La guerra bizantino-ungherese del 1149-1155 fu un conflitto che vide contrapposti, come protagonisti, l'impero bizantino e il regno d'Ungheria nei Balcani. La lotta avvenne in un contesto di complesse dispute internazionali altrove in corso in Europa, principalmente tra Manuele I Comneno e Ruggero II di Sicilia, a partire dagli anni successivi al 1140. La guerra scoppiò quando Géza II d'Ungheria fornì assistenza militare alla Rascia (o gran principato di Serbia), insorta contro la sovranità bizantina. Le schermaglie si conclusero con un trattato di pace che ripristinò lo status quo ante bellum e statuì una pace dalla durata di cinque anni. Nel 1161, le parti concordarono di estendere la tregua per un decennio, ma i rapporti bilaterali rimasero ostili, causando ulteriori scontri per tutto il XII secolo.

Contesto storico Relazioni tra Bisanzio e Ungheria Dopo la guerra bizantino-ungherese del 1127-1129, i rapporti tra le due potenze rimasero freddi, benché non si verificò alcun confronto diretto per vent'anni. Durante la guerra, i bizantini preservarono il controllo di Braničevo (Barancs), Belgrado e Zemun, e riconquistarono la regione di Sirmio, che era in mano ungherese sin dal 1060 circa. Cessate le ostilità con l'Ungheria, Giovanni II Comneno poté concentrarsi sull'Asia Minore per la maggior parte dei suoi anni al potere. Tra il 1130 e il 1140, gli interessi bizantini riguardo all'Ungheria si limitarono al mantenimento dello status quo del trattato del 1129 e alla messa in sicurezza della frontiera più settentrionale dell'impero lungo il Danubio..

Salito al trono ungherese nel 1131, Béla II ebbe bisogno di aiuto per amministrare il regno a causa della sua cecità, motivo per cui si affidò a sua moglie Elena e ai suoi parenti del Gran principato di Serbia (Rascia), in particolare al fratello Beloš Vukanović.. In quel frangente storico, il figlio presunto del re Colomanno, Boris Colomanno, tentò di detronizzare Béla II.. Secondo lo storico bizantino Giovanni Cinnamo, l'imperatore Giovanni II Comneno concesse a Boris una sposa della sua stessa famiglia. ma l'imperatore si rifiutò di aiutare Boris ad assicurarsi del trono ungherese.

Dopo il primo fallimento di Boris nel 1132, l'Ungheria adottò una politica espansionistica. Sotto l'influenza dei suoi cortigiani serbi, Béla II concentrò la sua attenzione sui Balcani. Pare la Bosnia accettò la sovranità di Béla senza opporre resistenza entro il 1137; in seguito a tale sviluppo, Béla II e i suoi discendenti adottarono il titolo di re di Rama.. In precedenza, la Bosnia era stata affiliata alla sfera di influenza bizantina. Contemporaneamente, gli ungheresi si impossessarono di Spalato in Dalmazia, aggravando in maniera ulteriore la condizione di Bisanzio.. Giovanni II Comneno intendeva frattanto riprendere possesso del territorio perduto decenni prima dai bizantini in concomitanza della conquista normanna dell'Italia meridionale, motivo per cui strinse un'alleanza con il Sacro Romano Impero con l'intento di contenere le ambizioni di Ruggero II di Sicilia. Nonostante queste manovre diplomatiche, il rapporto tra l'Ungheria e Bisanzio non subì delle modifiche. Le spoglie del padre di Béla, ossia di Álmos, vecchio pretendente ungherese al trono, furono restituite dall'impero bizantino all'Ungheria nel 1137, circostanza la quale lascia intendere che le relazioni bilaterali non si interruppero mai del tutto..

