I baffi (La moustache) è un romanzo drammatico di Emmanuel Carrère del 1986.

Dichiaratamente ispirato ai temi di Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello, racconta di un uomo, mai chiamato per nome, che dopo anni decide di tagliarsi i baffi ma, siccome nessuno si accorge di questo atto, la sua intera vita e le sue convinzioni personali crollano.

Trama Il protagonista è un architetto che convive con la compagna Agnès a Parigi. Da anni baffuto, una sera, prima di andare con Agnès a cena da amici, decide di radersi i baffi per provare un nuovo look, ricevendo l'approvazione dell'idea da parte della compagna. Il suo castello di carte inizia a crollare quando Agnès (e in seguito gli amici Serge e Veronique) non gli dicono nulla, apparentemente non notando la novità. In seguito inizierà un turbine di follia quando la compagna, gli amici e i colleghi inizieranno ad affermare che lui i baffi non li ha mai avuti. La condizione del protagonista porterà a una repentina frattura con Agnès, che inizierà gradualmente a smontare ogni sua convinzione, negando la presenza dei baffi nelle fotografie dove lui li vede, affermando che il padre di lui sia morto, sostenendo di non conoscere nessun Serge e nessuna Veronique e di non essere mai andati in vacanza in luoghi di cui il compagno è certo. La situazione porterà lui a decidere di fuggire, prendendo un aereo per Hong Kong, dove passa il tempo a osservare le persone che popolano la città e a fare avanti e indietro su un battello. Alla fine la follia che attraversa lo porterà a immaginarsi la presenza di Agnès nel suo hotel hongkonghese e perciò compirà delle scelte del tutto impreviste.

Tematiche Il romanzo I baffi si presenta come un'opera profondamente radicata nella sensibilità postmoderna, pur attingendo a temi universali che richiamano interrogativi filosofici classici. Al centro della narrazione c'è la progressiva disintegrazione della percezione della realtà da parte del protagonista, innescata da un gesto apparentemente banale: la decisione di radersi i baffi. Il linguaggio utilizzato nel testo è freddo, distaccato e quasi clinico. Questo stile, preciso, controllato e apparentemente oggettivo, è fondamentale per amplificare l'inquietudine e il senso di smarrimento del lettore, ponendolo sullo stesso piano di incertezza del protagonista, senza offrire facili vie di fuga emotive o spiegazioni rassicuranti.

Un impianto postmoderno

Il cuore dell'impianto postmoderno del romanzo risiede nella sua radicale messa in discussione della realtà e della verità. Il protagonista si rasa i baffi ma, in modo inspiegabile, nessuno intorno a lui (nemmeno la moglie) sembra accorgersene, sostenendo persino che non li abbia mai avuti. Questo porta a un'escalation di dubbi: inizialmente uno scherzo, poi un complotto, infine un baratro di incertezza sulla propria sanità mentale e sulla natura stessa del reale. Questo scenario incarna perfettamente la visione postmoderna che vede la realtà come una costruzione sociale o personale fluida e malleabile, non una verità oggettiva e stabile. Il romanzo crea un'ambiguità irrisolvibile, non offrendo una spiegazione chiara o un significato ultimo agli eventi. L'identità del protagonista, di conseguenza, si frammenta: se la sua memoria e la sua percezione sono inaffidabili, chi è lui? Questa crisi dell'identità e del soggetto è un altro tratto distintivo del postmodernismo, che esplora la frammentazione dell'io e la sua dipendenza dalla percezione altrui.

La crisi dell'Io

Il contrasto tra apparenza e realtà, così centrale ne I baffi, si ricollega a una lunga tradizione filosofica e letteraria, trovando un parallelismo significativo con "Uno, nessuno e centomila" di Luigi Pirandello. Entrambe le opere usano un dettaglio fisico (il naso pendente per Pirandello, i baffi per Carrère) per innescare una crisi profonda dell'identità. In entrambi i casi, l'individuo scopre una molteplicità di "io" determinati dalla percezione altrui, portando a una frammentazione del soggetto e al dubbio sulla propria sanità mentale. Tuttavia, emergono differenze sostanziali. La crisi di Vitangelo Moscarda in Pirandello è principalmente esistenziale e filosofica, una ricerca attiva (seppur disperata) di un "io" autentico al di là delle "maschere" sociali. La sua "follia" finale può essere interpretata come una liberazione dalla prigione delle forme. In contrasto, la crisi del protagonista di Carrère è più psicologica e percettiva, un incubo claustrofobico senza apparente via d'uscita. La sua realtà si disintegra, ma non c'è una catarsi o una risoluzione liberatoria; solo un'immersione in un'incertezza che non si dissolve, anche quando tenta una "fuga" geografica.

Realtà fluide e paranoia

L'influenza di Philip K. Dick sul rapporto tra apparenza e realtà è particolarmente evidente ne I baffi. Carrère, che ha anche scritto una biografia di Dick, traspone nel suo romanzo i temi chiave del celebre autore di distopie, applicandoli a un contesto quotidiano. Dick, attraverso opere come Ubik, Le tre stimmate di Palmer Eldritch o Un oscuro scrutare, ha esplorato la realtà come fluida e malleabile, l'inaffidabilità della percezione e della memoria, la paranoia del complotto e il dubbio radicale sull'identità.

Tutti elementi centrali ne I baffi, infatti la negazione persistente dei baffi da parte di tutti crea una realtà incerta e manipolabile, proprio come i mondi che si disgregano o si rivelano simulati nei romanzi di Dick; inoltre il protagonista cade preda di una paranoia crescente, credendo che la moglie e gli amici stiano cospirando contro di lui: un sentimento dickiano di essere "controllato" o "ingannato" da forze esterne. La sua memoria diventa inaffidabile, portandolo a dubitare non solo dei baffi, ma anche di eventi passati cruciali, come un viaggio a Giava. Questa fragilità della memoria e la conseguente crisi identitaria sono una marca distintiva dell'opera di Dick: il romanzo di Carrère, come molti di Dick, non offre una spiegazione razionale o rassicurante. L'ambiguità finale lascia il lettore con l'inquietante possibilità che non esista una verità oggettiva a cui aggrapparsi, ma solo percezioni che possono collassare da un momento all'altro.

In definitiva, I baffi è un romanzo che, pur con la sua trama minimalista, riesce a esplorare vertiginosamente le paure e le incertezze dell'esistenza postmoderna. Attraverso una scrittura precisa e una trama che si contorce su sé stessa, Carrère ci immerge in un incubo lucido, dove la realtà è un velo sottile che può strapparsi in qualsiasi momento, lasciando il protagonista (e il lettore) solo con il proprio disorientamento. Edizioni Edizioni in italiano Emmanuel Carrère, I baffi, trad. G. Civiletti, Roma, Theoria, Roma, 1987. Emmanuel Carrère, I baffi, collana I Grandi Tascabili, Bompiani, Milano, 2000 Emmanuel Carrère, I baffi, collana Fabula, traduzione di Maurizia Balmelli, Adelphi, Milano, 2020, ISBN 9788845934599.

Adattamento cinematografico Nel 2005 è stata tratta una versione cinematografica, diretta dallo stesso Carrère, intitolata L'amore sospetto.

Note

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