La spedizione in Sicilia del 1810 è stata un'operazione militare che coinvolse il regno napoleonico di Napoli ed il Regno di Sicilia. L'operazione mirava alla conquista della Sicilia e l'espulsione delle forze inglesi presenti sul suo suolo. La proposta, avanzata dal maresciallo Murat all'imperatore francese, trovò il benestare del sovrano ma, a seguito di vari intrighi diplomatici, questi tardò ad appoggiare pienamente l'impresa del cognato. Trovato uno spiraglio favorevole, Murat commise solo una piccola parte delle sue forze nella spedizione, che finì presto per essere neutralizzata dagli anglo-siciliani. Il fallimento dell'operazione danneggiò notevolmente la reputazione di Murat ed incrinò ulteriormente i già tesi rapporti che aveva con Napoleone.
Contesto storico L'Italia meridionale fu vittima dell'espansionismo francese, sia nel periodo rivoluzionario sia in quello napoleonico: prima la campagna militare di Championnet e MacDonald portò alla formazione della Repubblica Napoletana nel 1799, caduta dopo pochi mesi, e nel 1806 della discesa della truppe imperiali, sotto il comando del maresciallo Andrea Massena e del generale Reynier, cui seguì la formazione di un ennesimo stato satellite per la Francia. In entrambe le situazioni, il comportamento del re di Napoli Ferdinando fu il medesimo: rifugiarsi in Sicilia con la propria famiglia ed il resto della corte, sotto la protezione della flotta inglese.
Antefatti
Inizialmente, il regno partenopeo fu affidato al fratello maggiore dell'imperatore francese, Giuseppe Bonaparte. L'impegno di Giuseppe nei confronti del Regno di Napoli nei primi mesi di governo fu ammirevole. Aiutato da numerosi e competenti politici, era riuscito a portare in atto svariate riforme di cui il regno necessitava da tempo: abolì definitivamente il feudalesimo, fece della classe borghese il centro della classe dirigente, riformò il sistema giudiziario sul modello francese e rinforzò il ruolo dello stato in ogni ambito economico-sociale. In compenso, la presa dell'esercito francese sul territorio stentava ad essere completa: sconfitti da un gruppo di spedizione anglo-borbonico, nel 1806 i napoleonici persero il controllo della Calabria, recuperato solo oltre due anni dopo. Le interferenze del fratello nella politica del regno dell'Italia meridionale erano notevoli e Giuseppe, che era visto come "troppo buono" per mettere in atto delle pesanti misure militari e riportare l'ordine nel regno, venne inviato a prendere il trono del regno di Spagna, venendo sostituito dal cognato, il maresciallo Gioacchino Murat. Anch'egli ambizioso e desideroso di dimostrarsi un sovrano capace, il maresciallo cercò di mantenere da subito la stessa impronta riformista che aveva caratterizzato il regno del suo predecessore, circondandosi immediatamente di tutte le figure più illustri emerse nel panorama partenopeo..
Nel 1809, mentre il grosso dell'esercito francese era impegnato a combattere in Austria, nel sud Italia alcuni reparti dell'esercito inglese, guidati dal generale Stuart, aveva attaccato le coste napoletane. Erano due vascelli di linea, cinque fregate, diversi brigantini e cutter ed un gran numero di cannoniere, per un totale di circa uomini ed oltre 200 navi. Tra l'11 ed il 12 giugno un primo gruppo si imbarcò a largo di Messina ed iniziò a costeggiare la penisola, non trovando un punto ideale dove sbarcare. Gli anglo-siciliani risalirono la penisola sino al golfo di Napoli, dove furono avvistati dieci giorni dopo. Il 25 giugno, nei pressi di Ischia, una flotta napoletana, composta da una corvetta, dalla fregata Cerere e diverse cannoniere, provò ad ingaggiare la flotta inglese in uno scontro: dopo svariate ore di scontri, le navi napoletane, danneggiate ma ancora capaci di navigare, rientrarono in porto tra le acclamazioni della folla. Gli inglesi occuparono Ischia e Procida mentre un terzo sbarco venne tentato con poco successo sulle coste calabresi. Dopo un mese, tutte le forze sotto il comando di Stuart si ritirarono e fecero ritorno in Sicilia..... Ben presto le forze napoletane ripresero il pieno possesso della Calabria, destabilizzata dall'arrivo degli inglesi ed i nuovi rinforzi inviati da Napoleone sotto il comando del generale Grenier, portarono le forze combinate dei franco-napoletani ad un totale di quasi uomini..
