Lospedale Santa Corona di Pietra Ligure rappresenta la più grande e importante realtà sanitaria (DEA di 2⁰ livello) del ponente ligure. È gestito da ATS area 2 ex Asl2 (savonese) insieme agli ospedali di Savona, Albenga e di Cairo Montenotte, le cui strutture, insieme, impiegano (giugno 2025) 4267 unità. È inserito dentro una vasta area verde.
Storia Una storia dalle origini milanesi
Riveste particolare importanza per il ponente Ligure la presenza a Pietra Ligure della più grande struttura ospedaliera da qui al confine di stato denominato ospedale "Santa Corona", facente parte della Asl2 e uno dei maggiori poli ospedalieri della Riviera delle Palme e del territorio ligure. Voluto dal professor Temistocle Della Vedova che acquistò il terreno in data 2 maggio nel 1923, come riportato nell'atto notarile, l'ospedale nacque come colonia climatica della città di Milano, pensato per la cura dei bambini affetti da tubercolosi e patologie reumatiche.
In particolare la sua storia è strettamente legata alla città di Milano e bisogna voltare il tempo all'indietro per conoscere che tutto partì dall'anno 1497, quando fu fondato, insieme a tre nobili lombardi: (Francesco Mantegazza, Roberto Quarterio e Cristoforo Remenulfo) dal frate domenicano Stefano de Seregno (della omonima città) come ente morale per l'assistenza ai poveri e afflitti da malattie contagiose che nel medioevo erano diffusissime a causa delle conoscenze nulle in materia d'igiene. Il nome scelto fu "confraternita di Santa Corona" (dalla corona di spine di Gesù) una società di elemosine per distribuire pane e vino a 72 poveri scelti in città. Con l'aumentare delle prime conoscenze scientifiche, nel 1512 la confraternita aggiunse la distribuzione di medicinali e spezierie per i bisognosi. La sede fu la chiesa milanese di San sepolcro dopo ci fu il trasferimento verso Porta Ticinese, nella basilica di Sant'Eustorgio.
In epoca più moderna quello che rimane dell'opera pia venne aggregata all'ospedale maggiore milanese, anno 1786, sotto la supervisione dell'illustre clinico e benefattore Pietro Moscati.
La scelta della Liguria
Nel 1918 il complesso milanese apre una succursale a Spotorno, presso l'istituto "Merello", gestito dalle suore della carità di Savona, con capacità di accogliere 300 bimbi, struttura costruita verso il 1915, oggi uguale ad allora ma ristrutturata e trasformata in seconde case, visibile sul mare verso Bergeggi, in una zona denominata Maremma, (nel 1943 sarà requisito dalle milizie fasciste della RSI e trasformato in campo di detenzione) ma ricevendo un numero maggiore di richieste riguardo alle sue disponibilità di spazio da parte di bimbi poveri, tubercolotici e prigionieri di guerra austriaci si rese necessaria la ricerca di un'altra zona. Era divisa in reparto profilassi e reparto elioterapia.
Da Spotorno a Pietra Ligure
Nel 1923, come detto all'inizio, la struttura si trasferì a Pietra Ligure in uno spazio di 120 mila mq con 33 costruzioni come "ospedale climatico (marino) per cure elioterapiche" completato dal nome di "Pio Istituto Santa Corona" (come scritto nei documenti dell'epoca). Le realizzazioni e i lavori furono fatti in grande: erano già stati costruiti 40 fabbricati, reparti per la cura dell'elioterapia, allora molto in uso, con capacità di ospitare 350 malati, reparti chirurgici, officina ortopedica (anche per protesi) e vaste terrazze esposte totalmente a Sud. Fu creata davanti al complesso una spiaggia privata con spazio per 2000 bimbi in cura, reparti lavanderie, padiglione ristorante per il personale medico-infermieristico e per addetti alle manutenzioni. La qualità del cibo con forno per il pane, cotto in struttura, era molto rinomato.
Nel 1925 avviene la svolta trasformandola da colonia con struttura sanitaria a ospedale vero e proprio dotato di reparto chirurgico. Furono assunti anche medici ortopedici all'epoca dai nomi molto prestigiosi.
Nel 1930 venne chiamato a dirigere la divisione ortopedica l'illustre clinico prof. Raffaele Zanoli (1897-1971), proveniente dall'istituto Rizzoli di Bologna.
