Storicità di Anastácia Le fonti non indicano chiaramente se Anastácia sia vissuta davvero o se si tratti solo di un personaggio folcloristico che incarna la schiavitù in Brasile e la condizione degli afrobrasiliani. In ogni caso, ella ormai fa parte del patrimonio culturale brasiliano e viene vista come un esempio di resistenza nera al femminile.Christelle Taraud, «Anastacia: visage sanctifié de l'esclavage au féminin au Brésil», in Christelle Taraud, Féminicides. Une histoire mondiale, Paris, La Découverte, 2022.

Nonostante il suo culto non sia riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa cattolica, Anastácia viene venerata come una santa popolare dai cattolici in tutto in Brasile. È venerata anche dai membri delle tradizioni umbanda e spiritiste.

Leggenda Secondo la leggenda, Anastácia era una schiava di origine africana che aveva gli occhi blu.Burdick 2013, p. 72 Secondo il filosofo Michele Corrêa, sua madre, una bantù proveniente dal Congo, sarebbe stata violentata da un uomo bianco. Anastácia divenne una schiava che svolgeva dei lavori nelle piantagioni e negli zuccherifici che erano presenti nel Brasile coloniale.

Secondo la leggenda, venne costretta a portare una maschera di ferro come punizione. La padrona della proprietà dove lavorava, gelosa della bellezza di Anastácia, l'avrebbe costretta a portare un collare di ferro. Quest'ultimo avrebbe portato Anastácia alla morte a causa del tetano.Burdick 2013, p. 69.

Iconografia

L'incisione più nota legata alla figura di Anastácia, Châtiment d'un esclave ("Punizione di uno schiavo"), è in realtà un ritratto maschile, come spiega Jacques Arago nella sua opera Voyage autour du monde. Si tratterebbe di un'immagine che riprende i volti di vari schiavi che egli poté osservare in Brasile.Christelle Taraud, «Anastacia hier et aujourd'hui», in Christelle Taraud, Fémincides. Une histoire mondiale, Paris, La Découverte, 2022, p. 275. Viene comunque utilizzata come base per le raffigurazioni della santa popolare, in particolare quelle scultoree.

In Brasile le sono stati dedicati dei libri, dei programmi radiofonici e una miniserie televisiva che porta il suo nome.

Note

Bibliografia John S. Burdick , Blessed Anastacia. Women, Race, and Poular Christianity in Brazil, New York, Routledge, 1998.

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