Una situazione simile si ripeté l'anno seguente, quando un vascello inglese, lo Spartan si fece vedere al largo delle coste di Napoli: Murat inviò subito la sua flotta in mare per ingaggiare un combattimento e fare la nave prigioniera. Le cose non andarono secondo le previsioni del maresciallo francese: le navi napoletane mandate incontro al veliero inglese vennero rapidamente distrutte dall'impressionante volume di fuoco della nave britannica. Ciò costò a Murat una pesante umiliazione... La sicurezza ottenuta dalla vittoria dell'anno precedente e l'amaro ed inaspettato risultato dello scontro con lo Spartan, alimentarono il desiderio di Murat di invadere e prendere la Sicilia, sebbene i rilevanti costi di un'operazione simile avevano incoraggiato il suo ministro delle finanze a scoraggiare l'impresa. Murat non se ne curò: se l'invasione avesse avuto successo, egli avrebbe potuto reclamare definitivamente il trono napoletano, soppiantando del tutto la famiglia Borbone,.. ed avrebbe eliminato del tutto la fastidiosa presenza inglese nel sud Italia:. l'unica altra base rimasta ai britannici era Malta, insufficiente per allestire numerose spedizioni navali e per ospitare svariate migliaia di soldati e le necessarie provviste. Anche Napoleone, dal canto suo, non sembrava essere contrario ad un'invasione dell'isola: attirare le forze inglesi a difesa della loro migliore base nel Mediterraneo avrebbe liberato Corfù almeno parzialmente e forse facilitato la campagna francese in Spagna.. Del resto, l'imperatore aveva già cercato un accordo con la regina Maria Carolina per rimuovere la presenza inglese dalla Sicilia: i due ebbero una fitta corrispondenza ma gli inglesi, casualmente, intercettarono i loro dispacci e si confrontarono direttamente con la regina, portando improvvisamente alla fine di ogni genere di trattativa..
I due schieramenti
Le forze franco-napoletane
Murat cercò di replicare in Calabria quanto aveva visto fare da Napoleone a Boulogne diversi anni prima, mentre preparava l'invasione dell'Inghilterra:. ad inizio maggio 1810, iniziò ad ammassare tutti gli uomini ed i mezzi disponibili verso il villaggio calabrese a partire da maggio, tenendo costanti esercitazioni sul posto. Le coste tra Scilla e Bagnara vennero fortificate e nei cantieri vicini iniziò una massiccia produzione di imbarcazioni di ogni genere. Oltre a ciò, per radunare al più presto la propria flotta, Murat organizzò una campagna di requisizione in tutto il suo regno: decine di navi furono prese ed avviate verso i porti della Calabria.. Comunque, le forze navali nemiche si impegnarono a rallentare o persino neutralizzare i movimenti delle varie flottiglie napoletane: il 9 giugno oltre venti cannoniere vennero affondate o catturate dalla flotta isolana nei pressi di Bagnara mentre il successivo 22 un altro combattimento simile avvenne tra Bagnara e Palmi.. Le navi, tra quelle destinate al trasporto dei soldati e quelle da combattimento erano oltre trecento..
Le forze messe a disposizione di Murat erano notevoli: aveva radunato in Calabria una cifra compresa tra i ed i uomini, per la maggior parte francesi. I suoi soldati furono organizzati in 3 divisioni: due divisioni francesi, comandate dai generali Lamarque e Partonneaux sotto l'autorità del generale Grenier, ed una napoletana, sotto il personale comando di Murat. Va ricordato, però, che Napoleone non aveva ancora iniziato a considerare seriamente le operazioni necessarie per l'invasione, che riteneva un progetto ancora lontano nel tempo: i soldati francesi non avrebbero potuto collaborare al progetto di Murat sino ad un diretto ordine da parte dell'imperatore.