Quadro geopolitico europeo

Dopo la morte di Béla II, salì al potere il figlio undicenne Géza II nel febbraio 1141. Durante i suoi primi anni dopo l'incoronazione, furono la madre di Géza, Elena, e suo fratello Beloš ad amministrare il regno.. Nell'aprile 1143, Manuele I Comneno successe a suo padre Giovanni II come monarca; Manuele aspirava a riportare l'impero bizantino agli antichi fasti e a quando rappresentava una superpotenza indiscussa del mar Mediterraneo, ragion per cui perseguì una politica estera energica e ambiziosa. Il pretendente Boris strinse saldi rapporti con Corrado III di Germania allo scopo chiedere il suo aiuto contro Géza alla fine del 1145, circostanza la quale peggiorò i rapporti dell'Ungheria con il Sacro Romano Impero. L'anno seguente, ebbe luogo la battaglia del Fischa che vide come protagonisti gli ungheresi da una parte e una coalizione nemica composta da tedeschi, austriaci e boemi dall'altra e Boris ne uscì battuto.. Le controversie tra le potenze europee portarono alla formazione di due coalizioni a ridosso del 1150. Nacque dunque un'alleanza tra l'imperatore Manuele e Corrado III contro i normanni e il loro re Ruggero II di Sicilia. A causa della loro cooperazione, l'Ungheria si trovò in una situazione difficile e sperimentò un isolamento in politica estera. Géza II si schierò con Ruggero II e i suoi alleati, tra cui il principe tedesco ribelle Guelfo I e Uroš II di Rascia... Il pretendente Boris tentò di sfruttare la decisione di Corrado III di guidare la seconda crociata in Terra Santa attraverso l'Ungheria. Nel 1147, i soldati tedeschi marciarono attraverso l'Ungheria senza alcun disguido, mentre il re Luigi VII di Francia e i suoi crociati transitarono in Ungheria nell'agosto di quell'anno. Luigi VII respinse la richiesta di Géza di estradare Boris, che tenne in custodia e lo condusse fuori dall'Ungheria, con il risultato che il pretendente si stabilì nell'impero bizantino..

Approfittando della crociata di Corrado, che assorbì l'attenzione di Manuele, i normanni effettuarono una campagna militare e, nel 1147, espugnarono Corfù e saccheggiarono Tebe e Corinto. L'anno seguente, Manuele fu impegnato nel reprimere un attacco cumano nei Balcani, il quale lo spinse ad invocare l'ausilio di Corrado III di Germania e della Repubblica di Venezia, che sconfissero presto Ruggero II di Sicilia con la loro potente flotta. Nel 1148, la situazione politica nei Balcani vide frapporsi da un lato i bizantini e i veneziani e dall'altro i normanni e i magiari. Presto gli scambi di informazioni tra le spie serbe, ungheresi e normanne divennero assai frequenti, in quanto era nell'interesse normanno fermare i piani di Manuele di riconquistare l'Italia. Manuele pianificò assieme a Corrado una campagna su vasta scala finalizzata a spartirsi l'Italia meridionale e la Sicilia. Mentre Manuele si trovava a Valona per pianificare un'offensiva attraverso il mar Adriatico,. i serbi guidati da Uroš II, peraltro zio materno di Géza II, insorsero e giunsero a minacciare la sicurezza degli avamposti bizantini nell'Adriatico. Ciò costrinse Manuele a interrompere i suoi preparativi per un'invasione dell'Italia meridionale e di pianificare invece delle rappresaglie in Rascia nel 1149. Nello stesso periodo, la rivolta di Guelfo I, che fu finanziata anche da Ruggero II e Géza II, e l'ascesa di Enrico il Leone, costrinsero Corrado III a rimanere nel Sacro Romano Impero tra il 1149 e il 1150. 1151.

L'alleanza tra Manuele e Corrado III non era indirizzata contro l'Ungheria, ma Géza II partecipò alla coalizione guidata da Ruggero contro i due imperatori perché le relazioni tedesco-ungheresi erano ostili dal 1146 e i bizantini si opponevano fortemente alla politica estera di Géza, incluso il suo sostegno alla Rascia, il suo coinvolgimento nei conflitti interni della Rus' di KievGéza II inviò delle truppe di supporto a suo cognato, il gran principe Izjaslav II di Kiev, contro il principe Vladimir di Černigov all'inizio del 1148: . e i suoi legami con Luigi VII di Francia. Il gran principe Izjaslav II di Kiev, dal canto suo, perseguì una politica anti-bizantina ed espulse il metropolita da Kiev per porre fine alla sovranità ecclesiastica del patriarca di Costantinopoli nella regione. Il sostegno di Géza contribuì all'indebolimento dell'influenza bizantina nei principati della Rus'. Anche il rapporto tra l'Ungheria e Bisanzio fu influenzato negativamente dall'impero bizantino, poiché concesse asilo a Boris..