Il 5 maggio 1931, per suggellare il legame con la milanesità della gestione proprietaria, venne in visita il podestà di Milano, Marcello Visconti di Modrone.
La chiesa ospedaliera con il cinema sotterraneo
Nel 1934 fu inaugurata la chiesa interna, su progetto dell'architetto milanese Paolo Mezzanotte, dedicata a San Carlo Borromeo e Sant'Ambrogio la cui prima pietra (19 aprile 1933) fu inaugurata dal cardinale milanese Alfredo Ildefonso Schuster che somministrò la cresima a 130 giovani, coadiuvato dal vescovo di Albenga monsignor Angelo Cambiaso. Fu persino nel sotterraneo creata una sala cinema.
All'interno vi è un quadro dedicato (2024) alla romana Vera Grita (1923-1969), trasferitasi a Savona come maestra, salesiana laica, candidata alla beatificazione. Morì in questo ospedale dove era ricoverata da sei mesi. L'unicità di questa chiesa era costituita dal fatto che era inserita nella diocesi lombarda sino al 1964 (si celebrava col rito ambrosiano). Fu solo dal 3 gennaio 1965 inglobata nella diocesi «di Albenga» da monsignor Gilberto Baroni che vi ripristinò il rito romano, che dal 1973 (grazie al successore, il vescovo Piazza), aggiungerà «di Albenga-Imperia», con l'approvazione di Papa Paolo VI, che ben conosceva la struttura essendo venuto in questo ospedale in visita pastorale diverse volte come arcivescovo di Milano.
Nel 1936 tutti gli edifici furono completati. Oggi purtroppo sono abbandonati, in pessimo stato, con urgente attesa di un totale ammodernamento.
Terminati i padiglioni 17 e 18, fu creata nel 1932 una casa per le suore della Carità che saranno famose per la perfetta gestione del complesso ospedaliero. Dalle sette iniziali passeranno a oltre 70 negli anni attorno il 1950.
Sara Dana (1927-1944), deportata ad Auschwitz
Un capitolo importantissimo nella storia dell'ospedale è stato scritto dalle coraggiose suore che avevano svolto un'azione eroica nel cercare di contrastare le folli azioni nazifasciste nella loro ossessione della caccia agli ebrei. In particolare oltre la giovane staffetta pietrese Paolo Pesce, il medico Mangiarotti, con altri colleghi e infermieri/e, le suore Ardoina, Artemisia, che "inventò" un reparto fantasma il mitico reparto 22 che ospitò partigiani e perseguitati, coadiuvata da suor Giacinta Operti e soprattutto suor Carla De Noni.
Quest'ultima, membro del "Servizio X", organo d'intelligence per la resistenza fu mitragliata da aerei USA mentre era su un treno nel monregalese. Sopravvisse, ma la sua mascella deformata guarì senza intervento dopo le preghiere delle consorelle a don Filippo Rinaldi, successore di don Bosco. Molti anni dopo (1990), sarà Giovanni Paolo II a beatificarlo con lei presente.
L'ospedale fu un sicuro punto di riferimento per le cure. Ma purtroppo non per tutti. Pietra Ligure fu colpita dalle persecuzioni antiebraiche, essendo anche vicina ad Albenga, ove c'era la sede della Feldgendarmerie nazista e delle Brigate NereAd Albenga vi fu la strage dei Martiri della Foce, con l'arresto il 29 dicembre 1943 di Sara Dana (1927-1944), una ragazzina ebrea milanese che era ricoverata per cure all'ospedale Santa Corona. Residente a Milano, in via Casella 41, non aveva mai visto il mare. Probabile che, ingenuamente, una cartolina timbrata mandata dall'ospedale, a casa dalla madre e la sorellina Estrea (nata nel 1929) l'abbia tradita. Si sospetta che sia stata la portinaia dello stabile ad avere avvertito i comandi tedeschi e fascisti della presenza della giovane all'ospedale ligure. Vi era all'epoca una certa "concorrenza", nella zona rivierasca, fra la Gestapo (agenti in abiti civili) che aveva usato metodi falsamente più gentili per cercare di carpire più informazioni possibili e le SS dai modi più bruschi e spietati. Infatti spesso, questi ultimi, entrarono con i militari armati nei reparti a rovistare le cartelle, sfondare le porte se tenute chiuse e ovviamente minacciare chiunque che sarebbe passato per le armi. Si inventò per questo che molti erano in isolamento, devastati dalla tubercolosi, descritta, per difendersi tutti, ancora in forma più grave di come fosse, una specie di peste nera.Fonte: Daniele La Corte, "Resistenza Velata"-"L'agente segreto suor Carla De Noni". (2018, Fusta edit.) Purtroppo la giovane Sara fu presa dai militari nazisti, portata al comando, imbarcata sui numerosi treni merci che partivano sempre ogni due giorni circa per i campi di sterminio. Morirà ad Auschwitz, come testimoniato dai documenti d'arrivo.