Le forze anglo-siciliane
Dopo la sconfitta del 1806, ben poche erano le forze disponibili per la difesa del Regno di Sicilia. La regina Maria Carolina aveva dichiarato di avere ancora soldati nel proprio esercito ma l'anno seguente, a seguito di una visita sull'isola, il generale inglese Moore stimò in uomini il numero di soldati disponibili al servizio attivo, lamentandosi della loro pessima disciplina e ponendo dei seri dubbi sul loro possibile impiego in battaglia. Ad ogni modo, in seguito ad un accordo siglato tra le due corone di Sicilia ed Inghilterra, sarebbe stato lo stato britannico a finanziare le spese militari dei Borbone in Sicilia, contribuendo con la somma di sterline annue, e stanziando sull'isola un discreto numero di truppe. Ovviamente, la quota fu soggetta a variazioni nel corso degli anni e l'isola era spesso considerata alla pari di un punto di appoggio piuttosto che un vero e proprio territorio da difendere. Comunque, i soldati britannici in Sicilia non scesero mai sotto alla quota di , raggiungendo un picco proprio nel 1810, quando furono : notando i movimenti sulle coste calabre, gli inglesi avevano richiamato numerosi soldati da Gibilterra, Malta, Corfù e dalle Isole Ionie per rafforzare la loro posizione sull'isola, attendendo a breve l'arrivo dei napoleonici. Sull'isola, erano presenti circa uomini tra inglesi e siciliani: soldati furono destinati alla protezione diretta del litorale mentre altri furono messi a formare una seconda linea di difesa, dietro ai rilievi costieri. A comando delle forze isolane era il generale Stuart..
Il litorale messinese, ritenuto punto di particolare interesse, fu il luogo dove si concentrarono maggiormente le forze inglesi e dove vennero fatti i maggiori investimenti in termini di strutture difensive: le mura di Messina, in alcuni tratti in condizioni scadenti, vennero parzialmente ricostruite e rinforzate mentre nella restante porzione del litorale, specialmente nella zona più vicina alla terraferma, vennero fatte costruire numerose ridotte e posizionare vari cannoni pesanti. La maggior parte delle 17 ridotte costruite avevano tre o quattro cannoni a testa. Inoltre diversi trinceramenti e opere minori furono disseminate nella zona del faro. Infine, una massiccia presenza delle forze navali anglo-siciliane garantiva la sicurezza delle coste, pattugliando costantemente Messina e le altre cittadine costiere nella parte settentrionale dello stretto...
La spedizione
Già negli ultimi giorni di giugno erano state fatti dei primi timidi accenni verso l'effettiva invasione: l'intera flotta era stata fatta preparare ed i soldati si erano imbarcati per un paio di ore, ma null'altro era accaduto e i napoleonici furono fatti rientrare nei loro quartieri. Il tutto, forse, era solo un tentativo di agitare ulteriormente gli isolani. Per il resto dell'estate, le due parti si stuzzicarono continuamente, scambiandosi colpi a distanza ma senza scendere mai in uno scontro diretto di proporzioni significative.. Varie voci si diffusero sui motivi dell'inazione da parte dei napoleonici: si diceva che fossero sorte delle vedute divergenti tra Murat e Napoleone e che quest'ultimo volesse impedire, almeno per il momento, il passaggio dei francesi in Sicilia..
Il piano elaborato da Grenier il 15 settembre era il seguente:
prendere la punta del faro, cioè Capo Peloro, e conquistare il locale campo trincerato; sbarcare a Sant’Agata, una contrada sulla costa a nord di Messina, e risalire i colli fino a Curcuraci, quindi conquistare il campo inglese; compiere un'azione diversiva a sud di Messina, sbarcando fra Scaletta Zanclea e Santo Stefano di Briga.