Il genio è una speciale attitudine naturale atta a produrre opere di importante rilevanza artistica, scientifica, etica o sociale. Tale disposizione naturale può anche essere portata alla luce con l'educazione, ma difficilmente può essere trasmessa ad altri (i figli o i discepoli dei geni molto raramente eguagliano i padri o i maestri). Il termine genio può anche genericamente indicare la persona stessa in possesso di tale eccezionale abilità.Enciclopedia Garzanti di Filosofia (1971) alla voce corrispondente. Il termine deriva dal latino genius, sostantivo derivato dal verbo geno ("generare", "creare"), quindi "forza naturale produttrice".

Il genio è una caratteristica di intuizione originale ed eccezionale nell'esecuzione di un'arte o un'impresa che supera le aspettative, stabilisce nuovi standard per lavori futuri, stabilisce metodi operativi migliori o rimane al di fuori delle capacità dei concorrenti. È associato all'abilità intellettuale e alla produttività creativa.

Non esiste una definizione scientificamente precisa di un genio. Il termine è anche definito come l'abilità eccezionale stessa. In questo senso della parola, a volte il genio è associato al talento, ma alcuni autori distinguono sistematicamente questi termini. Walter Isaacson, biografo di molti noti geni, spiega che sebbene l'elevata intelligenza possa essere un prerequisito, il tratto più comune che definisce effettivamente un genio può essere la straordinaria capacità di applicare la creatività e il pensiero immaginativo in molte situazioni.

Storia della parola

Nel corso dei secoli, la parola genio ha assunto significati e valenze molto diverse.

In latino genium, che indicava un nume tutelare, portatore di ispirazioni e prosperità, ha la medesima radice di ingenium, «ingegno» appunto, ovvero «acutezza d'intelletto», a cui si contrappone invece lo studium, le capacità acquisite con un impegno lungo e laborioso.

Nel Rinascimento il genio è chi, dotato di "multiforme ingegno" perché versato in tutte le arti, discipline, o scienze, giganteggia sul resto dell'umanità per le sue capacità insieme artistiche e scientifiche. Tipica la figura di Leonardo da Vinci, prototipo dell'intelligenza geniale.

Nei secoli XVII e XVIII, l'ammirazione e stupefazione per le scoperte scientifiche fa sì che si torni ad intendere il genio come nell'accezione rinascimentale, per cui il termine si associa a campi del sapere, genio scientifico, matematico, filosofico ecc. non più attinenti a quello specificatamente artistico che sottolineavano in passato la spontaneità del creatore:

Nella definizione e nell'esaltazione del genio si sono succedute, nel corso delle epoche storiche, varianti e forme diverse: se i più moderati si rivelarono i pensatori razionali illuministi, nel periodo romantico si accostò il genio al 'divino', facendone una sorta di progenitore di una stirpe nazionale, capace di esprimere lo spirito della sua epoca e del suo popolo (Volksgeist): figura che molti vedevano incarnata da Goethe.

Se gli Inglesi del Settecento diffidano soprattutto della libertà del genio e quindi tendono a disciplinarlo perché non deve prescindere interamente dalle regole, in Germania si arriva alla religione del genio, al punto che Wieland definisce il genio sia un angelo sia un demone,Le Muse, Novara, De Agostini, 1965, vol. 5, pagg. 198-199. mentre Lessing lo accosta alla natura in continuo atto di evoluzione e perfettibilità.

La concezione del genio in Kant

Immanuel Kant elabora la sua concezione del genio nell'opera Critica del giudizio, ma già precedentemente, in appunti personali e lezioni universitarie in cui discuteva in particolare le teorie dello Essay on Genius (1774) di Alexander GerardPaul Guyer, Gerard and Kant: Influence and Opposition, in Journal of Scottish Philosophy 9.1, 201 1, 59—93.Joãosinho Beckenkamp, Kant e Gerard sobre imaginação, aveva osservato come nel campo della ricerca scientifica la scoperta d'importanti verità scientifiche non possa essere attribuita al genio, ma sia opera di una «mente spesso grande». Nella scienza, infatti, la scoperta o invenzione, come la chiama Kant, è il risultato di un metodo, scoperto o inventato certamente da una grande mente, ma che può essere insegnato e quindi appreso e imitato.

L'imitazione, però, non ha niente a che fare con la produzione artistica geniale che non segue metodi o regole scientifici, ma si fonda su regole che provengono dalla natura:

L'artista, proprio in quanto genio e non scienziato, non sa che cosa l'ha portato a creare la sua opera:

Nellarte bella, osserva Kant, non ci sono regole e imitatori, o meglio le regole sono nella natura stessa dell'artista, nelle sue capacità innate che agiscono spontaneamente, al contrario dellarte meccanica, che produce la sua opera dopo un lavoro d'insegnamento e apprendimento.

L'artista geniale è colui che può costituire con la sua opera il modello a cui ispirarsi per altri in cui il genio è latente o, addirittura, la formazione di una scuola, non d'imitatori, ma di artisti originali e spontanei che seguano il suo esempio di capostipite della corrente artistica (esemplarità del genio):

L'originalità dell'arte quindi si deve sempre accompagnare a queste regole non scritte, altrimenti si cadrebbe nella stravaganza e nel capriccio.

Per questo, Kant sostiene che il genio è la felice sintesi di immaginazione e intelletto, di spontaneità e regole non scritte, per cui l'artista gode di un'assoluta libertà creativa dove l'intelletto è presente ma non più come costrizione razionale, come avviene nel campo della conoscenza, ma come capacità di realizzare l'opera secondo il proprio naturale gusto estetico.

