Tra i primi esponenti rinascimentali della scuola veronese di pittura, nacque in una famiglia di Morbegno giunta in riva all'Adige intorno al 1425. Probabilmente fu allievo di Francesco Benaglio, ma venne profondamente influenzato anche da altri artisti dell'epoca, come Andrea Mantegna e Giovanni Bellini, anche se poco si conosce della sua formazione e dei primi anni di attività.
Si ritiene che iniziò come miniatore per poi passare alla produzione di dipinti e affreschi. Le sue prime opere conosciute risalgono al 1470, come le quattro tavolette in cui raffigurò San Francesco, san Bernardino, san Bartolomeo e san Rocco, originariamente parte di un polittico, e alcuni affreschi oggi staccati e conservati al museo di Castelvecchio di Verona. A parte la decorazione delle portelle dell'organo della chiesa di San Bernardino, non si conoscono altre sue opere collocabili negli anni 1480, benché fosse pressoché sicuro che la sua bottega dovesse aver raggiunto una certa popolarità in città. Nel 1493 firmò una delle sue opere più celebri, la tela Cacciata dei Bonacolsi, commissionata dal duca di Mantova Francesco II Gonzaga. A partire dagli anni successivi, gran parte della sua produzione vide la collaborazione del figlio Francesco, e proprio insieme a lui nel 1503 terminò quello che è considerato il suo capolavoro: il ciclo di affreschi per la libreria Sagramoso nel convento di San Bernardino, a Verona.
Celebre per i dettagli delle figure umane, degli sfondi e degli oggetti, utilizzò nei suoi lavori colori vibranti e luminosi, spesso con una gamma cromatica ricca. È stato osservato che i volti dei suoi protagonisti sono tendenzialmente sobri e prosaici a differenza di quelli del figlio, definiti invece "dolciastri". Negli ultimi anni Domenico Morone divenne sempre più opaco e attento alle finezze psicologiche, come ben si nota nella sua Madonna col Bambino dipinta negli anni 1510. Probabile maestro di artisti di rilievo, tra cui Girolamo dai Libri, Paolo Morando e Michele da Verona (oltre al già citato figlio Francesco), la sua ultima menzione risale al 1517 e, verosimilmente, morì da lì a poco.
Biografia Origini e famiglia
Domenico Morone nacque a Verona, dove trascorse gran parte della sua vita. Il padre Agostino, originario di Morbegno (oggi in provincia di Sondrio, in Lombardia), si trasferì nella città scaligera intorno al 1425 ed esercitava la professione di "stropezzator" (lavoratore di pelli) presso la contrada della Braida, come riferisce un estimo del 1433.. Nel 1436 sposò Donna Maddalena, figlia di un certo Bertoldo, mugnaio di Illasi, e vedova di Nicolao de Alemanea. I coniugi si stabilirono in contrada San Vitale, dove Agostino è registrato nel 1443 come "Agustinus pelacanus quidam Petri, per soldi 4"..
La più antica menzione di Domenico compare in un'anagrafe della medesima contrada, risalente al 1455-1456, nella quale è riportato il seguente testo: «magister Augustinus pelacanuus ann. 50 - Domina Magdalena ejus uxor ann. 56 - Domincis ejus filius ann. 13 - Benvenuta ejus neptis ann. 17 - Libera filia suprascripti magistri Augustini ann. 9». In base a questo documento, Domenico sarebbe nato nel 1442, data tradizionalmente accettata dalla storiografia. Tuttavia, un documento del 1461, nel quale è già qualificato come «pictor», ha indotto alcuni studiosi ad anticiparne la nascita al 1438-1439 circa. Della sorella Libera, di cinque anni più giovane, si conoscono pochissime notizie. Il cognome "Morone" compare nelle fonti soltanto agli inizi del XVI secolo, circostanza che rende difficile ricostruire con maggiore precisione la storia della famiglia...
