Le Proteste in Iran contro l’hijab obbligatorio, conosciute anche come le Proteste delle Ragazze di Enghelab (), è il nome con cui sono conosciute le proteste contro l’obbligo dell'hijab per le donne in Iran, parte del più ampio Movimento democratico iraniano.
Le proteste furono ispirate da Vida Movahed, una donna iraniana conosciuta come la Ragazza di via Enghelab (), che il 27 dicembre 2017, durante le Proteste in Iran del 2017-2018, salì su una cabina elettrica lungo Via Enghelab (via della Rivoluzione) a Teheran e, davanti alla folla, legò un velo bianco a un bastone, agitandolo come fosse una bandiera.
Fu arrestata in quel giorno e rilasciata temporaneamente su cauzione un mese dopo, il 28 gennaio 2018. Alcuni interpretarono che il gesto di Movahed fosse stato ispirato dall’appello di Masih Alinejad per il movimento dei Mercoledì Bianchi, una campagna di protesta lanciata dalla conduttrice del VOA Persian Television all’inizio del 2017.
Altre donne in seguito ripeterono la sua protesta e pubblicarono le foto delle loro azioni sui social media. Queste donne vennero descritte come le Ragazze di via Enghelab oppure le Ragazze di via della Rivoluzione nelle fonti inglesi. Alcune delle manifestanti, tuttavia, sostennero di non seguire l’appello di Masih Alinejad.
Le proteste si intensificarono notevolmente nel 2022 a seguito della morte di Mahsa Amini.
Simbolo delle proteste delle giovani iraniane divennero delle "Spille" che inneggiavano vari slogan a favore della libertà delle ragazze di via della Rivoluzione
Codice penale iraniano Secondo il sistema giudiziario della Repubblica Islamica dell'Iran, imposto poco dopo la Rivoluzione iraniana del 1979, l’articolo 638 del quinto libro del Codice penale islamico, intitolato "Sanzioni e pene deterrenti", stabilisce che le donne che non indossano l’hijab possano essere condannate da dieci giorni a due mesi di carcere e/o al pagamento di multe da Rls. 50.000 a Rls. 500.000. Le multe vengono ricalcolate dai tribunali in base all’inflazione.
L’articolo 639 dello stesso libro prevede che due categorie di persone siano condannate da uno a dieci anni di prigione: in primo luogo chi istituisce o dirige un luogo di immoralità o prostituzione; in secondo luogo chi facilita o incoraggia le persone a commettere atti di immoralità o prostituzione.
Queste sono alcune delle leggi in base alle quali alcune manifestanti sono state incriminate. Durante la rivoluzione iraniana del 1979, il velo fu utilizzato anche come strumento di protesta contro il governo di Pahlavi.
Contesto
Prima della Rivoluzione iraniana, durante il regno di Mohammad Reza Pahlavi, l’hijab non era obbligatorio, sebbene alcune donne iraniane in quel periodo indossassero il velo o il chador.
Dopo la rivoluzione islamica del 1979, l’hijab divenne gradualmente obbligatorio. Nel 1979, Ruhollah Khomeyni annunciò che le donne avrebbero dovuto osservare il codice di abbigliamento islamico; la sua dichiarazione provocò manifestazioni, in particolare le proteste dell’8 marzo 1979 a Teheran, cui il governo rispose assicurando che si trattava soltanto di una raccomandazione. L’hijab fu però successivamente reso obbligatorio negli uffici pubblici e governativi nel 1980, e nel 1983 divenne obbligatorio per tutte le donne.
Nel 2018, fu diffuso dal presidente Hassan Rouhani un sondaggio governativo risalente al 2014, che mostrava come il 49,8% degli iraniani fosse contrario all’hijab obbligatorio. Il rapporto, intitolato "Relazione del primo incontro speciale sull’hijab", era stato pubblicato dal Centro per gli studi strategici, un organo di ricerca della presidenza iraniana nel luglio 2014.
Il 2 febbraio 2018, un sondaggio condotto dal Center for International and Security Studies at Maryland (CISSM) mostrò che solo pochi iraniani erano favorevoli a "cambiare il sistema politico dell’Iran o ad allentare le rigide leggi islamiche".
