Ha ricevuto la Medaglia d'oro al valore civile "per l'appassionata abnegazione al servizio dello Stato nel pieno dello stragismo mafioso".
Biografia Nato e cresciuto a Catania, Rino Germanà è entrato in polizia il 15 settembre 1979. Ha iniziato la sua carriera come dirigente della DIGOS presso la questura di Enna, ove ha prestato servizio per tre anni.
Nel 1984 ha diretto la squadra mobile di Agrigento, passando poi al commissariato di Mazara del Vallo, ove è rimasto fino al dicembre del 1987. Successivamente e fino a giugno del 1991, è stato responsabile della squadra mobile di Trapani, venendo poi trasferito alla Criminalpol di Catania, come dirigente della sezione distaccata di Caltagirone.
Nelle immediate indagini seguite all'omicidio di Mauro Rostagno, avvenuto il 26 settembre 1988, Rino Germanà ha indicato la pista mafiosa che dapprima è stata accantonata e poi seguita. Il processo è stato riaperto a 23 anni di distanza dal delitto.
Nel periodo in cui il giudice Paolo Borsellino ha diretto la Procura di Marsala, Germanà è stato un suo stretto collaboratore. Nel febbraio del 1992 ha svolto la sua attività a Palermo, mandatovi in missione, per contribuire alle indagini antimafia che quell'ufficio stava portando avanti su delega di Borsellino. Germanà ha lavorato insieme a Borsellino in indagini delicate su omicidi di mafia, massoneria, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, scoprendo la caratura criminale di Francesco Messina Denaro e del figlio Matteo nell'organigramma di "Cosa Nostra" siciliana e i loro interessi nelle principali attività economiche e imprenditoriali della provincia di Trapani.
Nel giugno del 1992 è tornato a dirigere il commissariato di Mazara del Vallo, nel cui territorio regnavano molti dei più pericolosi affiliati a "Cosa Nostra" su cui Germanà aveva condotto e stava conducendo importanti indagini. Il giudice Borsellino si è mostrato decisamente contrario a quello spostamento, intuendo i gravissimi pericoli che ne sarebbero derivati e che ben presto si sarebbero concretizzati. Il magistrato non ha fatto in tempo a ottenere che il suo fidato collaboratore tornasse a Palermo.
Il 14 settembre del 1992, percorrendo il lungomare di Tonnarella di Mazara del Vallo a bordo dell'auto di servizio, è stato vittima di un attentato, i cui autori armati di kalashnikov sono stati successivamente identificati in Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella e Matteo Messina Denaro. Germanà, ferito lievemente alla testa, è riuscito a rispondere al fuoco e a far desistere i killer, salvandosi.
Nel corso della sua carriera, ha ottenuto molti successi, dirigendo numerose operazioni di polizia giudiziaria, una delle quali nel settembre del 1994, in collaborazione con l'FBI, si è conclusa con la cattura in Italia e negli USA di oltre 100 mafiosi, responsabili di traffico internazionale di stupefacenti.
Ha ricoperto un ruolo investigativo nella lotta agli attentati della banda della "Uno bianca" e nel drammatico caso del sequestro Soffiantini del 1997.
In quiescenza dal 2015, vive a Forlì. È sposato e ha tre figli.
Onorificenze
Note
Categoria:Commendatori OMRI Categoria:Medaglie d'oro al valor civile