Intorno al 1469 Domenico sposò Donna Cecilia, dalla quale ebbe sette figli: Chiara (nata nel 1469 circa), Francesca e Francesco (1471 circa), Gabriello (1472 circa), Antonio (1474 circa), Lodovico (1476 circa) e Maria (1478 circa). Tra questi, soltanto Francesco e Antonio seguirono le orme del padre, diventando pittori: il primo raggiunse una discreta notorietà, mentre del secondo non è nota alcuna opera..
La prima attestazione documentaria di Domenico Morone come pittore risale al 28 marzo 1461, quando fu chiamato a testimoniare, insieme a Francesco Benaglio, in merito a un contratto. La qualifica di «pictor» ricompare inoltre il 20 giugno 1466 nel testamento del lapicida Domenico di Bono. Il 28 gennaio 1469, davanti ai notai Agostino Pindemonte e Cristoforo Avogaro, si emancipò dal padre..
Anni 1470 e 1480
La formazione e la prima attività pittorica di Domenico Morone sono scarsamente documentate. Secondo quanto riferito da Giorgio Vasari nelle Le Vite, egli avrebbe appreso l’arte della pittura da alcuni discepoli di Stefano da Verona..Vasari scrive: «Imparò l'arte della pittura da alcuni che furono discepoli di Stefano, e dall'opere che egli vide e ritrasse del detto Stefano, di Iacopo Bellini, di Pisano e d'altri». In . Si tratta tuttavia di una testimonianza indiretta e cronologicamente distante, che la storiografia moderna considera solo indicativa. È plausibile che, come molti artisti del tempo, abbia iniziato la propria attività come miniatore, forma di apprendistato diffusa nell’area veneta. In questo periodo, infatti, la pittura monumentale a Verona attraversava una fase di relativa rarefazione tra la stagione di Pisanello e la ripresa successiva, rendendo la miniatura uno dei principali ambiti formativi per i giovani artisti..
Tra le ipotesi avanzate dalla critica, la più consistente è quella di un possibile apprendistato presso Francesco Benaglio, sulla base di affinità stilistiche riscontrate in alcune opere giovanili: l’impostazione rigida delle figure, le proporzioni ancora incerte, il trattamento del Bambino e l’uso di elementi simbolici di derivazione padovano-squarcionesca. In questo contesto si colloca anche la questione attributiva di alcune Madonne,Tra queste quelle conservate al museo Jacquemart-André di Parigi, all’Accademia di belle arti Tadini di Lovere, a Rochester, al museo Correr di Venezia, al museo di Castelvecchio di Verona e nella collezione di Harry Elkins Widener oggi a Washington. In . oggi generalmente riferite a Benaglio ma in passato attribuite anche a Morone, a testimonianza della stretta vicinanza tra i due linguaggi.. Altre ipotesi, meno solide sul piano documentario, propongono un possibile soggiorno a Mantova in età giovanile, oppure una formazione veneziana in ambiente belliniano. In particolare Giuseppe Fiocco ha ipotizzato una frequentazione della scuola di Gentile Bellini a Venezia, forse insieme a Giovanni Mansueti, ma si tratta di ricostruzioni prive di conferme documentarie dirette.
Le prime opere attribuite con una certa sicurezza a Morone sono datate al 1470, anno in cui la critica colloca tre interventi distinti, ricostruiti sulla base di analisi stilistiche e confronti interni al corpus dell’artista.. Il primo è un polittico destinato alla ex chiesa di San Clemente, dal quale derivano quattro tavole raffiguranti San Francesco, san Bernardino, san Bartolomeo e san Rocco, oggi conservate al museo di Castelvecchio di Verona. In queste opere si osserva un linguaggio ancora vicino a Benaglio, ma già caratterizzato da una maggiore raffinatezza formale, considerata dalla critica un passaggio significativo nell’evoluzione stilistica dell’artista...
A questo stesso orizzonte cronologico vengono ricondotti anche gli affreschi con la Madonna col Bambino e i santi Sebastiano e Rocco, provenienti dal palazzo del Capitanio, e il San Giacomo Maggiore tra san Girolamo e un santo diacono, originariamente eseguito per l’ospedale del Corpus Domini e successivamente trasferito nel convento di Santa Maria dopo la demolizione dell’edificio nel 1508 per esigenze militari. Le due opere furono staccate nel 1875 da Pietro Nanin e trasferite a Castelvecchio.