Un sondaggio indipendente condotto nel 2020 dal Gruppo per l’Analisi e la Misurazione degli Atteggiamenti in Iran (GAMAAN) mostrò che il 58% degli iraniani non credeva affatto nell’hijab e che il 72% era contrario alle regole che lo rendevano obbligatorio. Solo il 15% sosteneva l’obbligo legale di indossarlo in pubblico.
L’Iran è l’unico Paese al mondo che obbliga anche le donne non musulmane residenti a indossare il velo. Nel gennaio 2018, a una musicista cinese fu posto un panno nero sul capo dopo che il velo le era caduto durante un concerto. L’episodio fu descritto come una "repressione", "umiliazione" e "vergogna".
Cronologia Dicembre 2017 27 dicembre Il 27 dicembre 2017, alcune foto e video di una ragazza, Vida Movahed, mentre agitava il suo velo su una cabina elettrica, situata all’incrocio Enghelab–Vesal a Teheran, divennero virali con l’hashtag Where_is_she?(, Dov’è la ragazza di via Enghelab in persiano) sui social media. In un primo momento la sua identità non si conosceva, ma pochi giorni dopo Nasrin Sotoudeh, attivista per i diritti umani e avvocata, a sua volta arrestata in passato, scoprì che la donna aveva 31 anni ed era stata arrestata sul posto insieme alla sua bambina di 19 mesi.
Gennaio 2018
28 gennaio Il 28 gennaio 2018, secondo Nasrin Sotoudeh, l’avvocata che seguiva il caso, Vida Movahed fu rilasciata temporaneamente su cauzione.
29 gennaio Il 29 gennaio 2018, una donna fu arrestata a Teheran dopo aver rievocato la protesta di Movahed salendo sulla stessa cabina elettrica in via Enghelab, togliendosi il velo bianco e sollevandolo su un bastone. Foto diffuse sui social media mostrano che almeno altre tre donne imitarono la protesta di Movahed a Teheran in quello stesso giorno, inclusa una vicino a Piazza Ferdowsi.
30 gennaio Secondo Nasrin Sotoudeh, il 30 gennaio 2018, la seconda donna arrestata il giorno precedente era Narges Hosseini (), di 32 anni.
Sempre il 30 gennaio 2018, altre donne – e anche uomini – protestarono contro la legge sull’hijab obbligatorio ripetendo il gesto di Movahed. Le proteste si svolsero non solo a Teheran, ma anche in altre città come Esfahan e Shiraz.
Febbraio 2018
1º febbraio Il 1º febbraio 2018 la polizia iraniana annunciò di aver arrestato 29 donne per essersi tolte l’hijab.
2 febbraio Secondo Nasrin Sotoudeh, l’avvocata iraniana, Narges Hosseini – conosciuta come la seconda ragazza di via Enghelab – non era stata in grado di pagare la cauzione fissata dal giudice a 135.000 dollari statunitensi, e rischiava fino a 10 anni di prigione e 74 frustate per accuse che includevano l’aver commesso pubblicamente un atto peccaminoso.
15 febbraio Nuove foto e video diffusi sui social media mostrarono un'altra donna rievocare la protesta di Movahed nella stessa via Enghelab il 15 febbraio 2018, identificata come Azam Jangravi. I video diffusi mostrarono anche che la polizia la fece scendere con violenza. Secondo un post della stessa ragaza su Instagram, dichiarò di appartenere al movimento delle donne riformiste iraniane e al Partito degli esecutivi della costruzione, e di non aver ricevuto ordini da nessuno, né dentro né fuori dal Paese. Disse di aver agito per protestare contro l’hijab obbligatorio.
17 febbraio Narges Hosseini e Azam Jangravi furono rilasciate temporaneamente su cauzione.
21 febbraio Un'altra manifestante, Shaparak Shajarizadeh (), fu arrestata il 21 febbraio 2018 mentre protestava con un velo bianco in una strada di Gheytarieh. Vari testimoni riferirono che la polizia la aggredì dalle spalle e la prese in custodia.
Delle foto condivise sui social media mostrarono che il le autorità governative in risposta a queste proteste, stava installando una struttura metallica a forma di "V" rovesciata sulle cabine elettriche per impedire alle persone di salirvi sopra. Shaparak Shajarizadeh fu condannata a due anni di prigione più altri 18 con pena sospesa. In seguito dichiarò di aver lasciato l’Iran.
