La guerra civile inglese (conosciuta anche come rivoluzione inglese o prima rivoluzione inglese) fu un conflitto civile combattuto in Gran Bretagna tra il 1642 e il 1651, nell'ambito delle cosiddette guerre dei tre regni. È iniziata quando nel 1642 Carlo I entrò in parlamento e tentò di arrestarne i membri a lui più ostili. Questi si rifugiarono a Londra dove la popolazione prese le armi per difenderli. Essa fu il frutto di una serie di macchinazioni politiche tra la fazione dei Parlamentari ("Roundheads") e i Realisti ("Cavaliers"), le quali si scontrarono principalmente sul modo di dirigere il governo dell'Inghilterra e sulla questione religiosa che affliggeva il regno dal secolo precedente. La guerra civile inglese è storicamente e storiograficamente suddivisa al suo interno in almeno due macro-episodi: la prima (1642–1646) e la seconda (1648–1649) che vennero combattute tra i sostenitori di Carlo I e i sostenitori del Long Parliament; vi è poi la terza (1649–1651) che vide scontrarsi i sostenitori di Carlo II ed i sostenitori del Rump Parliament. La guerra coinvolse anche i Covenanters e gli Irish Confederates. La guerra si concluse con la vittoria dei Parlamentari nella battaglia di Worcester il 3 settembre 1651.

A differenza di altre guerre civili sul suolo britannico, che si combatterono essenzialmente per decidere chi dovesse governare, questi conflitti misero a confronto due forme di governo diverse (repubblica e monarchia) e decisero quale dei tre regni (Inghilterra, Scozia e Irlanda) dovesse avere preminenza sugli altri. La soluzione, almeno parziale, pervenne all'epoca proprio delle guerre civili: con il processo e l'esecuzione di Carlo I nel 1649, l'esilio di suo figlio Carlo II (1651) e la fondazione del Commonwealth of England, dal 1653 vennero unificate le Isole britanniche sotto il nome di "Commonwealth of England, Scotland, and Ireland" sotto il governo personale di Oliver Cromwell (1653–1658) e per breve tempo di suo figlio Richard (1658–1659). In Inghilterra, il monopolio della chiesa d'Inghilterra terminò ed in Irlanda i vincitori consolidarono il protestantesimo. A livello costituzionale, la guerra civile inglese apportò la norma secondo la quale un monarca inglese non avrebbe potuto più governare senza il consenso del parlamento nelle sue azioni di governo, anche se l'idea della sovranità parlamentare verrà legalmente riconosciuta solo con la Gloriosa Rivoluzione del 1688.

Terminologia Sovente, la guerra civile viene confusa con la guerra dei tre regni: in realtà i termini sono distinti in quanto la guerra civile inglese fu un fenomeno interno allo stato inglese che si inserì all'interno delle guerre dei tre regni che erano già all'attivo prima dello scoppio della prima rivoluzione inglese (dal 1639). All'inizio del XIX secolo, sir Walter Scott si riferiva alla guerra civile inglese col termine di "the Great Civil War" ("Grande guerra civile").Walter Scott, Waverley; or, 'Tis Sixty Years Since (1814), Chap. 2. L'Enciclopedia Britannica l'ha definita la "Great Rebellion" ("Grande rivolta"). Alcuni storici, in particolare marxisti come Christopher Hill (1912–2003), hanno per lungo tempo preferito utilizzare il termine "Rivoluzione inglese".Hill, 1972

Talvolta vengono indicate come "guerre civili inglesi" dal momento che, storiograficamente, esse sono suddivise in tre parti distinte: la prima guerra civile (1642–1646) e la seconda, più breve, che portò però agli stravolgimenti più gravi che compresero la morte di Carlo I d'Inghilterra e l'istituzione del Commonwealth (1648–1649). Vi è inoltre una terza guerra considerata parte della guerra civile inglese che è la guerra anglo-scozzese (1650-1652) che, secondo la maggior parte degli storici, pur essendo ormai considerata un conflitto non più interno ma tra due stati distinti, difatti interessò ancora delle problematiche interne coinvolgendo il tentativo di restaurazione di Carlo II alle due corone di Scozia e Inghilterra.