Nel 1471 Morone realizzò un affresco con la Madonna coi santi Cristoforo e Maddalena, oggi quasi interamente perduto, sulla facciata della casa di Manfredo Giusti in via Nicola Mazza 51. In quest’opera egli si firmò per la prima volta come «Dominici de Morocini», variante onomastica attestata in ambito documentario.. L’anno successivo è attestato in un’anagrafe cittadina in cui risulta sposato con Cecilia e padre di due figli, Clara e Francesca, rispettivamente di tre e un anno...
Nel 1481 Morone fu impegnato nella realizzazione delle ante d’organo con San Francesco e San Bernardino per la chiesa di San Bernardino a Verona, su commissione della famiglia Rossi. Lo strumento, tra i più antichi conservati nell’area, era caratterizzato da una struttura monumentale e da una forte presenza decorativa.Il committente delle ante d’organo, Gaspare Rossi, fu raffigurato sul fastigio della cassa insieme alla moglie. In .. Nel 1483 firmò e datò (29 aprile) la Madonna col Bambino oggi conservata alla Gemäldegalerie di Berlino, opera che mostra un progressivo allontanamento dal contesto veronese in direzione di soluzioni padovano-veneziane..
Alla stessa fase cronologica è generalmente assegnata anche l’olio su tela con la Madonna col Bambino e san Francesco, oggi alla Ca' d'Oro di Venezia, nella quale la resa del Bambino è stata letta dalla critica come anticipazione delle soluzioni tipiche della maturità dell’artista. Per gli stessi anni 1480 sono inoltre attribuite alcune opere minori o di bottega, tra cui gli affreschi con gli Episodi della vita di San Valentino nella chiesa di San Valentino a Bussolengo e la decorazione del pulpito del convento di San Bernardino, dove Morone aveva già lavorato alle ante d’organo.
Per quanto riguarda la vita privata, le fonti anagrafiche indicano che Morone rimase vedovo tra il 1481 e il 1491, intervallo ricostruito indirettamente sulla base della documentazione disponibile. In seguito risulta sposato in seconde nozze con Donna Caterina, di circa 36 anni, con la quale abitò nella casa paterna in contrada San Vitale, dopo un periodo trascorso a San Quirico con la prima moglie. Dal secondo matrimonio non ebbe figli.. Il 18 agosto 1489 è inoltre menzionato nei testamenti di Valerio Tarundi e della moglie Maria Ormaneti, entrambi legati al convento francescano di San Fermo Maggiore, dato che ha suggerito un possibile avvicinamento dell’artista all’ordine francescano, senza tuttavia elementi probanti in senso stretto..
Anni 1490: la maturità artistica
Agli inizi degli anni 1490 Domenico Morone aveva oramai raggiunto una certa fama presso la città natale, nonostante non si conosca alcuna sua opera dopo le portelle di san Bernardino del 1483. Nel 1491 lo si trova a stimare, insieme ai pittori Antonio Badile e Pietro Antonio di Paolo, i dipinti eseguiti da Jacopo di Antonio della Beverara sulla facciata della casa di Lionello Sagramoso,In questa occasione conobbe Lionello Sagramoso, che successivamente gli conferì la commissione per l'affrescatura della libreria presso la chiesa di San Bernardino, considerata il capolavoro di Morone. In . mentre l'anno successivo, per conto della comunità veronese, redasse una perizia insieme a Liberale e Nicola Giolfino riguardante le statue di Alberto da Milano destinate a porsi sulla loggia del palazzo del Consiglio.. Ciò attestava la stima che Domenico era riuscito a guadagnarsi nella sua città; la sua bottega era diventata una delle più importanti della Verona di fine Quattrocento: si può ritenere che da qui uscirono diversi pittori di talento, come Girolamo dai Libri, Michele da Verona, Paolo Morando e, ovviamente, il figlio Francesco.