La Sada (in persiano: سده, anche traslitterato come Sade, Sadeh o Sadaq) è una festività iraniana, anche nota come festa del fuoco invernale.

Festività antichissima risalente all'impero achemenide, viene celebrata 50 giorni prima di Nowruz, il capodanno persiano. Mentre le altre feste stagionali persiane (Nowruz, Tirgan e Mehregan) corrispondono ai tre punti cardinali dell'anno solare (equinozio di primavera, solstizio d'estate ed equinozio d'autunno), la Sada non cade nel solstizio d'inverno, bensì quaranta giorni dopo, ovvero il decimo giorno del mese di Bahman (intorno al 30 gennaio del calendario gregoriano).

Rappresenta una festa di metà inverno, celebrata con grandiosità e magnificenza nell'antica Persia per onorare il fuoco e sconfiggere le forza dell'oscurità e del freddo. Nella tradizione popolare, la Sada rappresenta l'inizio del calendario agricolo.

Etimologia L'etimologia di questa festività non è chiara. Secondo la versione più attendibile, la parola deriverebbe dal numerale ṣad ("cento"). La spiegazione più comune del termine è che, nel periodo dei cinque mesi considerati invernali, ovvero dal primo giorno del mese di Aban fino alla fine di Esfand, la festa cadeva il centesimo giorno dell'inverno, ovvero il 10 di Bahman. Secondo un'altra spiegazione, meno convincente, il “cento” si riferirebbe ai 50 giorni e alle 50 notti che separano Sada da Nowruz. L'etimologia di questa parola viene anche collegata alla leggenda sui figli del primo uomo o della prima coppia, appunto un centinaio.

Storia

Età antica Secondo la leggenda, il re Hushang della mitologica dinastia Pishdadiana è stato l'iniziatore della Sada. Si narra che il re stesse scalando una montagna quando vide un serpente (o, in alcune versioni, un drago). Quando lanciò una pietra focaia per colpire il serpente, questa ne colpì un'altra e causò un incendio. In questo modo, re Hushang scoprì come accendere un fuoco.Bahrami, Askar, Jashnha-ye Iranian, Tehran, 1383, p. 51. Rallegrandosene e lodando Dio, il re decise che questa nuova fonte di luce e calore dovesse essere ammirata e celebrata.

Nonostante non si trovi traccia della Sada nei testi zoroastriani, l'etimologia della parola suggerisce un'origine pre-islamica. Secondo l'ipotesi più accreditata, questo mito sarebbe successivamente confluito nella più vasta tradizione zoroastriana, che celebrava il fuoco, la luce e l'energia attraverso la festività del Jashn-e Sadeh. Questa festa viene ipotizzata come il protogenitore dell'attuale Sada. Durante il Jash-e Sadeh, i celebranti usavano accendere un falò per ammirare e celebrare il fuoco e per scacciare l'inverno.

Per gli zoroastriani, la principale preparazione per il Jash-e Sadeh era, e in alcune parti è ancora, la raccolta della legna il giorno prima della festa. Fin dall'antichità, i ragazzi adolescenti, accompagnati da alcuni uomini adulti, si recano sulle montagne locali per raccogliere piante di alhagi, arbusti molto comuni in Iran, per il falò. L'occasione assomiglia a un rituale di passaggio all'età adulta, visto che per molti rappresenta il primo allontanamento dal focolare domestico. In questo caso, al loro ritorno, si tiene una celebrazione a casa con la presenza di amici e familiari.

Il fuoco viene tenuto acceso tutta la notte. Il giorno dopo, le donne si recano al fuoco al mattino, portando ciascuna una piccola porzione del fuoco a casa propria per accendere un nuovo fuoco ardente. Ciò che rimane del fuoco viene riportato al santuario per essere messo in un contenitore e conservato nel tempio fino all'anno successivo. In questo modo il fuoco rimane acceso tutto l'anno. Questo fuoco eterno, per esteso, simboleggia anche l'amore per la patria, sempre vivo come un fuoco ardente nei cuori delle persone.

Età araba Sotto la dominazione araba, la Sada attraversa un periodo di crisi, insieme a tutte quelle tradizioni e celebrazioni considerate pagane e idolatre. I primi testi islamici sulla Sada sono stati raccolti e commentati in modo particolarmente significativo da Arthur Christensen.

Lo scrittore Badiʿ-al-Zamān Hamadāni definisce le celebrazioni di Sada, Nowruz e Mehregan come idolatria per la quale gli iraniani furono puniti dall'invasione araba. Nonostante ciò, la Sada continua ad essere celebrata nelle corti musulmane dal periodo dei Samanidi e degli Ziyaridi fino ai Selgiuchidi (X-XII secolo) nelle zone che vanno da Bukhara e Ghazni a Isfahan e Baghdad.

Il resoconto più elaborato della celebrazione della Sada dopo la conquista musulmana della Persia nel VII secolo d.C. risale al X secolo d.C., durante il regno di Mardavij della dinastia Ziyaride, che fece del suo meglio per preservare le antiche tradizioni persiane. In quest'epoca venivano accesi falò su entrambe le rive del fiume Zaiandè per ricordare l'usanza della Sada. I fuochi venivano conservati in appositi contenitori di metallo. I governanti musulmani celebravano la Sada accendendo enormi falò, bevendo vino e banchettando attorno ad essi. Diversi autori hanno riportato anche l'usanza di dare fuoco a uccelli e animali selvatici.

Età moderna

In età moderna la cerimonia viene celebrata in modo simile ai tempi antichi, soprattutto nelle città di Kerman e Yazd. L'antica versione del Jashn-e Sadeh viene tuttora celebrata ogni anno anche nei giardini Kushke Varjavand a Karaj, alla presenza di zoroastriani iraniani e di altri interessati alle cerimonie tradizionali persiane. A volte i fuochi non vengono accesi all'esterno e tutte le attività si svolgono all'interno dei templi zoroastriani. La raccolta della pianta alhagi è stata quasi completamente interrotta, sebbene vi siano sforzi per preservare la tradizione.

Sebbene per la maggior parte degli iraniani la Sada non abbia alcun significato religioso e non siano previsti rituali specifici, molti iraniani di tutte le fedi compiono uno sforzo collettivo per mantenere le antiche tradizioni. La maggior parte degli iraniani sta acquisendo maggiore familiarità con questa ricorrenza, organizzando raduni e celebrazioni anche all'estero. Ogni anno le persone si riuniscono e pregano, poi si tengono per mano, formano un cerchio e ballano attorno al fuoco.

Dal 2017, la Sada è ufficialmente riconosciuta e celebrata anche nel Tagikistan.

Il 30 gennaio 2023, sulla scia delle proteste per la morte di Mahsa Amini, le persone in diverse città dell'Iran hanno celebrato la Sada, accendendo fuochi come simbolo di festa in tutto l'Iran. Tra le città che hanno partecipato si contano Teheran, Tabriz, Izeh, Ahvaz, Shiraz, Kerman, Sanandaj, Isfahan, Zanjan, Kermanshah, Yazd, Malayer, Mashhad e alcune città della provincia dell'Hormozgan.

Dal 2023, la Sada è Patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO.

Note

Voci correlate Calendario zoroastriano

Altri progetti

Collegamenti esterni Mahtāj Rasouli, La festa del fuoco, su Jadid Online, 29 gennaio 2010 Anna Krasnowolska, FESTIVAL SADA su Encyclopædia Iranica 15 agosto 2009

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