Il larice comune (Larix decidua Mill., 1768) è una conifera nativa delle montagne dell'Europa centrale, delle Alpi e dei Carpazi.

Possiede una caratteristica che lo distingue totalmente dalle altre conifere europee, infatti il larice comune, o alpino, perde totalmente le foglie in inverno. Questa caratteristica gli permette, senza dubbio, di avere una maggiore resistenza nei confronti del freddo e di poter essere riconosciuto a prima vista in un bosco montano invernale. In primavera la pianta mette su foglie verdi, aghiformi e resistenti, mentre in autunno tutto il fogliame diviene di colore giallo e cade al suolo. In Italia è molto comune in tutte le Alpi, dove si spinge anche a quote molto elevate (oltre i 2.500 metri). Dove il bosco lascia il posto alle praterie alpine si incontrano vecchi individui isolati, deformati dal vento e dalla neve. Il larice è una aghifoglia e caducifoglia, è molto longevo e può vivere migliaia di anni.

Etimologia Larice dal latino Larix, decidua da decidu-us, -a, -um = che cade (dal verbo dècid-o, -is, i, ere [de + cado] = cadere da, o, semplicemente, cadere). Il nome ha conservato l'origine latina. Il Larice è una conifera a foglie caduche di prima grandezza (fino a 40 m di altezza), di rapido accrescimento e molto longevo.

Storia

Il larice comune ha, presumibilmente, origini da un ceppo di pseudo-Larix provenienti dalle zone dell'Europa del nord e della Siberia venuto in Europa centrale e meridionale al tempo dell'ultima glaciazione. Una volta cominciato il ritiro dei ghiacci popolazioni di questa conifera sono rimaste isolate nelle montagne europee delle Alpi e, in minor parte, dei Carpazi. Rimasti soli in questa isola ecologica le popolazioni si sono evolute in modo autonomo diventando specie a sé stante. Il legno di larice comune è conosciuto fin dall'antichità per la sua durata e robustezza. Per la facile lavorazione, il suo bel colore rosso intenso, è apprezzato nei lavori di falegnameria, specie per gli esterni. Immerso in acqua, diviene resistentissimo. Come altre conifere, dalla resina si estrae la trementina (trementina di Venezia). La corteccia è impiegata per l'estrazione del tannino. Da sempre le popolazioni alpine hanno sfruttato il suo legno, è molto noto in Valle d'Aosta, in Trentino, in Alto Adige e nel bellunese il fatto di utilizzare come materiale da costruzione delle case il legno di questa conifera e addirittura intagliare un tipo di tegola di lunga durata per i tetti (in alcune vallate detta Schindola, Schindel o Scandola). Il legno di questa conifera, oltre ad essere materiale da costruzione, è da sempre usato come combustibile per stufe e camini. Le popolazioni locali lo sceglievano, inoltre, per le sue migliori caratteristiche ed il suo più elevato costo (grazie alla sua diffusione meno comune rispetto all'Abete rosso) per commercializzarlo.

