La Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) è una società di gestione collettiva senza scopo di lucro nella forma di ente pubblico economico a base associativa, preposto alla protezione delle opere dell'ingegno e all'esercizio dell'intermediazione del diritto d'autore in Italia.
SIAE oggi è la sesta collecting al mondo per raccolta di diritto d'autore tutela 29,7 milioni di opere e il lavoro creativo di oltre 125.000 autori ed editori di Musica, Cinema, Teatro, Opere RadioTV e Online, Lirica e Balletto, Opere Letterarie e Arti Figurative iscritti alla Società, raccogliendo e ripartendo loro i proventi da diritto d'autore derivante dall'utilizzo delle opere.
Nell'ultimo Global Collection Report di CISAC (Confédération Internationale des Sociétés d'Auteurs et Compositeurs) si sottolinea il lavoro svolto da SIAE nella raccolta del diritto d'autore digitale che, nel 2024, ha portato l'Italia a crescere nelle royalties digitali musicali del 27,2% (l'incremento maggiore tra i Paesi nella top 10 globale) e raddoppiando quelle dell'audiovisivo digitale, grazie ai nuovi accordi con le piattaforme di streaming e video on demand.
Con un piano strategico basato su trasformazione digitale, nuove competenze e negoziazioni più incisive con i grandi player globali, nel 2025 SIAE ha superato la soglia del miliardo di fatturato, con 849 milioni di euro di royalties distribuite agli iscritti e costi sempre più bassi. Le commissioni medie sono state ridotte al 13,7%, arrivando all’8% sul digitale e al 5% per i grandi eventi live. La sua crescita nel mercato digitale è anche testimoniata dal +15,6% di royalties Musica distribuite a gennaio 2025 per l'online e dal +17,4 per il Video On Demand, rispetto all'anno precedente.
Storia La Società Italiana degli Autori nacque a Milano alle ore 16 del 23 aprile 1882 nella sala dell'Orologio di Palazzo Marino. Qui si erano riuniti il giorno precedente alcuni esponenti della cultura, dello spettacolo, dell'editoria e delle arti italiane per discutere un disegno unitario di tutela del diritto d'autore. In 181, tra cultori di scienze, lettere ed arti, aderirono al sodalizio, e con l'approvazione del primo statuto nacque la SIA, la Società Italiana degli Autori per la tutela della proprietà letteraria e artistica.
Dalla sua costituzione, nel corso del tempo, la Società ha assunto infatti diverse denominazioni: SIA (Società Italiana degli AutoriNome completo: Società Italiana degli Autori per la tutela della proprietà letteraria e artistica) dal 1882 al 1926, SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) dal 1926 al 1942, EIDA (Ente Italiano per il Diritto d'Autore) e, infine, di nuovo SIAE (dal 1945).
Contesti e premesse Nell'Ottocento crebbe in Europa la necessità degli autori di garanzie a protezione delle loro opere. Il tema, inizialmente, suscitò attenzione soprattutto in Francia, dove già operava la Société des auteurs et compositeurs dramatiques (SACD), fondata nel 1777 da Beaumarchais. Victor Hugo condusse una battaglia per vedere riconosciuti i diritti degli autori, divenendo nel 1838, con Balzac, Dumas e George Sand, uno dei fondatori della Société des gens de lettres (SGDL)La fondazione della SGDL fu seguita in Belgio nel 1847 da quella della Société des gens de lettres belges (si veda Société des gens de lettres belges, Premier anniversaire de la fondation de la société. Séance publique du 12 novembre 1848. Compte-rendu - resoconto della seduta pubblica del 12 novembre 1848, ed. Deltombe, Bruxelles, 184#, poi dalla francese Société des auteurs, compositeurs et éditeurs de musique (Sacem), del 1851. Se in Francia Balzac lamentava che "per il difficile prodotto dell'intelligenza, il diritto comune è sospeso in Europa"Honoré de Balzac, Lettre