Il , spesso abbreviato in , è un set di quattro rotoli dipinti (emakimono) appartenenti al tempio Kōzan-ji di Kyoto, Giappone. Questi rotoli sono considerati uno dei primi esempi di narrazione visiva giapponese e sono spesso citati come precursori del manga moderno. Sebbene si pensi che il monaco Toba Sōjō possa aver creato i rotoli, l'analisi stilistica suggerisce che vi abbiano lavorato più artisti. Attualmente, i rotoli originali sono custoditi nei musei nazionali di Kyoto e Tokyo, mentre al tempio Kōzan-ji sono esposte riproduzioni.
Contenuto e caratteristiche I rotoli del Chōjū-jinbutsu-giga sono realizzati in uno stile monocromatico lineare e sono privi di testo, una caratteristica insolita per gli emakimono, che spesso includono narrazioni calligrafiche accanto alle immagini. La lettura dei rotoli avviene da destra verso sinistra. Sul piano tecnico, il Chōjū-jinbutsu-giga rappresenta l'esempio più celebre dell'approccio a "linea libera" nella pittura a inchiostro giapponese: il pittore vi ricorre allo spessore variabile del pennello per accentuare il dinamismo del tratto, e alla diluizione dell'inchiostro per ottenere un'ampia gamma di grigi.
Il primo rotolo, il più famoso, rappresenta animali antropomorfi come rane, conigli e scimmie che si comportano come esseri umani. Le scene includono:
Una scimmia ladra che scappa con un bastone mentre un gruppo di animali si raduna; Animali che partecipano a un funerale e una rana che prega il Buddha.
La narrazione si apre con conigli e scimmie antropomorfe che si accingono a fare il bagno in vista di un'importante cerimonia funebre, mentre altri animali giocano o lottano sullo sfondo. Il ritmo narrativo, costruito sull'alternanza tra primi piani e ampie panoramiche e sulla progressiva intensificazione verso un momento drammatico, anticipa di secoli la dinamicità delle inquadrature che l'autore di manga Osamu Tezuka introdurrà in Shin Takarajima, trasformando il disegno da semplice supporto illustrativo a strumento di focalizzazione narrativa. Gli altri rotoli presentano scene di giochi, combattimenti e rituali, spesso con intenti satirici nei confronti dei monaci e della nobiltà del periodo.
Importanza culturale ed eredità I rotoli del Chōjū-jinbutsu-giga, risalenti al XII e XIII secolo, sono considerati da molti i "primi manga" per l'uso di tecniche innovative come le linee di velocità e le espressioni facciali esagerate. Essi si distinguono anche per la loro composizione dinamica: l'uso equilibrato dello spazio vuoto, le pennellate variabili e asimmetriche trasmettono movimento e azione, creando un tono umoristico e giocoso. Questi elementi tecnici, uniti alla raffigurazione satirica sulle pratiche religiose e politiche dell'epoca Fujiwara, rendono i rotoli un'opera unica. La paternità del titolo di "primo manga" della storia è oggetto di un dibattito tra critici giapponesi: il mangaka Seiki Hosokibara ha indicato lo Shigisan Engi Emaki, anch'esso attribuito da alcuni al monaco Toba Sōjō, come il vero capostipite, mentre il giornalista Kanta Ishida, curatore della rubrica del quotidiano Yomiuri Shimbun "Attraverso gli occhi di un Otaku", ha sostenuto che i quattro rotoli del Chōjū-giga andrebbero considerati opere a sé stanti. Il dibattito rimane tuttora aperto. L'eredità dei Chōjū-jinbutsu-giga è evidente nel manga moderno, nella tradizione delle stampe ukiyo-e e nell'animazione giapponese.
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