Il giorno è un poemetto didascalico-satirico in endecasillabi sciolti scritto da Giuseppe Parini e che mira a rappresentare, attraverso l'ironia e la satira antifrastica, i costumi dell'aristocrazia milanese decaduta del Settecento.

Storia della composizione Il poemetto era inizialmente diviso in tre parti ed era ancora incompleto all'epoca della composizione dell'Ode La Caduta sul finire del 1785; il progetto iniziale prevedeva una divisione in tre parti: Mattino, Mezzogiorno e Sera. Il Mattino e il Mezzogiorno furono pubblicati a Milano rispettivamente nel 1763 e nel 1765. In seguito, come conferma la lettera a Giambattista Bodoni del 18 novembre 1791, l'autore ideò un nuovo progetto del Giorno diviso ora in 4 sezioni: Il Mattino, Il Meriggio, Il Vespro e La Notte. Le prime due sezioni risultano variamente modificate rispetto ai corrispettivi del '63 e del '65, mentre le ultime due parti (nate dal cantiere della Notte del primo progetto) rimasero incompiute. Di queste però conosciamo alcuni appunti e ci sono pervenuti frammenti poetici. Il poema completo uscì postumo nel 1801, nel primo dei sei volumi dell'edizione completa delle Opere di Giuseppe Parini a cura di Francesco Reina.

Trama Mattino Il "Giovin signore" (questo è l'epiteto perifrastico con cui l'autore chiama il protagonista), nobile per nascita o per titolo comprato dai suoi avi"Giovin Signore, o a te scenda per lungo/di magnanimi lombi ordine il sangue... " (prima edizione del Mattino nella prima edizione, vv. 1-2) Il poeta si definisce invece " Precettor d'amabil rito " al v. 7. Si confronti questo incipit con quello della seconda edizione, molto differente per ovvi motivi (uno dei quali se non il più importante: non si fa più riferimento alla divisione in tre parti del poemetto) e nella quale questo discorso manca, iniziando Il Mattino direttamente dalla descrizione “Sorge il mattino in compagnia de l’alba”. è còlto nel momento del risveglio in tarda mattinaSi suppone, considerato l'esser andato a letto all'alba, le varie attività svolte tra il risveglio e il pranzo pomeridiano descritto nel Mezzogiorno. Non è plausibile un'ipotesi differente. e il narratore, presentandosi come "precettor d'amabil rito", cioè degli impegni che dovranno riempire di piacere la giornata del nobile, richiede ascolto. Per tutta la notte il giovin signore era stato sommerso dai suoi onerosi impegni mondani"Tu tra le veglie e le canore scene/e il patetico gioco oltre più assai/producesti la notte" vv. 33-35, andando a letto all'alba, mentre il "volgo"il " buon villano " (v. 5) e il fabbro (v. 14) della seconda edizione de "Il Mattino"., rappresentato da un contadino e da un fabbro, si alza all'alba. Al risveglio, deve scegliere tra il caffè (se tende ad ingrassare o si sente annoiato e di malumore) e la cioccolata (se ha bisogno di digerire la cena della sera prima):vv. 125-143, Il Mattino, seconda edizione. la critica ai nobili inizia con questo scambio fra il giorno e la notte e poi va contro il colonialismo, accennando ai popoli stranieri schiavizzati affinché gli europei godessero dei due prodotti. Il nobiluomo verrà poi annoiato da visite importune, come un artigiano che richiede il compenso per un lavoro, un avvocato che reclama la parcella o un mercante ciarlatano. Il Poeta critica già così le occupazioni oziose del Giovin Signore (mentre per contro anticamente i nobili erano i bellatores, ossia la classe guerriera per definizione) nonché il fatto che non abbia frequentato la scuola (ribadisce l'importanza dell'istruzione, ma in un altro verso fa anche capire di essere contrario alle punizioni corporali dei ragazzini) e che abbia viaggiato all’estero come si usava allora (il Grand Tour volto all’istruzione e all’informazione) indugiando nelle case da gioco e di piacere. Seguono le cosiddette visite gradite, per esempio il maestro di francese"il precettor del tenero idioma", v. 171. Parini critica in realtà la moda molto diffusa in Italia di parlare in francese: "All'apparir di lui l'itale voci/tronche cedano il campo al lor tiranno. (vv. 175-176), danza, canto e violino. Dopodiché non rimane che fare toilette e darsi nel frattempo ad alcune letture, volte a sfoggiare la propria "cultura" nell'ambiente mondano, e il precettore invita il Giovin Signore a sfogliare a caso le pagine di La pucelle di Orleans di Voltairedetto "Proteo multiforme " nel senso di duttile, capace di lavorare in più argomenti e stili diversi, v. 616., ad esempio, o gli scritti di Ninon de Lenclos.detta " tu in mille scritti / celebrata da' tuoi novella Aspasia ", v. 628-629 de Il Mattino, seconda edizione. Viene vestito poi con abiti nuovi e si procura vari accessori tipici del gentiluomo settecentesco: un astuccio, una boccetta profumata, un cuscino, un prezioso confetto, dell'oppio, un cannocchiale, un giornale francese, un taccuino, spilli in una guaina, un coltello, una tabacchiera preziosamente ornata, anelli.Lunga lista che occupa i vv. 869-985 della seconda edizione de " Il Mattino ". Per ricordare tutti questi oggetti il poeta invoca le Muse figlie della Memoria."Figlie della Memoria, inclite suore..." vv. 856-865, Il Mattino, seconda edizione. Quanto al cannocchiale, importante invenzione del XVII sec.Galileo Galilei, Sidereus Nuncius. Vi è peraltro un complesso dibattito sull'invenzione del cannocchiale e sull'uso scientifico di questo strumento., Parini omette qualsiasi uso scientifico di questo strumento da parte del Giovin Signore, che lo utilizza unicamente per spiare i nobili sui palchi del teatro o per altre attività vaneQuel notturno favor ti presti allora/che al teatro t'assidui, e t'avvicini/o i piè leggeri o le canore labbra/da la scena remota... Il Mattino, seconda edizione, vv. 901-903.. Poi, il protagonista, passando nel corridoio davanti ai ritratti degli antenati, si prende tempo per guardarli e ridere del loro aspetto antiquato (mentre il poeta si focalizza nel descriverne l'operato, come monito al giovane, lasciando l'ironia in favore di una critica fatta con tono serio: uno difese la sua città dai Saraceni, uno lavorò da avvocato e insegnò giurisprudenza, uno fece costruire fontane a beneficio di tutti), sale in carrozza per recarsi dalla dama di cui è cavalier servente, e peggio per qualche popolano se la carrozza, trovandoselo davanti all’improvviso, gli romperà le gambe.

