Le relazioni bilaterali tra Giappone e Iran datano indietro nel tempo fino al VII secolo, anche se i primi contatti diplomatici ufficiali tra i due Stati si ebbero solo a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Le relazioni si mantennero sporadiche fino agli anni 1920, rafforzandosi solo dopo la nascita dello Stato Imperiale dell'Iran: la prima missione diplomatica giapponese a Teheran venne aperta nell'agosto 1929, seguita dalla sua equivalente iraniana a Tokyo un anno più tardi. Durante gli anni 1930 le relazioni politiche tra Iran e Impero giapponese furono cordiali e gli scambi commerciali tra i due Stati crebbero notevolmente; le relazioni tuttavia si azzerarono completamente durante gli anni della seconda guerra mondiale, quando i due Stati militarono in campi opposti dei belligeranti.
Le relazioni commerciali tra Iran e Giappone ripresero sul finire degli anni 1940, seguite da quelle diplomatiche che ripresero vita alla metà degli anni 1950. Durante gli anni di governo sull'Iran di Mohammad Reza Pahlavi i rapporti tra Iran e Giappone divennero solidissimi, in particolare sotto il profilo dei commerci: l'Iran divenne il primo fornitore di petrolio per il Giappone, mentre il Giappone divenne uno dei principali esportatori di macchinari, prodotti tecnologici e acciaio in Iran. Le relazioni si raffreddarono dopo la Rivoluzione iraniana e la deposizione dei Pahlavi, anche se il Giappone mantenne rapporti sostanzialmente cordiali con la nuova Repubblica islamica dell'Iran e un notevole livello di scambi commerciali tra i due paesi.
I rapporti tra Iran e Giappone divennero più difficili negli anni 2010 e 2020, per via della contrarietà del governo di Tokyo a qualsiasi programma nucleare iraniano potenzialmente idoneo a realizzare una bomba atomica. Il Giappone mantenne comunque una politica moderata sulla questione, condannando il ricorso alla violenza e sostenendo la necessità di una soluzione diplomatica del problema.
Storia delle relazioni Primi contatti
Non è esattamente chiaro quando le relazioni tra Giappone e Iran abbiano avuto inizio: l'antico Iran e l'antico Giappone ebbero probabilmente i primi contatti commerciali nel VII secolo per tramite di mercanti in viaggio lungo la "via della seta", ed evidenze archeologiche testimoniano la presenza all'epoca di insegnanti di origine iraniana impiegati nelle accademie governative e presso la corte imperiale giapponese di Nara, allora capitale del Giappone. Tra il VII e il IX secolo diversi viaggiatori iraniani arrivarono in Giappone passando per Cina e Corea, portando una certa influenza della loro cultura nell'architettura, nella scultura e in alcuni rituali giapponesi dell'epoca; in senso opposto, è noto che viaggiatori giapponesi visitarono l'Iran nel XII secolo. La chiusura al mondo esterno decretata dal Giappone durante il periodo Edo ridusse notevolmente ulteriori contatti, limitati alla segnalazione nel XVII secolo della presenza a Nagasaki, l'unico porto giapponese aperto agli stranieri, di alcuni mercanti iraniani provenienti dalla Thailandia.