22 febbraio Un'altra donna, Maryam Shariatmadari (), protestò contro l’hijab obbligatorio arrampicandosi su una cabina elettrica; la polizia le ordinò di scendere ma la donna rifiutò chiedendo quale fosse il suo crimine. La polizia rispose "disturbo della quiete pubblica". Poi, mentre la fecero scendere con violenza, la donna si ferì e si ruppe una gamba.
Shaparak Shajarizadeh, dichiarò di essere stata picchiata mentre era tenuta in custodia. Fu poi rilasciata temporaneamente su cauzione.
24 febbraio Alcuni testimoni riferirono che un'altra donna, Hamraz Sadeghi (), protestava contro l’hijab obbligatorio il 24 febbraio 2018 quando fu improvvisamente aggredita da un agente in borghese, arrestata e le fu rotto un braccio.
Luglio 2018
8 luglio L’8 luglio 2018, l’adolescente iraniana, Maedeh Hojabri, fu arrestata dopo aver pubblicato sul suo account Instagram dei video in cui ballava su musica occidentale e iraniana senza indossare il velo.
La giovane era tra le utenti Instagram più popolari in Iran, con oltre 600.000 follower. I suoi video furono condivisi da centinaia di persone. Diverse donne iraniane pubblicarono a loro volta video di sé stesse mentre ballavano per protestare contro il suo arresto.
Ottobre 2018
27 ottobre Il 27 ottobre 2018, gli studenti della sede centrale di Teheran dell'Università Islamica Azad protestarono dopo che un furgone della Polizia morale entrò nel campus per cercare di arrestare alcune ragazze accusate di aver impropriamente indossato l'hijab. Alcuni video mostrarono una studentessa porsi davanti al furgone per impedirgli di uscire dal campus, e l’autista tentare di investirla.
29 ottobre Il 29 ottobre 2018, una donna si arrampicò sulla cupola di piazza Enghelab a Teheran, togliendosi il velo in segno di protesta. Fu arrestata pochi minuti dopo dalla polizia.
Il 14 aprile 2019, fu rivelato che quella donna era Vida Movahed, la prima "ragazza di via Enghelab", che stava protestando per la seconda volta. La giovane venne condannata ad un anno di carcare.
Febbraio 2019
15 febbraio Il 15 febbraio 2019, la Polizia morale tentò di arrestare due ragazze accusa di improprio uso dell'hijab nel quartiere Narmak di Teheran, ma trovò la resistenza da parte dei passanti. Un gruppo di persone circondò il furgone, rompendo i finestrini, staccando la portiera e liberando le due ragazze. Un video mostrò la polizia sparare in aria per disperdere la folla. La polizia di Teheran confermò in seguito l’incidente.
Marzo 2019
7 marzo Il 7 marzo 2019, due donne furono arrestate a Kangavar dopo aver protestato contro l'imposizione dell'hijab obbligatorio camminando per le strade della città senza velo.
8 marzo L’8 marzo, in occasione della Giornata internazionale della donna, gruppi di donne a Teheran apparvero senza velo per le strade e protestarono contro l’oppressione femminile. Un video mostrò due donne senza velo con un cartello rosso che recitava: "La Giornata internazionale della donna è una promessa di un mondo giusto per tutta l’umanità", in via Valiasr. Un altro video mostrò varie donne senza velo nella metropolitana di Teheran che distribuivano fiori ai passeggeri.
11 marzo L’11 marzo 2019, un uomo salì su una cabina elettrica in via Enghelab e agitò un velo bianco su un bastone per protestare. Fu arrestato sul posto dalle forze di sicurezza.
Maggio 2019
13 maggio Il 13 maggio 2019, gli studenti dell’Università di Teheran si radunarono per protestare contro le crescenti pressioni esercitate dalle autorità per rispettare la regola del velo obbligatorio. Vigilanti in borghese attaccarono gli studenti in protesta. Gli studenti portarono anche cartelli che chidevano maggiori libertà ed elezioni libere.
Agosto 2019
Nell’agosto 2019, l’attivista iraniana per i diritti civili Saba Kord Afshari fu condannata a 24 anni di carcere, tra cui una pena di 15 anni per essersi tolta il velo in pubblico, atto che secondo le autorità iraniane avrebbe promosso “corruzione e prostituzione”.
Settembre 2022