Biografia Come da lui dichiarato durante il "Processo Dell'Utri", comincia sin da ragazzo ad avere a che fare con ambienti legati alla mafia, frequentando i nipoti di Nitto Santapaola che vivevano a Messina: Pietro ed Enzo Santapaola.

Fu indicato insieme a Michele Mascali come parte del gruppo di fuoco responsabile nel 1983 dell'uccisione, nei pressi del rione Camaro, di Giuseppe Badessa (inteso mommiceddu), considerato elemento importante del contesto criminale messinese. Secondo le prime rivelazioni dello stesso Antonino Cariolo, Badessa stava ostruendo alcuni affari di Cosa Nostra a Messina, ed era un elemento di disturbo per l'allora ritenuto "reggente" Domenico Cavò.

Secondo quanto da lui stesso dichiarato durante il processo Orsa Maggiore I, negli anni 90 Antonio Cariolo era uno dei maggiori esponenti del clan di Luigi Sparacio, a cui fece anche da accompagnatore insieme ad Antonino Villari (cugino di Sparacio) a Catania, per un incontro con Aldo Ercolano. In quell'occasione Sparacio disse al Cariolo Antonino di tenere gli occhi aperti, in quanto correva voce che alcuni clan catanesi volessero muovere guerra contro il loro clan. Questo è quanto da lui stesso rivelato nel corso della collaborazione.

Durante il suo pentimento fece diverse dichiarazioni sui ruoli di alcuni mafiosi di rilievo che erano stati coinvolti nel processo contro l'onorevole Dell'Utri, come Pino Chiofalo (boss del clan dei barcellonesi) e Cosimo Cirfeta (esponente criminale della provincia di Lecce).

Ha fatto anche dichiarazioni su Santo Sfameni e sulla sua copertura della latitanza di Carlo Greco (braccio destro di Pietro Aglieri).

Note