La chiesa di Sant' Agostino è una chiesa cattolica sconsacrata situata a Piacenza, capoluogo dell'omonima provincia.
Edificata in stile tardo-rinascimentale del XVI secolo, è l'unica chiesa cittadina composta da cinque navate e faceva originariamente parte del convento dei canonici regolari lateranensi.
Storia La costruzione della chiesa trae origine dall'iniziativa dei canonici lateranensi i quali, costretti nel 1547 ad abbandonare la chiesa di san Benedetto, la quale fu requisita e parzialmente demolita nell'ambito del progetto di costruzione del nuovo castello cittadino avviato dal duca di Parma e Piacenza Pierluigi Farnese, ottennero dall'imperatore Carlo V, dopo la morte del duca, la cessione del terreno dove si trovava precedentemente la cittadella di sant'Antonino, posto a fianco del convento di santa Caterina, già entrato nelle proprietà della congregazione, oltreché un risarcimento da pagare grazie alle rendite della camera imperiale..
Mentre la realizzazione del limitrofo convento iniziò nel 1554, con la demolizione di alcuni edifici preesistenti, la chiesa fu edificata a partire dall'agosto 1570,. su progetto di Bernardino Panizzari, detto il Caramosino; sia le date, sia l'attribzuone del progetto non sono certe e alcune fonti riportano variazioni, come i nomi di Galeazzo Alessi e Cristoforo Lombardo; l'edificio fu poi consacrato nel 1573, mentre la costruzione venne infine completata nel 1608.
La facciata fu realizzata a nuovo, sostituendo con tutta probabilità la preesistente facciata cinquecentesca, tra il 1786 e il 1792 su progetto dell'architetto neoclassico Camillo Moriggia, il quale aveva partecipato e vinto un concorso bandito allo scopo..
Fino alla fine del XVIII seolo la chiesa fu uno dei principali centri culturali cittadini, comprendendo una scuola, una biblioteca e un archivio.
Nel 1796, dopo la conquista napoleonica, l'edificio fu utilizzato come ospedale militare, ruolo che aveva già ricoperto nel 1734 nell'ambito della guerra di successione polacca e nel 1746 nell'ambito della guerra di successione austriaca, mentre due anni più tardi i canonici lateranensi furono soppressi e dovettero abbandonare sia la chiesa, sia il convento, con la gran parte dei beni di loro proprietà che furono trasferiti all'ospedale di Parma o ceduti all'asta per permettere al duca di Parma, Piacenza e Guastalla Ferdinando I di Parma di ripagare il prestito forzato impostogli dalle truppe occupanti. Il patrimonio bibliografico, anch'esso finito all'incanto, finì alla biblioteca civica di Piacenza e, per i documenti sui beni posseduti nella zona di Cadeo, all'Opera Pia Alberoni, mentre gli scaffali in legno furono trasferiti nel seminario vescovile.
Nello stesso anno alcune statue, conservate all'interno della chiesa in apposite nicchie, subirono la decapitazione da parte dei soldati francesi. In contemporanea, la canonica fu invece adibita ad arsenale militare, dove venivano effettuati interventi sui carri.. Nel 1801 la chiesa fu invece riadattata a magazzino militare.
Dopo l'occupazione, nel 1826, la chiesa e le relative pertinenze furono messe in vendita da parte dell'ospedale parmense e acquistate dai signori Mulazzi e Torre, con l'intento di demolirli: nell'aprile 1828, tuttavia, su iniziativa del conte Luigi Anguissola Scotti e di altri cittadini piacentini, il comune acquistò la metà dell'edificio pagando franchi, ai quali se ne aggiunsero altri ..
Negli anni successivi il complessò ospitò un collegio per l'educazioni di giovani di buona famgilia, un asilo, la locale Camera di Commercio, prima di essere riutilizzato come ospedale nel biennio 1854-1855, quando la città fu colpita dal colera e poi durante il periodo bellico del 1859.
Dopo che nel 1856 il comune aveva acquistato anche la rimanente parte del complesso, questo fu ceduto sette anni più tardi al demanio, in uno scambio che vide coinvolti anche il Foro Boario di via della Maddalena, passato anch'esso all'agenzia governativa, e la chiesa di Santa Franca, il collegio e la chiesa di San Pietro, che passarono invece al comune.