Nel periodo del dopoguerra i padiglioni "Elio" e 17 furono preparati per la cura dei mutilati e invalidi reduci dalla guerra.
Nel 1949 fu aggiunto il padiglione Isolamento (malattie infettive) e quello per la polio in anni in cui il virus era molto diffuso (anche negli Stati Uniti) e i cui sopravvissuti erano mantenuti in vita con l'ausilio dei polmoni d'acciaio.
Nel 1952 fu aperta la divisione tubercolosi. Nel 1930 divenne primario ortopedico Girolamo Raffaele Zanoli (1897-1971), dal 1923 assistente presso il Rizzoli di Bologna nel quale ritornò nel 1953 fino al 1967, data del suo pensionamento. Un altro medico profondamente legato alla storia di questo ospedale fu Angelo Spotorno (1909-1997), medico ortopedico, in forza al Santa Corona dal 1939 al 1975 che rinunciò al servizio presso l'istituto Rizzoli per restare qui. È stata posta, nel 2003, una targa commemorativa all'ingresso del padiglione 17.
Collaborazioni con i grandi clinici dell'epoca
L'amministrazione milanese del Pio Istituto Santa Corona incrementò il livello d'assistenza con convenzioni con altri ospedali. Guidato dal Prof. Alberto Rocca, nel 1952, si decise l'anno seguente di collaborare con la divisione urologica delle Molinette di Torino col prof. Carlo Chiaudano che fondò il primo centro italiano della tubercolosi genito-urinaria qui a Pietra Ligure dove, nel 1965, erano ricoverati oltre 350 pazienti affetti da questa patologia, allora molto frequente. Nel 1966 Chiaudano lasciò per limiti d'età il reparto. Dal 1955 questo ospedale fu classificato di "alto livello" sia per i numerosi incontri scientifici sia perché molti direttori di cattedre universitarie vi svolgevano attività di consulenza come il ginecologo Giuseppe Delle Piane (1893-1971) e per la cardiochirurgia Achille Mario Dogliotti (operò anche in questo ospedale negli anni 1961-1964). Furono organizzati servizi sociali per lungodegenti per qualificarli dattilografi o rilegatori. Le donne seguivano, secondo le modalità dell'epoca, i corsi di taglio e cucito. Il Santa Corona inoltre fu tra i primi ospedali ad allestire aule scolastiche per piccoli pazienti.Ovviamente anche per quelli costretti a letto vi era un insegnante. Prima le elementari (nel 1949) poi le medie (nel 1954). Agli inizi degli anni 60 risultavano 650 bimbi ricoverati iscritti alle scuole elementari. La convenzione con l'università di Torino per le patologie ossee, campo d'elezione del Santa Corona si era avvalso di grandi medici come il prof. Giuseppe Rinonapoli (1950) e Raffaele Zanoli. Dal 1958 arrivò Francesco Roasenda e Luigi Morasca.
Nel 1961 iniziò la convenzione con l'università di Genova per le malattie vascolari con Edmondo Malan e Nicola Zinicola. L'anestesista che introdusse la tecnica di Dogliotti, l'anestesia peridurale fu il prof. Aldo Busca arrivato nel 1967 a Pietra Ligure. Con l'università di Padova si fece la convenzione per la chirurgia plastica per le piaghe da decubito dei lungodegenti. I medici furono Giovanni Dogo e Achille Gasparotto. Per le forme tubercolari non ortopediche c'era la supervisione del primario Ranunzio Scotti Douglas anche per la meningite tubercolare pediatrica.
Nel 1964 ci fu l'inaugurazione del palazzo sede del reparto "Negri", finanziato per volontà testamentaria dal cavaliere Mario Negri, lo stesso dell'istituto milanese affidato poi alla direzione del professor Silvio Garattini.