Le dottrine non scritte di Platone sono un insieme di teorie metafisiche che alcune fonti antiche (principalmente Aristotele e i suoi commentatori) attribuiscono al filosofo ateniese, ma che non trovano una chiara e immediata corrispondenza nei suoi dialoghi, e che si ritiene possano essere state l'argomento degli insegnamenti orali che tenne nell'Accademia di Atene. Per questo motivo si parla anche di «dottrine esoteriche» di Platone, cioè dottrine destinate a essere divulgate solo nella cerchia ristretta dei suoi allievi..

La loro ricostruzione è al centro del «nuovo paradigma ermeneutico» proposto da alcuni studiosi dell'Università di Tubinga (Hans Krämer, Konrad Gaiser, Thomas Alexander Szlezák), e accolto in Italia da Giovanni Reale e dai suoi allievi presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (da cui il nome «scuola di Tubinga-Milano»). Secondo la loro interpretazione si tratterebbe di dottrine fondamentali, ma comprensibili solo a pochi, che Platone avrebbe preferito non affrontare nelle sue opere scritte per evitare che venissero fraintese, e che quindi avrebbe riservato alla comunicazione orale, insegnandole solo ai suoi discepoli.. Quella che ne risulta è un'immagine del pensiero platonico molto diversa rispetto a quella che si ricava dalla sola lettura dei dialoghi. In particolare, Platone avrebbe formulato una dottrina dei principi, che pone al vertice della realtà due principi, l'Uno e la Diade indefinita, dai quali discendono tutti gli altri esseri, comprese le idee. Le dottrine non scritte e il loro contenuto sono tuttavia oggetto di dibattito tra gli storici della filosofia antica.

Argomenti a sostegno dell'esistenza delle dottrine non scritte A favore dell'esistenza delle dottrine non scritte () ci sono anzitutto due passi delle opere platoniche in cui il filosofo critica la scrittura e afferma la superiorità del discorso orale, in particolare nel Fedro e nella Lettera VII...

Il primo passo è contenuto nel mito di Theuth del Fedro:Platone, Fedro 274c-275b. Socrate racconta che il dio egiziano Teuth inventò molte arti e le mostrò al re Thamus, che all'epoca regnava sull'Egitto. A seconda dei casi, il sovrano lodò o biasimò le invenzioni. Molto duro fu però il suo giudizio sulla scrittura:

Una critica della scrittura è presente anche nella Lettera VII, che la maggioranza degli studiosi moderni considera autentica.Sul dibattito circa l'autenticità della lettera si veda: In questo caso, Platone nega di avere affidato alla scrittura le sue teorie più importanti:

Inoltre Aristotele, allievo di Platone, in alcune sue opere attribuisce al maestro delle dottrine che non vengono affrontate direttamente nei dialoghi. Nella Fisica, per esempio, riporta le teorie platoniche relative alla materia, affermando che si possono trovare espresse nel Timeo e in quelle che definisce le «cosiddette dottrine non scritte».Aristotele, Fisica 209b. Altre teorie non direttamente riscontrabili negli scritti platonici sono discusse nella Metafisica, e in particolare nei libri I, XIII e XIV, nei quali si parla dell'Uno e della Diade, dei numeri, delle idee e della dottrina dei principi.Si veda ad esempio: Aristotele, Metafisica A 6 987a-988a; M 7-8 1079b-1085a; N 1-2 1087a-1090a.

Da un allievo di Aristotele, Aristosseno, abbiamo invece informazioni riguardo a una lezione pubblica sul Bene (τήν περὶ τἀγαθοῦ ἀκρόασιν) tenuta da Platone. Nei suoi Elementa harmonicaElementa harmonica II 30-31. ricorda infatti che Aristotele amava raccontare che Platone tenne una conferenza sul Bene aperta al pubblico: gli ascoltatori, che si aspettavano un discorso edificante, rimasero però sorpresi e contrariati, perché il filosofo parlò di numeri, dimostrazioni matematiche, geometria e astronomia, e identificò il Bene con l'Uno..

