La libertà di pensiero e di parola negli Stati Uniti è garantita dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti (1791). Questa protezione della libertà di parola è considerata molto più ampia rispetto ad altre democrazie; in Europa, ad esempio, la Corte europea dei diritti dell'uomo ammette restrizioni per discorsi d’odio, negazionismo e vilipendio religioso, sulla base dell’art. 10 §2 e dell’art. 17 della CEDU.
Il perimetro di tale protezione è vasto e comprende molte fattispecie tipicamente sorte in quell'ordinamento, tanto da far parlare di un "diritto americano".
Vilipendio della bandiera
La Corte suprema degli Stati Uniti d'America ha chiarito che la bandiera è simbolo nazionale, ma il dissenso politico su di essa è protetto come libertà di espressione. Non si può costringere nessuno a salutarla (sentenza Barnette), né punire chi la oltraggia in chiave politica (sentenze Johnson ed Eichman).
Discorsi anonimi In Talley contro California, 362 U.S. 60 (1960), la Corte ha annullato un'ordinanza della città di Los Angeles che definiva crimine distribuire opuscoli anonimi. In McIntyre contro Ohio Elections Commission, 514 U.S. 334 (1995), la Corte ha annullato uno statuto dell'Ohio che definiva un crimine distribuire materiale promozionale anonimo. Comunque in Meese contro Keene, 481 U.S. 465 (1987), la Corte sostenne la costituzionalità del Foreign Agents Registration Act del 1938, secondo il quale diversi film canadesi erano definiti come "propaganda politica", richiedendo che i loro sponsor fossero identificati.
Finanziamenti elettorali In Buckley contro Valeo, la Corte suprema degli Stati Uniti d'America ha affermato la costituzionalità di alcune parti del Federal Election Campaign Act del 1971 mentre ha dichiarato altre sue parti - e le leggi relative - come incostituzionali per violazione del Primo emendamento. Queste leggi restringevano i contributi monetari che erano versati per le campagne elettorali e le spese dei candidati. La Corte ha concluso che i limiti ai contributi delle campagne "servivano all'interesse statale di base di salvaguardare l'integrità del processo elettorale senza violare direttamente i diritti dei singoli cittadini e dei candidati di partecipare alla discussione e al dibattito politico”. Comunque la Corte ha ribaltato i limiti di spesa, che secondo il suo giudizio imponevano "restrizioni sostanziali sulla quantità dell'opinione politica" e, quindi, alla libertà di espressione.
Ulteriori regole sul finanziamento elettorale furono esaminate dalla Corte quando emise la sentenza McConnell contro Federal Election CommissionIl caso era incentrato sul Bipartisan Campaign Reform Act of 2002 (BCRA), una legge federale che imponeva nuove restrizioni sui finanziamenti elettorali. La Corte Suprema sostenne la previsione che sbarrava la raccolta di soft money (contributi effettuati a favore di partiti e comitati - a differenza dellhard money, contributi a favore di un candidato specifico) da partiti nazionali e l'uso di soft money da organizzazioni private che sovvenzionavano certe pubblicità relative alle elezioni.. La Corte colpì la regola della "scelta di spesa", che richiedeva che i partiti potevano distribuire le spese tra tutti i loro candidati oppure lasciare che i candidati spendessero i fondi in modo indipendente, ma non entrambi i sistemi, cosa che loro trovavano "ponesse un onere incostituzionale al diritto dei partiti di fare spese illimitate in modo autonomo".
La Corte Suprema sentenziò anche che il provvedimento che vietava ai minori di versare contributi politici era incostituzionale, basandosi su Tinker contro Des Moines Independent Community School District. In Federal Election Commission contro Wisconsin Right to Life, Inc., la Corte Suprema si applicò alle previsioni della legge del 2002 riguardante la pubblicità poco prima di un'elezione primaria, di un caucus o di un'elezione. In Davis contro Federal Election Commission, la Corte Suprema dichiarò che le previsioni del cosiddetto "emendamento del milionario" - di cui al Bipartisan Campaign Reform Act - come incostituzionali: la Corte sostenne che alleggerire le restrizioni di cui al Bipartisan Campaign Reform Act - per un avversario di un candidato che si autofinanziava spendendo almeno $350,000 di tasca propria - violava la libertà di espressione del candidato auto-finanziato.
In Citizens United contro la Commissione elettorale federale, la Corte stabilì che le restrizioni federali del Bipartisan Campaign Reform Act, sulla rappresentanza elettorale delle corporations o dei sindacati, erano incostituzionali perché in violazione della clausola sulla libertà di espressione del primo emendamentoLa Corte ribaltò Austin contro Michigan Chamber of Commerce, che aveva convalidato una legge dello stato che proibiva alle corporations di utilizzare fondi di tesoreria per supportare o attaccare candidati durante le elezioni non violava il primo o il quattordicesimo emendamento. La Corte inoltre annullò la parte di McConnel che sosteneva tali restrizioni secondo il Bipartisan Campaign Reform Act. In altre parole, si ritenne che la decisione sosteneva che "le spese elettorali sono una forma di libertà di espressione protetta dal primo emendamento”. Ne è derivata una petizione popolare per un emendamento costituzionale che revocasse Citizens United, affermando che occorre “affermare in modo indiscusso che il denaro non è espressione e che gli esseri umani e non le corporations sono persone titolari di diritti costituzionali"..