adressée aux écrivains du XIXe siècle, del 1º novembre 1834, in Jan Baetens, Le combat du droit d'auteur: anthologie historique, suivie d'un entretien avec Alain Berenboom, Les Impressions Nouvelles, 2001 - ISBN 2906131326 - ISSN 1625-0966, secondo Enrico Rosmini "la teoria di una vera proprietà assoluta e perpetua a favore degli autori non ebbe mai in Italia molti seguaci"; nasceva una sorta di manualistica di settore per il teatro, in cui si rappresentava maggiormente il melodrammaAlessandro Acquarone, Pratica ed etica del management teatrale. Per una ridefinizione dell'organizzazione ed economia dello spettacolo, FrancoAngeli - ISBN 8856818582, che analizzava tutti gli aspetti delle professioni teatrali, senza mai citare gli autori e i loro dirittiUno dei testi più famosi secondo l'Acquarone (cit.) è Giovanni Valle, Trattato Di Procedura Teatrale O Sia Cenni Teorico-Pratici Sulle Aziende Che S'Intraprendono Pe' Teatri, Bologna, 1836, e appunto non cita mai nemmeno incidentalmente il diritto d'autore.; tuttavia la materia cominciava ad essere oggetto di alcune legislazioni interne e delle prime convenzioni internazionali, fra le quali quella del 22 maggio 1840 fra l'imperatore d'Austria e il re di SardegnaNicola Stolfi, La Proprietà intellettuale, Volume 1, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino 1915.
Nel 1865 fu emanata la prima legge italiana sul diritto d'autore, la n. 2337/1865Legge 25 giugno 1865 n. 2337 sui diritti spettanti agli autori delle opere dell'ingegno, poi emendata dieci anni dopo dalla n. 2652/1875Legge 10 agosto 1875, n. 2652 e rimasta in vigore sino al 1925Dopo essere stata modificata dalla legge 18 maggio 1882, n. 756, e dal Regio Decreto 19 settembre 1882, n. 1012, la legge del 1865 fu espressamente abrogata dal Regio Decreto legge 7 novembre 1925, n. 1950, convertito in legge con la legge 18 marzo 1926, n. 562.
Riassume il Rosmini che, con la nuova legge, "chi intende valersi dei diritti d'autore garantiti dalla legge deve presentare al Prefetto della provincia, insieme alla dichiarazione di riservarsi questi diritti, due esemplari dell'opera che pubblica"Enrico Rosmini, Compendio popolare del nuovo Codice civile del regno d'Italia, Editori della Biblioteca Utile, Milano, 1866Due esemplari per opera in più volumi o in volume unico con incisioni; tre esemplari se volume unico e tre copie (realizzate con fotografia o altro processo) se l'opera si compone di meno di tre fogli. Si veda Rosmini, cit..
Nel 1878, nell'imminenza dell'Esposizione Universale, Hugo volle con intensità che la SGDL, insieme al centenario di Voltaire, contribuisse con enfasi al Congresso letterario internazionale, previsto fra le celebrazioni e di cui sarebbe stato presidente; il riconoscimento del diritto di proprietà letteraria sarebbe stato non l'unico, ma comunque il primo argomento all'ordine del giornoÉdouard Montagne, Histoire de la Société des gens de lettres, Primento, 2015 - ISBN 2335038346. Fra gli italiani che parteciparono al Congresso, ci furono Edmondo De Amicis, Tullo Massarani, Edoardo Sonzogno e Giuseppe GaribaldiGaribaldi, "uomo di lettere" in quanto collaboratore della rivista Revue des deux mondes, era stato pochi anni prima pubblicamente sostenuto da Hugo durante la polemica sulla sua eleggibilità a deputato francese. Si vedano i resoconti parlamentari in Assemblée nationale, resoconto seduta dell'8 marzo 1871 a Bordeaux. Il Congresso produsse in forma di risoluzione diversi principi fra i quali il riconoscimento del diritto d'autore non [più] come concessione della legge, ma come una delle forme della proprietà. Contemporaneamente Hugo partecipava alla fondazione della Association Littéraire et Artistique Internationale (ALAI)ALAI, presentazione .
