Biografia Già da bambino dimostra predisposizione all’arte plasmando piccoli animali con la creta e seguendo il lavoro di due anziani pittori tortonesi quando aveva sette od otto anni. Poco più che ventenne, tra il 1949 e il 1951, ha cominciato a frequentare lo studio genovese di Antonio Maria Morera, scultore e decoratore di impostazione novecentista, attivo a Genova negli anni del regime fascista, da cui ha appreso i fondamenti del mestiere, le tecniche di modellazione e di scultura che gli hanno consentito di realizzare le sue prime opere significative. Dopo questa esperienza e in seguito all’incontro con Giancarlo Marchese, altro giovane tortonese, scultore per vocazione, insieme al quale ha aperto uno studio nei locali della ex filanda Sironi, Pedenovi si è iscritto nel 1957, all’Accademia di Brera, dove ha frequentato l’aula di Luciano Minguzzi, già insegnante di Marchese, e si è appropriato di quei linguaggi della modernità, in particolare di quello neocubista, che si erano imposti nel dopoguerra nel vivace contesto milanese.
A metà degli anni 1960, l’altra sua grande passione, per la montagna e per i viaggi di esplorazione, lo ha spinto a partecipare a numerose spedizioni, sovente nell’ambito delle iniziative del CAI tortonese, in regioni remote della terra e ad effettuare scalate su alcune delle vette delle catene montuose più elevate, dal Caucaso all’Himalaya, dalle Ande alle Alpi, la più celebre delle quali è stata l’ascesa, nel 1971, in prima assoluta, al Roccia Viva - Parete nord, nel gruppo del Gran Paradiso, insieme alla guida alpina di Cogne, Vincenzo Peruchon.
Legato al comune di Volpeglino per radici famigliari, ha scelto di vivere in paese per amore della natura e del vario paesaggio circostante.
È stato professore di storia dell'arte presso il liceo scientifico Giuseppe Peano di Tortona.
Produzione artistica
Al ritorno dai suoi viaggi ha realizzato opere che rappresentavano le popolazioni locali, i portatori nepalesi, i gauchos argentini, i campesinos della Bolivia e del Perù, i nomadi delle tribù Dogon e Tuareg del deserto del Mali, colte nelle loro attività quotidiane e nelle loro difficili e sofferte condizioni di vita. Con il suo personale stile, si è dato in particolare alla scultura, con temi come la figura femminile, mediante la ricerca della bellezza di linee e di forme, e la scultura sacra come le formelle delle stazioni della Via Crucis, le Madonne con bambino, i Santi, i Crocefissi e i monumenti di destinazione cimiteriale.
Si è cimentato anche con sculture di grandi dimensioni che hanno trovato collocazione negli spazi pubblici di Tortona ("Monumento all’Alpino", “La ninfa delle acque” e il “Don Orione”) di Alessandria (bassorilievo per i caduti della Resistenza) e di Castelnuovo Scrivia (“La madre dei caduti di tutte le guerre”). Nell’ultimo periodo di attività, nella pittura aveva riscoperto il colore, dopo la sostanziale monocromia dei periodi precedenti, e le stesure puntiniste, di origine divisionista, e nelle sculture in terracotta o fuse in bronzo aveva prediletto soggetti naturalistici e figura umane esposte alla forza del vento.
Note