Le prime relazioni ufficiali tra i governi delle due nazioni risalgono a tempi più recenti, ovvero la seconda metà del XIX secolo: il primo contatto diplomatico noto si ebbe infatti nel 1873, quando lo scià dell'Iran Naser al-Din Shah Qajar, impegnato in un viaggio diplomatico in Europa, ebbe un incontro a Parigi con Naonobu Sameshima, ambasciatore giapponese in Francia; cinque anni più tardi, durante un secondo viaggio in Europa, Naser al-Din ebbe un incontro a San Pietroburgo con Takeaki Enomoto, ambasciatore del Giappone presso l'Impero russo, al quale espresse l'interesse per la costituzione di rapporti commerciali tra l'Iran dei Qajar e l'Impero giapponese. Una bozza di trattato commerciale tra le due nazioni venne elaborata dall'incaricato d'affari iraniano in Russia e consegnata al locale console giapponese, ma nel 1880 una visita di una delegazione diplomatica e commerciale giapponese a Teheran non approdò a niente: il Giappone pretese l'attribuzione a suo favore della clausola della nazione più favorita e dei diritti di extraterritorialità di cui godevano all'epoca gli Stati europei che operavano in Iran, cosa che il governo iraniano non era assolutamente disposto ad accettare
Non sono disponibili dati attendibili sulle relazioni commerciali tra Iran e Giappone prima degli anni 1920, ma è sicuro che merci viaggiassero in qualche modo tra le due nazioni. Un piccolo numero di mercanti e studiosi visitarono tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo l'Iran dal Giappone e viceversa, redigendo dei resoconti dei loro viaggi; Mirza Ali Asghar Khan Amin al-Soltan, già due volte primo ministro dell'Iran, fu nel 1903 la prima figura politica iraniana a visitare il Giappone, soggiornando per circa un mese a Nagasaki e Tokyo nell'ambito di un viaggio intorno al mondo e avendo incontri con l'allora imperatore Meiji e il suo primo ministro Katsura Tarō. Il Giappone iniziò a godere di una certa popolarità presso la società iraniana a partire dal 1905, quando la sua vittoria nella guerra russo-giapponese lo propose come modello di nazione asiatica moderna e competitiva.
Trattative per la stipula di un accordo tra le due nazioni furono portate avanti nel primo ventennio del XX secolo, ma senza approdare a niente; una delegazione diplomatica iraniana visitò il Giappone nel 1922 e l'anno successivo una delegazione giapponese soggiornò per un mese a Teheran. Le relazioni economiche tra i due Stati si rafforzarono nel periodo successivo alla prima guerra mondiale: stime giapponesi per il biennio 1924-1925 indicavano in sterline il valore delle importazioni iraniane dal Giappone (pari all'1% delle importazioni totali dell'Iran) e in sterline il valore delle importazioni giapponesi dall'Iran (pari all'1,2% del totale delle importazioni del Giappone). Il bene principale importato in Giappone dall'Iran era l'oppio, in maggior parte riesportato poi dai giapponesi in Cina, ma gli inviati giapponesi avevano iniziato a interessarsi anche ai prodotti petroliferi iraniani, all'epoca tuttavia ancora monopolizzati dalla Anglo-Iranian Oil Company (AIOC).
Relazioni all'epoca di Reza Shah Pahlavi
Dopo l'incoronazione come scià di Reza Shah Pahlavi al posto della decadente dinastia Qajar e la costituzione del nuovo regime dello Stato Imperiale dell'Iran, le relazioni nippo-iraniane si rafforzarono. Reza Shah riuscì a negoziare con le potenze europee la fine del regime di diritti di extraterritorialità di cui avevano goduto in Iran nel XIX secolo, il che spianò la strada al più volte negoziato ma mai concretizzato trattato commerciale tra Giappone e Iran: l'accordo venne quindi firmato il 30 marzo 1929, con all'interno la previsione di una clausola della nazione più favorita riconosciuta reciprocamente da un governo all'altro. Seguì quindi l'istituzione di relazioni diplomatiche stabili: nell'agosto 1929 il Giappone aprì una propria legazione a Teheran, mentre l'Iran aprì una propria legazione a Tokyo nel maggio (o nel luglio) 1930.