Morfologia Il larice comune è una conifera a portamento eretto con accrescimento rapido in gioventù, raggiunge 25–45 m di altezza e fino a 1 m di diametro (in casi eccezionali fino a 55 m di altezza e 2 di diametro). Il portamento può comunque differenziarsi in base all'altitudine, essendo questa una specie caratterizzata da un certo polimorfismo: la chioma, infatti, può assumere una forma più espansa alle quote alpine più basse, mentre tende a divenire più stretta a quote maggiori (per contenere i danni provocati dalla neve). Ha Fusto monopodiale, massiccio nelle piante vecchie. La base può presentare un andamento ricurvo, dovuto alla spinta della neve che spinge verso valle. I rami di primo ordine sono grossi e lunghi, ricurvi verso il basso e ascendenti all'estremità, quelli di secondo ordine sono invece lunghi, sottili e penduli. Nelle giovani piante la chioma è piramidale, la corteccia è liscia e grigia ed i rametti sono sottili, affusolati e flessibili, di color rosa-marrone o giallastri. Negli adulti la chioma è allargata. La corteccia di questo larice è profondamente fessurata e si rompe in larghe scaglie che lasciano vedere il colore rossastro della corteccia (che ha spessore di 10 cm) più interna, con l'età diviene bruno-grigiastra e si divide in placche rotondeggianti o quasi rettangolari (di circa 1–2 cm). I germogli sono ovali, di dimensione 3x2 cm e non resinosi. Hanno una stretta forma schiacciata e sono smussati o leggermente a punta. Sono molto flessibili e morbidi. Nei rami grossi sono disposti a spirale e sono appuntiti. Gli aghi sono disposti a spirale singolarmente lungo i macroblasti, mentre sono in ciuffetti composti da 20 a 40 aghi sui brachiblasti. Sono solitamente annuali, anche se si sono registrati casi eccezionali di aghi che avrebbero svernato per ben quattro anni. Hanno lunghezza compresa tra 10 e 30 mm di lunghezza e meno di 1 mm di spessore. Negli aghi di larice comune, gli stomi non sono infossati e sono protetti da uno strato di cera, come in altre conifere. Per evitare danni invernali il larice comune perde le foglie in autunno, come gli alberi decidui. Le foglie cadute danno al ramo nudo un aspetto ruvido. Grazie alla caratteristica di perdere gli aghi il larice comune è una delle poche conifere capace di sopportare eventi di disturbo anche pesanti, come siccità estreme, inverni anticipati, stress idrici, e riprendere a vegetare non appena il disturbo scompare (chiaramente, il tempo di persistenza del disturbo non deve durare troppo a lungo). Resiste anche a interventi di potatura errati o danni da neve e vento, grazie ad un'altra caratteristica che poche altre conifere hanno, ossia quella di avere delle gemme dormienti al di sotto della corteccia, così da poter ricacciare rami dal fusto (ma mai polloni). Questa capacità è particolarmente presente negli esemplari che crescono in zone difficili. Il loro valore estetico è associato sia a piantagioni ornamentali sia per la produzione del legname. Ciò che più colpisce nella visione del larice comune è la diversa e spettacolare gamma di colori stagionale: all'inizio della primavera, infatti, spuntano svariati ciuffi dal colore verde smeraldo che, più tardi, in estate si trasformerà in verde più scuro. I rametti giovani hanno un tipico color ocra.

Il larice comune è giovane fino ai 15-20 anni, e comincia a fruttificare solo raggiunti i 30-40 anni. In ambienti difficili possono volerci anche 70 anni prima di avere la prima fruttificazione. Il larice è una pianta diclino-monoica, cioè sono presenti sullo stesso individuo fiori maschili e fiori femminili ma non fiori ermafroditi.

La chioma è rada e leggera, conica quando è giovane, piramidale con l'invecchiare della pianta; i rami principali sono sciabolati con le estremità spesso pendule. La corteccia è grigio bruna e sottile nelle piante giovani; diviene molto spessa nelle piante vecchie e con grosse placche, esternamente di color grigio cenere, separate da fessure longitudinali bruno rossastre. Le foglie sono aghiformi e sottili, lunghe 2–4 cm, molli e non pungenti, distribuite a spirale tutt'attorno al ramo sui macroblasti. Sono riunite invece a fascetti di 20-30 su rametti corti (brachiblasti) e singole sui rami lunghi; d'autunno assumono una colorazione gialla prima della caduta dai rami, cosa che distingue il larice comune dalle altre conifere. Il Larice è infatti l'unica conifera decidua spontanea in Italia, mentre in Europa esiste anche un altro larice, in Russia, il Larice siberiano. Il legno del larice, ottimo e ricercato, presenta molti canali resiniferi ed è discolore: l'alburno è chiaro giallastro mentre il durame è rosso intenso. La resina, detta trementina di Venezia, viene usata nell'industria delle vernici. La corteccia è impiegata per l'estrazione del tannino e per lavori di intaglio.

