Biografia Figlio e nipote di intagliatori in legno, fu avviato all’arte del padre. Frequentò inizialmente l'Accademia Albertina di Torino, perfezionandosi nell'arte del cesellato e nella lavorazione del marmo sotto gli insegnamenti del maestro Gaetano Cellini.

Espose per la prima volta a Torino nel 1919 e la sua opera Testa di bimbo venne acquistata dal re Vittorio Emanuele III.

Nella primavera del 1922 partecipò alla LXXXI Esposizione Nazionale Annuale di Arti Figurative indetta dalla Società promotrice di belle arti a Torino con l'opera in gesso Ritratto di G.M (Golzio Michele, cognato dell'Audagna) ed il gesso bronzato Ritratto di S.S. Benedetto XV.

Iniziò così una brillante carriera artistica orientata principalmente alla scultura, in cui partecipò a numerose mostre nazionali ed internazionali. Affermatosi anche come pittore e ritrattista, nelle sue composizioni la linea definisce figure sinuose e lievi, delinea con fermezza i contorni, ferma nel tempo un gesto, un atteggiamento, un’espressione.

Nel corso degli anni venti e trenta del Novecento fu impegnato in pubbliche commissioni sia laiche che ecclesiastiche che continuarono anche dopo il secondo conflitto mondiale.

Nella primavera del 1923 partecipò alla Quadriennale, sempre promossa dalla Società promotrice di belle arti di Torino, ove espose l’opera in gesso Ritratto del pittore Guarlotti.

A vent’anni si trasferì a Roma, dove fu destinato al ministero della Guerra. Qui posò per lui Armando Diaz, duca della Vittoria, il cui ritratto in bronzo fu esposto nella primavera del 1924 alla LXXXII Esposizione Nazionale Annuale di Arti Figurative tenutasi a Torino.

Nel 1925 espose alla LXXXIII Esposizione Nazionale Annuale di Arti Figurative tenutasi a Torino l’opera in gesso Ritratto del pittore Lidio Ajmone.

Nella primavera 1926 espose alla LXXXIV Esposizione Nazionale Annuale di Arti Figurative di Torino il busto del pittore Giuseppe Bosio, opera in gesso bronzato, e il ritratto in bronzo del comm. Napoleone Leumann.

Nel 1928 presentò alla Esposizione Nazionale di Belle Arti di Torino la scultura in bronzo Madonnina.

Nel 1928 vinse il concorso per le venti statue allegoriche e le decorazioni del Nuovo Teatro di Vercelli, in corso di ricostruzione dopo che nell’agosto 1923 un incendio lo aveva distrutto.

Nel 1929 presentò alla Esposizione Nazionale di Belle Arti di Torino la scultura in bronzo Madonna del Rosario. In quell’anno si trasferì a Casale ove nel mese di giugno fece una mostra personale all’Accademia Filarmonica a Palazzo Gozzani di Treville, in Casale Monferrato, in cui espose ben 65 opere tra sculture, bassorilievi, oli, disegni e carboncini.

Nel 1930 risultò vincitore del Concorso indetto dalla Provincia di Alessandria per le statue da offrirsi al Foro Mussolini. Nella prima valutazione delle 127 opere da 92 province, i giurati selezionarono solo due bozzetti e l’Audagna, pur avendo vinto il concorso per la provincia di Alessandria, non fu tra i 25 artisti cui il committente del progetto, l’Opera Nazionale Balilla, e il Sindacato Nazionale degli Artisti, non si sa bene in base a quale criterio, conferirono direttamente l’incarico di realizzare le altre 60 statue. Quello stesso anno le autorità di Casorzo Monferrato gli affidarono l'incarico per la realizzazione del monumento alla medaglia d'oro Vittorio Montiglio.

Sempre nel 1930 lavorò alla cappella cimiteriale dell’Arciconfraternita di Sant’Evasio, in Casale Monferrato, per la quale eseguì le decorazioni illustrative della vita miracolosa del santo.