L'11 gennaio 1945 il refettorio del convento subì un bombardamento aereo che causò la distruzione di un affresco raffigurante l’Ultima Cena dipinto da parte di Giovanni Paolo Lomazzo nel 1567.
Nel corso del XX secolo il complesso ospitò la caserma generale Cantore e l'ufficio di leva, prima che la sua proprietà venisse suddivisa tra il demanio statale e l'ente comunale che acquisì la zona detta della Cavallerizza, situata immediatamente a est del monastero; quest'area è stata poi adibita a spazio pubblico e commerciale. In parallelo, la porzione est del monastero ospità dai primi anni del XXI secolo una sede sussidiaria dell'Archivio di Stato di Piacenza.
La chiesa rimase invece di proprietà del demanio, subendo alcuni lavori di restauro e valorizzazione tra il 2015 e il 2016, periodo in cui l'edificio ha ospitato alcuni eventi organizzati con il supporto del comune. Nel dicembre 2017, al temrine di una gara per la concessione del bene, la chiesa è stata aggiudicata per un periodo di tempo di 25 anni alla società Galleria Enrica De Micheli, che l'ha adibita a galleria d'arte, mentre nei locali che originariamente ospitavano la falegnameria del monastero è stato ricavato un ristorante.
Descrizione Esterno
L'area scelta per il progetto della chiesa si sviluppa lungo l'asse viario chiamato Stradone Farnese, originariamente costruito su ordine del cardinale Uberto Gambara e che nei piani iniziali sarebbe dovuto continuare fino alla porta di Sant'Antonio, posta al limitare occidentale della città.. La facciata, di stile neoclassico, su modello palladiano presenta altorilievi e statue realizzati da Giuseppe Sbravati tra il 1789 e il 1790.
Il complesso monastico, che ha subito pesanti modifiche dovute ai vari scopi a cui è stato adibito nel corso del tempo, include tre chiostri, uno di forma rettangolare posto all'entrata, uno mediano, a pianta quadrata con lato di e l'ultimo, delle stesse dimensioni del precedente, realizzato dove in precedenza si trovava il refettorio bombardato durante la seconda guerra mondiale. I chiostri presentano dei loggiati dorici, per la maggior parte tamponati, dotati di pilastri e semicolonne nella parte inferiore e di loggette ioniche a bifora nella parte superiore. Sono poi presenti alcune finestre dotate di loggetta a serliana. All'esterno si trovano dei colonnotti coevi all'epoca della costruzione del complesso, nel 1739 la presenza dei colonnotti fu poi estesa a tutto l'asse viario.
Interno
L'interno presenta una pianta basilicale a croce latina, con cinque navate nel braccio principale e tre nel transetto. Le navata principale è sostenuta da colonne doriche binate in granito, giunte da Verona per via d'acqua,; esse sono sormontate da un fregio a metope e triglifi, in corrispondenza di queste si trovano, nelle navate minori, dei pilastri dotati di nicchie.
La copertura della navata principale è volta a botte unghiata, con una cupola centrale, cupolette nelle navate laterali e volte a criociera poste agli estremi. Nel braccio destro del transetto è ancora presente un'Annunciazione realizzata nel 1594 da parte di Giovanni Battista Trotti, detto il Malosso. Sono altresì presenti degli stucchi e diverse statue, opera dello scultore Giulio Mazzoni.
Diversi degli arredi originariamente presenti all'interno dell'edificio sono stati successivamente trasferiti in altri edifici: tra questi l'altare maggiore e delle parti marmoree provenienti dalle cappelle laterali trasferite nella chiesa di Sant'Agata di Rivergaro, una fontana del Mosè, una statua in legno raffigurante Sant'Agostino e risalente al XVIII secolo, nonché una porta in legno intagliato del periodo rinascimentale che sono conservate presso i musei civici di Piacenza, mentre nella basilica di San Giovanni in Canale si trovano 18 stalli in legno originariamente situati nel refettorio.
Il monastero è caratterizzato dalla presenza di corridoi centrali di cospique dimensioni, il maggiore tra questi, che prima di subire modifiche si apriva al pian terreno verso gli orti, veniva chiamato corridoio della prospettiva. Nella porzione occidentale si trova una scala ellissoidale dotata di gradini a incasso.
Note
Bibliografia
Altri progetti
Agostino Categoria:Architetture rinascimentali di Piacenza Agostino Piacenza