In base a tutti questi elementi sembra dunque che Platone abbia formulato delle teorie che riteneva della massima importanza, ma che non ha affrontato nelle sue opere scritte a causa dei limiti intrinsechi di questo mezzo, riservandole quindi al solo insegnamento orale.. Aristotele avrebbe ascoltato queste dottrine negli anni in cui frequentò l'Accademia, e successivamente le discusse nelle sue opere, che quindi rappresentano un'importante fonte per la loro ricostruzione..

A sostegno di questa ricostruzione viene riportato il fatto che Platone visse nell'epoca di passaggio dalla cultura tradizionale orale alla civiltà della scrittura, e che questo influenzò il suo modo di intendere il rapporto tra oralità e scrittura.Reale, discutendo le tesi di Eric Havelock, afferma che Platone intese la scrittura come una forma di comunicazione non autonoma, ma che dipendeva dalla scrittura. . Alcuni interpreti (come Szlezák. e Reale) sostengono inoltre di avere individuato nei dialoghi dei rimandi alle dottrine non scritte.

Le fonti per ricostruire le dottrine non scritte

Per potere ricostruire il contenuto delle dottrine non scritte è necessario rivolgersi alle fonti indirette. Raccolte di testimonianze antiche sugli insegnamenti orali di Platone sono state curate da Gaiser, Krämer,In appendice a: John N. FindlayIn appendice a: . e Marie-Dominique Richard.. Un'edizione dei Testimonia Platonica è stata realizzata anche da Margherita Isnardi Parente,. che però è stata critica verso l'approccio della scuola di Tubinga-Milano.

Le principali fonti per ricostruire le dottrine non scritte di Platone sono:

i già ricordati libri I, XIII e XIV della Metafisica e il libro IV della Fisica, oltre ad alcuni passi di altre opere di Aristotele, che rappresentano la testimonianza principale e la fonte da cui dipendono gran parte delle altre;. i frammenti di Speusippo, che fu nipote, allievo e successore di Platone come scolarca dell'Accademia;. la Metafisica di Teofrasto, allievo di Aristotele;. la Adversus mathematicos di Sesto Empirico;. il Protrettico di Giamblico;. i commentari alle opere aristoteliche di autori come Alessandro di Afrodisia, Temistio, Siriano, Simplicio, Asclepio di Tralle, Giovanni Filopono..

Bisogna però precisare che le testimonianze antiche, a cominciare da quella di Aristotele, contengono anche imprecisioni, e le dottrine platoniche possono essere state deformate oppure riportate utilizzando un linguaggio concettualmente nuovo rispetto a quello usato da Platone.. Questo ha generato difficoltà interpretative e, per altro verso, ha spinto alcuni critici (come Harold Cherniss.) a mettere in dubbio l'affidabilità delle fonti indirette.

Ricostruzione delle dottrine non scritte Gli esponenti della scuola di Tubinga-Milano (Krämer, Gaiser, Szlezák, Reale), con i loro allievi e collaboratori, hanno svolto un complesso lavoro per ricostruire quello che doveva essere il contenuto delle dottrine non scritte. Secondo questi interpreti, le teorie formulate negli insegnamenti orali sono il cuore del pensiero platonico e la loro conoscenza consente la piena comprensione dei dialoghi, i quali contengono dei riferimenti a esse. A partire dalle dottrine non scritte, infatti, ritengono che sia possibile fare ordine nel vasto materiale contenuto negli scritti e ricostruire così l'unità del pensiero platonico, per ottenerne una visione sintetica e organica,. e dargli una forma sistematica.La forma sistematica della filosofia platonica in .

I due principi fondamentali: l'Uno e la Diade indefinita

La tradizione indiretta presenta la filosofia platonica come una ricerca delle cause e dei principi:. come per i presocratici, anche qui c'è alla base la convinzione che la realtà e la molteplicità dei fenomeni debbano essere spiegati attraverso dei principi che devono essere i più semplici possibili e nel minor numero possibile.. Al vertice della realtà vengono quindi posti due principi (ἀρχαί):

l'Uno, cioè il principio dell'unità; la Diade indefinita, principio della molteplicità.