Nel 1931 realizzò un bel gruppo scultoreo, rappresentante la Madonna con Bambino, San Domenico e Santa Caterina che fu posto sull’altare maggiore della Cappella dell’Istituto delle Suore Domenicane a Casale Monferrato. La cappella, progettata dall’ing. Aldo Palli, fu inaugurata il 31 marzo 1932, in occasione dell’allora cinquantenario della venuta a Casale delle Suore Domenicane. In quel tempietto realizzò anche quattro medaglioni in terracotta, alle pareti, con le figure dei Santi domenicani Tommaso d’Aquino, Pio V, Pietro Martire e Alberto Magno, la Via Crucis in bassorilievi, le figurazioni delle Virtù Cardinali e Teologali e la porticina del Tabernacolo con la rappresentazione del Miracolo della Beata Imelda.

Nel 1933, 1934 e nel 1935 partecipò alla V, VI e VII Esposizione del Sindacato Interprovinciale Fascista di Belle Arti in Torino presentando rispettivamente l’opera La Pietà (monumento funebre) nel 1933, le opere Ritratto (bronzo), Nudino (bronzo) nel 1934 e Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso terrestre (frammento – cera) e Piccola bagnante (bronzo) nel 1935. Nel 1985, alla richiesta dello storiografo monferrino Idro Grignolio su quale opera sua casalese ritenesse degna di menzione, l’Audagna non ebbe dubbi: «La tomba Pinolini nel Cimitero Urbano». Ed in effetti, davanti al gruppo bronzeo della «Pietà» che sovrasta la piana tomba, si percepiscono precisi sintomi emozionali, si apprezza un percorso scandito da una intensa ricerca plastica raggiunta attraverso una fluida armonia del modellato che evidenzia una preziosa purificazione del sentimento. La maestosa architettura della composizione è profondamente originale in quanto viene abbandonato lo schema piramidale di derivazione leonardesca e michelangiolesca che tanto influenzarono simili sculture. Il vertice della composizione, infatti, non è la figura centrale, ma quella di destra, avvolta nel manto; il Cristo anziché sulle ginocchia della Madre come nella più famosa “Pietà”, è a terra, appoggiato alla Madonna, mentre le altre figure, in secondo piano, sembrano convogliare l’attenzione verso di lui. Anche la Vergine è trattata in modo molto personale, con il volto sollevato, inclinato a destra, ma esposto alla luce per dichiarare il dolore struggente.

Nel maggio – giugno 1936 presentò alla VIII Esposizione del Sindacato Interprovinciale Fascista di Belle Arti in Torino le opere Testa di giovinetta (bronzo), Ritratto del pittore Carlo Terzolo (gesso patinato), Nudino (terracotta).

Nel 1937 partì per un viaggio di studi in cui toccò Svizzera, Austria, Germania, Francia. Nel maggio – giugno di quello stesso anno presentò alla IX Esposizione del Sindacato Interprovinciale Fascista di Belle Arti in Torino le opere Susanna (bronzo), Ritratto dell’avv. Augusto Buffaglia (bronzo), Ritratto di Giuliana.

