Panthera leo leo () è una sottospecie di leone presente nell'Africa occidentale, nel nord dell'Africa centrale e in India. In Africa occidentale e centrale si trova ormai solo in popolazioni frammentate e isolate, con un andamento demografico in costante declino. In letteratura è stato spesso indicato come leone settentrionale.

Secondo uno studio filogeografico, le popolazioni di leoni dell'Africa occidentale e centrale mostrano una stretta affinità genetica con quelle dell'India, costituendo un grande clade distinto da quello delle popolazioni dell'Africa orientale e meridionale. Nel 2017, la Cat Classification Task Force dello IUCN Cat Specialist Group ha riconosciuto ufficialmente due sottospecie principali di leone corrispondenti a questi cladi: P. l. leo e P. l. melanochaita. All'interno di P. l. leo si distinguono chiaramente tre subcladi: uno asiatico (che include anche i leoni berberi estinti del Nord Africa), uno dell'Africa occidentale e uno dell'Africa centrale a nord della fascia pluviale.

P. l. leo è estinto in modo regionale nell'Africa settentrionale, nell'Europa meridionale e in Asia occidentale. L'unica popolazione asiatica superstite vive nel Parco nazionale di Gir e nelle aree circostanti, in India. La popolazione dell'Africa occidentale è geograficamente isolata e comprende meno di 250 individui maturi, motivo per cui è classificata come criticamente minacciata nella Lista Rossa IUCN.

Tassonomia Un leone proveniente da Costantina, in Algeria, fu designato come esemplare tipo per il nome specifico Felis leo, adottato da Carl Linnaeus nel 1758. Nel XIX e XX secolo, diversi esemplari zoologici di leoni provenienti da Africa e Asia furono descritti e proposti come sottospecie distinte: Felis leo persicus, descritto nel 1826 da Johann N. Meyer a partire da una pelle proveniente dalla Persia; Felis leo senegalensis, anch'esso descritto da Meyer nel 1826 a partire da una pelle proveniente dal Senegal; Felis leo nubicus, descritto nel 1843 da Henri Marie Ducrotay de Blainville a partire da un maschio della Nubia inviato dal medico Antoine Clot da Il Cairo a Parigi, dove morì nel 1841 alla Ménagerie du Jardin des Plantes; Leo gambianus, descritto nel 1843 da John Edward Gray a partire da un esemplare proveniente dal Gambia nella collezione del British Museum of Natural History; Felis leo kamptzi, descritto nel 1900 da Paul Matschie a partire da un cranio proveniente dal Camerun settentrionale; Leo leo azandicus, descritto nel 1924 da Joel Asaph Allen a partire da un maschio ucciso nel 1912 nel nord-est del Congo Belga, parte di una collezione zoologica di 588 esemplari carnivori. Allen riconobbe una stretta somiglianza cranica e dentale con Leo leo massaicus del Kenya, ma notò differenze nella colorazione del manto. Nel 1930, Reginald Innes Pocock assegnò formalmente il leone al genere Panthera nel suo studio sui leoni asiatici presenti nella collezione del British Museum of Natural History.

Negli anni successivi, si sviluppò un ampio dibattito tra gli zoologi riguardo alla validità di queste sottospecie: nel 1939, Glover Morrill Allen riconobbe Felis leo kamptzi e F. l. azandicus come validi taxa tra dieci sottospecie di leone; circa trent'anni dopo, John Ellerman e Terence Morrison-Scott riconobbero solo due sottospecie nel reame paleartico: il leone africano (P. l. leo) e quello asiatico (P. l. persica); alcuni autori considerarono P. l. nubicus una sottospecie valida, sinonimo di P. l. massaica, descritta a partire da un esemplare del Kenya; alcuni autori considerarono P. l. azandicus sinonimo di P. l. massaicus e P. l. somaliensis, e P. l. kamptzi sinonimo di P. l. senegalensis; nel 2005, Wallace Christopher Wozencraft riconobbe P. l. kamptzi, P. l. bleyenberghi e P. l. azandica come sottospecie valide; nel 2016, i valutatori della Lista Rossa IUCN adottarono il nome P. l. leo per tutte le popolazioni africane di leone. Nel 2017, la Cat Classification Task Force dell'IUCN Cat Specialist Group ricondusse tutte le popolazioni dell'Africa settentrionale, occidentale e centrale e dell'Asia a P. l. leo, sulla base di studi genetici.