Per questo, l'opera d'arte è insieme la sintesi di necessità e libertà. Per quanto libera e geniale sia infatti l'ispirazione dell'artista, egli dovrà tuttavia fare i conti con le rigide regole del mondo della natura. Per quanto libera sia la sua ispirazione ed originale sia il materiale da lui usato per creare l'opera, esso tuttavia dovrà pur sempre rispondere al rigido meccanicismo delle leggi della natura.

Il genio nella filosofia post-kantiana Il culto del genio si sviluppò notevolmente nella cultura romantica tedesca, in particolare nello Sturm und Drang.

Di nuovo, in Friedrich Schelling l'arte del genio è la suprema forma del sapere, capace di cogliere spontaneamente l'Assoluto nella sua "unità indifferenziata" di Natura e Spirito. Nella sua opera giovanile più famosa, il Sistema dell'idealismo trascendentale, l'arte è addirittura collocata al culmine del suo sistema filosofico come punto di fusione di Natura e Ragione: per questo l'Idealismo di Schelling sarà detto estetico. Nel suo pensiero più maturo, già a partire dalle lezioni sulla Filosofia dell'arte (1802) o sul Metodo degli studi accademici (1803), essa viene però ricondotta al disotto della Filosofia, che ne comprende razionalmente la funzione sintetica.

Il genio, l'immaginazione, la spontaneità vengono liquidate da Hegel come "romantiche fantasticherie"; solo le competenze tecniche e un bagaglio di esperienze ed emozioni intellettualmente governate, rendono l'opera veramente artistica. Hegel distingue tra genio e talento. Quest'ultimo sarebbe la capacità tecnica che si esprime in un particolare campo; quello che comunemente si dice "bravura" e, mentre il genio si accompagna sempre al talento, questi può essere presente anche da soloGeorg Wilhelm Friedrich Hegel, La filosofia dello spirito di Giorgio G.F. Hegel, trad. it. di Alessandro Novelli, ed. F. Rossi-Romano, 1863, p. 67.

Per Arthur Schopenhauer, il genio è la "direzione oggettiva dello spirito" e contempla le idee prodotte dalla volontà; l'accesso alla volontà è dunque mediato e indiretto nelle arti inferiori rispetto alla musica, mentre con la musica il genio diventa l'espressione immediata della volontà ideale; ci sono senza dubbio analogie, ma anche differenze tra il genio e il folleCi sarebbe un legame tra genio e malattie mentali (Cesare Lombroso, Genio e follia in Claudia Mantovani, Rigenerare la società: l'eugenetica in Italia dalle origini ottocentesche agli anni Trenta, Rubbettino Editore, 2004, p. 47) come la schizofrenia e il disturbo bipolare (Vladimir Pavlovich Efroimson [1908–1989], The Genetics of Genius, 2002). Queste tesi sono state recentemente considerate insostenibili (), il quale dimentica il suo corpo abbandonandosi a una sorta di delirio estetico, che gli permette di cogliere, sia pure brevemente, la noluntas, di dimenticare la volontà di vivere.

Per Friedrich Nietzsche, il tema della genialità artistica coincide con l'origine dellapollineo, che permette all'uomo di superare la noia e il disgusto per la vita quotidiana. Il genio, che nasce da una visione apollinea, porta ad un'esperienza dionisiaca, non distruttiva della negatività dell'esistenza ma ad una volontà positiva di costruzione individuale. Ci si può riconciliare con la vita, con una sorta di sublimazione dell'apollineo attraverso il genio che con la creatività trasforma la realtà umana in qualcosa di attraente e desiderabile. Il genio così trapassa dall'apollineo in un fenomeno dionisiaco.

Una critica radicale del concetto di genio (Geniebegriff) fu elaborata dal filosofo Edgar Zilsel, membro del Circolo di Vienna ed interlocutore della Scuola di Francoforte. Egli scrisse due opere (Die Geniereligion, 1918; Die Entstehung des Geniebegriffes, 1926) nelle quali propose una decostruzione del Geniebegriff. Il culto del genio (Genieverehrung), secondo Zilsel, fu creato da letterati come Thomas Carlyle e David Friedrich Strauß in base ai quali le religioni tradizionali avrebbero dovuto essere sostituite dal culto di individui geniali quali Leonardo Da Vinci, Goethe e Mozart. C. Barbieri, Edgar Zilsel. Ricerche di storia della scienza e della filosofia, Prefazione di Paolo Savoia, Edizioni Efesto, Roma 2025. Tuttavia, per Zilsel, credere nell'esistenza del genio significa ammettere implicitamente che non tutti gli uomini sono di egual valore. La polemica di Zilsel contro il genio coincide con una critica dell'intuizione che egli considera una forma di conoscenza sapienziale che si sottrae alle esperienze di verifica.

Note

Bibliografia Aa.Vv., Genio e creatività nella natura e nell'arte, a cura di Maddalena Mazzocut-Mis, Milano, Cuem, 2002.

Paul Guyer, Gerard and Kant: Influence and Opposition, Journal of Scottish Philosophy 9.1, 2011, pp. 59-93. Santi Lo Giudice, Il significato del genio in Nietzsche. Introduzione al lessico di Nietzsche, Roma, 1990, pp. 18 e segg.

Giorgio Tonelli, Primi sviluppi della teoria del genio in Kant (1770-1779), in id., Da Leibniz a Kant. Saggi sul pensiero del Settecento, Napoli, Prismi, 1987, pp. 181-234.

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