La ninfa del deserto, nota anche con i nomi Ninfa del serpente, Il soccorso o Ninfa lombarda, è una scultura iniziata dall'artista italiano Lorenzo Bartolini e portata a termine dal suo allievo Giovanni Dupré. L'opera, pensata dall'autore come una Virtù insidiata dal Vizio, fa parte delle collezioni della Fondazione Magnani-Rocca a Traversetolo. Un modello in gesso si trova a Firenze, alla galleria dell'Accademia.

Storia Lorenzo Bartolini realizzò molte figure scultoree di piccole dimensioni negli anni 1830, portando comunque avanti dei progetti più ambiziosi. Il committente di quest'opera era un marchese appartenente alla famiglia Ala Ponzone. L'identificazione di questa figura è ancora oggetto di dibattito, dato che Mario Tinti ritiene che si tratti del cremonese Sigismondo Ala Ponzone, mentre Ettore Spalletti propone l'identificazione con Filippo Ala Ponzone, appartenente al ramo milanese della famiglia, perché secondo alcuni documenti il committente sarebbe stato del capoluogo lombardo. Secondo le memorie di Dupré, il marchese era una figura dall'animo mutevole che "andava soggetto a lunghissimi periodi di malinconia".Dupré 1879, p. 196.

L'opera non era conclusa alla morte dello scultore, spirato nel 1850, e toccò a Dupré terminarla, assieme a una scultura molto simile, la seconda versione della Ninfa dello scorpione, ora conservata all'Ermitage di San Pietroburgo.Dupré 1879, p. 192. Dupré riparò alcuni piccoli difetti che si erano creati, e che il maestro non aveva potuto correggere, e cercò di concludere il tutto nella maniera più fedele possibile al modello in gesso bartoliniano.Dupré 1879, p. 195.

Descrizione

La statua ritrae una ragazza nuda, una ninfa secondo il titolo, che è stata morsa da una serpe. La fanciulla è accovacciata per terra e afferra con la mano sinistra il corpo del rettile, la cui coda si attorciglia sul braccio della donna, mentre il palmo della mano destra della fanciulla cerca di schiacciare la parte del corpo ofidico vicina alla testa. In una lettera del 1846 indirizzata all'amico Giovanni Benericetti Talenti, Bartolini spiegò che il marchese aveva ribattezzato l'opera in Ninfa del deserto, ma che, in realtà, l'artista aveva scolpito una Virtù insidiata dal Vizio, quest'ultimo personificato dal rettile strisciante, e che il "deserto" altro non era che un'allegoria del mondo. Ciò spiega anche lo sguardo rivolto verso l'alto della donzelletta, che cerca di difendersi dal morso dell'animale invocando la protezione di Dio, così che la sua purezza non venga meno.

Il tema della purezza accomuna la scultura a un'altra creazione bartoliniana, La fiducia in Dio, anch'essa ritraente una fanciulla nuda che rivolge il proprio sguardo verso il cielo, in segno di preghiera.

Note

Bibliografia Giovanni Dupré, Pensieri sull'arte e ricordi autobiografici, Firenze, Successori Le Monnier, 1879.

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