati Uniti. Nel ventunesimo anno del regno Guangxu (1895), si dimise per motivi di salute e tornò in Cina. Successivamente lavorò come collaboratore di Zhang Zhidong e altri importanti funzionari.

Nel ventisettesimo anno del regno Guangxu (1901), su ordine imperiale e con il rango di daoyuan (commissario), fu inviato nel Guangdong per sovrintendere alle questioni doganali. Nel ventottesimo anno del regno Guangxu (1902), gli fu assegnato il titolo onorario di funzionario di quarta classe e fu nominato ambasciatore in Italia. Durante il suo soggiorno in Italia, si dedicò allo studio delle politiche interne, estere ed economiche del Paese, incaricando i traduttori di tradurre libri e documenti da presentare alla corte Qing, con la richiesta di apprendere dai sistemi fiscali dei Paesi occidentali.

Nel trentaduesimo anno del regno Guangxu (1906), terminato il mandato, tornò in patria. Nel trentaquattresimo anno del regno Guangxu (1908) fu nominato commissario del Guangdong. Dopo la Rivoluzione Xinhai del 1911 si ritirò dalla vita politica. Morì il 24 ottobre del quinto anno (1916) della Repubblica di Cina (attuale Taiwan) all'età di 73 anni.

Attività diplomatiche 1885: Missione negli Stati Uniti, Spagna e Perù con Zhang Yinhuan

Nell'undicesimo anno del regno Guangxu (1885), Xu Jue accompagnò Zhang Yinhuan in missione diplomatica negli Stati Uniti, in Spagna e in Perù, con il ruolo di consigliere (参赞, canzan). La missione aveva come obiettivo il rafforzamento delle relazioni diplomatiche tra la Cina e i paesi occidentali, la tutela dei diritti degli emigranti cinesi e lo studio dei sistemi politici, economici e culturali di queste nazioni. Fu la prima esperienza diplomatica di rilievo per Xu Jue, che pose le basi per la sua futura carriera.

1889: Missione nel Regno Unito, Francia, Italia e Belgio con Xue Fucheng

Nel quindicesimo anno del regno Guangxu (1889), Xu Jue fu inviato come consigliere insieme a Xue Fucheng in una missione diplomatica nel Regno Unito, in Francia, in Italia e in Belgio. Questa missione mirava principalmente a ricostruire le relazioni tra la Cina e le potenze europee dopo la guerra franco-cinese e a studiare i sistemi di governo occidentali. Durante il soggiorno, Xu Jue analizzò in dettaglio il sistema parlamentare britannico, la politica e la cultura francese, l'amministrazione interna italiana e lo sviluppo industriale del Belgio, fornendo alla corte Qing numerosi rapporti sul processo di modernizzazione occidentale.

1893: Missione negli Stati Uniti con Yang Ru

Nel diciannovesimo anno del regno Guangxu (1893), Xu Jue seguì Yang Ru negli Stati Uniti come consigliere. La missione era focalizzata sulla risoluzione delle tensioni diplomatiche tra Cina e Stati Uniti, in particolare sulla tutela dei diritti dei lavoratori cinesi e sulla mitigazione delle politiche anti-cinesi. Xu Jue si impegnò attivamente nei negoziati, contribuendo a migliorare le relazioni sino-americane e a proteggere i diritti degli emigranti cinesi.

1902: Primo inviato ufficiale in Italia

Nel ventottesimo anno del regno Guangxu (1902), Xu Jue fu nominato ambasciatore in Italia, diventando il primo inviato ufficiale cinese nel paese. Durante il suo mandato, Xu studiò approfonditamente la politica interna, la diplomazia e l'economia italiane, incaricando i traduttori di preparare rapporti e traduzioni di testi italiani per la corte Qing. Propose inoltre di adottare alcuni dei metodi di gestione fiscale occidentali per riformare il sistema finanziario cinese.

Memorie e scritti In qualità di primo ministro italiano, Xu Jue era molto interessato alle politiche economiche del governo italiano e presiedette alla traduzione di una grande quantità di informazioni sull'economia italiana per la consultazione e la riforma del governo Qing.

"Esame Completo delle Finanze Italiane"(tradotto dal cinese《意大利财政汇考》).Compilato dal Ministro delle Finanze italiano, 濮鹭(Pu Lu)Il nome italiano di questo ministro è sconosciuto, la sua traslitterazione cinese è "濮鹭"., tradotto da Zhai Qingsong, rivisto e prefato da Xu Jue nel 1903. Durante la traduzione, il contenuto del libro è stato suddiviso in capitoli e sottosezioni con titoli aggiuntivi per maggiore chiarezza. Inoltre, Xu Jue ha inserito annotazioni alla fine di ogni capitolo per facilitare la comprensione dei lettori. Xu ha elogiato il libro per la sua chiarezza e per il fatto che riflette in modo completo la situazione delle entrate e delle spese dello Stato italiano. "Tariffe doganali"(关卡税则).Le tariffe doganali italiane furono inizialmente tradotte in francese da un italiano di nome 毕梯蓬(Bi Tipeng)Il nome italiano di questo individuo è sconosciuto; la sua traslitterazione cinese è "毕梯蓬". e successivamente tradotte in cinese da Zhai Qingsong sotto la supervisione di Xu Jue, un processo che durò quattro mesi. Per facilitarne l'uso, Xu Jue ha semplificato il contenuto complesso del libro e ha aggiunto un "Confronto tra i sistemi fiscali e monetari cinesi e italiani" alla fine del volume. Attraverso lo studio delle tariffe, Xu Jue ha osservato che, sebbene l'Italia avesse un saldo commerciale negativo, grazie a un sistema fiscale ben organizzato riusciva comunque a prosperare. Al contrario, in Cina, la tassazione era vaga e uniforme (5% per tutte le merci), portando al declino del commercio. Xu ha anche rilevato che la tassa cinese sull'oppio era molto inferiore a quella italiana sui sigari, sottolineando la gravità della perdita di sovranità fiscale.