Mezzogiorno, rinominato successivamente Meriggio Il narratore evoca l'immagine dei poeti dell'epopea antica (Odissea ed Eneide) che erano soliti accompagnare i pasti con il canto: nell'ordine Parini cita Iopa (Eneide) e Femio (Odissea). Viene così introdotta la materia del Mezzogiorno, seconda parte del poemetto: un banchetto aristocratico.

La dama di cui il protagonista è cavaliere servente si è preparata all'evento, seguita a lungo da un'indaffarata cameriera, mentre il marito tollera l'attesa pur avendo fame. Il Giovin Signore, arrivato a casa della dama dove verrà servito il pasto a metà pomeriggio (si evince l’orario da un verso), incontra il marito della suddetta, che appare freddo ed annoiato; l'uomo, secondo i dettami della vita nobiliare, lascia la moglie in compagnia del cavaliere servente, che le terrà compagnia, le mostrerà quali cibi sia bene accettare e quali rifiutare. Finalmente i convitati si accomodano e il Poeta, notando la ricchezza delle prelibatezze, racconta al Giovin Signore la favola mitologica sull'origine della Voluttà, che pretende di giustificare la diversità fra nobili e non nobili, nonostante la nascita inizialmente uguale, dall'aver accolto il Piacere dal cielo (eguaglianza che Parini ristabilisce nel Dialogo sopra la nobiltà, nel quale oltretutto mette un nobile a dire, subito smentito, che il suo sangue è molto più puro di quello del poeta e dei non nobili, idea che sempre in modo antifrastico Parini riprende nella Notte"Io, di razza mortale ignoto vate/come ardirò di penetrar fra i cori/de’ semidei, ne lo cui sangue in vano/gocciola impura cercheria con vetro/indagator colui che vide a nuoto/per l’onda genitale il picciol uomo?" (vv.248-253) in occasione di dire che lui non conosce abbastanza i segreti della vita nobiliare notturna, e "fra i servi s'arresta" mentre poco dopo la descrive. L'indagatore in questione che ha descritto gli spermatozoi è Anton van Leeuvenhoek o forse Lazzaro Spallanzani.).