Discorsi politici La capacità di criticare pubblicamente anche i politici e i leader più importanti delle istituzioni pubbliche e private, senza timore di ritorsioni, fa parte del Primo Emendamento, perché il discorso politico è il discorso centrale del Primo Emendamento. Come ha affermato la Corte Suprema rispetto alle rivendicazioni del governo (persino quelle che pretendevano di tutelare il Potere giudiziario), il Primo Emendamento proibisce "qualsiasi legge che limiti la libertà di parola o di stampa... Deve essere considerato una regola della più ampia portata che il linguaggio esplicito, letto nel contesto di una società amante della libertà, consentirà. [...] L'ipotesi che il rispetto per la magistratura possa essere conquistato proteggendo i giudici dalle critiche pubblicate valuta erroneamente il carattere dell'opinione pubblica americana. Perché è un valore apprezzato Il privilegio americano di dire la propria, anche se non sempre con perfetto buon gusto, su tutte le istituzioni pubbliche, e un silenzio forzato, per quanto limitato, al solo scopo di preservare la dignità del ruolo susciterebbe probabilmente risentimento, sospetto e disprezzo, molto più di quanto non aumenterebbe il rispetto.".
Il caso Schenck La Corte suprema degli Stati Uniti d'America non aveva mai deciso sulla costituzionalità di alcuna legge federale riguardo alla Clausola della libertà di espressione - contenuta nel Primo emendamento - fino al XX secolo.La Corte suprema non ha finora deciso sullAlien and Sedition Acts del 1798, le cui previsioni sull'espressione del pensiero risalgono al 1801; i principali critici della legge, Thomas Jefferson e James Madison, erano per l'incostituzionalità degli Acts sulla base del primo emendamento e di altre leggi Costituzionali (es. il decimo emendamento).. La legislazione restrittiva delle libertà che produsse l'intervento della Corte ebbe invece origine durante la prima guerra mondialeLEspionage Act del 1917 imponeva una condanna massima di venti anni per chiunque avesse causato o tentato di causare "insubordinazione, slealtà, ammutinamento o insubordinazione nelle forze militari o navali degli Stati Uniti". Più di duemila soggetti furono condannati secondo tale legge; un regista fu condannato a dieci anni di prigione perché il suo ritratto dei soldati inglesi in un film sulla rivoluzione americana metteva in discussione la buona fede di un alleato americano, il Regno Unito. Il Sedition Act del 1918 andò anche oltre, criminalizzando il linguaggio "sleale", "scurrile" o "ingiurioso" contro il governo.
Nel corso del conflitto, Charles Schenk, allora segretario generale del Partito Socialista, fu ritenuto colpevole di aver violato lEspionage Actdopo che una perquisizione della sede dei Socialisti rinvenne un fascicolo di minute del Comitato Esecutivo. Il fascicolo conteneva una risoluzione, datata 13 agosto 1917, che decideva di stampare 15,000 opuscoli da inviare a uomini che erano stati riformati. Il contenuto di questi opuscoli incitava una fervente opposizione alla chiamata alle armi, paragonando i coscritti a dei condannati e incitando potenziali soldati di leva a "non sottomettersi all'intimidazione". L'appello di Schenk contro la sua condanna arrivò alla Corte Suprema come causa Schenck contro United States, 249 U.S. 47 (1919). Secondo Schenk, lEspionage Act violava la Clausola di libertà di Espressione del Primo emendamento. La Corte Suprema respinse all'unanimità l'appello di Schenk e confermò la sua condanna. Il Giudice Oliver Wendell Holmes, Jr., scrivendo per conto della Corte, spiegò che "la questione in ogni caso è se le parole usate sono usate in circostanze tali e sono di tale natura da creare un chiaro e imminente pericolo da far emergere quei mali sostanziali che il Congresso ha il diritto di prevenire".
Il giudice Oliver Wendell Holmes, scrivendo a nome di una Corte suprema unanime, stabilì quindi che distribuire volantini contro la coscrizione durante la prima guerra mondiale costituiva una violazione della Legge sullo spionaggio del 1917 (modificata dalla Legge sulla sedizione del 1918). Holmes sostenne che questa limitazione della libertà di parola era ammissibile perché rappresentava un “pericolo chiaro e presente” nei confronti degli sforzi di reclutamento del governo per la guerra. Holmes scrisse:
Pertanto, il discorso dell'imputato contro la coscrizione durante la prima guerra mondiale non era protetto dalla libertà di parola ai sensi del Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.
Giurisprudenza successiva Il test del "pericolo chiaro e imminente" della sentenza Schenk fu poi sviluppato in Debs v. United States, 249 U.S. 211 (1919). Il 16 giugno 1918, Eugene V. Debs, un attivista politico, tenne un discorso a Canton, Ohio, il cui tema principale era "il socialismo, la sua crescita e la previsione del suo grande successo. Debs parlò con orgoglio della devozione con la quale "i suoi più leali compagni pagavano le conseguenze della classe proletaria"Questi erano Wagenknecht, Baker and Ruthenberg, i quali erano stati condannati di complicità e favoreggiamento con un altro nell'omettere di registrarsi per la leva. Inoltre, ore prima, Debs aveva detto di approvare un proclama e un programma contro la guerra adottati a Saint Louis nell'aprile 1917, che supportava una "costante, attiva e pubblica opposizione alla guerra, attraverso dimostrazioni, petizioni di massa e di ogni altro modo in loro potere".. In seguito al suo discorso, Debs fu accusato e condannato sulla base dellEspionage Act. Nel sostenere la sua condanna, la Corte argomentò che - sebbene egli non avesse pronunciato nemmeno una parola che presa nel contesto rappresentasse un "chiaro e imminente pericolo" - il discorso aveva "una naturale tendenza e un probabile effetto di ostacolare il servizio di reclutamento".