Il sistema radicale tipico del larice è il sistema "root cuore". Questa conifera ha radici molto forti che penetrano in profondità fino aree scheletriche del terreno (ghiaia e pietre). Se il terreno ha struttura profonda le radici arrivano sino a 2 m di profondità. Le lesioni al tronco e ai rami del larice comune vengono rapidamente coperte ed isolate dalla resina. Il larice può vivere anche su suoli su calcarei e contenenti quarzo e silicati. Le sue radici sono adatte ai terreni montani, acidi e sassosi. Il larice comune è presente sino ai margini del bosco, e negli alti pascoli alpini sono presenti esemplari, solitamente secolari, grossi e distorti.

In natura esistono due sottospecie di larice comune: Larix decidua subsp. decidua - Larice comune Europeo o Larice Alpino. Presente nella maggior parte dell'areale. Strobili 2.5–6 cm; germogli gialli. Larix decidua subsp. polonica - Larice comune Polacco. Forma endemica di una ristretta area del massiccio dei Beschidi, nel Sud della Polonia. Strobili 2–3 cm; germogli molto chiari, di color giallo-bianco.

Strobili e coni

I "fiori" (termine improprio, perché non sono veri e propri fiori, mancando delle strutture che definiscono propriamente un fiore) sono unisessuali, i coni maschili (di 5–10 mm) sono di colore giallo zolfo, con il margine rossastro, sono numerosi sui lunghi rametti e pendono dai rami. Sono meno evidenti di quelli femminili che sono rosa-rosso scuro o porpora da immaturi mentre virano al verde chiaro con margini porpora a maturità; i coni vecchi sono grigi e persistenti (fino a 10 anni) e cadono con i rametti. Entrambi i fiori sono presenti sullo stesso individuo. La fioritura avviene ad aprile-maggio; i fiori sono molto caratteristici, soprattutto per il colore di quelli femminili che risaltano molto vivacemente nei boschi. Dopo l'impollinazione questi ultimi diventano bruni, si allungano fino a 4 cm. Prima degli 80 anni i giovani larici producono semi sterili. Il larice comune fiorisce ogni 5-10 anni.

I coni femminili sono relativamente grandi (da 15 a 40 mm), a forma di uovo, di posizione eretta con sottili scaglie lunghe e restano fissi sul albero.

I coni maschili sono diretti verso il basso. L'impollinazione avviene in una struttura simile ad una cicatrice sulla punta dell'ovulo (micropilo), nella quale entra il grano di polline. Una goccia di polline uscirà sempre, rendendo il larice comune una pianta a fecondazione in perdita. L'impollinazione con polline dello stesso individuo in aria è impedito grazie alla posizione dei coni maschili che, essendo rivolti verso il basso e disposti nella parte media-inferiore dell'albero, aprono le sacche di polline in posizione inversa a quelli femminili, che sono eretti e nella parte alta della pianta. L'inizio della fioritura avviene ad un'età compresa tra i 15 ed i 60 anni, a differenza che la pianta stia vegetando rigogliosamente o stentatamente.

I coni si formano nella punta dei germogli.

Gli strobili maschili gialli sono decidui dopo la pollinazione che avviene in primavera. I granuli pollinici sono privi di sacche aerifere.

I "frutti" (termine improprio, perché i frutti sono propri della piante con fiore) sono pigne (nome che indica coni a squame legnose, botanicamente strobili), prima verdi e poi, a maturazione, bruno-chiare, quelli femminili sono eretti, a forma conica-ovoidale, lunghi 2–6 cm, ampi da 1,5 a 2 cm, con 30-70 brattee che sporgono dalla base delle squame, sono di colore verde chiaro quando immaturi, poi bruno violacei, si trovano sul medesimo ramo dei maschili.I coni di questa conifera presentano scaglie sottili e perfettamente lisce, rivolte verso l'interno, non sporgenti, contenenti i semi, solitamente sono situati nella parte medio-alta della pianta e sono fortemente curvi, in contrasto con quelli del larice giapponese che sono ritti ed hanno le scaglie rivolte verso l'esterno. Le scaglie dei semi sono ovali, leggermente convesse: la loro superficie è striata, lucente e liscia nei coni più vecchi, rossastra e pubescente alla base. Le alette del cono rimangono aderenti fino alla primavera successiva, momento in cui i semi saranno maturi, per poi aprirsi. Queste alette sono marrone scuro e lucide, triangolari-ovate di 4 millimetri di lunghezza.