Biografia Figlia di Edward Gibson, avvocato e politico irlandese nominato barone di Ashbourne nel 1885 e Lord Cancelliere d'Irlanda, e della cristiana scientista Frances Colles, Violet sperimentò la teosofia prima di diventare cattolica romana nel 1902. Fu presentata come debuttante a corte durante il regno della regina Vittoria. Rifiutando gli ideali, la religione e lo stile di vita britannici, diventò pacifista, venendo schedata da Scotland Yard.
Nel 1916 divenne seguace dell'antroposofia steineriana. Violet Gibson soffrì di gravi problemi di salute per tutta la sua vita. Ebbe un esaurimento nervoso nel 1922, venendo dichiarata pazza e internata in un istituto mentale per due anni. Tentò il suicidio all'inizio del 1925. Nello stesso anno si trasferì a Roma; indi «l’assassinio di Matteotti e lo sdegno per l’ingiustizia subita avevano portato Violet fino a Chieti» nei giorni i marzo 1926 in cui si tenne il processo1926-2026: Cent'anni dal processo Matteotti a Chieti, Attività di ricerca prevista dalla Convenzione 17.09.2024 tra l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara ed il Tribunale di Chieti, sezione 3..
L'attentato a Mussolini Mercoledì 7 aprile 1926 Mussolini era appena uscito dal palazzo del Campidoglio, dove aveva inaugurato un congresso di chirurgia, quando Gibson gli sparò un colpo di pistola, ferendolo di striscio al naso. Secondo Arrigo Petacco e altri studiosi, a salvarlo sarebbe stato un saluto romano che porgeva proprio nel momento dello sparo: tirando indietro il capo e irrigidendosi come sua abitudine nel saluto, avrebbe inconsapevolmente portato la testa fuori traiettoriaArrigo Petacco, L'uomo della provvidenza: Mussolini, ascesa e caduta di un mito, Mondadori, 2004. ISBN 8804534664..
Gibson, faticosamente sottratta a un tentativo di linciaggio, fu condotta in questura; interrogata, non rivelò la ragione dell'attentato. Romano Mussolini, figlio di Benito, ebbe a raccontare che il padre, subito soccorso da decine di chirurghi che erano appunto sul posto per il congresso, disse di essersi preoccupato davvero soltanto quando vide questi avvicinarsiRomano Mussolini, Il duce mio padre, Rizzoli, Milano..
L'attentatrice venne assolta in istruttoria dal Tribunale speciale per totale infermità di mente e, successivamente, espulsa dall'Italia verso l'Inghilterra.. Rimase per trent'anni ricoverata in una clinica psichiatrica, il St Andrew's Hospital a Northampton, dove morì. Venne poi sepolta nel cimitero di Kingsthorpe, nel Northamptonshire.
I seguiti dell'evento Si è supposto che la donna, allora cinquantenne, fosse mentalmente squilibrata all'epoca dei fattiFerri, Enrico. "A Character Study and Life History of Violet Gibson Who Attempted the Life of Benito Mussolini, On the 7th of April 1926," Journal of the American Institute of Criminal Law and Criminology vol. 19, no. 2 (August 1928): p. 211-219. Nello stesso testo, Enrico Ferri peraltro dichiarava che nei colloqui da lui stesso condotti con la detenuta, in presenza del di lei avvocato Bruno Cassinelli, la donna gli apparve "altamente intelligente e acculturata" (p. 212). e che potesse essere stata indotta a commettere il gesto da qualche istigatore sconosciuto. A tal fine il giovane funzionario di polizia Guido Leto fu inviato a Dublino per raccogliere informazioni in maniera discreta.. Nella capitale irlandese, Leto conobbe la governante di Gibson, la signorina McGrath, la quale rivelò come anche in passato la donna fosse stata soggetta a brusche crisi nervose, e che qualche anno prima ella aveva improvvisamente aggredito un'amica con un temperino che teneva nella borsetta. McGrath in seguito venne a Roma per testimoniare sullo stato di salute di Gibson.. Furono inoltre sollevati pesanti sospetti all'indirizzo di Giovanni Antonio Colonna di Cesarò.
Il giorno dopo l'attentatoIl secondo dei tre che subì nel corso della sua vita politica., Mussolini compì un viaggio in Libia e si mostrò a Tripoli con un vistoso cerotto sul naso, come testimoniano le foto dell'epoca. Il giornalista inglese James Strachey Barnes, nel suo libro Io amo l'Italia, edito nel 1939, afferma che Gibson si trovava a Tripoli il giorno dopo l'attentato e in quella sede, sulla banchina del porto, insieme ad altri giornalisti, salutò il Duce il quale le chiese: "Lei è la Gibson che ha fatto questo?", indicando con un dito il suo naso incerottato. Ne seguì un colloquio che condusse ad altri incontri nei quali Mussolini invitò la signora a dargli lezioni d'inglese. La storia risulta però quanto meno dubbia essendo Gibson, il giorno dopo l'attentato, sotto arresto e successivamente espulsa dall'Italia.James Strachey Barnes, Io amo l'Italia, Milano, 1939, pag. 43.
L'attentato scatenò un'ondata di sostegno popolare per Mussolini, che portò all'approvazione di leggi pro-fasciste e fornì il pretesto per liquidare definitivamente le opposizioni, consolidando ulteriormente il suo controllo sull'Italia.Documentario - Il Ventennio Fascista di Liz Costalas.
Secondo alcuni storici, fu in quella occasione che Clara Petacci scrisse al Duce la lettera di felicitazioni per lo scampato pericolo con cui egli la notò e volle conoscerla, legandola in seguito al suo destinoBruno Vespa, L'amore e il potere. Da Rachele a Veronica, un secolo di storia italiana, Mondadori, 2009 - ISBN 8804582200.. Anche papa Pio XI scrisse una lettera analoga per congratularsi.
Nel 2022 la città di Dublino ha posto una targa commemorativa di Gibson al numero 12 di Merrion Square, luogo in cui vi era la casa in cui visse da bambina.
Note
Bibliografia Frances Stonor Saunders, The woman who shot Mussolini, Faber and Faber, Londra, 2010 Guido Leto, OVRA: fascismo-antifascismo, Cappelli Editore, Bologna, 1951
Voci correlate Attentati a Benito Mussolini
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