Tra il 1936 ed il 1940 una sua opera fu oggetto di lunghe discussioni e contrasti negli ambienti, non solo artistici, torinesi. Era stato indetto un concorso per l’erezione nel Cimitero generale di Torino di un monumento funebre soprastante la tomba della signora Elisa Piovano vedova Marro. Il monumento, per disposizione testamentaria di detta signora avrebbe dovuto «ricordare il marito (l'illustre scienziato dott. prof. Antonio Marro), i genitori della testatrice, la sua sorellina e lo zio Giuseppe Rusco». Al concorso furono destinati 500.000 lire e precisamente 30.000 lire per tasse di successione e spese varie, 40.000 lire per premi ai bozzetti migliori non vincenti, 430.000 al vincitore del concorso il quale avrebbe dovuto provvedere alla esecuzione dell'opera. La signora Piovano - Marro legò il proprio patrimonio ad opere di beneficenza, nominando suo erede l'Ospedale Maggiore di S. Giovanni che fu incaricato dell'erezione di questo monumento e che normò il concorso in dodici articoli. L’articolo 9 del bando prevedeva che «La scelta del bozzetto per l’esecuzione sarà fatta, per volontà della defunta, ad esclusivo ed insindacabile apprezzamento degli esecutori testamentari della Signora Elisa Piovano ved. Marro, sigg. comm. avv. Giuseppe Giordano e g. uff. avv. Enrico Mottura, i quali si riservano perciò il diritto di non scegliere alcuno dei bozzetti presentati, di proporre all’artista prescelto modifiche, indicendosi occorrendo altro concorso, senza che possano al riguardo essere sollevate opposizioni e proteste». Furono presentati 20 bozzetti, alcuni dei quali replicati con varianti, da 20 celebri scultori-architetti. La scelta cadde sul progetto dell’Audagna che raffigurò il Marro intento a studiare un teschio; dietro, da una roccia, escono le figure della Scienza e della Verità; su una panca stanno seduti al centro due alcolizzati; a sinistra una donna visita un carcerato e le si appende alla vita una figuretta che simboleggia l’infanzia derelitta; come sfondo, un paesaggio che vuol essere piemontese; nel basamento inferiore si vedono le effigi proposte dal bando; al di sopra della scena, nel cielo, di scorcio, un Cristo benedicente. La critica, non si sa quanto indipendente, non approvò la scelta, mettendo in dubbio la competenza artistica e quindi anche il giudizio degli avvocati Giordano e Mottura. La Commissione per l’approvazione dei monumenti da erigersi al Cimitero, si accodò al giudizio della critica bocciando il progetto. L’Ospedale Maggiore di S. Giovanni e gli esecutori testamentari fecero però valere le proprie ragioni per cui l’opera fu però ugualmente eseguita e così la descrisse il giornale La Stampa in un articolo di sabato 2 novembre 1940: “La statua che riproduce il prof. Antonio Marro è in marmo bianco, e lo scultore Virgilio Audagna non solamente ha ritratto lo scienziato nell'atteggiamento più naturale, mentre misura l'angolo facciale di un teschio; ma nel volto dello studioso ha infuso la vita. Le due figure nelle due nicchie, ed i bassorilievi riproducenti l'attività complessa del Maestro passano in secondo piano davanti alla nobiltà della statua che primeggia”. Il complesso monumentale, a distanza di circa un secolo, rimane testimonianza della grandezza artistica dell’autore tanto da essere citato in ogni testo che si occupi dei monumenti funebri torinesi.

Nel 1938, nell'ambito dei restauri apprestati alla cappella, già dell'Addolorata, presso la chiesa di Santa Teresa in Torino, eseguì un gruppo in marmo bianco di oltre tre metri d'altezza raffigurante Santa Teresa del Bambino Gesù nel momento di ascendere agli spazi celesti fra la gloria degli angeli. La Santa indossa un abito carmelitano con crocefisso e rose fra le mani, circondata da quattro cherubini; poggia su di un manto di nubi tra cui vi sono due cherubini e due puttini di cui quello in basso a destra suona una lira. Nell’ambito di tali lavori eseguì pure la portella del tabernacolo in bronzo di squisita fattura, due artistici bracci in bronzo e due scrigni per le monete.

Nell’ottobre – novembre 1938 presentò alla X Esposizione del Sindacato Interprovinciale Fascista di Belle Arti in Torino l’opera in bronzo Eva dopo il peccatocui fecero seguito nel maggio – giugno 1939 e nel maggio - giugno 1940, alla due Esposizioni successive, rispettivamente le opere Ritratto di Enza Sofia (bronzo), Madonna della Pace (marmo di Siena), Primavera di Bellezza (marmo) e Ritratto della Signora O. Appendini (bronzo), Vittoria (bronzo), Veritas (marmo).

Tra il 1940 ed il 1942 eseguì numerose opere per il tempio di San Paolo in Alba (CN):