Il contesto storico Il regno di Giacomo I

Dopo la morte di Elisabetta I Tudor (1603), che non lasciò eredi diretti, il trono di Inghilterra e di Irlanda passò al parente più prossimo, Giacomo Stuart, già re di Scozia col nome di Giacomo VI, il quale assunse anche la corona inglese con il nome di Giacomo I d'Inghilterra. Per la prima volta si trovavano riunite sotto lo stesso sovrano l'Inghilterra anglicana, l'Irlanda cattolica e la Scozia calvinista. Il regno di Giacomo (durato fino al 1625) fu un'età di forti contrasti e lacerazioni che investirono tutti gli ambiti, ma in particolare quello religioso.

Il re infatti si impegnò nel diffondere l'Anglicanesimo, sempre più vicino a posizioni quasi cattoliche, in un paese che invece richiedeva una riforma pericolosamente (dal punto di vista della Corona) vicina a posizioni protestanti. Il movimento puritano, diffuso soprattutto nelle classi più abbienti, teorizzava il ripristino del più ortodosso calvinismo e si ispirava a un modello di società fondata sul primato dell'individuo, della sua religiosità e delle sue scelte autonome.

La successione di Carlo I e la rivolta irlandese del 1641

Da Giacomo il trono passò al figlio Carlo I Stuart; in questo periodo esplose il conflitto tra il re e il Parlamento, principalmente a causa di questioni fiscali. Nel 1628 sorse un movimento puritano che chiedeva una chiesa molto simile a quella scozzese, cosa che il re non poté concedere: ciò avrebbe richiesto nomine elettive, e la corona non poteva allora rinunciare ai vescovi e ai parroci, attraverso i quali esercitava il proprio potere.

Davanti alla richiesta di un nuovo ordine sociale, oltre che economico, il parlamento fu nuovamente sciolto e il re cominciò una politica decisamente assolutistica. Nello stesso anno Carlo I per sostenere le spese necessarie all'appoggio militare in Olanda contro la Spagna, convocò il Parlamento. I parlamentari però, invece di concedere sussidi al re, gli chiesero conto di tutte le illegalità commesse, chiedendogli di firmare la cosiddetta Petizione dei Diritti (Petition of Right) con la quale si decretava che ogni imposizione fiscale dovesse essere approvata dal Parlamento stesso, mentre altre pratiche, quali i prestiti forzosi, l'arruolamento obbligato, gli arresti immotivati (contro l'Habeas corpus della Magna Carta), venivano dichiarate illegali. Per questo motivo il re sciolse il Parlamento appena un mese dopo la riconvocazione.

Nel 1629 Carlo sciolse il Parlamento e diede vita a un governo personale. In questo modo il malcontento si spostò verso la figura del sovrano. Una delle concause che portarono il re allo scioglimento del parlamento fu la questione religiosa: continuando ad appoggiare la chiesa anglicana, Carlo si dimostrò ostile alle tendenze riformate di molti dei suoi sudditi inglesi e scozzesi; un numero sempre maggiore di questi ultimi, ormai, auspicava lo smantellamento della chiesa anglicana.

Il monarca inoltre, contestando le innovazioni della Petition of Rights, istituì tribunali monarchici negando a tutti gli uomini liberi di essere giudicati da altri loro pari, provocando così forti tensioni tra rappresentanti del popolo e monarchia. Inoltre, Carlo I stava riscuotendo tributi con la consapevolezza di non poterlo fare: vi era infatti, tra le altre, una tassa che le città marinare dovevano pagare in tempo di guerra (ship money).

Il re eluse la petizione dei diritti ed estese la tassa a tutti i suoi sudditi. Dal momento che tale pretesa avrebbe avuto senso solo se ci fosse stata una guerra, il re decise quindi di prendere parte al conflitto in atto in Scozia, suo paese di origine, con l'intento di conquistare e portare ordine in Irlanda; tuttavia per far ciò gli era necessario un esercito. La questione irlandese divenne un problema tale da creare le basi per la rivoluzione inglese.