I discorsi attorno al desco si susseguono: un commensale esibisce a tutti con orgoglio la sua particolare tabacchiera francese ed esclama così, fiero di possedere un oggetto così unico, che gli artigiani italiani non sono capaci di eseguire lavori così elaborati e alla moda; segue una polemica di Parini contro il primato del commercio sull'agricoltura. Un altro divora il cibo e non fa parola, certamente scandalizzando le anime dei suoi antenati che vedono lui divorare ciò che essi hanno faticosamente ammassato. Poi è il turno di un commensale vegetariano (il vegetarianesimo era una moda discretamente diffusa tra gli aristocratici di allora), casualmente seduto accanto al vorace suddetto, che parla in difesa degli animali e si infervora contro i primi che li hanno macellati (ma lo sdegno del personaggio non è diretto contro l’assoggettamento della classe lavoratrice, in quanto lui eguaglia gli animali all'uomo ma non gli uomini fra loro e la sua presentazione è bersaglio di un'altra frecciata). La sua invettiva fa ricordare alla dama il giorno funesto in cui la sua cagnolina, la vergine cuccia (vv. 517-556), morse il piede ad un anziano servo: lui, preso alla sprovvista, la scrollò con un calcio e la cagnolina guaì, come per chiedere aiuto. Tutti nel palazzo accorsero, la padrona svenne e, quando ebbe ripreso i sensi, punì il servo con il licenziamento: egli, nonostante i venti anni di diligente servizio (ecco che l'ironia sorridente di Parini si trasforma in vero sarcasmo e indignazione per la sorte dell'uomo; in più, la locuzione zelo d'arcani uficij potrebbe riferirsi al fatto che l'uomo si occupava della corrispondenza fra la padrona il cicisbeo) non riuscì mai più a trovare un impiego e rimase in strada con la famiglia, essendosi sparsa la notizia del suo "delitto"."E tu, vergine cuccia, idol placato / da le vittime umane, isti superba" (vv. 555-556). Seguono lo sfoggio della cultura da parte dei commensali, le ultime portate, il caffè, lo spargimento di aromi che devono celare i “vili” odori residui del pranzo e la descrizione del rumoroso gioco del tric trac (oggi backgammon): in origine, quando i mariti erano ancora gelosi delle loro donne, queste ultime insieme agli amanti cercavano di non far ascoltare le loro conversazioni ai gelosi coniugi (Parini spesso evoca l'immagine della violenza dei mariti: celebre l'invettiva "Ahi pazza Italia" per cui l'Italia è definita "gelosa" dai Paesi vicini, invettiva che descrive i matrimoni di interesse, la scissione conseguente in termini mitici fra Amore e Imene, gli adultèri e le loro conseguenze) grazie al rumore dei meccanismi del gioco. Questo espediente era stato trasmesso agli avi del Giovin Signore, ricorda il poeta con una sorta di favola mitologica, dal Dio Mercurio, che viene ricordato per il rapimento di Io. Tuttavia, all'epoca del cicisbeismo, il tric trac veniva reso meno rumoroso da panni posti tra i meccanismi del gioco: Parini spiega che ciò era determinato dall'assenza ormai, viste le mode recenti, del bisogno degli amanti di celare conversazioni a mariti gelosi. Così si conclude il Mezzogiorno.

Vespro