In quel periodo c'erano autori, anche di fama, che vivevano una vecchiaia di ristrettezze e proprio in occasione del II Congresso Drammatico del 24 febbraio 1878Il primo si era tenuto nel 1876, il terzo fu nel 1881. Alamanno Morelli si fece interprete dei fautori di un intervento previdenziale rammentando che "in Francia e nell'Inghilterra si viene in soccorso agli artisti vecchi"; in questo clima, dunque, e in questa sede si sviluppò l'idea di un ente italiano che potesse difendere i diritti degli autori italiani, e dal II Congresso Drammatico scaturì una Commissione incaricata di studiare la costituzione di una Società di AutoriNicola Stolfi, La Proprietà intellettuale, Volume 2, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino 1915. La Commissione, presieduta dal drammaturgo Paolo Ferrari, si avvaleva di presenze politiche (i senatori Tullo Massarani, Felice Mangili e Francesco Brioschi), di giuristi (Stefano Interdonato ed Enrico Rosmini), di artisti (il pittore Domenico Induno, lo scultore Gerolamo Oldofredi-Tadini, il musicista Antonio Bazzini), oltre ai letterati Luigi Capranica, Giulio Carcano, Damiano Muoni e Francesco Foucault di Daugnon e agli accademici Vigilio Inama, Cesare Cantù e Giovanni SchiaparelliLeone Fortis, L'arte alle Esposizioni Riunite di Milano, Ristampa anastatica ed. Lampi di stampa, 2003 - ISBN 8848801978.
Ancora più ristretto era il Comitato che nel 1881 aveva avuto l'incarico definitivo di provvedere alla costituzione della Società: sotto la presidenza di Cesare Cantù, avevano lavorato alla bozza dello Statuto una quarantina di personaggi, tra cui i drammaturghi Leopoldo Pullé e Paolo Ferrari, Giuseppe Pietro Edoardo Sacchi e l'editore Filippo Bernardoni. Nel frattempo, il ministro di Grazia e Giustizia Giuseppe Zanardelli (poi socio egli stesso) emanava una circolare ai Procuratori per richiamare l'attenzione dei magistrati sulla opportunità di procedere d'iniziativa, anche prima di ricevere querele di parte, per assicurare efficace tutela alla proprietà letteraria: "si muovono da ogni parte continui e vivi reclami per le molte e svariate contraffazioni che vanno ripetendosi con frequenza sempre maggiore, e che attestano come la proprietà letteraria non sia ancora presso di noi tenuta in quel rispetto al quale ha incontestabile diritto"Citata in Gazzetta Musicale di Milano, XXXVII/2, 8 gennaio 1882, e in Bollettino Società Italiana degli Autori, anno I n. 1. Testo su WikiSource..
Fondazione La neocostituita SIA ebbe in Cesare Cantù il presidente onorario e nel letterato-pittore Tullo Massarani il primo presidente effettivo. La Società era infatti amministrata da un Consiglio, composto da un Presidente effettivo e venti Consiglieri eletti fra i Soci. Nel Consiglio i musicisti erano rappresentati da Giuseppe Verdi, gli scrittori da Edmondo De Amicis e Giosuè Carducci, i drammaturghi da Paolo Ferrari, i giornalisti e letterati da Leone Fortis, tutti affiancati dalla competenza dei giuristi Luigi Gallavresi e Napoleone Perelli. Aderirono in molti al sodalizio: tra i soci fondatori ci sono Arrigo e Camillo Boito, Ermanno Loescher, Cesare Lombroso, Terenzio Mamiani, Gerolamo Rovetta, Edoardo Sonzogno, Antonio Stoppani, Giovanni Verga e tre ministri dell'epoca (Domenico Berti, Pasquale Stanislao Mancini e Giuseppe Zanardelli). La sede era dislocata in due stanze a Palazzo Pullè, a Milano, in via Brera 19. Si legge nell'art. 2 dello Statuto che "La Società ha per iscopo # la difesa mutua dei diritti d'autore spettanti ai soci; b) l'appoggio morale e materiale ai soci".