Per non apparire in contraddizione con le sue posizioni in materia religiosa, Carlo volle allora imporre il sistema di culto inglese anche alla Scozia calvinista; ma gli scozzesi respinsero questa pretesa: rifiutarono di abbandonare le proprie terre e prepararono un'armata, dichiarando guerra a Carlo. In quel periodo però l'esercito era di stanza in Irlanda, dove erano emersi conflitti di natura religiosa fra cattolici e calvinisti che provocavano non pochi problemi alla corona inglese. Il matrimonio con Enrichetta, figlia del re Enrico IV di Francia e fervente cattolica, e la nomina nel 1633 ad arcivescovo di Canterbury di William Laud, prelato della corrente filo-cattolica della Chiesa Anglicana, alienarono al re il favore della maggioranza anglicana, che seguiva idee calviniste. Carlo I dunque esacerbò i conflitti che laceravano il paese sul piano religioso e nella gestione del potere.

Nel 1641 scoppiò in Irlanda una rivolta: proprietari, uomini liberi, contadini cattolici insorsero contro la nascente classe di coloni protestanti inglesi. Carlo, dunque, fu costretto a cedere e, ritornando sui suoi passi, tollerò la chiesa presbiteriana in Scozia.

Il re dovette riconvocare il parlamento, tra i cui membri vi era anche John Pym, una delle figure più importanti di questo periodo. Quest'ultimo, prontamente, approfittò della situazione per incitare il popolo a puntare i fucili contro il re, di origine scozzese. L'esercito reale, tornato dall'Irlanda, passa di fatto sotto il comando di John Pym (che divenne "l'altro re"). Il parlamento, con la Grande Rimostranza, approva 200 articoli della Magna Charta; ogni articolo era diretto contro la famiglia Stuart, soprattutto contro il re.

L'opposizione al re si faceva sempre più forte non solo nella società civile, ma anche nella rappresentanza parlamentare; tuttavia le forze parlamentari erano discordi: i 200 articoli vengono approvati con una maggioranza di soli 11 voti. John Pym deve rinunciare a proclamare la sua vittoria, e i 200 articoli, piuttosto che edificare un nuovo ordine, provocano la guerra civile.

Lo scioglimento del Parlamento e le "guerre dei Vescovi"

Durante i dieci anni d'assenza del Parlamento (periodo detto del "Governo pernonale di Carlo I" o "Tirannia degli undici anni"), Carlo I, sostenuto dall'arcivescovo di Canterbury William Laud e dal Consiglio della Corona, tentò di racimolare denaro attraverso l'imposizione di nuovi tributi, come ad esempio lo ship money, esteso non più soltanto alle città portuali e combatté strenuamente il puritanesimo, applicando una pesante censura ai testi religiosi allora in circolazione. Tentò inoltre di diffondere l'Anglicanesimo in Scozia, regione di fede calvinista, provocando una rivolta. Carlo I si trovò costretto a convocare il Parlamento per chiedere l'approvazione di ulteriori tasse necessarie a formare un esercito da inviare contro gli insorti. Ciò avvenne il 13 aprile 1640 (Short Parliament) e Carlo I tentò di aggraziarsi il favore del Parlamento con l'abolizione della Ship Money, per farsi finanziare le ostilità in Scozia. Il parlamento, composto da un terzo di rappresentanti di fede puritana, rispose criticando l'operato di Carlo I e decretò la sospensione dei sussidi. Il re rispose con lo scioglimento del parlamento il 5 maggio dello stesso anno.

Cronologia del conflitto La prima guerra civile inglese (1642-1646) La soggezione del Parlamento e la dittatura di Cromwell (1642-1649)

Il re cercò di liberarsi dei parlamentari che gli erano più ostili ma questi, avvertiti in tempo, riuscirono a salvarsi (anche con l'appoggio della popolazione di Londra, sempre più insofferente all'atteggiamento di Carlo I). Scoppiò così una guerra civile tra monarchici e parlamentari (soprannominati Roundheads - teste rotonde, dai loro avversari perché portavano capelli piuttosto corti paragonati a quelli delle truppe del re). La guerra all'inizio vide prevalere i monarchici ma dopo breve tempo la situazione si capovolse.