Dopo il trattato i commerci tra Iran e Giappone decollarono. Nel biennio 1939-1940 le importazioni iraniane dal Giappone avevano raggiunto livelli dodici volte più alti di quelli del 1924-1925, mentre le esportazioni iraniane verso il Giappone raddoppiarono; da decimo partner commerciale dell'Iran nel 1924-1925, il Giappone era diventato nel 1939-1940 il secondo partner commerciale di Teheran, superato solo dalla Germania nazista, e assorbiva circa il 10,5% del commercio totale iraniano. Gli scambi erano incentrati in particolare sul cotone: circa il 90% delle esportazioni totali dell'Iran in Giappone era composto da cotone grezzo, mentre il 90% delle importazioni totali dell'Iran dal Giappone era composto da tessuti di cotone lavorati. Le relazioni politiche tra Teheran e Tokyo erano altrettanto buone, visto che Reza Shah condivideva con i governi giapponesi una forte avversione al comunismo e un certo favore verso la Germania nazista; il 19 ottobre 1939, mentre in Europa prendeva avvio la seconda guerra mondiale, Iran e Giappone siglarono un trattato di amicizia.
Le buone relazioni tra Giappone e Iran negli anni 1930 crollarono a picco negli anni 1940. Benché si fosse proclamato neutrale allo scoppio del conflitto mondiale, nell'agosto 1941 l'Iran venne invaso militarmente da britannici e sovietici, che ne temevano la vicinanza alla Germani nazista: Reza Shah dovette abdicare al trono a favore del figlio Mohammad Reza Pahlavi, l'Iran fu costretto a interrompere qualsiasi relazione diplomatica e commerciale con le Potenze dell'Asse e il paese rimase occupato militarmente dagli Alleati fino alla fine della guerra. Dopo l'entrata in guerra del Giappone contro gli Alleati nel dicembre 1941 il bando alleato alle relazioni dell'Iran fu esteso anche a quelle con Tokyo: la legazione giapponese di Teheran venne chiusa per decisione delle autorità iraniane il 13 aprile 1942 e le relazioni diplomatiche e commerciali vennero completamente interrotte. Il 1º marzo 1945 l'Iran dichiarò anche formalmente guerra al Giappone, sebbene ciò non portasse ad alcuno scontro militare tra le due nazioni e fosse più che altro una mossa diplomatica da parte iraniana per accreditarsi presso le nascenti Nazioni Unite.
Relazioni all'epoca di Mohammad Reza Pahlavi
Le relazioni diplomatiche tra giapponesi e iraniani rimasero azzerate per otto anni, fino alla firma del trattato di San Francisco dell'8 settembre 1951 conclusivo dello stato di guerra tra il Giappone e gli Alleati, ivi compreso l'Iran. Le relazioni commerciali avevano già preso piede qualche anno prima, e il Giappone giocò un ruolo importante nella disputa sulla nazionalizzazione da parte di Teheran della AIOC e sulla fine del monopolio britannico sulle esportazioni petrolifere dell'Iran: nel febbraio 1953 il governo iraniano del primo ministro Mohammad Mossadeq concluse un accordo con una piccola compagnia petrolifera giapponese per esportare direttamente il petrolio iraniano senza passare dalla AIOC; la AOIC intentò una causa presso il tribunale distrettuale di Tokyo contro questo accordo ma venne respinta. L'accordo venne meno dopo il colpo di Stato in Iran dell'agosto 1953 che portò alla caduta del governo Mossadeq, anche se in seguito la sostituzione della AIOC con un consorzio petrolifero comprendente il governo iraniano e compagnie britanniche e statunitensi portò a un maggior controllo degli iraniani sulle proprie esportazioni petrolifere e all'apertura di canali di esportazioni verso altre nazioni, tra cui il Giappone stesso. La ripresa delle relazioni commerciali portò a un'analoga ripresa delle relazioni diplomatiche: dopo uno scambio di note diplomatiche, il Giappone riaprì la sua legazione a Teheran nel novembre 1953 e l'Iran riaprì la sua legazione a Tokyo nel dicembre 1954; nel febbraio 1955 i due governi concordarono di elevare le legazioni al rango di ambasciate, mentre nell'aprile 1957 i due paesi stipularono un accordo di cooperazione culturale. A partire dal 1955 e fino alla fine degli anni 1970, le università giapponesi organizzarono circa 30 missioni archeologiche sul territorio dell'Iran.