La guerra Rivolta serba

Quando i serbi della Rascia si armarono contro l'impero bizantino nel 1149, Manuele inviò delle truppe per sedare i tumulti. Alla fine di settembre di quell'anno, Manuele comandò l'esercito imperiale, che raggiunse la Rascia dalla costa adriatica attraverso Pelagonia. Uroš II ordinò al suo popolo di ritirarsi sulle montagne per evitare uno scontro diretto. Le truppe dell'imperatore saccheggiarono la regione, devastando le città serbe e rapendo gli abitanti, ma Manuele non fu in grado di catturare Uroš e i suoi sostenitori. Nonostante ciò, fece ritorno in patria venendo trionfalmente accolto a Costantinopoli alla fine del 1149...

Alcuni autori hanno ipotizzato che gli ungheresi non presero parte direttamente al conflitto bizantino-serbo del 1149; né Giovanni Cinnamo né Niceta Coniata menzionano però nei loro resoconti dell'invasione di Manuele. Gli annali di Volinia fanno riferimento alla dichiarazione di Géza nell'agosto 1149 («sono impegnato in una guerra contro l'imperatore [Manuele]»). Il Codice ipaziano afferma che Géza fece riferimento alla sua lotta contro Manuele quando si scusò per aver rifiutato di inviare rinforzi a Izjaslav II, scacciato da Kiev da Jurij Dolgorukij, principe di Suzdal', nell'agosto del 1149. Gli storici i quali hanno affermato che l'Ungheria non partecipò alla rivolta serba sostengono che il monarca si riferisse alla sua appartenenza alla coalizione guidata dai normanni contro i bizantini, considerati suoi nemici. Secondo il poema trionfale del panegirista dell'imperatore Teodoro Prodromo, le forze ungheresi sostennero i serbi durante la campagna dell'imperatore..

Al netto delle marce di gloria, Manuele si preparò nuovamente a invadere il regno di Sicilia all'inizio del 1150. Nonostante la battaglia di Flochberg, in occasione del quale Corrado III sconfisse il ribelle Guelfo I, Corrado non si unì alla causa di Manuele perché si sentiva minacciato da una proposta di crociata franco-normanna in Terra Santa. I serbi continuarono a manifestare ostilità contro i bizantini nei Balcani. Manuele guidò un'altra campagna contro i serbi alla fine del 1150, motivo per cui Géza II spedì a sostegno di Uroš II un vasto contingente di ungheresi, peceneghi e calizi (musulmani della Galizia) per supportare Uroš II. Da Niš, Manuele, insieme a Giovanni Cantacuzeno e Giovanni Ducas Comneno, marciò verso il fiume Sava,. dove il suo esercito tentò invano di impedire all'esercito serbo di unirsi agli ausiliari ungheresi guidati dal comes Bágyon (o Bacchino). Dopo brevi schermaglie, l'esercito bizantino prevalse nella battaglia di Tara contro le forze serbo-ungheresi vicino al fiume Tara. Secondo Cinnamo, Manuele duellò con Bágyon dopo che Cantacuzeno perse le dita durante la battaglia.. All'indomani della lotta, Uroš II giurò fedeltà a Manuele e il suo principato divenne di nuovo vassallo di Costantinopoli...

La campagna di rappresaglia di Manuele

Secondo Giovanni Cinnamo, l'esercito bizantino tornò a Costantinopoli dopo aver sedato i serbi e poi lanciò una spedizione di rappresaglia contro l'Ungheria. Secondo Niceta Coniata, Manuele proseguì la sua campagna militare subito dopo la sua vittoria nella battaglia di Tara. Niceta afferma che, al tempo dell'invasione di Manuele, Géza II stava combattendo nella Rus' di Kiev. Il suo resoconto è confermato dalla narrazione del cronista tedesco Enrico di Mügeln. L'esatta ricostruzione cronologica rimane incerta; la maggioranza degli storici ritiene che Manuele avanzò in Sirmia nell'ultimo quarto del 1151, mentre altri collocano la data dell'attacco nel 1152. Ferenc Makk, basandosi su un discorso di Michele di Anchialo del 1155, ha affermato che il conflitto si trasformò in una guerra tra l'impero e l'Ungheria alla fine del 1150 o all'inizio del 1151, un'informazione questa avvalorata da tutte le cronache romee, rus' e tedesche... Stando a János B. Szabó, la campagna di Manuele ebbe luogo a metà del 1152..