Filogenesi

Dall'inizio del XXI secolo, numerosi studi filogenetici sono stati condotti per chiarire lo status tassonomico degli esemplari di leone conservati nei musei e raccolti in natura. I ricercatori hanno analizzato tra 32 e 480 campioni provenienti da fino a 22 paesi. Tutti concordano sul fatto che il leone comprenda due gruppi evolutivi principali: uno nelle regioni settentrionali e orientali del suo areale storico, l'altro nell'Africa orientale e meridionale. Si stima che questi due gruppi si siano separati geneticamente tra 245.000 e 50.000 anni fa, probabilmente a causa delle barriere costituite dalla foresta pluviale tropicale e dalla Rift Valley dell'Africa orientale.

I due gruppi si sovrappongono in Etiopia: i campioni provenienti dal Parco nazionale delle Montagne di Bale sono stati raggruppati con quelli dell'Africa centrale, mentre altri campioni etiopi hanno mostrato affinità con le popolazioni dell'Africa orientale. All'interno di P. l. leo, si distinguono tre cladi principali: uno che include i leoni del Nord Africa e dell'India, un secondo che comprende quelli dell'Africa occidentale, e un terzo con i leoni delle regioni settentrionali dell'Africa centrale. L'analisi di 194 campioni provenienti da 22 paesi ha rivelato che i leoni dell'Africa centrale e occidentale si sono separati dal gruppo melanochaita dell'Africa meridionale ed orientale circa 186.000-128.000 anni fa.

I campioni dell'Africa occidentale condividevano alleli con quelli dell'Africa meridionale, mentre quelli dell'Africa centrale mostravano affinità genetiche con i leoni asiatici. Ciò suggerisce che l'Africa centrale fu un crocevia genetico per le popolazioni di leoni dopo che queste si erano separate. È possibile che siano avvenute migrazioni attraverso corridoi nel bacino del Nilo durante l'Olocene inferiore. Dati genomici di un esemplare storico del Sudan mostrano che, pur raggruppandosi con P. l. leo nelle filogenesi baste sul DNA mitocondriale, esso mostrava anche una forte affinità con P. l. melanochaita, suggerendo che la posizione tassonomica dei leoni dell'Africa centrale possa dover essere rivista.

Descrizione

Il manto del leone varia di colore dal beige chiaro al marrone scuro. Le orecchie sono arrotondate e la coda termina con un ciuffo nero. La lunghezza media testa-corpo dei maschi è compresa tra 2,47 e 2,84 metri, con un peso che varia da 148,2 a 190,9 kg. Le femmine sono più piccole e leggere. Gli esemplari zoologici mostrano tonalità che vanno dal fulvo chiaro al fulvo scuro. I maschi possono presentare criniere corte, chiare, scure o lunghe. I tassonomisti hanno riconosciuto che né il colore né la lunghezza del manto o della criniera possono essere considerati caratteristiche sottospecifiche affidabili. In seguito si sono concentrati sulle misurazioni craniche, riscontrando che la lunghezza del cranio nei campioni di leoni berberi e indiani non differisce in modo significativo: varia da 28 a 31,17 cm nelle femmine e da 33,8 a 36,2 cm nei maschi. Alcuni esemplari di leoni dell'Africa occidentale conservati nei musei sono stati descritti come dotati di criniere più corte rispetto a quelle dei leoni di altre regioni africane. In generale, il leone dell'Africa occidentale è simile per aspetto e dimensioni ai leoni delle altre aree dell'Africa e dell'Asia. I muscoli scheletrici costituiscono il 58,8% della massa corporea del leone.

Distribuzione e habitat Attualmente Panthera leo leo è presente in Africa occidentale, Africa centrale e India. È considerato estinto a livello regionale in Gambia, Mauritania, Sierra Leone, Sahara Occidentale, Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Arabia Saudita, Kuwait, Giordania, Libano, Siria, Turchia, Palestina, Israele, Iraq, Iran e Pakistan. Nel 2005 è stata elaborata una strategia di conservazione del leone per l'Africa occidentale e centrale. Nello stesso anno, è stata valutata la distribuzione contemporanea del leone e la qualità del suo habitat nelle savane dell'Africa occidentale e centrale, individuando le cosiddette Lion Conservation Units (LCU). Tra il 2002 e il 2012, le stime delle dimensioni delle popolazioni presenti in queste unità hanno indicato un numero compreso tra e individui.