Bisogna precisare che la Diade è intesa come non-unità, cioè principio indeterminato e illimitato, che è all'origine della molteplicità degli esseri.. La Diade è poi concepita come «dualità di grande e piccolo», perché tende sia all'infinitamente grande sia all'infinitamente piccolo. Il nome «Diade» deriva infatti proprio da questa sua dualità: viene chiamata anche «dualità di molto e poco» o «di maggiore e minore»..

Ogni essere è un misto di unità e molteplicità, che nasce dalla cooperazione dei due principi, cioè dalla delimitazione della molteplicità mediante l'Uno, in quanto principio di determinazione. Tutto ciò che è, infatti, è qualcosa nella misura in cui è determinato e definito, e quindi nella misura in cui partecipa dell'unità originaria; allo stesso tempo, però, può essere solo perché partecipa anche della molteplicità indeterminata, e quindi è diverso dall'Uno.. La Diade, in altre parole, è il principio materiale, il sostrato su cui si compie l'azione dell'Uno, e produce la molteplicità delle cose in tutte le loro diverse forme: in questo modo, la Diade è all'origine di tutte le molteplicità, compresa la pluralità delle forme che caratterizzano la gradazione gerarchica degli enti..

Inoltre, se l'essere è «generato» dai principi, ne consegue che i principi sono anteriori all'essere: in particolare l'Uno è al di sopra dell'essere, mentre la Diade è al di sotto dell'essere. (la tradizione indiretta dice che è non essereRiportato da Simplicio, Commentario alla Fisica di Aristotele in .). Tuttavia, anche se l'Uno è gerarchicamente superiore alla Diade, senza di essa non potrebbe produrre niente. I principi, infatti, sono tra di loro in una relazione di polarità, sono due poli che necessitano l'uno dell'altro in maniera strutturale..

Principi e idee Sulla base della testimonianza di Aristotele,Aristotele, Metafisica A 6 987b-988a. la gerarchia della realtà sovrasensibile prevede:.

l'Uno e la Diade, i Numeri ideali, le idee (o forme), gli enti matematici intermedi.

La dottrina dei principi è una spiegazione metafisica di secondo livello rispetto a quella delle idee. Nei dialoghi si legge che la molteplicità del mondo sensibile viene unificata dalle idee, che sono a un livello superiore e metasensibile; inoltre, le idee sono le cause di tutte le cose, spiegano l'esistenza e le caratteristiche del mondo dell'apparenza (δόξα). Anche le idee (o forme), tuttavia, si presentano come una molteplicità, e quindi necessitano a loro volta di una unificazione. Questa unificazione dipende allora da un'ulteriore sfera di realtà superiore, costituita dai principi, dai quali le idee derivano.. Aristotele inoltre afferma che le idee sono cause formali delle cose, mentre l'Uno è causa formale delle idee; la Diade, invece, è causa materiale.Aristotele, Metafisica A 6 988a..

Reale afferma che la dottrina dei principi è la seconda tappa della «seconda navigazione» di cui parla il Fedone. Per i marinai greci, la navigazione «seconda» era quella a remi, a cui si ricorreva quando non era possibile usare le vele per l'assenza dei venti. È un tipo di navigazione più faticoso, ma allo stesso tempo necessario. Nel dialogo, Socrate usa a questa metafora per spiegare la svolta nelle sue ricerche sulle cause prime: non riuscendo a trovare maestri, dovette cambiare modo di navigare.Platone, Fedone 99d. La prima tappa della navigazione porta alla teoria delle idee, che si trova espressa nei dialoghi; la seconda è invece la dottrina dei principi, riservata agli insegnamenti orali all'interno dell'Accademia, con la quale la ricerca di Platone giunge a un secondo livello di fondazione metafisica.. Nella prima tappa si accetta il postulato più solido, che riconosce come vere cause le realtà intelligibili; in un secondo momento, però, è necessario riesaminare i postulati per poter giungere ai principi supremi..

Il Bene