Clade dell'Africa occidentale

Le ultime popolazioni appartenenti al clade dell'Africa occidentale sopravvivono in poche aree protette, dal Senegal a ovest fino alla Nigeria a est. Questa popolazione ha perso il 99% del suo areale storico. Tra i 246 e i 466 leoni vivono nel Complesso WAP, un grande sistema di aree protette che comprende principalmente i parchi nazionali di W, Arli e Pendjari, situati in Burkina Faso, Benin e Niger. È considerato estinto a livello regionale in Mauritania, Gambia, Guinea-Bissau, Mali, Sierra Leone, Costa d'Avorio e Togo, ed è probabilmente estinto in Guinea e Ghana. Il confine tra il clade dell'Africa occidentale e quello dell'Africa centrale segue in gran parte il corso inferiore del fiume Niger, che rappresenta una barriera permanente al flusso genico. Paesi LCU Area (km²)Senegal, Mali, Guinea-Bissau, Guinea Parco nazionale del Niokolo-Koba 90.384Guinea Parco nazionale dell'Alto-Niger 613Benin, Burkina Faso, Niger Complesso W-Arly-Pendjari 29.403Benin tre aree non protette 6.833Nigeria Parco nazionale di Kainji 5.340

Clade dell'Africa centrale

La popolazione dell'Africa centrale è presente nelle seguenti aree protette: in Camerun, i leoni sono presenti nel Parco nazionale della Bénoué. Nella Provincia del Nord sono stati documentati tra gennaio 2008 e maggio 2010. La piccola popolazione del Parco nazionale di Waza è isolata e nel 2008 contava al massimo 20 individui. Due leoni sono stati scoperti nel 2019 nel Parco nazionale di Mpem e Djim, nel sud del paese; nella Repubblica Centrafricana, i leoni vivono nei parchi nazionali Bamingui-Bangoran, Manovo-Gounda St. Floris e Awakaba, nelle riserve faunistiche di Aouk Aoukale, Yata Ngaya, Nana Barya, Zemongo e in varie riserve di caccia. Tuttavia, le stime sulla loro numerosità sono ritenute poco affidabili; in Ciad, sono presenti nelle riserve faunistiche di Siniaka-Minia e nei parchi nazionali di Zakouma e Aouk, ma sono scomparsi dal Parco nazionale di Manda. Potrebbero sopravvivere in aree pastorali e montuose fuori dai parchi. Nel 2004 la popolazione stimata era al massimo di 225 individui; nel nord della Repubblica Democratica del Congo, i leoni abitano permanentemente foreste pluviali e radure all'interno di un mosaico di savane; nel Darfur Meridionale (Sudan), i leoni erano abbondanti negli anni '50; causarono danni al bestiame e furono avvelenati: 76 furono abbattuti tra il 1947 e il 1952. Sono stati documentati nel complesso protetto Dinder-Alatash tra il 2015 e il 2018; nel Sudan del Sud, le conoscenze sulla distribuzione e la consistenza delle popolazioni sono scarse. I leoni dei parchi nazionali di Radom e del Sud potrebbero essere collegati a quelli della Repubblica Centrafricana; in Etiopia, si trovano leone appartenenti sia alla sottospecie settentrionale che meridionale. Mentre quelli del Parco nazionale di Gambella appartengono alla sottospecie settentrionale (P. l. leo), quelli di altre zone appartengono al leone meridionale.

Paesi LCU Area (km²) Nigeria Parco nazionale di Yankari2.250Camerun Parchi nazionali di Waza e Bénoué 16.134Repubblica Centrafricana Est del paese; riserve faunistiche di Bozoum e Nana Barya 339.481Ciad Sud-est del paese 133.408Repubblica Democratica del CongoGaramba-Bili Uere 115.671Sudan, Sudan del Sud - 331.834Sudan del Sud, Etiopia Boma-Gambella 106.941

Clade asiatico/nordafricano